Daniele Luttazzi torna in tv: come andarono a finire le cause dopo Satyricon e Decameron?

Carlo Freccero ha annunciato il ritorno in tv di Daniele Luttazzi.

Il ritorno in tv di Daniele Luttazzi sembra essere davvero imminente.

Carlo Freccero, neo-direttore di Rai 2, che nelle ultime ore ha monopolizzato i media con ogni sorta di dichiarazione, durante la conferenza stampa del 3 gennaio, ha dichiarato di aver già parlato con il comico di Santarcangelo di Romagna per un nuovo progetto televisivo che dovrebbe vedere la luce in autunno.

Gli ultimi vent'anni di Daniele Luttazzi in tv, purtroppo, sono facilmente riassumibili.

L'ultimo programma televisivo targato Rai del comico, scrittore e musicista, che il prossimo 26 gennaio compirà 58 anni, ovviamente, risale al 2001, anno in cui andò in onda il late show Satyricon.

L'ultimo programma televisivo in tutti i sensi di Daniele Luttazzi, invece, è Decameron - Politica, Sesso, Religione & Morte, programma satirico andato in onda su La7, nell'autunno del 2007.

Altre apparizioni sporadiche sono state le seguenti: un'intervista a Pippo Baudo nel programma Cinquanta - Storia della TV di chi l'ha fatta e di chi l'ha vista (dove fu censurato, parlando di censura...), un'intervista a Enzo Biagi nel 2007 nel suo ultimo programma RT Rotocalco Televisivo, un'intervista nel 2009 a RaiNews24 e una veloce intervista a Valerio Staffelli a Striscia la Notizia, in occasione di un Tapiro d'Oro rifiutato da Fabio Fazio.

Da citare, ovviamente, anche Raiperunanotte, evento del 2010 di Michele Santoro durante il quale Luttazzi si esibì con un monologo (l'evento andò in onda principalmente su Sky Tg24 e Current Tv e in altre tv a diffusione nazionale e locale).

Come ricordiamo perfettamente, i programmi Satyricon e Decameron crearono grattacapi legali, giusto per usare un eufemismo, a Daniele Luttazzi. All'epoca, si parlò molto delle querele e delle richieste di risarcimento; al contrario, le assoluzioni del comico romagnolo fecero poca notizia.

A Satyricon, Daniele Luttazzi intervistò Marco Travaglio sul libro L'odore dei soldi, libro scritto da Travaglio ed Elio Veltri che affrontava la questione sulle origini dei soldi di Silvio Berlusconi. Dopo l'intervista, Silvio Berlusconi, Fininvest, Mediaset e Forza Italia querelarono Luttazzi per diffamazione, chiedendogli un risarcimento di 41 miliardi di vecchie lire.

Non solo Luttazzi fu querelato ma anche Marco Travaglio, Elio Veltri, l'editore del libro L'odore dei soldi, Editori Riuniti, la Rai, Carlo Freccero, ovviamente all'epoca direttore di Rai 2, e la Ballandi Entertainment, produttore del programma, per un totale di otto cause.

Tutte le cause si risolsero in primo grado con la respinta delle domande; dopo il ricorso in appello, la sentenza contro Berlusconi, Mediaset, Fininvest e Forza Italia fu confermata anche in secondo grado; la sentenza contro Berlusconi fu confermata anche in Cassazione.

Per quanto riguardò Decameron, invece, il programma fu chiuso poco prima della sesta puntata che sarebbe stata dedicata all'ultima enciclica di papa Benedetto XVI.

La7 accusò Luttazzi di aver offeso Giuliano Ferrara, che all'epoca era uno dei volti più noti della rete diretta da Antonio Campo Dall'Orto con il programma Otto e mezzo, con la seguente battuta:

- Dopo 4 anni di guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere?

- Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli p******* addosso, Previti che gli c*** in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti. Va già meglio, no?

Telecom Italia, all'epoca editore di La7, fece causa a Daniele Luttazzi.

Nel marzo 2012, La7 perse la causa contro Luttazzi. Il comico commentò la sentenza con questo post pubblicato sul proprio blog:

1. La7 chiuse Decameron in modo arbitrario e illegittimo.
2. La battuta su Giuliano Ferrara non fu insulto, ma satira.
3. La battuta su Giuliano Ferrara non fu plagio.
Il giudice ha condannato La7 a un pagamento che ammonta a 1 milione e 200 mila euro lordi, più interessi e spese legali.
Il tribunale di Roma ha tutelato il diritto di fare satira sancito dalla Costituzione.

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