
La notizia mi arriva da pochi minuti dalla radio. L’amico, il saggista, l’opinionista, l’incantatore di folle, non c’è più: se n’è andato da un’altra parte, e forse continuerà a guardare i canali nei satelliti, chi sa. Beniamino Placido, la persona che è uscito dalla vita vissuta ma non di scena a 80 anni (molto sofferti nell’ultima parte), l’avevo conosciuto nei corridoi della Rai, anche se sapevo qualcosa del suo passato (lavorava in Parlamento) e soprattutto del suo lavoro più vero (l’amore e la conoscenza per la letteratura americana e non solo).
Ammiravo Ben per come, lavorando in Rai, aveva saputo mettere d’accordo la sua innata verve con il linguaggio della tv, quasi sempre praticato in mini talk show o in commenti a programmi sul cinema, firmati insieme a Tommaso Chiaretti, un’altra persona che non c’è più e che fu un bravo critico di teatro e di cinema.
L’ammiravo come conduttore di serate dedicate a Garibaldi, a Manzoni e ad altri temi e personaggi della cultura. Ricordo in modo speciale quella su Garibaldi in cui discuteva con Indro Montanelli, con il quale anni dopo farà un’altra trasmissione, carica di simpatia e di sapienza colloquiale. Da quella serata sull’Eroi dei Due Mondi ricavai la sua lezione di racconto televisivo: bisogna partire da un piccolo particolare, pescando in una sorta di cestino con strumenti di cucito, per risalire alle trame di una narrazione che sappia essere nello stesso tempo completa, non noiosa, accattivante, però motivata. Il contrario di ciò che si fa oggi su tutti i canali.
Come critico, per Repubblica, Beniamino evitava i giudizi drastici o velenosi, in controcorrente con altri suoi colleghi saputelli e sprezzanti; si divertiva, confermo: si divertiva, a fare richiami colti e di buon senso, a citare mai a sproposito autori da leggere, condire il suo racconto di riferimenti utili nella gran saga della cultura.
Saga che ci univa, anche se nel suo caso non era rara qualche concessione alla leziosità o all’esibizionismo, sia detto con rispetto. Chi, se non lui, avrebbe potuto parlare di tv con un libro intitolato “La televisione con il cagnolino”? Ben assicurava che Anton Cecov, autore del racconto “La signora con cagnolino”, era la fonte consiglabile per afferrare un mezzo sfuggente come la tv.
L’altra cosa curiosa da ricordare riguarda la sua convinzione sulla utilità, a proposito sempre di tv, di avere l’atteggiamento del “maiale”, un animale che affiorava dai suoi ricordi di gioventù e che gli sembrava un modello per la sua pazienza e disponibilità a guardare “chi passava”: lo faccio anch’io per ciò che passa sul video, diceva Ben, molto attento a volte a rifarsi fisicamente al gran maestro Woody Allen di cui si riteneva un sosia, senza esagerare.
Come scherzoso “maiale” era ricco di sapori e di intelligenza, non sempre esprimeva giudizi da condividere. Talvolta si lasciava sorprendere da una inattesa vena moralista, come quando si soffermò negativamente su una battuta acida di uomo geloso alla propria donna che lo aveva tradito- “come ce l’ha grosso il tuo eroe?- di una docufiction, senza capire che era una battuta il cui unico scopo era quello di sottolineare la volgarità dell’uomo e senza sapere che era ispirata a un racconto di Arthur Schnitzler. Era una puntata della mia docufiction “Stelle in fiamme” sulle storie d’amore del grande schermo.
Detto questo, caro Ben, vorrei tanto rileggere la tua rubrica sulla tv (mentre sto visionando il tuo talk show su Garibaldi per un film doc sull’Unità d’Italia). Peccato che negli ultimi tempi non ci siamo sentiti. Stavi a Londra. Io, sapendo del tuo male, non osavo chiamare.
Ti saluto da qui. Da Tv Blog che forse conoscevi e apprezzavi. Vi scrivono giovani di talento che cercano di tenere la tv al guinzaglio come facevi tu con il titolo e non solo del tuo libro.
Italo Moscati
lord-lucas
06 gen 2010 - 15:11 - #1grazie italo, sei sicuramente la persona più indicata per ricordarlo degnamente
italo-moscati
06 gen 2010 - 15:40 - #2Grazie Lucas. Ben era con Achille Campanile, Oreste Del Buono, Sergio Saviane e pochi altri l’esempio di come per la tv servono per le persone di ampia cultura, visione e sensibiltà…Peccato che non sia possibile fare confronti…tutti sarebbero a favore dei nomi sopracitati…
stardust-2-the-revenge
06 gen 2010 - 18:21 - #3Mi dispiace tanto,ho cominciato a leggere la critica televisiva con i suoi articoli e mi chiedevo come mai non scrivesse più:adesso vengo a conoscenza della sua malattia…
RIP Beniamino.
Grazie Italo del bel post dedicatogli.
alisa57
06 gen 2010 - 18:41 - #4Un grande. RIP
stek
06 gen 2010 - 20:06 - #5rip
stef111
07 gen 2010 - 13:42 - #6brutto, bruttissimo titolo
italomoscati
07 gen 2010 - 15:23 - #7perchè? un pò di ironia, no? così cara al grande Ben…
fabio21966
07 gen 2010 - 16:12 - #8Lo humor, l’ironia (anche auto) è un bene prezioso di cui Placido era ricco.
In tanti vorrebbero possedere il suo tocco lieve, ma graffiante. In questo Dipollina è degno erede.
La tv non è cosa seria, ma va trattata seriamente… anche deridendola un poco. Ma la tv sta cambiando, peggiorando; avendo un’importanza, pure politica che non merita. In questo è più affidabile la lavastoviglie.
italomoscati
07 gen 2010 - 17:02 - #9Fabio, d’accordo. Ci provo a usare anch’io l’ironia, come dimostrano i miei film e i miei libri, e spero i miei post qui…Tuttavia, se Placido aveva messo a punto una sua formula per stare nella tv senza compromettersi troppo, grazie alla sua cultura e alla sua Ben-emerita voglia di giocare, ho l’impressione che oggi vada di moda il cosiddetto caXXeggio che tutto sembra sorvolare, dominare, scambiando l’ironia per un cumulo di sciocchezze orecchiate che si vorrebbero spiritose e invece sono il peggio, peggio della serietà (finta) di tanta tv. Voglio dire che se le tv hanno le loro colpe, il pubblico ha le sue e assorbe tali sciocchezze che vengono fatte passare, per ironia e il morbo si aggrava c’è addirittura chi pensa di essere figo e ganzo a dir la sua con motti pietosi e soprattutto con una disinvoltura che certo non fa rima con cultura…