
Tutti noi siamo ormai convinti che le televisioni facciano ricorso sempre meno alle immagini e sempre di più alla parola. Anche se non sembra, persino la musica (le canzoni) vale meno della parola. Ce ne rendiamo conto ogni giorno di più. Strilli, versi, non parole.
Le notizie dei tg, anche se mostrano terremoti e altre terribili tragedie, annegano nei commenti dei portavoce dei vari partiti o partitini ,montati a mò di hamburger , che hanno imparato a memoria la classica velina che non dice nulla, se non ribadire che gli altri (i colleghi portavoce e i colleghi partiti) sono dei mentecatti.
I reality show sono il trionfo della parola vigente, su sfondi e gabbie diverse.Non c’è neanche bisogno di fare i titoli delle trasmissioni.Il nucleo, diciamo così drammaturgico di questa offerta senza fine, sono le parole, parole nella versione di chiacchiere, confessioni, battibecchi, frecciate, insulti, calci in bocca con parolacce; il tutto per dare la sensazione di una spontaneità creativa; peraltro come sappiamo ben coordinata dagli autori e dai dirigenti mammasantissima e loro fiduciari.
Gli speciali e i talk show sono il trionfo della parola che mena il can per l’aia, chiedendo a noi di entrare nella comodità di una sorta di fattoria degli animali da cui escono tanti grugniti e poche parole sensate.
I talk show sono, in questo senso, le trasmissioni più automatiche che si possano pensare. Partono da immagini di un fatto o dalla rifrittura di altri fatti per condurci nella poltiglia dell’indistinto. Essi, a ben guardare, anzi a ben sentire, offrono la versione trash delle commedie di Eugene Ionesco, grande autore che si divertiva a colpire le abitudini del mondo in cui scriveva (anni Cinquanta e Sessanta) , un mondo che si riuniva per non dire un tubo, o meglio per farci comprendere che era proprio questo tubo lo stile e il contenuto di un’epoca, di linguaggi corrotti e inespressivi.
Il tubo delle televisioni è una impalcatura infinita di di tubi (poco innocenti) in cui si finge di affrontare i temi e i problemi posti. Tubi che soffocano lo spettatore come pitoni, ma tanto gli spettatori non se ne accorgono.
So bene che ricordare Ionesco, di questi tempi, può sembrare addirittura una citazione troppo pretenziosa e altisonante; ma so anche ogni tanto vale la pena di misurare i livelli. Ieri c’era un personaggio acuto, e pungente come Ionesco, oggi le televisioni affidato i loro talk show a tubisti o conduttori del tubo che stanno e faranno storia. Con l’autorizzazione dei dirigenti e il benvenuto alle casse.
Qualche nome? Se fino a qualche tempo fa si potevano fare graduatorie oggi il tubismo travolge anche i migliori da Maurizio Costanzo a Bruno Vespa, da Michele Santoro a Gad Lerner, da Alessio Vinci a Monica Setta, e su su su o giù giù giù ai conduttori dei contenitori.
Colpa loro, di talenti che si danno il tubo sui piedi mentre colpiscono le teste degli spettatori? Beh, penso proprio di no.
La mancanza di idee nella programmazione, la pigrizia di dirigenti incapaci, le megalomanie dei feudatari che governano il nulla o lo affettano, generano la parola o la parolaccia, in cui tutto deve essere convogliato verso un fine preciso, anche se inconsapevolmente perseguito: la Torre di Babele. Creare confusione per strozzare ogni interesse e curiosità, per offrire al netto della ben nota passività di gran parte del pubblico un delizioso placebo: il gusto della parola vuota che risuona di luoghi comuni e di emotività a buon mercato.
Confusione dai fiumi (le trasmissioni cancellate) agli affluenti (tutte le altre trasmissioni). Acque che girano nei tubi della comunicazione. Dalla politica alle tragedie, dalla cronaca nera a quella rosa. Senza distinzioni. E adesso andiamo a votare nel silenzio rumoroso delle parole che esondano, vengono deviate dai talk politici o similari, ci prendono dagli orecchi alla gola, entrano nel respiro complessivo delle televisioni. Ssssssss…Che parlino solo quelli che portano il badge.
Italo Moscati
nocapre
07 mar 2010 - 14:43 - #1Cito: “confusione dai fiumi (le trasmissioni cancellate) agli affluenti (tutte le altre trasmissioni). Acque che girano nei tubi della comunicazione.”
È ora di tirare la catena dello sciaquone.
kalypso
07 mar 2010 - 16:12 - #2“Tutti noi siamo ormai convinti che le televisioni facciano ricorso sempre meno alle immagini e sempre di più alla parola”.
Non sono assolutamente d’accordo… Anzi, grazie a questo maledetto internet sono sempre più presenti immagini e testimonianze filmate di ogni caso (dalle tette dei vip alle catastrofi nucleari) e, cosa non secondaria, di pessima qualità… e lo dico tristemente da operatore del settore.
italomoscati
07 mar 2010 - 16:22 - #3Già, ma non sono quasi mai sole; a parte internet (dove la parola dilaga con le tette e altro), le televisioni generaliste, satellitari, digitali, etc, sono un groppo di parole, spesso le stesse visto che le repliche abbandonato, e intendo che i conduttori, i giornalisti, etc sono gli addetti replicanti…soprattutto quando mostrano le rovine…
italomoscati
07 mar 2010 - 16:34 - #4Mi scusi, Kalipso, ma le tette vengono mandate in onda a buon peso- mattina pomeriggio a sera - da tutte le tv perchè parlano a seconda dalla crescente quantità del silicone, e le parole si sentono e se non si sentono ce le mette la tv siliconata nella lingua…
gugly
07 mar 2010 - 20:57 - #5Parole, parole, parole, tante parole, ma alla fine rimane qualche sostanza? Bah, ho qualche dubbio. In un precedente post facevo presente che a Ballarò che c’è gente che si parla addosso, urla, un conduttore che va avanti e dietro per lo studio, e alla fine, boh. Ma direi che nel 90% dei programmi funziona così; ma probabilmente ce lo meritiamo, voglio in sottofondo un flusso di parole che ci faccia compagnia, ma guai a farci riflettere. Infatti con la scusa che ognuno deve farsi la propria opinione riguardo ai dati mostrati, non ci sono conclusioni ( ovvero assunzioni di responsabilità).
italomoscati
07 mar 2010 - 22:48 - #6Hai ragione, cara Gugly, ce lo meritiamo. Nel senso che, distratti forse da polemiche e “finezze” interpretative, non abbiamo capito in tempo, le fascinazioni perverse sono tali che sopportiamo tutto, anche coloro che si investono di portatori di verità e immettono liquidi (alla Bauman) nei liquami delle tv…