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L'accusa dei magistrati Ingroia, Scarpinato e Marino: "Le fiction tv fanno la mafia bella"

Pubblicato: 29 ago 2009 da Marina

Et voilà, la polemica servita su un piatto d’argento: secondo i PM Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia (alla Procura di Palermo) e Raffaele Marino (alla Procura di Torre Annunziata), magistrati che per mestiere conoscono la mafia vera, le fiction tv strizzano un po’ troppo l’occhio alla cupola tanto da renderla bella, affascinante e desiderabile.

L’accusa partirà dalle pagine della rivista i duellanti che ha dedicato uno speciale all’argomento in edicola dal 2 settembre. Lo speciale è il risultato degli atti di un convegno tenuto lo scorso giugno a Palermo e sta iniziando ad accendere con discussioni e pareri questa coda d’estate, limbo d’attesa alla nuova stagione televisiva fatta di distretti di polizia, carabinieri, squadre, malavitosi, mafiosi e camorristi, senza dimenticare ‘ndrangheta e sacra corona.

Leggo sul sito de I duellanti:

Uno dei problemi maggiori riscontrati da Antonio Ingroia è l’errore compiuto dagli stessi sceneggiatori, che tendono a rendere le “figure del male” accattivanti e affascinanti. E fa l’esempio della fiction Il Capo dei Capi (su Riina), che veicola «una certa idea dell’immutabilità e dell’eternità della mafia stessa, difficile da vincere in una terra incline al fatalismo come la Sicilia». Tuttavia lo stesso Ingroia è costretto a riconoscere che comunque una parte di cinema si sia impegnato a restituire « la complessità e la ferocia dei comportamenti mafiosi senza cedere a indulgenze celebrative o facili ammiccamenti». Il merito va riconosciuto a due film recenti, Gomorra e Il Divo che - secondo il pm - sono riusciti a cogliere questo intento. «Basta volerlo, assumersi qualche rischio e qualche responsabilità».

A proposito del Capo dei Capi (in alto un pezzetto relativo al primo omicidio di Riina/Claudio Gioè) sul Corriere della Sera di ieri a pag, 43, che sta sostenendo appunto questa polemica, interviene Piero Valsecchi, produttore della fiction in 6 puntate in onda su Canale5 che nel 2007 scatenò tantissime polemiche:

Il capo dei capi è stato scritto anche da Claudio Fava, il cui padre è stato ucciso dalla mafia.

In proposito, voi lettori di tvblog vi esprimeste positivamente nel sondaggio che vi chiedeva se fosse giusto trasmettere storie di mafia in tv per il 42% mentre a esprimere parere negativo fu il 13%.

Secondo i tre magistrati le fiction tv che hanno come riferimento la malavita cedono a:

indulgenze celebrative e facili ammiccamenti.

Michele Placido, il Bernardo Provenzano ne “L’ultimo padrino” di Marco Risi non ci sta e dalle colonne del Corriere della sera dice:

Certa pedanteria dei magistrati è eccessiva. Il cinema o la tv descrivendo il male aiutano a capire il bene. Quando in tv si propinavano solo storie di santi e di papi non è che in Italia la criminalità fosse crollata.

Per i magistrati però un buco nell’acqua lo fanno anche serie come La nuova squadra o Romanzo Criminale. Scrive Raffaele Marino:

La nuova squadra era fortemente agganciata alla re­altà di Napoli che non è mai stata tut­ta bianca, ma nemmeno tutta nera e ora è ridotta a un campio­nario di luoghi comuni e incongruen­za che difficilmente si poteva riuscire a concentrare in un’opera che, seppur di fantasia, ha (o per meglio dire ave­va) la pretesa di ritrarre un ambiente e un territorio complesso come la Na­poli odierna.

Su Romanzo Criminale, serie tv di Giancarlo De Cataldo si esprime Antonio Ingroia secondo cui a essre reso seducente è un personaggio negativo. Replica De Cataldo al collega magistrato:

Non credo che le fiction possano alimentare la criminalità. Se non si potesse più raccontare il fascino insidioso del male, da cui nessuno è esente, neanche noi mogistrati, cancelleremmo buona parte della lettaratura mondiale di tutti i tempi. Tuttavia, la critica dei miei colleghi è nobile, mi ricorda quella che fece il giudice Falcone a proposito dei romanzi di Sciascia, dove i mafiosi erano sempre i vincitori.

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Picchiatello

    Picchiatello

    29 ago 2009 - 11:19 - #1
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    Nel bene e nel male le figure mafiose nel cinema e nella tivu’ sono accorpate al lavoro del Padrino I II e III ed e’ quindi logico che alcune produzioni seguano quella strada gia’ battutta decenni fa per far cassa ed abituare il telespettatore ad un certo di tipo di “mafia”. Facendo questo pero’ descrivono un mondo che non esiste piu’ad ha poca attinenza con la realtà…

  • Bellinzonese

    29 ago 2009 - 12:27 - #2
    0 punti
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    Le fiction ( e sopratutto i film ) sulla mafia non fanno male a prescindere; dipende da quello che raccontano. A ogni modo dovrebbero sempre essere storie personali, introspettiva, riguardo al percorso di uno o piu individui. Questo é sempre interessante. Se prendete ad esempio C’era Una Volta In America, Carlito’s Way, o il Padrino, quelle erano storie che dovevano proprio essere raccontata.
    E per fortuna che é stato fatto.

  • Profilo di violetta

    violetta

    29 ago 2009 - 17:07 - #3
    0 punti
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    e se avessero ragione??????

  • Profilo di andra

    andra

    29 ago 2009 - 17:49 - #4
    0 punti
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    io mi ricordo quando guardavo La Piovra. Ero “innamorata” di Tano e ciò mi sembrava alquanto strano..
    Sul Capo dei capi, ho letto addirittura che Toto Riina è molto orgoglioso di come l’hanno presentato nel film, se l’è guardato con piacere (si è appassionato!), mentre la moglie ha citato i produttori per danni alla SUA immagine…
    http://www.televisionando.it/articolo/il-capo-dei-capi-la-moglie-di-riina-precisa-lesa-la-mia-immagine-non-quella-di-toto-che-intanto-plaude-alla-fiction/3341/
    Perciò credo che un pò di ragione i magistrati ce l’hanno.

  • Coxinator

    29 ago 2009 - 19:38 - #5
    1 punto
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    Ieri sera ho visto in tv lo speciale sulla storia della mafia, di quegli esseri schifosi e parassti da far sparire dalla faccia della Terra che hanno causato enormi danni in tutto il mondo.
    E’ stato tutto molto interessante perchè sebbene ne conosca molte di vicende in questa trasmissione ha aggiunto molto e fatto molti collegamenti interessanti; uno di questi personaggi in lotta perenne contro la mafia ha azzardato la giusta ipotesi: tutti si ricordano dei grandi mafiosi e il cinema li usa spesso, ma perchè viene tenuto in disparte la storia di chi li combatte senza sosta? Mostrando i sacrifici e i rischi di queste persone; fa più comodo vedere il sangue grondare in efferati omicidi che vedere come vengono arrestati; non esistono mafiosi buoni, esistono solo mafiosi criminali crudeli.

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