BRAVI PORRO E TELESE: IN ONDA IL TEOREMA DELLE SPERANZE

Nicola Porro e Luca Telese sono due bravi giornalisti, giornalisti di oggi, che passano con disinvoltura dalla carta stampata e al video,e dicono sempre (o quasi) cose sensate.
Porro parla sorridendo anche quando si arrabbia (poco) e anche quando parla di catastrofi politiche nazionali (forse per esorcizzare). Più drammatico Luca Telese che ha scritto interessanti libri di storia che brucia (i "cuori neri") e che purtroppo non ha avuto molta fortuna con il suo giornale "Pubblico Servizio" (che ne è?, in trasmissione nessuno vi ha fatto riferimento); anche lui è un giornalista brillante, all'altezza dei tempi.
L'altra sera hanno invitato, ottima idea, un gruppo di giornalisti molto interessanti alla politica, alcuni dei quali in procinto di affrontare la prova (il massacro?) elettorale.
C'era Oscar Giannino, torinese, che mi ricorda quel Marianini che incantava per il suo stile d'antan Mike Bongiorno nel suo "Lascia o raddoppia". Molto preparato in economia,buttato fuori da giornali su cui non riusciva più a scrivere per le sue posizioni. Tanto è vero che ha reagito fondando con altri un movimento politico che entra in gara a febbraio.
C'era Mario Sechi, preciso come un orologiaio, pieno di appunti e di commenti immediati, ben documentato; Monti lo ha sedotto e portato via dal "Tempo" di cui Sechi è stato a lungo direttore chiamatissimo, e gradito, in tv.
C'era Pierangelo Buttafuoco che mi è simpatico, molto, perchè scrive bei romanzi fuori dal coro e si definisce reazionario in mezzo a tutte quelle sinistre che nascondono di essere reazionarie, e che non osano nemmeno più invocare il sol dell'avvenire; lui non si presenterà, occhio lungo (?). C'era Corradino Mineo ( un bello che le mie ragazze dicono che mi somiglia!) che ha lasciato RaiNews per schierarsi coraggiosamente in Sicilia con il Pd.
Il tema riguardava la loro decisione di saltare il fosso. Ma è stato detto con esattezza che l'Italia si è da sempre giovata o ha sofferto dei giornalisti in politica, da Mussolini a Spadolini, da Curzio Malaparte (che si era ben schierato e poi fuggì alla piovra fascista) a Indro Montanelli (che ha sempre fatto politica ma, furbissimo e intelligente qual era, non aveva mai ceduto alla tentazione di entrare in gara); e così via, un elenco lungo lungo, spesso un pò disgraziato.
Mi sono divertito e ho capito meglio questi validi personaggi. Mah! Ma sarà fuori tema: forse sarebbe stato il caso di invitare Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, due giornalista di inchiesta e di testa, che hanno fatto e suggerito al giornalismo quel che il giornalismo vero deve fare. E cioè togliere la maschera, anzi le maschere nell'Italia rovinata. Il loro è stato il lavoro più intensivo, documentato, onesto nel rappresentare una realtà che la politica e i politici (anche i giornalisti famosi) hanno contribuito e contribuiscono a nascondere indegnamente.
Stella e Rizzo sarebbero stati utili per rispongere alla domanda in parte inevasa che affiorava "In Onda": al di là delle intenzioni, sempre lodevoli, i partecipanti alla interessante trasmissione cosa concretamente pensano di fare, quali sono i loro giudizi sulla situazione magari inediti, quali paure e prudenze hanno?
Il "terribile giocattolo" della politica va smontato, e sono convinto che si daranno da fare. Però qualche novità in più serviva, rispetto al risaputo e all'entusiasmo scontato, forse il pubblico della 7 e della tv generalista la meritava.
Al di là del piacevole "gioco" delle "premesse" senza promesse.
Italo Moscati

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