Con questo post, diamo il benvenuto a una nuova penna su TvBlog, Stefano Havana, che nella blogosfera è noto per essere una delle anime del blog Noantri. Buona lettura a voi, buon lavoro a lui che, sono certo, apprezzerete in particolare per la qualità della scrittura. E perché susciterà senza dubbio più d’una discussione. Cosa che non guasta mai. Malaparte.
Le verità sono due e neanche tanto nascoste. La prima: X Factor è l’unico talent show italiano per cui valga la pena di piazzarsi davanti alla Tv. La seconda: giammai bisognerebbe prima, durante o dopo la visione di “X Factor” scegliere di seguire anche American Idol, il più famoso tra i famosi spettacoli analoghi statunitensi. Il motivo è presto detto: il peggiore dei concorrenti di “American Idol” vale dieci volte il migliore dei concorrenti di “X Factor” e la tal cosa non fa benissimo alla salute del robusto patriottismo italian-canoro che vorrebbe i nostri beniamini capaci di tenere testa ai pari grado d’oltreoceano.
Giusy Ferreri, per fare un nome soltanto, avesse partecipato ad “American Idol”, anziché ad “X Factor”, si sarebbe probabilmente limitata alle presentazioni, se non peggio, prima di essere fatta fuori dai severissimi giudici dell’edizione a stelle e strisce (tra cui figura anche quel Simon Cowell, ideatore proprio del format che sta dietro “X Factor”).
American Idol viene trasmesso in Italia da Fox Life in puntate di circa 45 minuti ciascuna, tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11.30 e, in replica, alle 16.40: al momento è in fase di conclusione la stagione numero sette, mentre negli States sono già cominciati i provini per la successiva. (la programmazione italiana vive di una “differita” di circa sei mesi rispetto all’originale).
Suddiviso in tre fasi, “American Idol” fa della scioltezza e della semplicità la propria arma vincente: i provini, eseguiti in tutti gli stati americani, costituiscono la parte più trash e divertente; le selezioni, in cui i concorrenti ammessi vengono sottoposti a un tour de force impressionante, con prove canore degne di un campus dei marines; infine le avvincenti fasi eliminatorie, le uniche in cui entra in gioco il giudizio del pubblico tramite il celebratissimo meccanismo del televoto.
Non si vuole qui fare un paragone tra “X Factor” e “American Idol”, anche perché i due format non sono il clone l’uno dell’altro, ma è certamente impressionante constatare la differenza di livello medio tra le due offerte. Jennifer Hudson (nell’immagine), arrivata addirittura settima nella terza edizione del 2004, oltre ad aver avuto un successo mondiale come cantante, ha conseguito nel 2007 il Premio Oscar come migliore attrice non protagonista nel film Dreamgirls.
Chris DaughtryCarrie Underwood, invece, vincitrice della quarta edizione del programma, ha firmato un album d’esordio che è stato battuto, nelle classifiche internazionali, solo da “Confessions on a Dancefloor” di Madonna. Carrie ha venduto, con un solo disco, più di 6 milioni di copie, scalzando nelle classifiche del country artisti affermati come Faith Hill e Shania Twain. Nel 2007 si è portata a casa due Grammy Awards.
E’ vero: il mercato discografico americano, se paragonato a quello italiano, fa la figura di una balena contro un criceto, ma tali ingombranti numeri sono anche la testimonianza provata di un Paese, quello americano, dove il talento autentico è ancora premiato dal successo puro e incondizionato. Gli artisti che trionfano nei talent show americani si fanno strada anche a livello autoriale, scrivendo di proprio pugno gli stessi pezzi che poi rendono celebri. In Italia sappiamo bene che non funziona così: lo stesso entusiasmo intorno Giusy Ferreri è stato reso possibile dal sodalizio artistico con nomi quali Tiziano Ferro e Gigi D’Alessio, entrambi firmatari dei primi (e unici) successi della cantante. E’ addirittura meglio non parlare dei vincitori delle varie edizioni di “Amici”, i quali nella migliore delle ipotesi si sono fatti strada come tele-imbonitori di pentole e materassi al fianco di Giorgio Mastrota.
Si consigliava all’inizio di non azzardarsi a guardare il nostro “X Factor” in concomitanza con “American Idol” per evitare un vertiginoso crollo della curva dell’interesse e della speranza: pensandoci bene, forse il paragone si rende invece necessario, così da poter limare e perfezionare quello spirito critico che lo spettatore italiano tende a coltivare sempre di meno.
