Milica Miletic, trionfatrice di Survivor: "Dopo il reality fummo ignorati. Non mi illusi, oggi gestisco un centro sportivo"

TvBlog per la rubrica TvOff ha intervistato Milica Miletic. Vincitrice nel 2001 di Survivor, oggi gestisce un centro sportivo a Fiumicino: "Registrammo da ottobre a dicembre, fu difficile mantenere il riserbo. Sento ancora alcuni miei compagni"

Se non sei in tv non significa che sei morto”. In questa frase c’è tutta Milica Miletic, vincitrice dimenticata della prima e unica edizione italiana di Survivor.

Correva l’anno 2001 e a Mediaset era fresco, freschissimo il boom del Grande Fratello, che aveva chiuso l’edizione numero uno con oltre 16 milioni di spettatori e un clamoroso 60% di share.

Ecco allora il bis immediato sulle ali dell’entusiasmo, stavolta su Italia 1. Per il secondo reality della storia venne piazzata alla conduzione Benedetta Corbi, con Paolo Suber nel ruolo di inviato. Il programma prevedeva due blocchi separati: da una parte il naufragio - registrato - su un’isola deserta di Panama, dall’altra il dibattito in diretta dagli studi di Cinecittà.

Dopo l’iniziale curiosità, gli ascolti crollarono a picco al punto da convincere l’azienda a chiudere anzitempo i battenti.

Non ebbe successo – ammette la Miletic – forse per il montaggio che puntava sulle chiacchiere e i pettegolezzi. Poteva andare bene per il Grande Fratello, non per Survivor. Era un po’ piatto, avrebbero dovuto rivolgere l’attenzione sul concetto di avventura. Il programma si poneva l’obiettivo di studiare gli aspetti psicologici di persone trasferite dalla vita di città a quella di un naufrago. Analizzava i cambiamenti di persone di diversa età, origine e stato sociale, chiamate a confrontarsi con le difficoltà. Mi è dispiaciuto che non abbia avuto successo e risonanza mediatica. I primi reality erano più sinceri, vivemmo l’esperienza in maniera ingenua”.

All’epoca trentenne, oggi Milica gestisce assieme al marito il centro sportivo polivalente “Olimpia” a Fiumicino. Nata in Serbia, definisce quell’esperienza un “premio vacanze” rispetto alle difficoltà affrontate nella vita reale: “Andai via di casa a 19 anni. Vinsi una borsa di studio a Mantova come ballerina, poi un’altra a Roma. Adesso insegno, io mi occupo di danza, mentre mio marito di pallanuoto”.

Nonostante fosse andato in onda dopo il Gf, le riprese di Survivor avvennero contemporaneamente alla messa in onda del reality della rete ammiraglia.

Nel giugno del 2000 un’amica mi aveva avvisato delle selezioni in corso. Avevano ingaggiato pure lei, ma non poté partecipare. Inizialmente credevo di dover ballare, quando mi avvisarono che ci avrebbero spedito su un’isola risposi subito di sì. Girammo dall’ottobre al dicembre successivo. Alla partenza ci dissero addirittura che il Grande Fratello non era altro che un prologo del vero reality, Survivor. Negli Usa il format funzionava tantissimo, ma l’Italia non è l’America”.

Tutto avvenne in totale segretezza.

“Esatto. Persino la mia famiglia non sapeva cosa stessi facendo. Tornammo a casa prima di Natale, fu difficile mantenere il riserbo. Gli amici chiedevano come fosse andata, molti di loro non sapevano di cosa si trattasse e io parlai in maniera generica di una trasmissione sperimentale. E’ difficile tenere i segreti, figurati per una che aveva trionfato e avrebbe voluto condividere con gli altri la soddisfazione”.

Immagino che nel contratto fosse prevista una penale in caso di spoiler.

“Sì, assolutamente. Se non erro persino più alta della vincita finale, che ammontava a 500 milioni di lire”.

Li incassasti subito?

“Erano in gettoni d’oro, tutto avvenne abbastanza velocemente. Un po’ di soldi li donai ad amici, quando non hai denaro e te lo ritrovi a disposizione tendi ad essere un po’ generoso! Con il resto acquistai un appartamento ad Ostia, in seguito venduto per aprire in questo circolo sportivo. Poi li investii sul lavoro e ci finanziai l’iscrizione a corsi di scuola americana”.

Lo show, come detto, non ottenne successo. Quale fu nell’immediato la vostra reazione?

“Diversi miei compagni si erano creati delle aspettative, pensavano al futuro. Io avevo già avuto una carriera da ballerina e ricevuto molte sòle. Non mi ero illusa, capivo che le cose potevano andare in un verso o nell’altro, non mi ero costruita dei castelli. Avevo lavorato in belle compagnie di ballo, ma allo stesso tempo avevo ricevuto delusioni. Insomma, ero preparata”.

Nessuno del cast fece strada nel mondo dello spettacolo.

“Fummo ignorati totalmente, tutti noi. Al contrario, in Serbia venni chiamata come ospite in una trasmissione a Belgrado. Poi stop”.

Gli altri concorrenti li hai più sentiti?

“Con qualcuno ho tutt’oggi ottimi rapporti. Sono rimasta in contatto soprattutto con coloro che facevano parte della mia squadra, i Kuna. Eravamo più tranquilli rispetto ai Tolote. Mi vedo ancora con Marco, che arrivò in finale con me, con Giada, architetto di Teramo, e con Agnese, la falegname. Due anni fa facemmo una rimpatriata, parteciparono quasi tutti".

Hai più riguardato le puntate di quell’edizione?

“Ho i vhs, trasferiti in dvd. Li ho rivisti con mia figlia a distanza di tempo. L’effetto è stato particolare, conservo bei ricordi, è stato un momento carino della mia vita”.

Per strada ti riconoscevano?

“Appena terminato il reality mi fermavano, soprattutto i ragazzini di 11-12 anni mi chiedevano gli autografi. Il programma interessava la fascia adolescenziale, non quella degli adulti”.

Perché non hai proseguito il percorso in tv?

“Fui io a non cercare le occasioni. Appena dopo il trionfo mi dissero di andare a Milano per individuare un agente. Non avevo più vent’anni, avevo altri desideri, quindi non spinsi molto in quella direzione. Volevo fare qualcosa di utile per il mio lavoro, anche perché a trent’anni ero vecchia come ballerina, dovevo essere risolutiva”.

Se potessi tornare indietro rifaresti tutto o ti penti di qualcosa?

“Certo che rifarei tutto, anche domani! Non mi pento di niente, solitamente le cose vanno come devono andare”.

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