La rete via cavo Tnt si conferma ancora una volta molto attenta alla cura ed alla realizzazione di piccoli gioiell seriali. Se con “The Closer”, “Saving Grace” ed “Avvocati a New York” ne abbiamo già avuto conferma, nel dicembre 2008 a queste s’è aggiunta “Leverage”, 13 episodi da stasera alle 21 in onda su Joi.
L’attenzione della rete verso le sue produzioni si ha anche nella scelta degli attori protagonisti: in questo caso, è niente meno che Timothy Hutton ad essere al centro della storia. Premio Oscar per “Gente comune” e figlio del grande Jim Hutton, nonché nel cast del prossimo film di Roman Polansky, “The Ghost”, a lui è toccato vestire i panni di Nate Ford, novello Robin Hood di Chicago.
Nate, un investigatore privato per una grande compagnia assicurativa, vede la sua vita cambiata quando suo figlio di 8 anni si ammala gravemente. La società si rifiuta di pagare le spese mediche, il bambino muore e Nate giura vendetta: non a caso, la tagline della serie è “Get ready to get even” (“Siate pronti alla vendetta”). In questo caso, lo scopo del protagonista è quello di aiutare i deboli, coloro che da soli non riuscirebbero a sconfiggere le grandi società verso cui stanno lottando, e che meritano un’occasione di riscatto.

Nasce così la Leverage Counsulting, fondata da Nate e da dei veri e propri esperti nel settore delle truffe: c’è Sophie Deveraux (Gina Bellman), aspirante attrice ma anche ladra provetta, che ha già incontrato il protagonista anni prima e di cui è innamorata; Alec Hardison (Aldis Hodge) è invece colui che si occupa di tutto ciò che ha a che fare coi computer ed è fortemente attratto da Parker (Beth Riesgraf), abile nell’intrufolarsi anche negli edifici più sorvegliati, ma dalla personalità poco equilibrata.
Infine, Eliot Spencer (Christian Kane, “Angel” e “Close to home”) è il personaggio a cui sono affidate la maggior parte delle serie d’azione, essendo lui molto abile e specializzato nel combattimento corpo a corpo. C’è molto ritmo in “Leverage”, quindi, ma anche molti momenti comici, sapientemente uniti e che hanno portato la critica americana a definire la serie una sorta di erede del mitico “A-Team“.
A questi due elementi, infine, si aggiunge l’uso di numerosi flashback, che protano alla conoscenza dei protagonisti e dei loro atteggiamenti in maniera graduale, non senza riservarci qualche colpo di scena.
Creata da Dean Devlin (produttore del film “Indipendence Day”), ogni episodio si è assestato sopra i 3 milioni di media, che ha permesso così la garanzia di una seconda stagione, composta da 15 puntate e girata, come la prima, a Los Angeles -ad eccezione dell’episodio pilota, scritto dallo sceneggiatore di “Transformers” John Rogers e diretto dallo stesso Devlin-.
antonella0608
17 apr 2009 - 12:26 - #1E’ una serie molto carina e simpatica||||
io l’ho seguita in originale sottotitolata e l’ho già vista tutta però la rivedrò in italiano molto volentieri
Controvento
17 apr 2009 - 12:39 - #2Sembra una gran bella serie, sono molto curioso di vederla
marcusdaly
17 apr 2009 - 13:50 - #3Più che ad A-Team la serie deve molto a tutto il filone dei film di truffa, e alla serie inglese Hustle.
Ogni episodio infatti è incentrato intorno ad elaborate truffe che i protagonisti portano a termine per indennizzare le vittime che si rivolgono alla loro società. Il titolo di ogni episodio è infatti il nome convenzionale della truffa intrapresa di volta in volta.
La serie è molto bella, consigliatissima
bierik
17 apr 2009 - 17:05 - #4Ma prima di recensire le serie tv…ne guardate almeno 1 minuto??
a-team….. al max prende spunto dal film Ocean Eleven…cmq molto bella….!!
Controvento
17 apr 2009 - 22:33 - #5Appena visto, davvero fantastico! Era da tempo che non si vedeva una nuova serie così bella