
I giornali e le tv non hanno dato molto risalto all’incontro sul “servizio pubblico” (c’era solo gente Rai, se non vado errato) e su cosa si deve intendere quando si dice “tv di qualità”. L’incontro è avvenuto a cura del presidente della “commissione di vigilanza” (sulla Rai), Sergio Zavoli, storico protagonista di tante stagioni televisive, volenteroso presidente.
Io non ero presente. Ho cercato di documentarmi su internet ma non ho trovato molto, se non un breve resoconto dell’ Ansa ripreso, non senza ironia,da Dagospia.
Non mi meraviglio però del silenzio o del mezzo silenzio. Si tratta di un silenzio talvolta molto verboso- nelle riunioni di commissione e nelle polemiche allorchè si decide tra azienda e partiti di nomine- che denuncia quella che a prima vista si può far notare come una ormai vecchia crisi di idee.
Il concetto di “servizio pubblico”, al di là del “contratto di servizio” fra lo Stato e la Rai, si è fatto col tempo piuttosto astratto. Finchè c’era il monopolio della Rai nell’ambito (mercato) televisivo le cose potevano sembrare abbastanza chiare. Le istituzioni governative e parlamentari potevano trattare con i dirigenti, che nominava nei vertici, e raggiungere accordi in vista di fini generali. Ma, adesso?
La realtà sempre più aggressiva e intraprendente delle tv ha inghiottito la tv (e la radio) della Rai, Rai che deve nuotare in un mare nuovo, diverso, complicato, difficile, tempestoso.
In queste condizioni si possono affermare, come pare sia capitato nell’incontro in “vigilanza”, pareri, osservazioni, garbati o incantati (dall’impasse oggettivo) spunti polemici, persino qualche mozzicone di buone intenzioni e briciole di idee assennate, ma l’impressione è che serva qualcos’altro.
Peraltro, i Guru invitati erano i soliti, dentro e fuori la Rai, viziati da vecchi pregiudizi contro la Rai stessa o per contrasto viziati dalla incapacità di vedere che cosa è davvero successo, o sta succedendo. Non faccio i nomi. Erano la vivente dimostrazione di ritardi e di vuoti, o di velleità o addirittura di sogni, illusioni, chimere.
Fintanto che l’intero sistema non verrà delineato, sulla base di una realtà sempre più in movimento, da governare, il “servizio pubblico” potrà apparire una zattera dopo un naufragio ormai di lunga data, zattera con a bordo la “tv di qualità” che fa segni per richiamare l’attenzione dei soccorritori (chi?). Ecco il punto: la zattera con la superstite è lo spettacolo che vediamo.
Vorremmo dare una mano. Ci chiedono di fare l’abbonamento e di farci militarizzare nelle truppe dell’auditel. E’ sufficiente? Cari Guri sempre meno puri, sarete pur duri ma vi arrampicate sui muri (del risaputo); se continuate così, state sicuri che chi ha il potere vi fa neri magari ben pagati ma neri. E scusate l’ultima rima saltata.
Italo Moscati
Cicciolino
22 gen 2010 - 17:38 - #1Il concetto di “servizio pubblico”, al di là del “contratto di servizio” fra lo Stato e la Rai, si è fatto col tempo piuttosto astratto.
e’ di pochi minuti fa, la notizia di cicciolina all’isola dei famosi!
La zattera è affondata, caro Italo….
gugly
22 gen 2010 - 20:43 - #2Ma come può esistere ancora la nozione di servizio pubblico quando il medesimo è asservito agli interessi di una parte privata che ha comandato il polo concorrente per eccellenza?
italomoscati
22 gen 2010 - 20:57 - #3Se si smette di pensare che possa esistere un “servizio pubblico” è meglio che ci trasferiamo in qualsiasi paese arretrato…
Provate a immaginare il ns paese senza “servizio pubblico”, non intendo questo di adesso…
Provate a pensare se gli italiani, tutti, si lasciassero portare via la possibilità di guardare altrove, in Europa, dove cmq una tv che sappia fare un “servizio pubblico” decente…
Provate, provate…facciamo una fantatelescienza…
gugly
23 gen 2010 - 12:10 - #4Il problema è : il servizio pubblico di ora, è tale? Si può definire tale un servizio pubblico che sforna fiction per lo più mediocri, talk show frivolissimi, quiz con domande idiote quando proprio senza domande (Affari Tuoi, la pubblicizzazione della sagra paesana, nel 2010!), editoriali a getto continuo dal maggiore telegiornale tesi a difendere una sola parte politica? E non parliamo dei soliti 4-5 film trasmessi a cadenza trimestrale.
