Storico contro Alberto Angela: "Parla di cose da tempo acquisite, un modo per svalutare la ricerca"

Ernesto Galli della Loggia del Corriere della Sera non si risparmia sul metodo divulgativo del conduttore televisivo

C'è chi ha osato l'inosabile, superato l'insuperabile, varcato l'invarcabile: contestare Alberto Angela. Un atto di hybris che indignerà una larga fetta della platea televisiva, quella che auspica il ritorno della monarchia per far salire la loro famiglia al potere, quella per cui Passaggio a Nord-Ovest è più un rito sacro che una trasmissione, quella che "toccatemi tutto, ma non gli Angela". Giunge dalle colonne del Corriere della Sera una lettera aperta dello storico Ernesto Galli della Loggia rivolta all'erede al trono Alberto, che nelle ultime settimane ha raccolto il favore di critica e pubblico con le sue Meraviglie nella prima serata di Rai 1.

Una missiva che si apre con una domanda certamente provocatoria al divulgatore: "Gentile Alberto Angela, da quanto tempo non legge un libro di storia?". Lo storico, editoralista del quotidiano e stimato accademico, ha ravvisato delle discrepanze fra quanto è ormai consuetudine nell'indagine storiografica e ciò che ha affermato Alberto Angela in una recente intervista sulla collana di libri con cui si è ripromesso di raccontare la storia con la tecnica del romanzo. Re e battaglie lasciano spazio al racconto della vita quotidiana di una famiglia, immagine di un'epoca, come tuttavia accade già da tempo nei testi in cui si incrocia la micro-storia dell'individuo con quella macro dei popoli. Eppure, continuare a parlare di dati tecnici e carte risulta ancora utile ed attuale, anche se potenzialmente meno appetibile per coloro che, una volta conosciuto e apprezzato il metodo divulgativo degli Angela in tv, si aspettano di ritrovare lo stesso anche sulla carta:

Capisco che raccontare che cosa succedeva se uno si ammalava di peste nel Trecento appaia più avvincente (e soprattutto più adatto all’«audience» tv) che spiegare la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789: ma bisogna pur ammettere che senza la dichiarazione suddetta (e senza la vittoria francese nella battaglia di Valmy) anche tante cose di quelle che lei è così bravo a raccontare sarebbero andate in modo assai diverso o forse non ci sarebbero neppure mai state.

La polemica si allarga a macchia d'olio e sconfina anche oltre i limiti della nuova esperienza editoriale del conduttore televisivo, a cui spetta il rimprovero per aver venduto al pubblico qualcosa all'apparenza rivoluzionario, ma che da anni rappresenta la luce-guida per un nutrito gruppo di studiosi. Il professor Galli della Loggia fa riferimento anche alle trasmissioni di Angela, che spesso si presentano come foriere di scoperte eccezionali, tanto da superare in ricerca e studio quegli organi finanzati dallo Stato: è davvero sempre così? Lo storico giudica questa impostazione come:

un modo per svalutare la ricerca stessa e i suoi addetti, per abbassarne l’immagine e la considerazione agli occhi dei più. Se una sua trasmissione proclama di rivelare cose mai sapute prima o quasi, di fare storia in un modo prima mai visto, che figura ci fanno i cosiddetti competenti? Che li manteniamo a fare con il pubblico denaro? si chiede la gente.

Con l'augurio di un buon lavoro - migiore, a questo punto, rispetto a quello realizzato fino ad ora -, lo storico ha tenuto a sottolineare la necessità di non ridurre il passato "a una serie slegata di curiosità e stranezze". E chissà se qualche biografo degli Angela si ricorderà di annoverare questo momento tra i più curiosi e strani della loro storia personale: quando l'accademia osò scagliarvi contro il dito...

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