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Paolo Ruffini dopo la sentenza rivuole RaiTre

Pubblicato: 01 giu 2010 da Gabriele Capasso


Paolo Ruffini pretende l’applicazione della sentenza del giudice del lavoro che lo ha reintegrato nel ruolo di direttore di RaiTre. Nessuna trattativa, nessuna transazione, Ruffini rivuole il posto da direttore in quanto vittima di una discriminazione di natura politica da parte dell’azienda, certificata da una sentenza. Questo, in sintesi, il pensiero espresso in un’intervista pubblicata oggi da Repubblica.

L’ex direttore non vuole aprire un fronte con Antonio Di Bella, che ha preso il suo posto e che nei giorni scorsi aveva dichiarato di non avere competenza sulla vicenda e di attendere la decisione del Cda. La Rai, in teoria, avrebbe una sola possibilità: reintegrarlo rispettando la sentenza, ma non sembra intenzionata a piegarsi.

Mi pare che Di Bella, nel colloquio con Repubblica, abbia voluto dire un’altra cosa. Mi pare abbia detto che Rai3 è sotto attacco e lui farà di tutto per difenderla. E che se la decisione spettasse a lui non avrebbe alcun dubbio a rispettare la sentenza del giudice. Il gioco di mettere me e Di Bella l’uno contro l’altro è grottesco. Io e Antonio siamo e rimaniamo amici. Anche perché il problema non siamo noi. Ho fatto ricorso al giudice dopo mesi. Quando era chiaro anche a chi non avesse voluto vedere che la ragione della mia rimozione era politica. Lo ho fatto per una questione di dignità. Non certo per utilizzare la sua decisione in una trattativa. Non per farne mercato. La dignità, per me, non ha prezzo. Il punto era ed è quello di ristabilire un principio. E il principio è che in questo Paese si può fare libera informazione senza essere per questo discriminati. E’ un principio che riguarda tutti.

La situazione è paradossale, anche perché Ruffini era in carica da 7 anni, un periodo più lungo dei suoi predecessori, quasi un record. Certamente si può affermare che la decisione di rimuoverlo sia dovuta alla presenza, strenuamente difesa da Ruffini (come da Di Bella), di programmi sgraditi al Governo, ma l’interferenza del giudice stabilisce un precedente anomalo: “basta” non essere graditi al premier per avere diritto alla poltrona da direttore per tutta la vita?

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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • SuperVicky

    01 giu 2010 - 13:04 - #1
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    bravo Ruffini! Anche perché è un ottimo direttore, Rai3 è ottima anche per merito suo.

  • folies

    01 giu 2010 - 14:44 - #2
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    Concordo in pieno con l’articolo. Con la magistratura si sta giocando un pericolosissimo gioco al “ti faccio causa per…” pur di rompere le scatole a destra e a manca. Se facciamo tutti come Ruffini o Santoro e giugiugiu’ sino all’ultima sacrosanta multa per eccesso di velocita’, finalmente porteremo - tutti noi! - lo stato allo sfascio. Ma sul serio… Lasciate lavorare (male) questo governo, alle prossime elezioni democratiche magari il PD vincera’ le elezioni e ci mostrera’ (come il Bersani di Crozza insegna) quanto male faranno pure loro, di nuovo.

  • Profilo di Viavai2

    Viavai2

    01 giu 2010 - 17:54 - #3
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    Cambiano sempre i direttori delle varie testate.
    Perchè dopo 7 anni non possono cambiare il direttore di raitre ruffini.
    Ruffini ne lo deve spiegare questo.
    Il posto fisso tra i direttori non esiste e lui non è escluso da questo.
    Se ne faccia una eagione e basta.
    Non è la fine del mondo che dopo 7 anni viene cambiato da direttore di raitre.
    Nulla è eterno.

  • Up

    01 giu 2010 - 19:33 - #4
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    Beh non ha tutti i torti gli hanno tolto il lavoro illegalmente!!!

  • Adriano Marras

    01 giu 2010 - 22:30 - #5
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    da nessuna parte sarebbe stato cacciato dopo aver fatto diventare rai 3 la terza rete piu vista

  • Plr

    02 giu 2010 - 16:53 - #6
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    Secondo la sentenza, Ruffini è stato cacciato via in maniera ingiusta, ecco perchè ha diritto ad essere reintegrato.
    Per quanto mi riguarda, ricordo nitidamente una simpatica intercettazione in cui si affermava che “anche Raitre l’abbiamo quasi messa a posto”; inoltre, come dice giustamente Adriano Marras, Ruffini ha fatto diventare Raitre la terza rete più vista, e aggiungo che è riuscito nell’impresa nonostante un palinsesto di alta valenza culturale.

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