Sky, sarà un Calciomercato in stile western. Alessandro Bonan: "Non penso a Mondiali e concorrenza. I social? Vengono usati anche troppo"

Da lunedì torna il Calciomercato targato Sky in un'ambientazione western. Bonan a TvBlog: "Vogliamo condurre il pubblico altrove". Sul futuro: "Mi piacerebbe un programma che parta dalla musica e racconti la società. Prossimamente in onda con un documentario su Tenco"

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Originali e differenti. Il Calciomercato di Sky riapre i battenti e si tuffa nell’universo western. Mai uguale agli altri e mai uguale a se stesso, il programma di Alessandro Bonan e Gianluca Di Marzio riparte lunedì 4 giugno (fino al 21 luglio, poi di nuovo dal 13 agosto), per una nuova edizione che tenterà ancora una volta di distinguersi per linguaggio e stile.

Sarà un’edizione accorciata, con la chiusura delle trattative fissata per il 17 agosto, senza dimenticare i Mondiali che la piattaforma satellitare non trasmetterà.

Ho pensato al mio programma, non ai Mondiali e alla concorrenza”, dice Bonan a Blogo. “Ho creduto opportuno portare i nostri spettatori in un mondo, quello western, che non c’entra nulla con la Russia. Avrei potuto farle l’occhiolino con una sigla ispirata, invece siamo andati da tutt’altra parte. Il gioco sarà proprio questo: condurre il pubblico altrove anche se l’argomento dei Mondiali verrà inevitabilmente affrontato”.

La squadra? Sempre la stessa. Dal fedelissimo collaboratore Davide Bucco al regista Roberto Montoli, passando per Valerio ‘Fayna’ Spinella che, come al solito, cercherà spunti e curiosità sul web.


Lo studio rispecchierà inevitabilmente l’ambientazione che Bonan ha voluto costruire attorno alla trasmissione. Le postazioni saranno allestite come in un saloon, mentre gli ospiti si sfideranno in inediti duelli stile cowboy.

“Vogliamo portare le persone in un mondo completamente diverso senza esagerare, per non correre il rischio di diventare una caricatura. Avremo dei momenti particolari, dei quali non abuserò tutte le sere. Ci sarà la confessione di uno degli ospiti, senza domande. Partiremo da un tema, dovrà essere capace di svilupparlo all’impronta. A corredo del suo intervento ci saranno riferimenti grafici e visivi che avranno connessione con l’argomento in discussione. Avremo inoltre un duello, tra la giornalista di Sky e uno dei protagonisti di puntata”.

Quest’anno il mercato terminerà due settimane prima. Per voi cambierà qualcosa?
“No, il calciomercato ha sempre vissuto di luce propria. Certo, ritrovandoci dentro alle due settimane in cui riprendeva il campionato, era inevitabile un cambio di tono. Trovandoti di nuovo dentro i fatti agonistici, le partite avevano la loro influenza sui contenuti”.

In Calciomercato – L’Originale non abusate dei social. Una scelta inedita.
“Quello dei social è un linguaggio che non appartiene alla televisione. La tv dobbiamo essere bravi a farla noi, non le persone a casa. E’ una scelta distintiva, a mio avviso vengono usati anche troppo. Gli spettatori possono commentare, giudicare, ma non facciamo un programma a sfondo sociale dove è giusto ascoltare il parere della gente”.

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Un tempo eravate gli unici sulla piazza. Oggi invece tra concorrenza e canali all-news, accade di arrivare a fine giornata quando è già stato raccontato tutto. Come vi adeguate a questa bulimia di notizie?

“Bisogna impegnarsi un po’ di più per cercare un linguaggio all’altezza. Motivo per cui voglio che intervengano persone che sappiano fare discorsi costruttivi e tenere un linguaggio piuttosto alto. Persone che sappiano spaziare con riferimenti culturali diversi rispetto al calcio”.

Anche stavolta la sigla sarà autoprodotta. Quella di quest’anno si intitolerà “Lo chiamavano verità”.
“Il riferimento a ‘Lo chiamavano Trinità’ è chiaro. L’idea mi è venuta proprio rivedendo il film, non lo facevo da tantissimi anni. Quando a sei anni lo guardai al cinema rimasi entusiasta. Ma un conto è guardarlo a sei anni, un altro è farlo a cinquantaquattro. E’ un film divertente, con una grande regia”.

Quattro anni fa Calciomercato andò in onda da Rio de Janeiro. C’è dispiacere per non aver potuto fare altrettanto da Mosca?
“Quando a novembre eliminarono l’Italia azzerai qualsiasi pensiero o ambizione mentale. In Brasile trasmettevamo dalla spiaggia e appena mi illustrarono la location immaginai subito Di Marzio per strada alla ricerca di notizie e curiosità. Fu la chiave vincente, eravamo veramente inseriti nel contesto, da lì passavano tutti. Nel 2016 non ci furono i presupposti per andare a Parigi e per tagliare la trasmissione sulla presenza effettiva sul posto. A Milano mi trovo bene, lo studio lo conosco ed è bellissimo. Ho un grande regista che gioca assieme a me con i tempi, garantendomi pause ed accelerazioni”.

Guardando oltre il calciomercato, c’è un progetto che ti piacerebbe coltivare?
“Sì, un programma che intrecci musica, attualità, storia e sport. Ce l’ho anche in testa come idea. Magari che parta dalla musica e racconti la società”.

Sempre a proposito di musica, hai da poco realizzato un documentario su Luigi Tenco. Di che si tratta?
“Andrà in onda prossimamente su Sky e si intitolerà ‘Tenco canta ancora’. L’idea è quella di raccontare Tenco attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto da bambino e frequentato. Ripercorreremo i luoghi d’origine, la strada intrapresa dal paese natale fino a Genova e poi a Milano. Tralasceremo per una volta l’aspetto morboso legato alla sua fine che ha sempre attratto le persone. La morte verrà affrontata, ma non approfondita”.
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