italomoscati
23 gen 2010 - 12:31 - #5No, non si può chiamare nè servizio nè pubblico, se non per i programmi di RaiEdu (non tutti), di RaiStoria (non tutti), La Grande Storia, i due Angela, Report, qualche fiction (pochine), qualche inchiesta (sempre meno), qualche collegamento internazionale per grandi avvenimenti sportivi (ma sempre meno), per certi programmi radio (non tutti), per qualche film (pochi)…insomma ci sarebbe un grande e utile lavoro da fare, per tenere quel che va e aggiungere altro, ribaltare l’andazzo, recuperare credibilità…ecco quel che c’è da fare…ma…ma e poi ma…aggiungete voi le parole che mi mancano…che non voglio fare…
gugly
23 gen 2010 - 13:44 - #6Ma, lo dico io firmandomi con nome e cognome: prima di tutto non c’è interesse perchè è faticoso, perchè costa, e la concorrenza spietata di oggi permette solo la lotta al risparmio e quindi al ribasso, e non al rialzo; poi perchè non c’è l’interesse affinchè la gente sia invogliata a vedere certi soggetti: io vorrei vedermi alle 8,30 del Mattino La storia siamo noi, ma devo andare a lavorare; La Grande Storia cerco di non perdermela, ma ogni tanto al venerdì o sabato sera è dura, ed alle due di notte film o programmi interessante te li devi cercare.
In prima serata abbiamo ” I raccomandati”, “Il Più grande”; proviamo a proporre, un trasmissione VERA dove i conduttori costringono i politici a rispondere alle domande, uno per volta, e chiedergli: Lei non ha ancora risposto alle domanda che ho fatto: perchè ha detto prima che la crisi era passata e adesso afferma che c’è?
Noi ci divertiremmo, qualcun altro no.
Guglielma Vaccaro
italomoscati
23 gen 2010 - 14:34 - #7Guglielmina, hai ragione. Si potrebbe intanto cominciare come dici, ma il nodo scorsoio degli ascolti e della pubblicità è sempre più stretto: c’è bisogno di soldi per resistere alla concorrenza e per proteggere gli altri programma; ma c’è modo e modo, e in questo senso la situazione si va complicando perchè insieme alle risorse mancano le idee e le persone…ci vorrebbe una iniziativa forte e seria, ma dove sono i forti e i seri?
gugly
23 gen 2010 - 16:16 - #8Posso solo dire che mi chiamo proprio Guglielma, all’anagrafe?
Chiusa questa parentesi personale, mi rendo conto che le difficoltà ci sono, sono realista ma non incosciente.
Punto primo: mancano le idee e le persone; ok, iniziamo a cambiare il solito giro di autori e sceneggiatori dei programmi : direi che Guardì potrebbe iniziare a riposarsi, e che il compagno della Clerici potrebbe tornare tranquillamente a fare il manager turistico.
Tanto per iniziare….
gugly
23 gen 2010 - 16:30 - #9Altre questioni che mi vengono in mente: oramai non è più nemmeno una questione politico, è un andazzo generalizzato che coinvolge ogni rete, anche l’amata -odiata ma oramai ex teleKabul, insomma Rai 3.
Ballarò: a parte il fatto che conduttore e rete sono diversi, mi dite che cosa si è ottenuto dopo due ore di dibattiti, schermaglie tra i soliti noti e la solita compagnia di giro con il conduttore che fa avanti e indietro nello studio?
Chi l’ha visto: oramai a Chi l’ha visto non ci sono quasi più i casi di scomparse quotidiane, ci sono casi drammatici come quello della piccola Denise Pipitone e di Emanuela Orlandi che sono diventati delle telenovelas, riproposti quasi ad ogni puntata come l’angolo immancabile, una sorta di evergreen.
Bene, allora Santina Renda, la Strage di Bologna? Qualcuno si ricorda di Davide Cervia, di Mirella Gregori, insomma di altri scomparsi di cui si potrebbe parlare?
italomoscati
23 gen 2010 - 16:46 - #10Guglielma, allora! Vedo che hai idee chiare. Per smuovere quel che ti pare fermo, ed è fermo, ci vorrebbe la forza di un terremoto costruttivo. La Rai non è messa peggio dell’Italia di cui scopriamo ogni giorno frane di ogni tipo. Serve un altro manico? Mi accontento di dire che, in attesa di cambi che in casi come questi strisciano come serpenti lenti o tartarughe, non bisogna smettere di chiedere il cambiamento. Ognuno lo faccia come meglio può. Gli interlocutori non ci sono o sono impegnati in altro…
gugly
23 gen 2010 - 18:22 - #11Caro Moscati, io ci provo nel mio piccolo ambito ogni giorno…e sa cosa trovo? Fatalismo, indifferenza, il c.d benaltrismo…..
In poche parole, mi ritrovo sempre da sola.
Comunque, è già qualcosa che siamo qui io e Lei e parlarne, non Le pare? Io queste cose le dico e le penso da tempo, e qualcosa ho scritto anche da altre parti, ma rimane un ambito circoscritto.