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Giovani e Ricchi, è polemica contro la Rai: “Trionfo del Vacchismo”

I detrattori di Giovani e Ricchi gridano alla violazione del servizio pubblico. D’Onofrio rassicura: “Racconterò altri giovani in un formato simile”

pubblicato 18 Settembre 2016 aggiornato 1 Settembre 2020 19:59

Sono passati giorni dalla messa in onda one-shot di Giovani e Ricchi, il documentario di Alberto D’Onofrio su quattro rampolli privilegiati che ha sbancato gli ascolti di lunedì dopo Pechino Express (10.47% di share). Eppure il programma continua a suscitare polemiche.

Lo scrittore Sandro Veronesi lo ha definito una “vaccata” prodotta con i soldi dei contribuenti e il Professore di Tv Talk, Giorgio Simonelli, ha aggiunto:

“Vengono selezionati personaggi insignificanti. Siamo al Vacchismo, inteso come Gianluca Vacchi, il ricco bolognese che questa estate ha imperversato sui social con i suoi balletti nelle dimore da sogno. Il modello diventa quello della trasmissione, nel momento in cui tu mostri quella realtà la stai comunque interpretando e la fornisci a un pubblico. Mancando figure come Renzo Arbore in seconda serata si continua a dar spazio a piccoli manager di se stessi che stanno esentando la tv da ciò che dovrebbe essere il suo compito precipuo: spiegare e dare una lettura dei fenomeni sociali così come sono”.

D’altra parte, sempre per Simonelli, “meglio fare della fiction vera come l’esperimento di Donne di Camilleri che della finta fiction. Pechino Express e il Grande Fratello vip sono format vecchi, superati”.

Dulcis in fundo si è schierato contro Giovanni e Ricchi anche il deputato del Pd Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, annunciando ad Avvenire un’interrogazione parlamentare per essere informato sui costi di produzione:

“Questo è come il caso dell’intervista di Totò Riina. Anche lì le mie critiche erano iniziate molto prima della puntata. Anzi, forse qui è anche più grave, perché nessuno ha chiesto scusa. Questa cosa è finita anche su El Mundo: Ci facciamo prendere in giro anche all’estero. Non si poteva fare un gruppo di lavoro e vedere la trasmissione e al limite decidere di organizzare un dibattito prima e dopo? Adesso a questi signori arriveranno altri 400 milioni di euro. E cosa ci fanno? Nomine, sprechi, stipendiopoli. E trasmissioni simili. La Rai dovrebbe trattare i temi non appetibili commercialmente, per questo paghiamo il canone. Una trasmissione del genere non avrebbe nulla di scandaloso su una tv commerciale. Ma su una rete del servizio pubblico comporta una violazione del contratto di servizio, anche perché non vi è una trasmissione analoga che faccia vedere giovani di segno opposto”.

Anzaldi ha, quindi, commentato la sorte di Giovani e Ricchi con quella di Calcio Champagne:

“Ho subito criticato la formula iniziale – non a caso soppressa, ndr – perché associava l’alcol allo sport, cosa vietatissima”.

Anche Maurizio Lupi, altro componente della commissione di vigilanza Rai, ha puntato il dito contro il nuovo Direttore di Rai2, Ilaria Dallatana, per essere informato sulle ragioni di questa scelta. E un editoriale uscito sempre su Avvenire si è aggiunto al coro dei detrattori:

“Ognuno ha detto la sua, soprattutto i tanti giovani che sui social si sono confronti anche a maleparole direttamente con i protagonisti del rich kids all’italiana. Certo è che le perplessità sull’operazione non mancano. Non tanto per la scelta di raccontare una storia che riguarda una minoranza di fortunati, secondo alcuni, o di infelici, secondo altri: comunque una parte marginale della popolazione. Anche se questo non conta. Le storie non hanno bisogno di maggioranze qualificate. Il problema sta semmai nel modo di raccontarle o di inquadrarle. Questi giovani, per ammissione della stessa direttrice di Rai2, non vengono esaltati né demonizzati. Le loro idee non vengono giudicate o commentate. Né prima né dopo il programma. Quel sogno nella vita non possono essere i soldi e basta. Giovanni e ricchi è stato buttato là, in pasto ai telespettatori per il semplice fatto che i personaggi funzionano sui social. Ma la Rai è servizio pbublico e questo non se lo può permettere”.

Da questa parti non avevamo avuto un’idea così negativa del prodotto e ci sentiamo di stare dalla parte di D’Onofrio, che sui social retwitta senza problemi le critiche e replica:

“Ho solo raccontato delle realtà. Ho girato un documentario controverso per provocare raccontando un punto di vista. Ma anche criticandoli a modo mio, cioè senza moralismi. I personaggi di questo documentario hanno avuto molto coraggio ad esporsi. Ora racconterò altri fenomeni del mondo giovanile con lo stesso stile e la stessa distanza dai luoghi comuni”.

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