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Lo sciopero storico a Mediaset - Reso quasi trasparente dall'azienda?

Pubblicato: 13 gen 2010 da Malaparte

Lo sciopero storico a Mediaset - Reso quasi trasparente dall'azienda?

Vale la pena di parlarne, perché certe notizie, quando si raffreddano per i media ufficiali, restano vive per la rete. Domenica e lunedì ci sono stati due presidi davanti a Cologno Monzese e davanti al Palatino a Roma, per lo sciopero dei dipendenti Mediaset, indetto dopo la comunicazione ufficiale di Mediaset che procederà, dal primo febbraio 2010, alla cessione a Pragma Service srl dei rami Sartoria, Trucco e Acconciatura 56 i dipendenti interessati (26 a Cologno Monzese, 4 a Milano Due e 26 a Roma). E’ un evento storico, visto che si tratta del primo scioper dei dipendenti del Biscione.

L’esternalizzazione fa paura e così allo sciopero aderiscono anche altri rami dell’azienda, non direttamente interessati. Ecco i risultati:

Gerry Scotti, lunedì, ha parlato della cosa in apertura de Il Milionario - senza usare la parola sciopero - esprimendo la propria solidarietà ai lavoratori. I servizi del TG5 e di Studio Aperto vanno in onda da domenica sera senza la firma del giornalista in sovraimpressione.

Solo durante l’edizione del Tg5 delle 13 di domenica è stato letto un comunicato di solidarietà da parte del Comitato di redazione. La sera la cosa non si è ripetuta, e così i giornalisti hanno tolto le loro firme: quanti se ne saranno accorti?

Sembra un tentativo di rendere trasparente lo sciopero - i programmi che rischiavano di saltare sono stati registrati. Forum, nella puntata di lunedì, è andato in onda con una replica, ma in sovraimpressione non c’era scritto nulla - sebbene la Dalla Chiesa l’avesse richiesto -. Anche a Striscia, nel giorno del ritorno di Michelle Hunziker, hanno parlato dello sciopero e la puntata di Mai dire Grande Fratello è andata in onda senza gli abituali contributi dei Gialappi, ma solo con il live.

Dal canto suo, l’azienda rassicura. Ma la paura resta.

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64 commenti

Commenti dei lettori

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  • Up

    13 gen 2010 - 19:19 - #51
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    marco74 perchè te non insulti andiamo a controllare!!!!!!!!!!!!!

  • #gio#

    13 gen 2010 - 19:47 - #52
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    Share,
    è da quando frequento tvblog che leggo di diatribe fra te e altri utenti. Sinceramente me ne sono tenuto sempre lontano e intendo continuare a farlo. L’appunto che ti ho fatto nell’altro post, con quel “non vorrei sparare sulla croce rossa, ma share…” era soltanto un giocare ironicamente sulla simpatia che susciti in molti frequentatori del blog.
    Vero invece è che consideravo quel post su domenica 5 e sullo sciopero (nella sua primissima stesura, cioè quando l’ho commentato) assolutamente fuori luogo. E anche dopo le modifiche ho continuato a ritenere e l’ho scritto che da parte di tvblog (non di te, share) andasse fatto un post a parte per non mischiare “il serio con il faceto”.
    Quello che mi interessa è che venga data la giusta importanza a un problema serio che riguarda il futuro di molti di noi da vicino. Le liti da blog le lascio volentieri ai post sul grande fratello

