Domenica in vira sul sociale come alibi. Quanta presunzione, pubblico ignorato

Le sorelle Parodi non imparano dagli errori del debutto. Ci rimette Lippi a cui tolgono i giochi

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Si divertono come se fossero a casa loro e fanno quello che gli pare. E' questo il messaggio che continua a passare a Domenica in, incurante (con un pizzico di presunzione?) della batosta degli ascolti al debutto.

Come se il gradimento non fosse un problema di chi lo scrive e lo conduce, il contenitore domenicale ritorna in onda senza alcun correttivo di rilievo (se non eliminare la parte giochi delegittimando Lippi che era stato chiamato apposta). Se di per sé risultava già debole la scelta degli ospiti per una fascia popolare (Giovanni Allevi e Dodi Battaglia al postprandiale hanno appeal quanto Fazio contro il Gf Vip), a respingere ulteriormente il pubblico è l'assoluta incapacità di creare interesse.

In questa Domenica in mancano il racconto, la curiosità e la sagacia narrativa. Tutti gli ingredienti sono presentati sul piatto senza guizzi e si maschera il vuoto di contenuti con continui spadellamenti sui fornelli, talmente fuori orario da urtare chi ha appena finito di mangiare.

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A susseguirsi sulla scena sono blocchi noiosi e impacciati. oltre che dozzinali nella confezione: come si fa nel 2017 a mettere un fuoco finto sullo sfondo (che fa tanto cartomanti da tv locale?). Per non parlare dei siparietti comici, tutti imbarazzanti per quanto amatoriali e scollegati dalla sicumera generale (il momento Momix su tutti).

Il problema è quello di due sorelle che, mettendo al centro il proprio intercalare domestico, finiscono per perdere il controllo della situazione. Quando hai una persona cara al tuo fianco la sensazione è che possa distrarti e non farti concentrare sul lavoro.

Così vediamo le Parodi mettersi alla cyclette e cazzeggiare tutto il tempo in modo autoreferenziale, ricordandosi che sono in diretta solo quando devono bacchettare Lippi mentre fa il gesto dell'ombrello. Come se fosse più imperdonabile del clima da spot Banca Intesa di questa Domenica in, prodigo di scene un po' troppo naif che vanno bene tra quattro mura e non davanti a (pochi) milioni di italiani.

Per il resto, quando si prova a correggere il tiro, si passa al registro opposto: toni eccessivamente stucchevoli sui trapianti, pedanti sul sociale (quando l'ascolto è basso c'è l'alibi del 'servizio pubblico') o improvvisamente didascalici sullo sport (Panatta che incontra Rivera negli intervalli delle partite anche no), che finiscono per annacquare ulteriormente il target di riferimento e una scaletta di per sé maldestra.

lippi ombrello
Alla Domenica in delle Parodi - che si sforza di essere corale nella sigla senza che si avverta la benché minima sintonia nel cast - consigliamo di spostare il vero baricentro sulla coppia Cristina Parodi e Claudio Lippi, di far ruotare intorno a loro la leggerezza del programma tra interviste credibili e giochi ben calibrati.

Solo così si potrà scongiurare la chiusura anticipata di una macchina che è costata cara alla Rai: un investimento così a partire dallo studio non era mai stato fatto per nessuno negli ultimi anni, neanche per la Venier al suo grande ritorno dopo i successi de La vita in diretta.

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