La prima intervista tv del Premier Conte a DiMartedì, uno scoop con latitanza di notizie e di pubblico

Giovanni Floris il primo in tv a intervistare il Premier Giuseppe Conte. Ecco come è andata, gli ascolti, chi ha vinto e chi ha perso

Accolto in studio addirittura dalla standing ovation del pubblico, Giuseppe Conte, alla sua prima 'vera' intervista televisiva (vera perché in precedenza aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Bruno Vespa, ma a Palazzo Chigi e limitatamente alla sua devozione a Padre Pio) non ha sfigurato nonostante le due gaffes ("il popolo è l’insieme degli azionisti che sostengono questo governo", "su Trump non mi voglio sbilanciare, negli Stati Uniti devono votare e non voglio creare interferenze") diventate presto virali sui social.

Proviamo ad analizzare l'intervista, che si può pacificamente definire interlocutoria, andata in onda ieri sera su La7 a DiMartedì, da tre punti di vista.

Dal punto di vista di Conte non può che esserci soddisfazione, essendo riuscito a confermare l'immagine di un uomo preparato e dai toni pacati ("sembra un europeo che parla male degli italiani", rivolto a Giovanni Floris, l'unico momento in cui la tensione tra intervistato e intervistatore si è alzato). La strategia comunicativa messa a punto insieme al portavoce Rocco Casalino (presente in studio, seduto alle sue spalle in prima fila nel pubblico e inquadrato anche dalla regia) ha retto dal primo all'ultimo minuto. Col tempo, si può facilmente immaginare, si lavorerà per rendere più dinamica l'immagine di quello che oggi appare un rassicurante tecnico prestato alla politica (la speranza è che l'operazione simpatia escluda la fase cagnolino Empy in braccio a Mario Monti).

Il punto più alto la frase pronunciata, con tempi perfetti (e conseguenti applausi), per spiegare che quello del suo governo è "un lavoro poderoso" che "non è mai stato fatto prima". Del punto più basso abbiamo già scritto in apertura, con riferimento alle gaffes.

Dal punto di vista di Floris l'intervista ribadisce evidentemente il livello di credibilità raggiunto dalla sua trasmissione, preferita dal Premier per la sua prima uscita televisiva al diretto competitor Cartabianca (che va in onda su una rete pubblica, tanto per sottolineare un dettaglio non da poco), e conferma la sua invidiabile bravura nel genere. In termini di contenuti e di notizie, però, il giornalista di La7 si è dovuto accontentare delle tante dichiarazioni attendiste, "stiamo lavorando, stiamo studiando, dateci tempo", senza cavarne un ragno dal buco.

Da notare la scelta (o imposizione?) di non porre all'intervistato nessuna domanda personale (eccezion fatta per un velocissimo passaggio sulla sua carriera da professore, comunque funzionale a farlo esprimere sul suo sentirsi populista), che forse avrebbe permesso al telespettatore di entrare maggiormente in 'empatia' con un Premier che non brilla certo per riconoscibilità, offuscato com'è dai vice Salvini e Di Maio.

Infine, il punto di vista di La7, ossia degli ascolti: la puntata di ieri del talk show di Floris ha fatto registrare 1.455.000 spettatori con uno share del 6.4%. Praticamente stabile rispetto ad una settimana fa, quando il programma, senza Conte, fu visto da 1.360.000 spettatori con uno share del 6.4%. Insomma, un colpo giornalistico senza riscontro nel pubblico e con scarsità di notizie.

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