  • #gio#

    13 gen 2010 - 21:03 - #53
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    E invece ho ancora qualcosina da dire a Ferrario, sulla cui buona fede mi sto rapidamente ricredendo. Un dialogo può essere proficuo quando si risponde alle domande, non quando le si evade per convenienza. Gli ho fatto notare la contraddizione fra la sua affermazione sul bisogno di mediaset di tagliare i costi esternalizzando e l’altra in cui sostiene che nessuno di quei lavoratori verrà mandato via né perderà diritti o soldi, ma ha preferito svicolare su altro.
    E anche sul resto però ha le idee piuttosto confuse. Intanto, in produzione la dizione “sopra la linea” ha un significato diverso da quello che lui ha usato. Un costo sopra la linea è l’attrice di grido a cui bisogna dare una barca di quattrini, ma che attira molto pubblico. Non il regista il montatore, o il tecnico di un service esterno. Stiamo parlando di esternalizzazione di servizi e a questi dovrebbe limitarsi il discorso.
    Poi c’è Kalypso che ha scritto che le truccatrici in fondo non hanno da lamentarsi perché sono pagate pure troppo per non fare nulla e arrotondano facendosi lavoretti per fatti loro che i tecnici non possono fare (niente niente fossi un tecnico che rosica…?). Potrei anche essere d’accordo ma cerco di guardare al di là della punta del mio naso. Ieri è toccato a quelli come me (consulenti, frelance, esterni, sopra la linea, o come ferrario vuole chiamarci), oggi tocca a qualche truccatrice fervente berlusconiana della prima ora (e sai a me quanto…), ma domani tocca ad altri. L’accanimento su quel gruppetto di donne da parte di mediaset è funzionale ad aprire una strada. Approfittando di quella crisi che per Berlusconi padre non esisteva il Berlusconi figlio prova a buttare a mare la zavorra per avere le mani libere. Poco importa se sono persone che lavorano da anni e che non troverebbero lavoro altrove. Questi sono i fatti, null’altro.

  • Profilo di riky90

    riky90

    14 gen 2010 - 02:11 - #54
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    ke palle ma questo up sempre minkiate spara???ma ke si sparasse lui e la smettesse di dire cazzaxx prive di un senso logico..

  • Profilo di riky90

    riky90

    14 gen 2010 - 02:48 - #55
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    bok

  • Profilo di steadi

    steadi

    14 gen 2010 - 11:14 - #56
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    Ringrazio Malaparte per aver dedicato un post specifico a quanto accaduto, come avevo chiesto in commenti precedenti, il fatto che ci siano stati parecchi commenti dimostra che c’e’ comunque una parte di lettori a cui ha destato interesse .
    Significativo a mio parere quanto emerso riguardo a Rita Dalla Chiesa, in diversi giornali si è parlato della sua presa di posizione, se poi veniamo a scoprire che la sua truccatrice e’ esterna a Mediaset e profumatamente pagata, beh… stride un po’ con la sua immagine di persona onesta e corretta come ci tiene sempre a mostrarsi in onda!
    Piu’ sincera sembra la dimostrazione dei Gialappa’s, che alla fine ha rappresentato l’unica vera trasmissione “saltata” a causa dello sciopero, per di più per volontà loro, e non perchè Mediaset non avesse potuto mettere delle toppe per farla andare comunque in onda.
    Riguardo alle altre riflessioni emerse, in particolare sul timore che sia solo l’inizio di uno “stringere le cinghie” da parte di Mediaset, questo è indubbio: ed è questo che ha portato ad un’alta adesione allo sciopero anche da parte delle altre categorie dei dipendenti: se loro si sentono a rischio, figuratevi i collaboratori esterni, che già sono stati soggetti a forti tagli. E’ per questo che uno sciopero del genere avrebbe meritato ben altra visibilità, e proprio per questo è stato così insabbiato! L’intero settore sta andando verso un punto di non ritorno, con un selvaggio tentativo di abbattimento dei costi.
    Ad esempio da ottobre scorso, i costi delle “troupes” esterne che Mediaset chiede ad esempio per i telegiornali, sono stati tagliati del 30% e ridotte da 2 a 1 sola persona (cio’ significa che dove prima lavoravano 2 tecnici, ora ne lavora uno solo, e l’altro è a spasso!!).
    Per chi vuole approfondire c’è un’interessante intervento fatto recentemente ad un’assemblea dei lavoratori del settore:
    http://www.facebook.com/topic.php?uid=33417993579&topic=11106

