Confessione Reporter, Massimo Giletti contro "la Rai che subisce la politica". E dalla parte di Paola Perego

Giletti a tutto campo: "Vivrei i bassi ascolti peggio dell'abbandono di una donna. Non rifarei Beato tra le donne"


"Massimo Giletti crede in Dio, forse non più nella Rai. L'Arena, il tempio della notizia-spettacolo, è un programma che fa venire i capelli dritti alla concorrenza".


Così Stella Pende ha ottimamente presentato Massimo Giletti nel suo programma Confessione Reporter, che ha inaugurato un ciclo mozzafiato di Incontri con i telegiornalisti.

La Pende ha davvero osato l'inosabile: andare a intervistare i re dei talk show a casa loro, nei loro studi, facendo risparmiare a Rete4 uno studio tutto suo. Così la rete di Sebastiano Lombardi è andata in trasferta nella tana del lupo, L'Arena di Giletti, raccogliendo dalla sua viva voce nuove recriminazioni contro la Rai. Fatte in una rete Mediaset, però, avevano un sapore diverso…

"L'amore-odio è inevitabile quando stai per tanti anni in un'azienda… Alterni momenti. Ci sono tante Rai, non è un'azienda unica. Io ho avuto la fortuna di lavorare con dirigenti che hanno capito il valore di questo programma e apprezzato il lavoro della mia squadra. Io lavoro con gente che ha fatto grandi serali come Mogol che hanno sbaragliato la concorrenza, che fa un programma come l'Arena di grande successo. Questi ragazzi li abbiamo creati e cresciuti. Ci dovrebbe essere maggior attenzione, non significa più denaro ma più riconoscimento per quello che fai. In alcuni momenti ho sentito poco rispetto. Una donna si ama anche se fa soffrire. Quello che mi ha dato la Rai sana in cui credo, dove i dirigenti sono persone intelligenti che gesticono il rapporto con la politica senza subirne le pressioni, io quella la amo. Poi amo meno l'altra azienda".

Il conduttore ha ammesso la sua paura più grande, quella di essere battuto negli ascolti:

"Ho più paura di un ascolto basso o dell'abbandono di una donna? Di un ascolto basso, sono onesto. L'abbandono di una donna ha delle verità, io so già che ho delle colpe immani. L'ascolto basso mi preoccupa di più perché di solito non sono colpevole di averli, per mia fortuna. Statisticamente ho sempre vinto. Mi preoccupa perché prima o poi arriverà. L'abbandono di una donna fa parte della vita, quattro milioni di spettatori sono un po' più problematici".

Mentre altrove sono stati smentiti i rumors che volevano Giletti in arrivo sulle reti Mediaset, il presentatore ha svelato il suo modello di tv di qualità:

"Il mio prototipo è Fiorello che sembra uno che improvvisa, invece lavora molto sulla sceneggiatura. Non c'è un programma di successo che non abbia una scrittura. Noi fino all'ultimo rimettiamo in sesto le carte. La tv non è una verità assoluta ma la filtra".

Infine l'ammissione delle ammissioni: il programma di cui si pente.

"Il programma che non avrei voluto fare è Beato tra le donne che pure fu un successo. Mediaset l'aveva scartato ,nessuno lo voleva. Del Noce mi supplicò, c'era un problema di inserzioni pubblicitarie. L'ho fatto, è stato un successo numerico ma serve tutto per fare bene la tua professione".

La Penda ha anche incalzato l'ospite sul caso Paola Perego (su cui, qualche giorno fa, è nuovamente intervenuto Lucio Presta) e Giletti non si è sottratto dal prendere una posizione:

"Per fortuna io non devo decidere in Rai. Trovo che sia sempre brutto quando si chiude un programma, che è figlio di un percorso e va guardato bene dall'inizio che tipologia si fa. Se ci credi non lo puoi cassare su una storia esasperata. Si è fatto di tutto, ma ho visto ben di peggio. In quel momento si son create delle congiunture esterne, la politica si è inalberata e - nel momento in cui tu non sei abbastanza forte - l'anello più debole è il conduttore. Io sto sempre dalla parte del conduttore".

Questa dichiarazione stupirà non pochi.

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