Emmy Awards 2017, il monologo d'apertura di Stephen Colbert (per una serata molto politica)

Il monologo di apertura degli Emmy Awards 2017 con Stephen Colbert che, dopo aver cantato e ballato, ha scherzato sulla politica americana, leit motiv di tutta la serata di premiazione

E' stata un'introduzione molto politica, quella di Stephen Colbert, agli Emmy Awards 2017: la consueta apertura della serata, nelle mani del conduttore del Late Show della Cbs, si è adeguata al suo stile pungente e sempre molto attuale. Colbert, d'altra parte, si è sempre contraddistinto per le frecciatine che nel suo programma ha mandato a Donald Trump, e non si è tirato indietro neanche di fronte all'importante platea degli Emmy Awards.

L'apertura di Colbert, però, non è stata solo politica: l'inizio, infatti, ha rispettato la tradizione delle cerimonie di premiazione, qualsiasi essi siano, con un brano musicale scritto appositamente. Chiamato in camerino da Anthony Anderson di black-ish e Allison Janney di Mom, il conduttore si dice convinto che per introdurre gli Emmy serva una bella canzone. Il tema è dei più semplici: in tempi bui, la tv può rendere il mondo un posto migliore.

Ovviamente, per interpretarla, si fa aiutare da alcuni dei protagonisti delle serie tv più di successo della stagione: incontra, così, i protagonisti di Veep, This Is Us ed Archer, senza farsi mancare uno zombie e le Ancelle di The Handmaid's Tale.

Proprio con quest'ultime (tra cui qualche infiltrato uomo), che si trasformano in ballerine, Colbert sale sul palco, per chiudere l'intervento musicale ed aprire il suo monologo. "Questa sera siamo qui per celebrare noi stessi. Questa sale è piena di gente che non mangia da 48 ore", ha esordito. "Se vincete, ricordatevi di ringraziare chi vi ha permesso di vincere, soprattutto Game of Thrones". Il riferimento, ovviamente, è al fatto che la serie tv della Hbo non è candidata perchè la settima stagione è andata in onda fuori dai tempi considerati dall'Academy.

Emmy Awards 2017

Poi, Colbert, ricordando le piattaforme digitali che si sono inserite nel panorama televisivo, ha scherzato sulla presenza dei bambini in Stranger Things ("E' la dimostrazione che Hollywood ha ancora dei ruoli per le attrici sopra i 12 anni") e sui misteri di This Is Us ("I tuoi fan vogliono vederti morire", ha confidato a Milo Ventimiglia). I riferimenti alle serie tv non sono mancati durante il resto della cerimonia, come la presenza del conduttore nel mondo di Westworld, diventando un androide da resettare per la serata.

Il resto del monologo, però, è stato riservato proprio a Trump: "E' impossibile vedere tutte le serie tv in onda, a meno che tu non sia il Presidente degli Stati Uniti!", ha scherzato Colbert, che ha sottolineato che Trump, in realtà, è anche stato nominato agli Emmy per Celebrity Apprentice, non vincendo però mai. "Perchè non lo avete votato?", ha detto il conduttore, "se avesse vinto non si sarebbe candidato!".

Ma la vera sorpresa del suo monologo è stato quando Colbert, domandandosi che pubblico avrebbe visto la serata, ha fatto salire sul palco Sean Spicer, ex portavoce della Casa Bianca durante la Presidenza Trump. E di Trump si è parlato tanto durante la serata, con battute più o meno velate ed addirittura una "vittoria": Alec Baldwin ha ritirato il suo premio per il Saturday Night Live proprio per la sua chiacchierata interpretazione del Presidente. "Finalmente il suo Emmy!", queste le parole di Baldwin, che hanno sancito una cerimonia molto politicizzata.

Non solo l'apertura è stata rivolta al Presidente, infatti, ma anche i discorsi dei premiati e dei presenters (tra tutti Dolly Parton che lo ha accusato di essere un "bigotto sessista") si sono concentrati contro la politica di Trump, confermando lo scontro tra lui ed Hollywood, in corso ancora da prima della sua elezione, sottolineando la diversità presente nel mondo dello spettacolo, tema questo toccato più volte dal Presidente. Inevitabile, quindi, che una serata che premia chi lavora nello spettacolo toccasse questi temi e sfruttasse l'antipatia verso Trump nutrita dagli americani (che, però, l'hanno votato).

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