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02 feb 2009 - 22:10 - #51cos
con tutto il rispetto, a me la voce di Giusy non piace. Mi fa venire l’orticaria. E’ soggettivo come lo è il tuo definire “banalotto e deludente” Marco Carta.
E anche se do’ il benvenuto a Stefano Havana tra le penne di TvBlog, mi permetto di dirgli che non sono d’accordo con lui. Ma è il bello di confrontarsi anche su questo.
cos
02 feb 2009 - 22:18 - #52@Share
anche a me non piace la voce di Giusy :)
preferisco quella di Marco Carta, ma il suo disco è deludente, per me ovviamente
forse non si è capito nella confusione dei vari commenti: secondo me, rispetto a American Idol, manca la costruzione di un progetto, sembra sempre tutto improvvisato e fatto apposta solo per cavalcare l’onda e vendere la qualunque cosa… (questo l’ho pensato sia per il disco di marco che per quello di Giusy, e rimane un personale parere)
nonostante questo ho in passato seguito Amici storcendo un pò il naso e seguo APPASSIONATAMENTE X-Factor nonostante i piccoli difetti
nella vita ci si deve accontentare, ogni tanto
(grazie per la tua educata risposta)
cos
02 feb 2009 - 22:19 - #53ovviamente attendo con ansia cosa è stato pensato per gli ARAM, sarà un’altra delusione? spero di no…
stardust
02 feb 2009 - 22:19 - #54Giusy Ferreri fa venire l’orticaria,ma Marco Carta è imbarazzante,fra 5 anni vediamo chi dei 2 sarà ancora lì…
xandra87
02 feb 2009 - 22:27 - #55stardust ci saranno gli aram questo poco ma sicuro :)
Cordelia Chase
02 feb 2009 - 22:41 - #56Ho seguito in passato American Idol e di performance di basso livello ne ho ascoltate eccome! A parte Jennifer Hudson, rimasta all’oscar, Chris Daughtry, fermo all’album d’ esordio, Carrie Underwood, quali altri artisti ha sfornato questo talent show? Stefano Havana, permettimi, il tuo articolo mi sembra intriso di tanto provincialismo tipico italiano per cui tutto ciò che è italiano è scarso e tutto ciò che è straniero, possibilmente anglofono, è straordinario.
Cordelia Chase
02 feb 2009 - 22:44 - #57Sturdust, non so chi ci sarà tra 5 anni. Senz’altro spero che ci sia Marco Carta perchè trovo la sua voce meravigliosa.
CCAAABB
02 feb 2009 - 22:49 - #58Mah…Non capisco su quale base si fanno certe recensioni o si dicono certe cose…Siete dei somari, e se n’è aggiunto un altro. Si prende sempre di mira X Factor perchè da fastidio, almeno alla gente di questo blog.
Fate delle valutazioni campate in aria, senza un ma, senza un perchè?
Leggere queste recensioni è come per uno stitico andare in bagno…
Valutazione: American Idol è un programma americano, X Factor è italiano.
Tutto quello che è in america luccica eppure le acutissime cantanti di X Factor UK e American Idol USA, alla musica italiana non piacciono!
Guardate un pò le valutazioni del pubblico relative alla musica.
Sinceramente vi ripeto questi paragoni sono assolutamente infondati.
Cmq per me X Factor è uno spiraglio sul modo di fare all’ameriacana o all’inglese, finalmente!
Andate a lavorare al posto di scrivere ca***e quì!
Rikstyle
02 feb 2009 - 23:01 - #59Scusate ma non sono d’accordo con la miriade di post contro questo articolo. L’autore ha semplicemente detto che in Italia i talent show servono solo per fare ascolto e non per sfornare talenti. Solo un ipocrita negherebbe tutto questo. Tutti i vincitori di amici voi li avete visti sfondare? Ma anche soltanto avere un minimo di successo musicalmente o anche a teatro? non mi sembra. L’articolo sembra snob “all’americana” ma in realtà è molto veritiero.
