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C'era una volta la città dei matti: su Raiuno Fabrizio Gifuni ricorda Franco Basaglia

Pubblicato: 07 feb 2010 da Paolino

C era una volta la città dei matti
In occasione del trentennale dalla scomparsa, Raiuno ricorda lo psichiatra rivoluzionario Franco Basaglia attraverso la miniserie “C’era una volta la città dei matti…”, in onda stasera alle 21:30 e domani alle 21:10. Prodotta dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, la fiction è stata girata da Marco Turco, già dietro la macchina da presa per “Rino Gaetano”.

La storia che vedremo, scritta da Alessandro Sermoneta, Elena Bucaccio (entrambi autori di “Codice Rosso”), Katja Colja e dallo stesso regista, è il frutto di un’intensa attività di ricerca negli istituti di igiene mentale, meglio noti negli anni ‘60 come manicomi, “città dei matti” dove le persone che vi vivevano dovevano rinunciare alla loro dignità.

Camicie di forza, letti di contenzione, elettroshock ed una situazione molto simile -se non peggiore- a quella delle carceri: questa è una condizione che non risparmia nessun manicomio ai tempi, neanche quello di Gorizia, di cui il giovane Franco Basaglia (interpretato da Fabrizio Gifuni) diventa direttore. Il suo arrivo sarà la miccia che farà esplodere una rivoluzione nel modo di vedere e vivere i manicomi, e che sfocerà nel 1978 in una legge, la 180 intitolata a suo nome, grazie alla quale furono introdotte numerose novità nell’organizazzione di questi istituti.

C era una volta la città dei matti
C era una volta la città dei matti C era una volta la città dei matti C era una volta la città dei matti

I personaggi che Basaglia incontrerà nelle due puntate in onda derivano dagli incontri degli autori con persone realmente esistite, da cui hanno preso l’ispirazione per creare nuove situazioni che rappresentassero al meglio uno spaccato dei “matti” che vivevano ai tempi negli istituti di igiene mentale. Come Margherita, interpretata da Vittoria Puccini, giovane ragazza la cui esuberanza non tarda a farsi sentire presso le suore del collegio a cui è affidata, che decidono di farla ricoverare.

Boris (Branko Djuric) è invece segnato dalla guerra, che lo portato ad uno stato di mutismo. Il manicomio, invece che aiutarlo, lo trascina in un vortice di elettroschock e costrizioni a letto, al quale sarà legato per quindici anni. L’ex partigiano Furlan (Maurizio Fanin) ha preso tempo prima la decisione di farsi rinchiudere, per evitare di diventare vittima dell’alcol e curare le proprie paure. Purtroppo per lui, non riuscirà in questo scopo.

Cicca-cicca (Federico Bonaconza), infine, nonostante i vent’anni ha un comportamento infantile che non viene stimolato a crescere dagli infermeri verso cui, anzi, nutre il terrore. Oltre a loro, saranno molti altri i personaggi a circondare Franco, che di fronte a loro accetterà la sfida di costruire un posto migliore.

Così, con l’aiuto della moglie Franca (Sandra Toffolatti), Basaglia inizierà a realizzare un progetto che elimina le camicie di forze, le costrizioni e gli elettroshock, e soprattutto che permette ai pazienti dell’istituto di vivere liberamente nell’edificio, passeggiando, mangiando all’aperto e svolgendo piccoli lavori. Il tutto vivendo fianco a fianco dei suoi nuovi amici, senza guardarli dall’alto del suo ufficio.

La rivoluzione di Basaglia non sarà priva, però, di ostacoli, sia dal mondo esterno dei colleghi sia da quello interno all’edificio: l’infermiera Nives (Michela Cescon, “Quando sei nato non puoi più nasconderti”) sarà una delle persone che si schiereanno contro le idee del protagonista, convinta che i pazienti altro non siano che un lavoro da svolgere senza soffermarsi su altri pensieri.

Sappiamo bene come Basaglia sia riuscito a vincere la sua scommessa, portando nel resto d’Italia e nel mondo un nuovo modo di pensare gli istituti di igiene mentale, e mostrando come chi vi vive meriti lo stesso rispetto di chi si trova fuori. L’abbattimento di questo “muro” attraverso il cavallo azzurro, l’opera realizzata dai pazienti dell’edificio e che entrerà trionfante in città, è simbolo di come il lavoro dello psichiatra abbia dato il via ad una rivoluzione che, ancora oggi, merita di essere ricordata.



C era una volta la città dei matti
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17 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di babyshambles

    babyshambles

    07 feb 2010 - 10:31 - #1
    -2 punti
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    è da vedere!

  • Profilo di Miky1984

    Miky1984

    07 feb 2010 - 10:50 - #2
    1 punto
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    E’ da vedere si, lo registro stasera perchè non mi perdo la puntatona di Amici.

  • Profilo di ocram

    ocram

    07 feb 2010 - 10:52 - #3
    -3 punti
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    Non è da vedere

  • Profilo di teseo

    teseo

    07 feb 2010 - 11:03 - #4
    0 punti
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    Sicuramente è un gran bel prodotto…ma conoscendo il pubblico italiano, non lo apprezzerà più di tanto…spero cmq di sbagliarmi…

  • Profilo di corrado

    corrado

    07 feb 2010 - 11:29 - #5
    -1 punto
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    sicuramnete da vedere, soprattutto per la sublime Puccini.

  • C89Mel

    07 feb 2010 - 11:55 - #6
    0 punti
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    è da vedere assolutamente, spero ke la gentee lo guardi anche per riflettere ;)

  • Profilo di corrado

    corrado

    07 feb 2010 - 11:59 - #7
    -1 punto
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    Io avrei messo Ti regalerò una rosa come colonna sonora. Avrebbe reso la fiction ancora più bella.

