Nicola Porro: "Ospito chi non va da Fazio. Non posso parlare di Virus"

Nicola Porro dice no comment alla proposta di un nuovo programma domenicale. E racconta della sua unica raccomandazione, avuta da...

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Nicola Porro, nel periodo più delicato legato alla scadenza contrattuale con la Rai, ha deciso di uscire allo scoperto. Solo in parte, per via dei segnali lanciati dalle dichiarazioni del Direttore di Rai2 Ilaria Dallatana. Intervistato su Libero dal suo vecchio compare Luca Telese, con cui divideva la co-conduzione di In onda su La7, si è concesso solo in parte alle sue ficcanti domande:

"Non posso rilasciare interviste, Luca. Voglio essere chiaro, soprattutto con un amico. Non dico più nemmeno una parola su Rai, Virus o Campo Dall'Orto. Luca, ti ho detto che non parlo di Rai| Non fregheresti un amico, no? Sono un aziendalista. Sono indignato, ma posino parlare di tutto, tranne che del programma. Quello che dovevo dire l'ho già detto. Ogni altra parola è superflua".

A questo punto Telese ricorda i tempi in cui riuscivano a dividere la scena di un talk rispettando le loro posizioni politiche divergenti, agli estremi opposti:

"Un ospite lo invitavo io e uno lui, un servizio lo immaginavo io, uno lui. Poi Nicola ha creato Virus su Raidue: per una strana follia, proprio nell'anno dei suoi record, lo chiudono. L'ultima puntata ha superato il 6%".

Quanto all'ipotesi di testare il preserale domenicale di Rai2 per un nuovo talk, sostitutivo del cancellato Virus, Porro preferisce non sbilanciarsi ancora:

"No comment. Per ora combatto per portare sempre, spero alla Rai, l'idea più sbagliata, e metterla a confronto con quella dominante. Il contagio delle idee è un valore. In un paese in cui in tutti i salotti definirsi di sinistra sembra un certificato di cittadinanza, pena l'indegnità, sono contento di essere bollato 'di destra' La verità è che sono un liberale che racconta gli invisibili, chi non ha successo. Le persone inutili per i salotti di oggi, che - per dire - non sono à la page per Fazio, non hanno il faccione".

Del suo primo sbarco in Rai, però, ha ricordi bellissimi:

"Ho avuto libertà straordinaria. In poche settimane mettiamo su un programma di prima serata partito il 3 luglio. Se si muove la macchina di viale Mazzini non ce n'è per nessuno".

Da chi oggi il conduttore di Virus ritiene di aver imparato qualcosa?

"I miei maestri sono Feltri e Santoro. Nei suoi programmi, dove si andava a combattere, sono diventato il berlusconiano dal volto umano".

Quale, invece, il giornalista a cui deve qualcosa in termini di carriera?

"Prima mi chiama Ferrara che apre il Foglio, ci incontriamo al Radetzky, e poi la mia unica, provvidenziale raccomandazione della mia vita. Paolo Del Debbio chiede di trovarmi un lavoretto a Rete4. Mi devo svegliare alle cinque di mattina per una rassegna stampa. Compravo i giornali e li portavo in redazione.

Quanto a Carlo Freccero, invece, "ripete sempre che sono bravissimo nella carta stampata, che vesto bene, e che passo tutti i miei weekend a Saint Tropez. Ho conquistato tutto da solo, non ho motivo di vergognarmi. Per fare il giornalista non devi essere malvestito, ma con la giacca di Armani stropicciata, avere la barba incolla, e una multiproprietà in Puglia. Capisco, però, che aiuta molto".

Una giacca che non fa una piega.

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