Carter
02 feb 2009 - 23:07 - #60Cordelia, prenditi 5 minuti e fai una ricerca; Jennifer Hudson ha pubblicato un album che sta vendendo bene, Daughtry ha stra venduto con il suo primo album e quest’anno uscirà il suo secondo lavoro, David Cook e David Archuleta stanno vendendo bene coi loro album d’esordio!
giogio19
03 feb 2009 - 01:50 - #61LA VERGOGNA BATTE CON MORGAN
Corrado
03 feb 2009 - 03:50 - #62LA VERGOGNA BATTE CON MORGAN
kaisersose67
03 feb 2009 - 09:55 - #63In America o in Inghilterra esiste una discografia forte che può assorbire i talenti generati da un programma televisivo.
In Italia la discografia è un cadavere ambulante che vende pochissimo e riduce ogni giorno sempre di più il personale lavorativo, dovuto ad una crisi ormai senza sosta.
Considerando questo, i Talent italiani diventano AUTOREFERENZIALI e generano “talenti” che possano produrre polemiche necessarie al programma, poichè se fossero solamente talentuosi e bravi priverebbero di interesse il programma stesso, che non darebbe loro alcuna chance.
L’unico talent show che l’Italia abbia mai avuto è sempre stato Sanremo, che ha reso celebri Vasco Rossi, Zucchero e Laura Pausini - per parlare dell’era moderna - ma proprio quando la discografia era ancora forte.
Oggi abbiamo: Marco Carta, Karima e Silvia Aprile dai talent televisivi. Vedremo come verranno macinati dalla maggiore cassa di risonanza italiana, che unisce tutti i pubblici possibili.
sn3ke
03 feb 2009 - 10:48 - #64non è assolutamente vero che Gigi d’Alessio ha scritto delle canzoni per Giusy Ferreri
gianco
03 feb 2009 - 11:05 - #65imho sarebbe utile argomentare le proprie opinioni senza cadere nello sberleffo o nell’ironia stupidotta specie per una nuova firma che non si conosce
Spyro
03 feb 2009 - 11:45 - #66Attenzione che c’è anche una questione statistica: la popolazione americana è molto più ampia di quella italiana, da qui una maggiore possibilità di trovare talenti. In secondo luogo l’industria dell’intrattenimento è molto più ricca sviluppata, da qui una maggiore possibilità di trovare persone che si presentano lavorando già nello spettacolo, e con un’agguerrita concorrenza che seleziona già alla base una certa professionalità.
Detto questo, esiste anche una certa cultura della “pappa pronta” qui in Italia (cioè: prendo due lezioni e credo di valere già come un professionista che canta da 40 anni), da cui non sono esenti gli artisti nostrani, compresi (molti di) quelli che si presentano a X-Factor.
Quanto ai concorrenti nostrani di questa edizione di X-Factor, credo che qualche punta veramente valida ci sia: su tutti i bastard sons of dioniso, che se continuano nella strada che dicono di voler intraprendere (miglior canto, maggiore cultura musicale), insieme con la loro prospettiva da outsider (vedi il famoso brano del ‘500) potranno dare davvero tanto alla musica italiana.
Stefano Havana
03 feb 2009 - 12:27 - #67Hotelp: sì, però converrai che Marco Carta è la cosa più lontana dalla musica che sia mai stata generata in natura dopo una caffettierea Moka. Ci sono concetti ed eventualità che vanno necessariamente oltre i numeri: se 120mila ragazzini under 15 acquistano il cd di Marco Carta, questo deve avere necessariamente meno valore di una botta da 1 milione e mezzo di copie vendute in tutto il mondo, corredata da esibizioni, tanto per dire, nei principali club americani. Marco Carta non è un cantante, al di là dei numeri. (anche perché sai, questi numeri, spesso e volentieri, trovano il tempo che trovano. Ti faccio un esempio: allegano il cd di Marco Carta con (faccio per dire) “Tv Sorrisi e Canzoni” al sovraprezzo di 3.99 euro, mentre al negozio quello stesso cd costa (faccio sempre per dire) 12,99 euro. Ecco, quella vendita fa numero, certamente, ma in realtà è una non-vendita. Insomma, il discorso qui diventa lunghissimo: io non voglio far trionfare i numeri. Se l’ho fatto nel mio pezzo è perché CERTI numeri contano al di là di ogni altra ragione. (se vendi, nel MONDO, quanto o più di Madonna, questo va tenuto presente. Punto) Naturalmente è la mia opinione.
