Rai, l'ex DG Mauro Masi guarda alla politica e 'difende' Berlusconi: "Da lui mai raccomandazioni o pressioni"


A volte tornano: questa volta tocca a Mauro Masi, ex Dg della Rai, che si lascia intervistare da Klaus Davi per KlausCondicio alla vigilia di un momento (come sempre) delicato per la Tv di Stato. Le Politiche 2013 (e Sanremo) incombono, si sono appena insediati i nuovi direttori di Rete (Leone, Teodoli e Vianello), ma in fondo già si guarda agli equilibri del dopo Elezioni e una chiacchierata con  un ex Direttore Generale di Viale Mazzini in fondo riesce sempre ad aprire scenari interessanti. Tra un complimento all'attuale Dg Luigi Gubitosi e un tocco di fantapolitica (?), con un commento su un possibile approdo di Giorgio Gori alla RaiTv, Masi torna a parlare di Silvio Berlusconi e dei suoi rapporti con l'ex premier all'epoca della sua direzione. La sintesi? Mai ricevuta una raccomandazione, mai una pressione, sempre agito nella massima libertà: insomma tutto perfetto. E se arrivasse una proposta di candidatura politica da Monti o Berlusconi?

"Uhm, che devo dire... mai dire mai. Ma per adesso non ho avuto niente di concreto, nessuna proposta concreta. Se dovessero arrivare le valuterò. però la politica mi piace e trovo che sia il momento di impegnarsi".

Chiariamo subito che l'intervista di Masi a Davi risale a prima delle feste di Natale, quindi sul piano politico è più che scaduta: nelle ultime settimane è successo di tutto, per cui non è da escludere che qualcuno abbia già contattato Masi, o che lo stesso abbia cambiato idea, travolto dalle mille liste nate nel frattempo e dai continui cambi di fronte del Centrodestra. E' comunque interessante registrare un interesse dell'ex DG per la Cosa Pubblica: quando imperversa la crisi in fondo è tempo di agire.

"Beh, questo è il momento dell'impegno perché il Paese è di fronte a una grande crisi, e forse ognuno nel suo piccolo il suo mattoncino, potrebbe anche portarlo. Varie volte nella mia vita ho avuto l'occasione di poter entrare in politica, con offerte di varie componenti politiche, e non so se ciò sia un bene o un male. Io sono un liberale, non ideologico, e quindi valuto le forze politiche in base ai propri programmi... ",

risponde Masi a Davi che gli domanda cosa farebbe se Monti o Berlusconi lo chiamassero. Chissà, ora dovrebbero/potrebbero chiamarlo Alfano o Casini, ma di fatto lo spirito del combattente a Masi non manca. Lo ricorda lui stesso, 'negando' di voler tornare in Rai.

"Nostalgia della Rai? Mmmmmmmmm, no sul piano lavorativo, sì come esperienza, come giorni vissuti. Io sono un combattente e i giorni del combattimento li ricordo da un lato anche con pena, perché ho avuto anche qualche cicatrice da quel periodo, però anche i combattimenti mi piacciono e li ricordo con nostalgia...".

Insomma, una risposta già data in altre occasioni e che ora però sembra più 'incerta' del solito: il cavallo di Viale Mazzini lascia sempre una traccia nel cuore, in fondo, ed è difficile non provare nostalgia. Sembra però placata quella voglia di far chiarezza a tutti i costi sul suo (malinteso) ruolo da censore, anche perché con un libro al suo attivo ha potuto già raccontare un po' di retroscena.

E a questo proposito, come non tornare sui tempi della sua dirigenza e sui suoi rapporti con il Cavaliere.

“Nonostante potesse farlo in quanto azionista, Berlusconi non mi ha assolutamente mai raccomandato nessuno”,

ha dichiarato l'attuale AD della Consap nel corso del web-talk di Davi. E ha aggiunto

“Per dire la verità chiamavano un po’ tutti i politici per avere qualche minuto in più o qualche secondo in più sui telegiornali, per partecipare ai talk show, è normale. ma chi chiamava di più erano i giornalisti. Berlusconi mi ha sempre lasciato la completa indipendenza di fare tutto quello che pensavo, con me si è anche arrabbiato varie volte, quello che dice in pubblico lo dice anche in privato, però non mi ha mai fatto nessuna pressione e mi ha lasciato libero di fare il mio lavoro, come del resto altri Presidenti, tra cui Massimo D’Alema, Lamberto Dini e Giuliano Amato”.

A leggere queste dichiarazioni sembra davvero passato un secolo dalle battaglie tra Masi e Santoro (che restano in tralice nel sottolineare come Santoro faccia da 25 anni lo stesso programma, che lui voleva fargli fare qualcosa di diverso con le docufiction e che non era per lui ammissibile un programma tanto squilibrato per il servizio pubblico etc etc), ancor di più dal polverone sollevato dall'inchiesta di Trani sulle presunte pressioni esercitate da Berlusconi all'allora DG per la sospensione di Annozerodalle intercettazioni di Bisignani, o dal caso delle spese di Minzolini durante il suo incarico al Tg1. Ancor più remoti, poi, i tempi antichi delle intercettazioni delle telefonate tra il Cavaliere e l'allora direttore di RaiFiction Agostino Saccà per la messa a punto di titoli e casting da realizzare per la tv di Stato. Sembra davvero ci si trovi (almeno per ora) in  un'altra era a quasi due anni dall'addio di Masi alla Rai, cui è seguita la breve gestione Lorenza Lei (non scevra da polemiche e bufere, per carità) cui è subentrata quella, in fieri, targata Luigi Gubitosi (alias Monti).

Proprio per il suo successore, Masi ha parole cortesi e di stima:

“Luigi Gubitosi mi sembra un persona competente che cerca di far bene il suo mestiere e che fino ad ora ha fatto le mosse giuste. La mia è una valutazione sulla sua gestione manageriale e ritengo che l’impostazione aziendale data sinora sia corretta”.

Se poi riesca a sopravvivere alle prossime Politiche è ignoto anche all'oracolo di Delfi, ma Masi sembra quasi sperare in un mandato duraturo per Gubitosi:

“Gli auguro il meglio perché amo la Rai e chi ci lavora, ma, come sappiamo, l’azienda è per legge connessa al mondo politico, sarebbe un’ipocrisia negarlo. E' chiaro che un cambiamento delle componenti politiche potrebbe avere riflessi sulla direzione, ma per questo bisognerebbe avere la palla di vetro”.

Palla di vetro nella quale qualcuno gioca a vedere un centrosinistra 'asso pigliatutto', pronta a mettere i propri uomini alla guida della tv di Stato. Magari con un Giorgio Gori ormai più 'maturo' di quando aveva in mano la direzione di Canale 5, installato alla direzione generale di Viale Mazzini. Questo lo spunto offerto da Davi e questa la risposta dell'ex Dg:

“Gori direttore generale della Rai? Mai dire mai. Al di là delle sue preferenze politiche è un professionista della tv”,

commenta Masi. E in effetti su questo, al di là delle sue preferenze politiche, c'è poco da dire. La sintesi, in fondo, è una sola: mai dire mai...

Vi lasciamo all'intervista integrale.

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