Rocco Schiavone, Antonio Manzini: "Le polemiche? Io scrivo libri e quando si scrive si è liberi"

Antonio Manzini, intervistato da La Repubblica, parla del suo Rocco Schiavone e snobba le polemiche di Gasparri & Co.

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Continua inarrestabile il successo di Rocco Schiavone, la serie tv di Raidue prodotta dalla Cross Productions, nata dai best sellers di Antonio Manzini, che ne firma la sceneggiatura insieme a Maurizio Careddu ed Eleonora Fiorini. Ma, insieme al gradimento del pubblico, continuano le polemiche di chi vede nella fiction un esempio negativo che non meriterebbe la messa in onda sulle reti di servizio pubblico. Intervistato da Repubblica, Manzini snobba le polemiche, sia che provengano dal vicepresidente del Senato Gasparri, sia dal Sindacato autonomo di polizia:

"Non m'interessano. Non mi riguardano e non è mio compito commentarle. Io scrivo libri e quando si scrive si è liberi".

E in effetti fa strano che per 4 anni, da quando i suoi libri sono diventati un caso letterario, nessuno abbia avuto da ridire su un vicequestore che fuma gli spinelli e ha una visione tutta sua della giustizia. Ma si sa, i libri al giorno d'oggi non hanno la stessa 'forza' della tv, purtroppo. E comunque, spiega lo scrittore e sceneggiatore, i suoi libri sono sempre stati accolti con serenità anche dalle forze dell'ordine:

"Ad Aosta si erano molto divertiti, sono amico della Scuola superiore di polizia di Roma. Dietro questo poliziotto scostumato c'è una brava persona. Rocco ce l'ha con i potenti e quelli che hanno torto, per me somiglia più a un missionario che a un detective".

Rocco Schiavone in effetti è un eroe sui generis:

"Non credo negli eroi senza macchia e senza paura. Credo nelle persone umane. Rocco Schiavone è un uomo e ha un'umanità molto forte, è empatico. Fa il poliziotto ma è cresciuto per strada, a Trastevere: ha finito per fare la guardia mentre gli amici con cui giocava da ragazzino sono diventati ladri. Forse è rimasto un po' ladro anche lui".

E il successo della serie televisiva, oltre che ai romanzi, è dovuto anche al protagonista Marco Giallini e a chi ha creduto nel progetto, senza pretenderne stravolgimenti per adattarlo a una rete tv pubblica:

"Giallini è molto bravo a interpretare Schiavone, ha capito il personaggio, se lo è preso sulle spalle senza dare giudizi. La Cross productions e la Rai hanno voluto bene a Rocco, lo hanno rispettato con le sue contraddizioni. È anarchico, si fa le canne, continua spesso a ragionare come un bandito, come i suoi amici romani. Ha giocato sulle stesse strade di sampietrini; in fondo è rimasto uno di loro".

Per la gioia dei telespettatori stanchi delle solite banalità.

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