[Ste]
white
03 feb 2009 - 12:39 - #68benvenuto stefano.
sono felice che pensi x factor come vero talent italiano..ovviamente il paragon con american idol è asurdo e sappiamo bene i motivi. ma credo che quel tipo di talent in italia non riuscirebbe a portare i frutti sperati.
non so se giusy in usa sarebbe stata presa.. forse no…
però noi italiani abbiamo 2 brutte abitudini ultimamente.
1) quella di criticare un cantante che ha fatto un talent , perchè non ha fatto gavetta( quando invece magari di gavetta ne ha fatta davvero tanta)…in usa o uk nessuno si sognerebbe di andare da leona lewis a dirle che non vale niente perchè ha fatto x factor…
2) cerchiamo di trovare in ogni cantante emrgente sempre il paragone con qualche altro cantante.
theheart
03 feb 2009 - 12:43 - #69Stefano Havana
Definire Marco Carta un NON cantante mi sembra davvero assurdo ed esagerato. E non ne capisco neanche il motivo. Me lo spieghi?
E poi, non generalizziamo grazie..chi ti dice che solo le 15enni hanno comprato il cd di Carta?
Poi vorrei informarti che Marco Carta ha avuto il platino prima che il cd uscisse con Sorrisi, perciò il tuo discorso non regge.
pinky7
03 feb 2009 - 13:21 - #70Stefano ha ragione Marco Carta non è un cantante, è un personaggio creato ad arte dalla tv per un pubblico di ragazzine, che è ben diverso. Che poi possa cantare anche bene è tutto un altro discorso.
Comunque ripeto vendere dischi in America non vuole dire nulla, la macchina discografica è così potente ed efficiente che sono in grado di lanciare chiunque e fargli vendere milioni di dischi. Paris Hilton ne ha venduti 2 o 3 milioni, e non ditemi che canta meglio dei cantanti dei nostri reality ( e secondo me è pure un cesso ), per non parlare di Britney che ne ha venduti quasi 100 e sa cantare solo in playback ( e pure male ).
Cordelia Chase
03 feb 2009 - 17:26 - #71Stefano Havana, la saccenza con cui scrivi è veramente fastidiosa. Oltre alla tua spocchia chi ti ha detto che i 120.000 acquirenti del cd di Marco Carta sono ragazzini under 15? Inoltre, visto che non sei in grado di darla (perdonami ma alla spocchia rispondo con spocchia), giusto per una corretta informazione (eppure la falsità scritta su Gigi D’Alessio autore di Giusy Ferreri avrebbe dovuto farti da monito!), il cd Ti Rincontrerò in allegato con Sorrisi è stato venduto moto tempo dopo la conquista del disco di platino e al sovraprezzo di 9,90 euro. Mica poco, insomma, per un cd uscito da mesi! Le tue tesi, quindi, su cosa si basano? Ah, si, sull’aria fritta. Stefano Havana, converrai che i tuoi interventi, a cominciare dal tuo post iniziale, sono la cosa più lontana dalla critica che siano mai stati generati in natura dopo i lacci per le scarpe.
stardust
03 feb 2009 - 19:11 - #72Concordo con Stefano:Marco Carta non è un cantante.
white
04 feb 2009 - 00:05 - #73ma la smettete col fatto del disco di platino cavolo?
lo inserite in ogni discussione.
sino a qualche mese non sapevate nemmeno cosa fosse un cd di platino nè cosa fosse sanremo
Rikstyle
04 feb 2009 - 10:43 - #74Stefano ha ragione: Marco Carta non è un cantante perchè il fatto che abbia pubblicato un album (per’altro anche da flop, 100 mila copie secondo me sono pochissime per un programma come Amici che viene visto da 7 milioni di persone) non implica che sia un cantante. Già soltanto la sua vittoria era stata decisa molto prima che finisse il programma (perchè c’èrano persone molto più qualificate di lui).
Con questo voglio dire che non basta scrivere un album pieno di canzoni d’amore per essere definito un “cantante”.
Ah, e il fatto che abbiano ri-pubblicato l’album su Tv Sorrisi e canzoni a basso prezzo, fa capire che l’album non stava andando molto bene.
dorian
11 feb 2009 - 11:30 - #75bravo stefano .concordo al 100%. ho seguito la prima serie di X factor con entusiasimo, ma dopo aver visto american idol, mi è passata la voglia di vedere la seconda