I Retroscena di Blogo: La nuova Rai che parte dal progetto e non dagli uomini

Quel che si pensa per la nuova Rai in arrivo nei prossimi mesi

Una cosa è certa, del file Rai il nuovo governo giallo-verde ancora non si è occupato, ma su una cosa pare siano d'accordo, mettere mano al servizio pubblico non significa posizionare le navi (leggi uomini e donne) come in una battaglia navale, ma vuole dire prima di tutto, pensare e ripensare a quello che deve essere il nuovo servizio pubblico radiotelevisivo in Italia.

Ecco dunque che non c'è nessuna fretta e anche se questo CDA scade a fine mese e le procedure per la nomina di quello nuovo sono già partite e se ci vorrà del tempo, ci si prenderà il tempo che occorre. Prima di tutto le idee, prima di tutto i concetti, poi sulla base di queste cose, si parlerà degli uomini e delle donne che saranno chiamati a metterli in pratica.

I nomi quindi che si fanno e si leggono in questi giorni, altro non sono che nomi civetta, a partire da quello del buon Ferruccio De Bortoli, che ad ogni tornata di nomine Rai esce su molti organi d'informazione. Oppure quello del bravo Fabrizio Salini, ex capo di La7 ed ora alla Stand by me. Niente di tutto questo, per quel che riguarda il board operativo della Rai tutto è in attesa di quello che deve essere la vera fondamenta della nuova Rai.

Una Rai sul mercato, una Rai che deve differenziarsi dalle altre televisioni, una Rai che deve informare, ma che non deve dimenticare l'intrattenimento, anzi, sarà proprio nell'intrattenimento il vero campo di prova per differenziarsi dagli altri operatori televisivi, sopratutto quelli che vivono solamente di pubblicità. Perchè alla fine l'informazione è solo il 20% di quello che va in onda, mentre l'80% sono i programmi prodotti dalle reti.

Quindi appare assolutamente importante, oltre che le nomine alle direzioni del Tg, argomento questo sempre molto appassionante per la politica, pensare alle reti, che devono essere assegnate a uomini e donne che conoscano il prodotto, insomma per essere chiari, che siano in grado di assaggiare prima i sapori dei programmi, per poi servirli al pubblico, possibilmente senza avvelenarli, come alcune volte purtroppo è capitato in passato. Valorizzare le risorse interne, produrre di più con gli uomini -bravi- che ci sono in Rai e creare una specie di scuola all'interno del servizio pubblico che cresca futuri dirigenti, chiamando chi in passato ha fatto grande questa azienda e che troppo frettolosamente è stato congedato, per crescere la nuova classe dirigente del servizio pubblico.

Questa appare essere l'idea centrale di chi si sta occupando del dossier Rai.

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