  • A.Ferrario

    14 gen 2010 - 11:20 - #57
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    @Gio
    A quali affermazioni non avrei risposto?
    Per quanto concerne la definizione di “sopra e sotto la linea ” ti sbagli.
    Il sopra la linea è la parte autorale - redazionale (solitamente) il sotto la linea la parte di produzione. Nel “sopra la linea” può rientrare anche il cast , ma non esclusivamente.
    Per quanto concerne la mia buona fede, puoi stare più che tranquillo.

  • #gio#

    14 gen 2010 - 12:10 - #58
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    “ferrario:
    A quali affermazioni non avrei risposto?”

    “gio:
    Gli ho fatto notare la contraddizione fra la sua affermazione sul bisogno di mediaset di tagliare i costi esternalizzando e l’altra in cui sostiene che nessuno di quei lavoratori verrà mandato via né perderà diritti o soldi, ma ha preferito svicolare su altro.”

    Questo è un esempio di risposta mancata.

    Inoltre, Ferrario, spero che tu non faccia tv per mestiere perché basterebbe uno studentello di un qualsiasi corso di produzione a smentirti sulla tua definizione dei costi sopra e sotto la linea.

    Con costi sotto la linea si intendono i costi fissi, con sopra la linea quelli variabili. E per variabili si intendono tutti quei costi che eccedono le normali tariffe di mercato (l’attrice o il regista di grido, ma anche una location rinomata o un tecnico particolarmente bravo).
    Registi e autori possono essere, sì, un costo sopra la linea, ma non vi vanno inseriti automaticamente. Ti faccio un esempio: se chiamo degli sceneggiatori di successo a scrivere una fiction questi vorranno essere retribuiti in maniera maggiore dei loro colleghi e diventeranno un costo sopra la linea; se invece sto facendo una soap, in cui gli sceneggiatori lavorano a ritmo continuo e pagati un fisso a settimana uguale per tutti, questi saranno un costo sotto la linea.

    E comunque la questione della linea l’hai tirata fuori tu e in maniera impropria, visto che con l’esternalizzazione, cioè il tema fondamentale dello sciopero e del post, non c’entra davvero nulla.

  • A.Ferrario

    14 gen 2010 - 17:58 - #59
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    Gio, non sto ad annoiarti sul mio percorso di studi e sulla mia professione.
    Detto questo, la definizione di sopra e sotto la linea non è affatto da ricercare nel fatto che i costi di produzione siano variabili o fissi. Non c’entra nulla. Puo’ essere fisso un costo di personale sopra la linea , così come variabile un centro di costo sotto la linea. La definizione non è nei costi, ma nelle mansioni.
    Il sopra la linea si occupa tendenzialmente della parte editoriale, il sotto la linea della parte tecnica e squisitamente produttiva. Questo a prescindere dai costi che ne derivano. Posso chiamare un autore interno all’azienda e per me sarà un costo fisso e quindi tu lo defineresti “sotto la linea”. Ma un autore, per quanto interno, è collocabile sopra la linea . Così come posso chiamare un cameraman esterno che tu definiresti come costo “sopra la linea” , ma che in realtà è collocabile nel personale del sotto la linea.
    Detto questo alla tua domanda ho già risposto. Forse hai saltato qualche passaggio:
    “Gli ho fatto notare la contraddizione fra la sua affermazione sul bisogno di mediaset di tagliare i costi esternalizzando e l’altra in cui sostiene che nessuno di quei lavoratori verrà mandato via né perderà diritti o soldi, ma ha preferito svicolare su altro.”

    Dove sta la contraddizione: MEDIASET ha bisogno di tagliare dei costi. Mediaset non licenzia questi dipendenti che passeranno in forza ad un’altra società che dovrà garantire loro (si parla di 5 anni) stesso ruolo, stesso contratto , stesso stipendio.
    Non capisco dove stia la contraddizione. Mediaset snellisce la struttura , i dipendenti non perdono affatto il posto di lavoro.

