Il collegio 3, Matias Caviglia: "Preferisco vedere un italiano che lavora, perché un altro deve venire a prendere il tuo posto?"

Matias Caviglia poi, però, specifica di non essere razzista.

E' bastata una "tranquilla" lezione di storia incentrata sul fascismo e sulle leggi razziali applicate nel 1938 per aprire una discussione e un confronto intenso tra gli studenti de Il Collegio. Proprio su quest'ultimo argomento, alcuni studenti della classe si sono divisi. A partire dalla domanda se le razze umane esistono, Matias Caviglia ha risposto con un "No... no..." per poi finire a parlare di... immigrazione (sic).

"Ma cosa c'entra con le razze?" ha chiesto il docente di storia, come tutti coloro che ascoltavano il discorso, del resto. E qua Caviglia ha spaziato, col tema, con un discorso che ha diviso i compagni:

"Cioè tu vedi magari un altro che viene da un'altra parte che c'ha il lavoro rispetto ad un altro italiano che vive per strada. Cioè... è quello che mi dà fastidio. Preferisco vedere un italiano che lavora piuttosto che uno che non lavora"

Giustamente è arrivata la replica in aula di una compagna: "Secondo te perché quelli con la pelle scura vengono qua in Italia, perché? Perché al loro Paese stanno bene o perché al loro Paese stanno male?"

"Perché stanno male...Ma infatti non ho niente contro di loro. E perché un altro deve venire e prendere il tuo posto?"

La discussione ovviamente si è accesa e Caviglia, nel fuorionda, ha specificato "Neanche a me piacciono i razzisti... quindi appunto non voglio essere frainteso".

La gemella Fazzini ha poi fatto perdere la pazienza a Nicole Rossi che si è alzata per "andare in bagno" (Sto sudando, non vede che sto sudando...) per colpa di questa frase:

"Tu vieni qua, fai qualcosa e non dai problemi al paese, poi, se invece vieni qua per fare il comodo tuo e pensi che noi paghiamo le tasse e il cibo tuo... ciao amore stattene a casa tua"

Argomenti datati nel 1968 -secondo il format di questa edizione- ma che sono al centro di accese e numerose discussioni anche nell'odierno 2019...

E purtroppo più attuali che mai.

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