Fuori gli Autori II - Alessandro Clemente a TvBlog: Come è bello far l'autore da Trieste in giù

Oggi esce su TvBlog Alessandro Clemente

Fuori gli Autori II - Alessandro Clemente a TvBlog: Come è bello far l'autore da Trieste in giù

Pugliese, vive a Padova, lavora a Milano e ha vissuto venti anni a Roma, quindi non chiedetegli mai di dov'è. Lui è Alessandro Clemente, oggi ospite e padrone di casa qui su TvBlog nella rubrica Fuori gli Autori II. Lavora come autore dal 2010. Attualmente è autore di Tv Talk, collabora con Roberto Benigni e con Giovanni Vernia. In passato ha lavorato per Maurizio Crozza, Rocco Papaleo (Sanremo 2012), Geppi Cucciari, Luca e Paolo, Giorgio Panariello.

Com’è bello far l’autore da Trieste in giù

“E tu che lavoro fai, Edoardo?”
“In realtà mi chiamo Alessandro e… faccio l’autore”
“Ah, che bello! Bravo, Alessio! Hai detto che ti chiami Alessio, no?”

Da qui in avanti la conversazione solitamente diventa cordiale, a tratti vivace, ma negli occhi dell’interlocutore campeggia una scritta al neon intermittente: BEA_O TE! (La T di BEATO è chissà perché sempre fulminata). E dietro la scritta si intravvede un sottoscala buio fitto di pensieri di me che mi sveglio alle 11, apro il pc, scrivo due cartelle word con font arial 24, bevo molti caffè americani e termino la giornata lavorativa alle 11 e un quarto per iniziare a vagare nei locali cool degli aperiqualcosa.

Il lavoro di autore è innanzitutto un mestiere e, sì davvero, contempla molti caffè americani e moltissimo arial, ma anche una serie corposa di conseguenze mentali difficili da sintetizzare in poche righe, ma sulle quali il mio psicanalista potrà ragguagliarvi in maniera approfondita (se siete realmente interessati a interpellarlo vi consiglio di cercarlo sul cellulare perché sei giorni a settimana è in barca).

L’autore è una persona totalmente scoordinata col mondo, è bene che si sappia. Mentre il pubblico guarda estasiato, divertito, annoiato, persino irritato lo spettacolo o la trasmissione televisiva, lui guarda e analizza il pubblico per osservarne le reazioni con un unico sentimento: l’ansia.

Si potrebbe certificare che l’ansia sia lo stato d’animo che accompagna l’autore fin dalle prime righe scritte per la comparsata di un comico su una televisione privata molisana per il concorso canoro "Campobasso’s singing talent". Non c’è modo di liberarsene, è quasi uno strumento professionale, più vitale del pc portatile e della cosa senza dubbio più cara al mondo per un autore: il caricabatterie del pc portatile (un consiglio per chi sta iniziando: procuratevene minimo una dozzina).

Ma l’ansia dell’autore è ben diversa da quella che ognuno di noi conosce, non è quel senso di panico che attanaglia la gola come un asciugamano bagnato o un panetto di sabbia. L’ansia d’autore è un sottile sentimento, delicato e poetico, indefinibile per definizione, la cui temporanea eventuale scomparsa dà inizio uno stato d’animo di smarrimento e di disorientamento (tra l’altro molto simile all’ansia).

La pagina bianca di word davanti con un copione di settanta pagine da scrivere entro due ore, i dieci minuti prima della messa in onda, l’attesa del dato d’ascolto il mattino dopo, la ricerca spasmodica di un’ispirazione, la delusione per un testo che sembra perfetto ma è da rifare al 98,5%. Tutto questo è il magnifico carburante dell’’ansia d’autore’, qualcosa che, più del talento nella scrittura e della creatività, lo qualifica. Se non ce l’avete, mi spiace, ma dovreste trovarvi un altro lavoro.

Ma, oltre a questo strumento psichico fondamentale, ci sono anche delle prerogative tipiche di questa professione che la rendono unica e davvero divertente. Quella che personalmente preferisco è la possibilità di ‘dar voce’ ad attori, comici e personaggi televisivi che, quando mi trovavo dall’altra parte del teleschermo, apprezzavo e idolatravo. Spesso mi chiedevo ‘ma come fanno a pensarle certe cose?’, poi ho scoperto che ‘certe cose’ le pensa gente come me.

Adoro anche il processo che occorre per pensare testi e battute adeguate alla personalità di chi deve interpretarle. È un lavoro di immedesimazione tanto difficile quanto affascinante: ‘diventare’ un comico raffinato e intellettuale quando scrivo per un comico raffinato e intellettuale, e poi il mese dopo trasformarsi in un attore che recita Amleto in napoletano, e poi ancora mettere la testa su uno sketch che debba contenere due disoccupati, un ufficio postale, un pavone e Barack Obama. Farlo con naturalezza presuppone un po’ di talento e predisposizione, ma anche una consuetudine con le abitudini e tic del personaggio per cui si sta scrivendo.

Da una parte i vincoli dettati dalla lunghezza del testo, della personalità e dei gusti di chi dovrà interpretare quel testo, dall’altra una quasi totale libertà di spremere la fantasia e versare il succo che ne viene fuori lungo tutta la pagina. In quei pochi istanti in cui si ha la piena consapevolezza di sollecitare la propria immaginazione, la propria creatività per ottenere un risultato tangibile e che possa essere apprezzato da moltissime persone, è possibile avvertire una vertigine che rende impagabile il mestiere di autore.

Adesso è ora che finisca subito questo mio scritto perché ho ricevuto categoriche indicazioni sui tempi di consegna e mi sta già assalendo l’ansia. Una terribile e magnifica ansia.

Alessandro Clemente

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