    Dopodiché , come ho già detto, sono legittimi i dubbi sul fatto che queste società possano non garantire (passati i 5 anni) gli stessi diritti avendo evidentemente meno tutele rispetto a grandi aziende, ma questa è al momento dei fatti pura teoria. Di fatto nessuno viene messo in mobilità, nessuno perde il posto. Ribadisco che capisco che per i dipendenti mediaset non sia la situazione ottimale, ma da qui a dire che queste persone vengono licenziate o buttate fuori senza alcuna garanzia ce ne passa e come ce ne passa

  • #gio#

    14 gen 2010 - 20:37 - #60
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    Sta diventando una discussione a due, poco utile a entrambi e suppongo ormai anche poco letta. Potrei continuare citandoti fonti bibliografiche e fior di produzioni che intendono il concetto di sopra e sotto la linea così come te l’ho indicato. Ma non credo che questo ti farebbe cambiare idea.
    E poi probabilmente ti sarai inbattuto in chi (erroneamente per me e tanti altri) la applica così come l’hai descritta. Quindi, lasciamo perdere l’argomento, che poi c’entra poco con la questione di cui stiamo discutendo.

    Invece devo dire che hai fatto un passetto avanti ammettendo che mediaset sta esternalizzando perché vuole tagliare dei costi. Soprattutto perché così ammetti che non riguarda solo di un piccolo gruppetto di donne, ma che a rischio ci sono moltissimi lavoratori (vedi accorpamento delle varie testate in un unica redazione giornalistica). Non hai risposto però ancora sulla contraddizione che ti indicavo.

    Facciamo un esempio pratico. Mediaset paga queste truccatrici sue dipendenti un tot, diciamo 100. Ha bisogno di risparmiare quindi esternalizza a società esterna, col patto però che queste lavoratrici abbiano la stessa paga e gli stessi diritti, quindi che continuino a percepire 100. Ma allora dov’è il risparmio? Anzi, mediaset così facendo finirebbe per spendere di più, perché alle paghe dovrebbe essere aggiunto anche il margine di guadagno della nuova società.

    E’ ovvio che per risparmiare mediaset chiamerà la nuova società e pretenderà di pagare non più 100 (altrimenti che l’ha fatto a fare?), ma 80. A questo punto la società, per non perderci (perché le truccatrici deve comunque pagarle a paga piena), manderà a mediaset “nuove” e più economiche truccatrici e quelle “vecchie” le utilizzerà in altri lavori non mediaset e probabilmente non televisivi, finché non scadranno i cinque anni e con le buone o con le cattive (leggi mobbing) le spingerà a licenziarsi.
    C’è qualche falla in questo ragionamento?

    Ma la verità è che andando a tirare le somme la differenza di opinioni fra noi nasce da visioni diverse del mondo del lavoro. Percepisco nelle tue argomentazioni una fascinazione per quella visione ultraliberista che considera un diritto naturale dell’imprenditore la possibilità di licenziare chi gli pare e quando gli pare.
    Ma arrivi tardi, persino negli Stati Uniti stanno rendendosi conto dei danni devastanti di quel tipo di politica e hanno cambiato rotta. La società in cui viviamo è fatta non di oggetti da spostare a piacimento, ma di persone in carne, ossa e sentimenti. E non si gioca sulla loro pelle, meno che mai per compiacere un padrone potente.

