Veltroni: "Dieci Cose flop? Esperimento interessante. Serve Qualitel, Rai sta cambiando passo"

Le dichiarazioni dell'ideatore del programma flop del sabato sera di Rai1

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Intervistato da Il Corriere della Sera, Walter Veltroni ha parlato di televisione e in particolare di Rai1 partendo dal presupposto che "il dovere della Rai è restituire qualità". Cosa intende per qualità?

L’innovazione dei linguaggi. La diversificazione. La Rai non può scambiare la qualità con la quantità. I dirigenti di viale Mazzini sono abituati ad attendere con ansia alle 10 del mattino i dati dell’Auditel. Non conta più se un programma sia bello o brutto. L’esclusivo metro di valutazione è lo 0,4% in più o in meno di share. Grandi programmi che cambiarono la tv italiana ebbero ascolti non di decine di milioni. Solo qualche esempio: Quelli della notte , Blitz , 16 e 35 di Beniamino Placido. Eppure sono rimasti nella cultura di massa.

L'ex parlamentare ha dichiarato di credere che sia arrivato il momento di ripristinare, come propone da tempo Arbore, l’Indice di Qualità:

Tutto, nel nostro tempo, è valutato solo quantitativamente. Così si perderà la bellezza. E si deve poi sapere che in tv più si abbassa l’offerta più si abbassa la domanda.

Quindi si è detto convinto che la Rai di oggi stia cercando di "cambiare passo". E così ha citato alcuni titoli che lo confermerebbero, dalla nuova versione del Rischiatutto a Gazebo, da Carta Bianca al programma di Stefano Bollani, dalla serata di Roberto Bolle su Rai1 a Nemo, fino al one man show di Mika su Rai2:

Ma la tv è, appunto, ricerca, quindi ci vuole pazienza. Invece si ragiona come nel calcio: con due vittorie l’allenatore di una squadra è un genio, con due sconfitte va cacciato. La Rai deve difendere i suoi programmi innovativi. Non gettarli via.

Inevitabile immaginare che nelle parole di Veltroni ci sia anche una risposta alle tante critiche che hanno investito Dieci Cose, il programma di Rai1 che ha ideato e che nelle scorse settimane ha fatto registrare ascolti molto bassi:

Io ho fornito l’idea, senza ovviamente interferire nelle scelte autoriali adottate da chi ha più competenza di me. Il programma ha esplicitamente adottato un codice diverso dal canone del sabato sera. Secondo me ha rappresentato un esperimento interessante che ha fatto incontrare milioni di persone con contenuti originali, la società di produzione Magnolia ha avuto segnali di interesse per il format da tv straniere. Ma è chiaro che un prodotto del genere non fa gli stessi ascolti di Ti lascio una canzone.

Oltre al talent per bambini di Antonella Clerici, Veltroni ha menzionato anche un altro titolo in senso dispregiativo per ribadire il concetto secondo cui la Rai deve andare oltre gli ascolti:

L’isola dei famosi su Raidue garantiva altissimi ascolti, il 46% in prima serata. Ma era servizio pubblico? Io penso di no.

Infine, a proposito dei suoi documentari che andranno in onda a cavallo tra il 2016 e il 2017 in seconda serata su Rai1:

Su richiesta di Rai Storia ho lavorato per mesi a sei documentari dedicati al rapporto tra programmazione Rai e storia italiana. L’ho fatto seguendo sei verbi: sapere, immaginare, cantare, amare, ridere, tifare. Andranno in onda tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio su Raiuno, in seconda serata. Ho trovato un materiale straordinario che dimostra quanto la storia di questa azienda sia indissolubilmente legata alla vicenda dell’Italia contemporanea. Un bene prezioso da difendere, tutelandone l’identità.

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