  • deve bruciare all'inferno

    07 feb 2010 - 14:45 - #8
    0 punti
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    ecco il risultato della legge basaglia http://www.youtube.com/watch?v=mggNBmY3PZk

  • Max9898

    07 feb 2010 - 15:09 - #9
    0 punti
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    .. sei un imbecille

  • Profilo di igor75

    igor75

    08 feb 2010 - 02:19 - #10
    0 punti
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    solita fiction didascalica, all’italiana..non c’è nulla da fare siamo lontanissimi dallo stile americano…si fa piu presto a cercare su google “basaglia” e a documentarsi..non c’è bisogno di guardare una fiction cosi..ma per il pubblico di raiuno probabilmente è un prodotto che può andare bene…

  • stefania74

    08 feb 2010 - 14:47 - #11
    0 punti
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    Complimenti!!!!bellissima la prima parte…in attesa di questa sera x la seconda!!!complimenti a tutti!!!

  • Labrys

    08 feb 2010 - 23:24 - #12
    0 punti
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    Non mi pare ci sia nulla da imparare dalle fiction americane (??!). Bellissima ricostruzione, naturalmente un pò romanzata ma per miglior godimento di chi (ancora) possiede una certa sensibilità, bravi gli interpreti e apprezzabile e apprezzato lo sforzo - ben riuscito - di raccontare una realtà che ora sembra distante, ma che in fondo è qui dietro l’angolo. Bravi!

  • tigerpaola

    09 feb 2010 - 20:27 - #13
    0 punti
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    davvero interessante e gradevole
    bella la sceneggiatura
    bella la domanda di un malato di mente, dopo un fallimento personale, a Basaglia: “ma è il dolore a far diventare matti? o sono i matti a sentire tanto dolore?” e questi, sinceramente, ma con profondo rispetto, gli risponde: “non lo so.”

  • Clara 52

    13 feb 2010 - 17:18 - #14
    0 punti
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    Eccezionale! =)

  • Clara 52

    13 feb 2010 - 17:40 - #15
    0 punti
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    Il 13 marzo avro’ 38 anni di lavoro prima in ospedale psichiatrico poi nelle case famiglia ed oggi in un CDA. Ho seguito con molto interesse e partecipazione la fiction tanto che nel momento in cui sono state tirate giu’ le sbarre mi sono ritrovata con gli occhi pieni di lacrime e non riuscire a fermare i singhiozzi. Siete stati eccezionali. Io credo che rispettare la dignita’ di ogni persona sia il nocciolo della vita, non dimentichiamo chi a tutt’oggi ne e’ privo, mi rivolgo sopratutto ai giovani che sono il futuro ed anche alla loro sensibilita’. Ciao

  • clara 58

    13 feb 2010 - 20:10 - #16
    0 punti
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    Il 13 marzo avro’ 38 anni di lavoro, prima in Ospedale Psichiatrico, poi nelle case famiglia ed ora in un CDA. Ho seguito la fiction con interesse e partecipazione tanto che nel momento in cui venivano buttate giu’ le recinzioni mi sono ritrovata con gli occhi pieni di lacrime e i singhiozzi che non riuscivo a contenere.
    Siete stati eccezionali!
    Dare dignita’ ad ogni persona credo che sia il nocciolo della vita, non dimentichiamo le persone che tutt’oggi ne sono prive, mi rivolgo soprattutto ai giovani che sono il futuro e alla loro sensibilita’. Ciao

  • kle70

    18 feb 2010 - 16:19 - #17
    0 punti
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    Ritengo che affrontare il tema della legge 180(Basaglia) in questi termini sia a dir poco intollerabile : la chiusura dei manicomi ha creato,infatti, problemi insormontabili, ormai ‘la città dei matti’ è ovunque. Forse abbiamo già dimenticato il recente episodio dello psicolabile che ha ferito il nostro Presidente del Consiglio, oppure quello, appena precedente, che riguardava il sequestro di una ragazza sempre da parte di un malato di mente, e così via, andando indietro nel tempo, fino a ricordare gli innumerevoli casi che hanno portato alla morte della vittima prescelta dallo squilibrato di turno.Far apparire, infatti, solo un lato della medaglia, ovvero quello triste e compassionevole, che apre un mondo drammatico fatto di solitudine e disperazione, è a mio avviso molto riduttivo, se non addirittura chiaramente voluto. Infatti, piuttosto che inserire i pazienti in strutture adeguate atte alla loro cura e riabilitazione, con personale qualificato che li segua costantemente garantendo, da un lato, continue attività ricreative e, dall’altro, ordine e sicurezza per tutti noi, è molto più comodo, da parte delle autorità competenti, scaricare tutti gli oneri e le responsabilità sui loro familiari, ormai sempre più soli e senza tutela, spesso anche con gravi problemi di ordine economico. Il ‘prezioso’ contributo della Sanità si limita infatti, in questi casi, soltanto alla concessione di ridicoli TSO(Trattamenti Sanitari Obbligatori), che durano al massimo qualche settimana, e l’unica alternativa resta così il collocamento dei malati in residenze per anziani private, dunque molto costose.
    Per concludere, tenendo conto del fattore ‘pericolosità’, secondo me no di possono paragonare gli individui affetti da disturbi psichici a dei malati qualunque, ed è per questo che dovrebbero sorgere nuovamente delle strutture specifiche, finanziate dallo Stato ed in minima parte dai pazienti stessi, sempre contenitive, ma che non assomiglino necessariamente a quei ‘lager’ che in passato tutti ci hanno ampiamente descritto.

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