Popolo sovrano stroncato dai critici tv. Grasso: "Brutta copia di Nemo"; Dipollina: "Una provocazione con idee vecchie"

La nuova intuizione di Carlo Freccero non sembra piacere a pubblico e critica.

Non è partito affatto bene Popolo sovrano, il nuovo programma voluto dal direttore di Rai2 Carlo Freccero, nato dalle ceneri di Nemo. Dopo gli ascolti tutt'altro che soddisfacenti - attestatisi al 2.7% di share, terminando venti minuti dopo la mezzanotte - sui giornali di stamattina si leggono le recensioni dei due maggiori critici televisivi italiani, Aldo Grasso e Antonio Dipollina, rispettivamente su Corriere della Sera e Repubblica.

Sul suo A fil di rete, Grasso scrive:

"Invece di chiedersi come mai gente incapace di esercitare una professione normale governi un paese di sessanta milioni di abitanti, è molto più facile e ipocrita appellarsi alla sovranità del popolo. «Popolo sovrano», il nuovo programma di Rai2 condotto da Alessandro Sortino, Daniele Piervincenzi ed Eva Giovannini, è soltanto la brutta copia di «Nemo», che già di suo non era un granché, anche se poteva contare sulla forza dirompente di Enrico Lucci (...) Un po’ talk, un po’ inchiesta, un po’ intervista, un po’ gilet arancioni, il programma dimostra solo come Rai2 si sia prontamente allineata con l’ideologia del bar sotto casa che ci governa (...) Questa frase di Karl Kraus l’abbiamo citata tanti anni fa, ai tempi delle prime apparizioni di Gianfranco Funari (che in confronto pare un genio): i politici usano queste discussioni per far credere al popolo di essere stupidi come lui, perché quello s’illuda di essere intelligente come loro".

Non meno tenero è Antonio Dipollina, che dalle colonne di Canal Grande dichiara:

"Il pubblico si è stancato presto, la domanda è se ci sia bisogno del trecentesimo approfondimento simile, anche se le idee scarseggiano anche dove, nel bene e nel malissimo, ossia Rai2, dovrebbero fermentare di piú. Magari a maggio sarà diventato un piccolo miracolo cambiando parecchio, ma a maggio magari non ci sarà davvero piú la povertà e arriverà il boom economico portandosi appresso quello televisivo".
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