Alberto D'Onofrio a TvBlog: Vi spiego il mio "Giovani e..." da stasera su Rai2

L'intervista ad Alberto D'Onofrio

Parte questa sera in seconda serata, subito dopo la nuova serie di Nemo, il programma di Alberto D'Onofrio "Giovani e...". La serie di quattro puntate parte dall'esperienza di "Giovani e ricchi", che tanto ha fatto parlare di se quando è andata in onda. Stavolta, nelle quattro emissioni previste si parla del rapporto della gioventù con Londra, la religione, lo sport ed il sesso. La prima puntata in onda stasera alle ore 23:30 su Rete 2 parlerà di Londra. D'Onofrio segue la vita di alcuni giovani italiani di varie classi sociali, che vivono, studiano o lavorano nella capitale del regno unito.

Ospite oggi di TvBlog il curatore e ideatore del programma Alberto D'Onofrio.

Dopo "Giovani e ricchi", che ha suscitato più di una reazione (in ogni senso) ora "Giovani e...", giovani e che cosa ?

Le polemiche suscitate da “Giovani e ricchi” me le aspettavo. I miei lavori sono sempre un po’ provocatori, quindi amati ed odiati. Ma la risposta di pubblico di “Giovani e ricchi” è stata veramente formidabile, quindi va bene così. Dopo il successo di “Giovani e ricchi” ho pensato che fosse importante continuare a lavorare sui giovani, cosa che tra l’altro facevo anche con il mio precedente programma “Party People Ibiza” sempre per Rai 2, esperienza che mi ha dato una “botta” di affetto da parte di tantissime persone. Solo con “Pelle” la serie che avevo prodotto per All Music nel 2007 avevo ricevuto un affetto simile a quello ricevuto per “Party People Ibiza”. E’ bello quando persone che non conosci ti scrivono per dirti che hai fatto un programma nel quale si sono riconosciuti. Quando succedono queste cose significa che dopo tanti anni passati a girare documentari in tutto il mondo, finalmente c’è un pubblico che ti segue ed ha voglia di comunicare con te anche quando il tuo programma è finito.

Mi chiedi cos'è questo nuovo programma, "Giovani e…” è un percorso iniziato con “Giovani e ricchi”. Dopo quel pianeta racconto 4 “mondi” diversi : nella prima puntata in onda stasera di “Giovani e Londra” vedremo i giovani italiani che vanno a vivere nella capitale britannica per studiare o lavorare e devono confrontarsi con una città difficile ed una cultura diversa. E’ una storia nella quale mi riconosco perché anch’io ad un certo punto della mia vita me ne sono andato a vivere in America, prima a New York e poi a Los Angeles per 6-7 anni.
Ho cercato giovani di varie estrazioni sociali per capire il loro rapporto con la città, con il lavoro, con il denaro, le loro aspettative, il loro punto di vista critico. Volevo anche capire se il fatto per esempio di andare a studiare all’università Londra fosse veramente così utile : i miei personaggi mi hanno risposto che se prendi una laurea a Londra hai possibilità di inserirti nel mondo del lavoro anche all’estero non solo a Londra. Se la prendi in Italia probabilmente non serve a molto… La pensano così. Loro rappresentano il futuro e bisogna ascoltarli.

Ci racconti esattamente cosa vedremo stasera ?

Nella puntata di Londra vedrete un 28enne di Firenze che si chiama Lorenzo Fontanelli che si è trasferito a Londra e nei primi tempi ha fatto il cameriere come tanti ragazzi che arrivano in questa città. Dopo tre anni è riuscito ad aprire insieme ad una ragazza finlandese un’agenzia di Real estate ed ora ha 15 dipendenti e fattura 4 milioni di pounds all’anno. E sua mamma continuava a dirgli “Torna a Firenze…!” Per me questa è una storia fantastica. E’ una storia che mi piace, perché significa che a Londra ce la puoi fare anche senza una lira. Quasi una storia da commedia all’italiana… Poi ho seguito un giovane chef di Foggia che si chiama Angelo Prezio e cucina a domicilio pranzi molto creativi e naturalmente di un certo livello da un punto di vista economico. E’ molto ricercato e gli inglesi vanno pazzi per lui. Lavora anche in uno dei migliori ristoranti Italiani di Londra. Poi ho seguito un musicista di strada sardo, Francesco Porcedda. Mi sono accorto che quando si metteva a suonare per strada semplicemente munito di un microfono, della sua bocca che emette ritmi e suoni (si chiama BeatBox) e di un amplificatore a batteria si creava un capannello di 2-300 persone. A Londra non è così facile attirare un pubblico così numeroso. Vive nella periferia di Londra perché in quelle zone gli affitti sono più bassi soprattutto se dividi un appartamento con altre persone. Sta preparando il suo primo disco. Poi un pizzaiolo di Viterbo che si è trasferito a Londra per lavorare in una delle migliori pizzerie Italiane a Londra. Lavora duramente dalla mattina a mezzanotte, ma è felice e sogna di poter aprire un suo locale.

