Vespa: "Rivendico le interviste a Casamonica e Riina jr. L'11 settembre non eravamo pronti, ma facemmo una prima serata"

Bruno Vespa torna a difendere le interviste realizzate a Porta a Porta alla famiglia Casamonica e a Salvo Riina: "Le rivendico, lo scopo era esattamente l'opposto". Sulla puntata dell'11 settembre 2001: "Non eravamo pronti, ma facemmo una prima serata"

Oltre vent’anni di Porta a Porta e due grandi ferite, relativamente recenti. “La critica che mi ha fatto più male? Aver protetto i Casamonica e le critiche per l’intervista a Salvo Riina”. Parola di Bruno Vespa, che martedì ha presentato a La vita in diretta la nuova stagione del suo talk.

La prima vicenda risale esattamente a tre anni fa, quando il giornalista abruzzese incontrò in studio la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica, a cui venne dedicato a Roma un funerale con tanto di carrozza e petali rossi sparsi dall’elicottero. Nell’aprile successivo fu invece la volta del faccia a faccia col figlio del boss di Cosa Nostra, con bufera mediatica che comportò persino la convocazione degli allora dirigenti Rai in Commissione parlamentare antimafia.

Lo scopo era esattamente l’opposto”, si è difeso Vespa. “La gente doveva toccare con mano il potere di questa cosa. Soltanto da quell’intervista a Riina si è capito come un grande bandito ha potuto girare indisturbato a Palermo, andando in ospedale alla nascita dei figli, alle comunioni e sulla spiaggia. Professionalmente rivendico quelle interviste”.

Nel giorno dell’anniversario degli attacchi alle Torri Gemelle, il conduttore è anche tornato sulla puntata fiume andata in onda quel maledetto 11 settembre. Vespa ha svelato che l’appuntamento non era previsto in palinsesto, così come non lo sarebbe stato anni dopo quello del 24 agosto 2016, giorno del tragico terremoto nel centro Italia.

"Per dirti quanto e’ forte la squadra di Porta a Porta [...] Non avevamo la squadra pronta e abbiamo fatto la prima serata. Il conduttore conta e non conta, conta soltanto se hai una squadra”.

Infine, un ricordo di Giovanni Paolo II, che il 13 ottobre del 1998 telefonò in diretta in trasmissione per ringraziarlo dell'omaggio realizzato in occasione dei vent'anni di pontificato:

“Io porto fortuna. Nel novembre 1977 mi innamorai di un cardinale a Cracovia e gli dissi: ‘non sarebbe ora di avere un Papa polacco?ì Undici mesi dopo ero in piazza San Pietro ad annunciare l’elezione di quel polacco!”.
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