Claudio Lippi al vetriolo: "A Domenica IN per non fare niente. Cristina Parodi poco convincente"

Reduce dalla sua presenza in una difficile "Domenica IN", il conduttore non le manda a dire su chi ha affiancato lungo l'edizione 2017/18 del contenitore domenicale e non solo...

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Che l'edizione di Domenica IN 2017/18 sia stata in balìa di ascolti che non hanno fatto il famigerato '22% di share' che si è potuto fare alla concorrenza, è sotto l'occhio di tutti. E' stata altrettanto chiara la difficoltà con cui la carovana di Domenica IN, settimana dopo settimana è riuscita a portare a casa la puntata (la stessa Cristina Parodi lo ha ammesso all'ultima puntata). Chi è stato all'interno del cast del contenitore però, si è voluto levare dei sassolini dalla scarpa che appaiono come veri e propri massi per come l'ha voluta 'toccare piano'.

E' Claudio Lippi, che al settimanale Spy, cerca di fare un bilancio della sua esperienza appena terminata la scorsa domenica nel programma di Rai1, ma che finisce per fare un vero e proprio processo a Domenica IN e alla sua conduttrice, Cristina Parodi. Per cominciare, non ha mezze misure nel dichiarare il suo stato d'animo:

L'esperienza di "Domenica IN" mi ha avvilito. Mi hanno fortemente voluto nel cast sin dall'inizio, ma dalla prima puntata c'è stato un uso improprio della mia persona e non si è più potuto recuperare. Il progetto con le signore Parodi, ahinoi, è fallito sul nascere.

Ed è quì che l'attenzione si sposta sulla conduzione. Con Cristina Parodi sembrava tutto rose e fiori, apparentemente. Ma no, l'atmosfera da buon umore catodico, dalle parole di Lippi, è tutt'altro che buono:

Tutto si è concentrato su Cristina Parodi, senza però capire a cosa si andasse incontro. A un prodotto urlato come “Domenica live”, pur condotto con grande maestria e professionalità, si contrapponeva una linea signorile ma senza contenuti. La conduzione della Parodi non è criticabile, ma è stata asettica ed è mancato il coinvolgimento.

E poi il suo ruolo, minimizzato a lungo andare durante la stagione della trasmissione e su cui non fa troppi giri di parole per sottolineare quanto sia stato 'di peso':

Ho fatto quel che mi è stato chiesto, cioè niente, e ho portato avanti faticosamente la mia inutile presenza. Spesso mi sono chiesto “Che ci faccio qui?”. Ho mandato un messaggio alla Parodi sul finale di trasmissione. Le ho detto che non è stato piacevole ignorare la mia presenza: tutti meritano rispetto, io non l’ho riscontrato. Non è una polemica, ma una constatazione.

Le critiche del conduttore televisivo non si soffermano solo al contesto domenicale in cui è vissuto, ma si sposta anche su altri fronti. Le scelte della Rai prese per la prossima stagione, sono un altro punto preso di mira. Ad esempio il probabile ritorno a Rai1 per Flavio Insinna in un game show, più precisamente a L'eredità:

Per me quel programma, dopo la scomparsa di Frizzi, dovrebbe essere ritirato come il numero dieci di Rivera. Nulla contro Insinna, ma mi sembra un’operazione poco rispettosa di alcune componenti. C’è ancora un universo televisivo che rimpiange una televisione fatta di ironia, educazione e buon gusto. Valori riconosciuti a Fabrizio Frizzi solo dopo la sua morte. Ho fatto fatica, al suo funerale, a non gridare contro certe persone che lo avevano massacrato o ignorato, ma che erano lì. L’ipocrisia di questo mondo si manifesta nelle occasioni più drammatiche.

Per concludere, la stoccata finale va ai cosiddetti 'reboot', per capirci meglio, va alla decisione di far risorgere le vecchie glorie del piccolo schermo come La Corrida, Rischiatutto o Portobello (che potrebbe tornare già nella prossima stagione). Lippi non è affatto d'accordo sulla loro ripresa ammodernata e motiva il suo disappunto così:

L’esperimento 'Rischiatutto', perché troppo legato alla figura storica di Mike, non mi sembra sia stato un grande successo. Ho paura che 'Portobello' fosse tale solo quando era originale, ma è stato forse il programma più saccheggiato del mondo. Quando c’era “La Corrida” di Corrado non c’era nient’altro che gli assomigliasse. Tra il pubblico c’è la convinzione che 'Corrida' vuol dire Corrado, 'Portobello' vuol dire Tortora, 'Rischiatutto' vuol dire Mike: sono troppo riconoscibili. L’universo televisivo è composto da un pubblico per lo più anziano, che ha ricordi ben precisi di quei programmi. Non si fanno prendere in giro da operazioni nostalgia, che ai loro occhi sembrano muffa, pur rimpiangendo quella tv.
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