  • A.Ferrario

    14 gen 2010 - 23:17 - #61
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    Pagare un servizio esterno è sempre comunque meno costoso che avere nel proprio centro di costo dipendenti . Un service esterno è una struttura a fisarmonica che utilizza personale in base alla reale necessità di produzione. Io Mediaset pago 100 un prodotto finito, senza costo di personale fisso che devo ricollocare e riutilizzare (e pagare) a progetto finito. Questo è il senso dell’utilizzo di società esterne all’azienda. Il risparmio sta nel non avere costo fisso di personale.
    La mia non è una versione ultraliberale nel senso in cui intendi tu. Sono convinto fortemente che le persone non siano numeri, anzi, che debba essere rispettata la loro professionalità , il loro percorso ma soprattutto la loro dignità.
    Questo non significa, però, che un’Azienda non abbia il diritto di cedere rami d’azienda a terzi per ottimizzare i propri costi. L’importante è che a questi dipendenti vengano mantenuti i propri diritti acquisiti.

  • #gio#

    15 gen 2010 - 12:14 - #62
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    Mannaggia!
    Avevo deciso di non commentare più, ma di fronte a una tale mistificazione dei fatti non ce la faccio a stare zitto.

    Hai scritto:
    “…Io Mediaset pago 100 un prodotto finito, senza costo di personale fisso che devo ricollocare e riutilizzare (e pagare) a progetto finito. Questo è il senso dell’utilizzo di società esterne all’azienda. Il risparmio sta nel non avere costo fisso di personale….”

    Mettiamoci d’accordo, o ci fai o sei una pippa in matematica.
    Quel risparmio NON può esistere perché a quelle lavoratrici hai promesso che continueranno a lavorare in MEDIASET e che saranno pagate UGUALE! 100 costavano prima e 100 costeranno adesso, a prescindere da quanto le utilizzi.

  • A.Ferrario

    16 gen 2010 - 19:52 - #63
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    Non è così Gio che funziona perché non è che se cedo un dipendente a una società esterna continuo a pagare quel servizio facendo la somma matematica dello stipendio di ogni singolo dipendente ceduto. Non c’entra nulla. Io cedo dei dipendenti che continueranno a mantenere il proprio stipendio (pagato dalla società esterna che presumibilmente non lavorerà , tra le altre cose, solo per Mediaset). A questo punto pago un servizio a quella società . Punto. Ma una volta terminata la produzione, non è più un mio problema conti nuare a pagarli , non ho costo di gestione di quel personale. Non mi sembra difficile da capire.

  • #gio#

    17 gen 2010 - 11:25 - #64
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    Ok, adesso è chiaro che ci fai.
    Voglio però dirti che è inutile, visto che ormai questa discussione è solo fra noi due. Non ci legge più nessuno. Quindi, basta giochetti e prova a confrontarti coi fatti.

    E vediamo se riesco a impiccarti (metaforicamente) con le tue stesse parole:
    “Io cedo dei dipendenti che continueranno a mantenere il proprio stipendio (pagato dalla società esterna che presumibilmente non lavorerà , tra le altre cose, solo per Mediaset).”

    Ne consegue che:
    Io mediaset, per risparmiare, userò quelle lavoratrici solo quando ne avrò bisogno.
    La società esterna da cui dipenderanno, per non perderci, le userà anche su altri lavori.

    E’ giusto? E’ così che la intendi?

    Ma non aveva detto mediaset che quelle lavoratrici sarebbero rimaste in mediaset “come prima”?
    E quali sarebbero gli altri lavori e soprattutto per chi, che queste lavoratrici potrebbero fare?
    Continuerebbero a lavorare nel loro specifico, la tv, o verrebbero utilizzate in altri contesti?
    Il loro orario di lavoro rimarrà lo stesso oppure sarà aumentato?
    Dopo 25 anni di lavoro (come hanno alcune di loro) è giusto sbattere fuori un lavoratore e costringerlo a sconvolgere i suoi ritmi di vita sbattendolo da una parte all’altra e a cambiare continuamente il tipo di lavoro?

    Leggiti il comunicato di mediaset, quello in cui hanno affermato che “nulla” cambierà per quelle lavoratrici. E’ la verità? Se la risposta è sì, allora non è valido quello che sostieni. E se la risposta è no….

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