Ho seguito anche un giovane aristocratico Italo- Inglese che fa lo stilista e frequenta a Londra il mondo dell’arte. Si chiama Mark Vandelli ed abita in uno dei quartieri più esclusivi della città: Knigthsbridge. Ha una famiglia facoltosa alle spalle e preferisce non usare una Maserati che gli ha regalato suo padre perché pensa che sia meglio non ostentare la propria ricchezza e che sia molto più chic andare in giro con una 500. Tra i miei protagonisti ci sono anche giovani benestanti che frequentano università molto care come la Regent’s University of London, come Carlo Alberto Maccanovic Romanoff un influencer Veneziano che insieme alla sua migliore amica e compagna di facoltà Silvia van der Sem (Lombarda) anima le notti di uno dei locali più in della Londra notturna, per il quale Silvia fa la pierre in alcune serate. Alex riccio invece è un pierre di Modena che a Londra è diventato Manager di successo di discoteche che si rivolgono ad un pubblico “ricco”, ma i primi tempi a Londra per lui non sono stati facili.

Poi ho seguito un giovane siciliano che si chiama Carmelo Calafiore e dopo aver fatto anche lui il cameriere è diventato “maggiordomo”. Ora lavora per un miliardario Americano e va in giro con la sua Range Rover con autista oppure con il suo aereo privato. Con i risparmi si sta anche comprando alcuni appartamenti con il mutuo che le banche inglesi concedono.

Mentre giravo il suo ritratto mi è venuto in mente il film “Oltre il giardino” di Hal Ashby con Peter Sellers nell’indimenticabile ruolo di Chance il giardiniere. Ci sono altre storie in “Giovani e Londra” che vedrete stasera, una tatuatrice di Bologna, una studentessa universitaria di Milano che lavora anche in un Pub per mantenersi agli studi, un avvocato romano, Francesco boni Guinicelli, che lavora nel mondo della finanza nel quartiere di Canary Wharf e sta aspettando di capire cosa possa succedere con la Brexit che rischia di allontanare da Londra molti giovani stranieri tra i quali anche gli italiani.

Insieme alla direzione di Rai 2 abbiamo deciso di dedicare questa puntata a Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i due giovani Italiani morti nel rogo della Grenfell Tower di Londra. Potevano esserci anche loro in questo documentario. Cercavo ragazzi come loro alla ricerca di un futuro.

Cosa vedremo nelle altre tre puntate ?

Nelle altre puntate racconto il rapporto tra giovani e religione per capire come avvenga la fascinazione per la religione per alcuni e l’allontanamento da ogni forma di fede per altri.
Questo tra i 4 episodi è sicuramente quello più complesso e controverso. Andrebbe proiettato nelle scuole Italiane.

In “Giovani e sport” il filo conduttore è l’importanza della famiglia nel percorso di un giovane che fa sport a livello agonistico, come nel caso di Roberto Gagliardini il giocatore dell’Inter esploso l’anno scorso a 22 anni, protagonista di una delle storie di questa puntata. I suoi genitori sono entrambi insegnati di educazione fisica ed hanno insegnato a Roberto l’importanza dello sport nella crescita di un ragazzo. O Filippo Tortu, campione italiano dei 100 metri (già paragonato a Pietro Mennea) che ha un padre, un fratello ed un nonno ex velocisti. O Ayomide Folorunsom 20enne Italo-Nigeriana arrivata in Italia a 8 anni, che ora è una star dell’Atletica leggera Italiana. In questo caso sua mamma voleva che Ayomide diventasse un medico e le ha permesso di fare sport a livello agonistico solo in cambio di un grande impegno nello studio.

Poi la storia di un 17 enne che gioca nella scuola calcio di Scampia e grazie all’attività sportiva ha preso le distanze da un modello di vita sbagliato come quello che alimenta la criminalità giovanile. Suo padre ha avuto problemi con la giustizia ed ha cercato di aiutare il figlio affinche non commettesse gli stessi errori. Una storia di riscatto sociale.

