1994 - La serie, riprese in corso a Napoli per l'ultima stagione

Sono in corso le riprese di 1994-La serie, ultima stagione della trilogia ideata da Stefano Accorsi ed in onda su Sky Atlantic, che racconterà la conclusione dei casi di Mani Pulite e Tangentopoli

Si chiuderà nel 2019 la trilogia nata "da un'idea di Stefano Accorsi" ed iniziata con 1992, proseguita con 1993 ed in attesa, ora, di 1994. Le riprese sono iniziate quest'estate in Sardegna, ed ora proseguono a Napoli, dove a Palazzo Reale -rivela Il Mattino- si sta girando una delle scene clou dell'ultima stagione, ovvero il G7 presieduto da Silvio Berlusconi (interpretato da Paolo Pierobon), premier da appena 100 giorni. E' il G7, per intenderci, in cui ricevette un avviso di garanzia dalla procura di Milano.

Gli episodi della serie, prodotta da Wildside ed in onda su Sky Atlantic, saranno diretti ancora da Giuseppe Gagliardi, e vedranno come sempre il protagonista Leonardo Notte (Accorsi) interagire con i personaggi della politica italiana di quegli anni, sullo sfondo della conclusione di Tangentopoli e Mani Pulite e della nascita di Forza Italia.

Confermato il cast, con Guido Caprino (Pietro Bosco), Miriam Leone (Veronica Castello), Laura Chiatti (Arianna) ed Antonio Gerardi (Antonio Di Pietro). Improbabile, invece, rivedere Domenico Diele (Luca Pastore), dopo la condanna dell'attore a 7 anni ed otto mesi per aver investito una donna al volante con la patente sospesa e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

-Attenzione: spoiler su un personaggio-

Prevista, con ogni probabilità, anche un'apparizione (in sogno o in un flashback) di Tea Falco, la cui Bibi Mainaghi è morta nell'ultima puntata della seconda stagione.

La new entry, invece, sarà Paolo Mazzarelli, che darà volto (come da lui pubblicato su Facebook) ad Umberto Bossi, personaggi già intravisto nelle prime due stagioni (in 1993 era interpretato da Pieraldo Girotti). Per il resto, la serie manterrà il suo tono di racconto della realtà italiana unita alla fantasia di personaggi inventati, le cui storie vengono calate in un contesto di forti cambiamenti per il nostro Paese.

"Ci siamo resi conto che quella è stata un'epoca molto viva", ha rivelato al quotidiano lo sceneggiatore Alessandro Fabbri, "incasinatissima certo, ma oltre che di tragedie e misteri, piena di speranza, cosa che invece manca oggi. Si sentiva nell'aria la chance di una rivoluzione. Sembra l'altro ieri, tanto che più di 20 anni dopo, molte dinamiche della nostra società e della nostra politica non sono cambiate".

Un modo anche per guardare al nostro recente passato e scoprire come eravamo e trovare le origini di chi siamo oggi.

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