“Giovani e sesso” è l’ultima puntata e parte da un presupposto: la fruizione gratuita di pornografia sul web ha influenzato le nuove genrazioni? Più che un presupposto è un sottotesto… L’episodio segue le storie di una ragazza di Milano laureata in comunicazione che ha aperto un negozio di moda sexy e sex toys diventato punto di riferimento per ragazze giovani di Milano che abbiano voglia di confrontarsi sui temi che riguardano la sessualità…
Poi un ballerino di un locale di Roma che frequenta le app telefoniche per incontri erotici, una ragazza di Novara che si dichiara asessuale (cioè non ha mai avuto rapporti sessuali con nessuno…), una 24 enne modella Fetish e Mistress di Peschiera del Garda che dopo essersi fidanzata con un giovane maestro di musica ha smesso di frequentare gli ambienti sadomaso perché il suo fidanzato non amava questo genere di attività. Infine una coppia di fidanzati di Milano: hanno 22 anni, nessun tipo di esperienza estrema nell’erotismo ed hanno deciso di partecipare a questo documentario perché credono che sia importante cominciare a parlare di sesso in maniera semplice e sincera anche in televisione ed anche con un po’ di timidezza.

Che passo in avanti rappresenta questa nuova serie dopo la prima che tanto ha fatto parlare di se ?

Credo che sia un passo avanti nell’ambito del documentario di stile observational, di taglio anglossasone che è lo stile che più mi interessa. Credo che possa essere serializzato come in questo caso, cioè documentario seriale in più episodi con un filo conduttore forte (in questo caso l’universo giovanile…) più che docureality. Come sempre per me è fondamentale il contributo creativo della mia produttrice Alessandra Ugolini che mi segue ormai da tanti anni ed ha prodotto tutte le mie serie ed i miei documentari. Senza di lei non ne avrei fatto neanche uno…

Dove nasce il tuo stile di questi documentari ? Hai in mente una futura evoluzione di questi lavori ?

Lavoravo come regista free lance a Mediaset nei primi anni 90 ed ero diventato il regista di fiducia e amico fraterno dell’indimenticabile Giorgio Medail, scomparso qualche anno fa. Era il capo delle news di Mediaset e mi ha fatto firmare le mie prime regie importanti.

Insieme a lui ho girato il mondo per filmare un programma di grande successo nei primi anni 90: “I misteri della notte”, reportages sulla vita notturna nelle capitali del divertimento. Giorgio è stato il mio maestro. Mi ha insegnato a raccontare con fascino e creatività le storie delle persone. Poi una casa di produzione voleva prendermi in esclusiva come regista di spot pubblicitari e video musicali perché all’epoca facevo molti fashion videos ed avevo uno stile di regia da pubblicità. Ma io volevo fare i documentari e me ne sono andato in America.
In quel periodo è avvenuto il mio incontro con Giovanni Minoli che mi ha fatto diventare anche un autore ed un produttore a metà degli anni '90, affidandomi documentari importanti per Rai 2 come “Il caso OJ Simpson”, “l’Unabomber”, “La sindrome del golfo” e tanti altri. Lavorando in America ho capito quanto sia importante creare un rapporto con i protagonisti dei miei documentari, un rapporto di fiducia che inizia prima delle riprese.

Quanto sono differenti i giovani di oggi rispetto per esempio ai giovani di quando tu avevi la loro età ?

Sinceramente non vedo molta differenza tra la mia gioventù e quella dei miei protagonisti. Sarà che ho fatto talmente tanti documentari sul mondo dei party e dei DJ che probabilmente ormai ho uno stile di vita simile. Forse per questo riesco a creare empatia con i miei personaggi. Quando vivi in un certo modo, l’età non conta.


Dici che ti piace raccontare storie personali e non "fenomeni", ma quanto le storie personali che racconti rischiano poi di diventare dei fenomeni?

Questa è una bella domanda. Se penso a quello che è successo con Camilla Lucchi (una delle protagoniste di “Giovani e ricchi”) dopo la messa in onda di questo documentario, in effetti forse Camilla per due mesi è diventata un fenomeno, una persona da attaccare in tutti i talk show delle varie televisioni. Anche la mia domanda che le avevo fatto “Se un pizzaiolo di Grosseto si innamorasse di te?” è diventata un tormentone. Ad un certo punto quasi tutti i programmi Italiani hanno trasmesso pezzi del mio documentario “Giovani e ricchi” creando un cortocircuito mediatico incredibile. Ma Camilla ha retto bene e si è difesa dagli attacchi “in diretta”. Quindi in questo caso è vero: racconto le storie delle persone perché è questo mi interessa fare. Ma a volte può succedere che uno dei protagonisti delle mie storie possa diventare un personaggio. E’ successo anche con “Gino il pizzaiolo” di Party People Ibiza ed anche con Claudio Pallitto il protagonista di “Tamarreide”, che adesso è un attore di cinema e fiction molto stimato e richiesto.

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