Dopo aver analizzato le principali Media Company americane, cerchiamo ora di capire meglio che cos’e’ la Public Television. Scordiamoci subito il modello italiano: la tv pubblica negli Stati Uniti e’ solo un concetto e non un canale.
Lo scopo principale della Public Tv e’ quello di essere una televisione di servizio con l’obiettivo di educare, informare e distribuire contenuto culturale. Ogni “tv pubblica” (quindi ogni “canale pubblico”) e’ in realta’ un ente noprofit la cui finalita’ ultima e’ servire la comunita’. Ogni tv pubblica viene quindi gestita sempre a livello locale, con un proprio comitato di direttori, staff, programmatori e un “board” di rappresentanti della comunita’ in cui e’ inserita. Non esiste un canale pubblico nazionale, ma solo canali locali che al massimo possono aderire tutti ad un unico “consorzio”, il piu’ grande dei quali e’ il Public Broadcasting Service (PBS). A differenza dei broadcast network, le stazioni televisive locali affiliate alla PBS possono trasmettere tutti, pochi o nessuno dei programmi offerti per il networking, a proprio piacimento. Le affiliate pagano fee annuali a PBS per trasmettere questi programmi, contribuendo per meta’ al budget di questo consorzio. Per legge PBS non puo’ autoprodurre alcun programma e riceve finanziamenti dal governo sebbene non direttamente, ma attraverso la CPB (Corporation for Public Broacastong), che a sua volta e’ controllata dal Congresso. La PBS e’ nata nel 1970 per volere del Public Broadcasting Act e comprende sia canali televisivi che radiofonici.
La programmazione delle affiliate di PBS viene garantita da produzioni freelance locali o, per la maggior parte, da quello che e’ chiamato il NPS (National Program Service) ovvero il palinsesto di PBS, soprattutto per quanto riguarda i prodotti per la messa in onda in prima serata e per i bambini in daytime. Come gia’ detto ogni affiliata sceglie se e quali programmi mettere in onda e ne determina liberamente anche l’orario. CPB ogni anno analizza e approva/rifiuta ogni progetto di acquisto di contenuto televisivo per la tv pubblica. Molto spesso avviene il contrario e cioe’ sono proprio le affiliate a provvedere alla fornitura al circuito di PBS dei programmi: le piu’ attive in questo senso sono WGBH/Boston, WNET/New York e WETA/Washington. Alcune collaborano con molti prodotti ogni anno, alcune con nessuno. Gli ascolti di queste reti, sebbene la copertura raggiunga il 99% della popolazione, sono praticamente insignificanti (10-15% di quanto fa un broadcast network generalista) e sono paragonabili, dato aggregato, all’ascolto di un buon canale via cavo.
Non potendo contare sul solo finanziamento da parte della pubblicita’, ogni affiliata deve fare affidamento su: parte dei fondi provenienti da CPB, prestiti statali, contributi di privati e fondazioni, donazioni da parte di aziende, vendita di programmi, affiliazioni, raccolte fondi, vendita di DVD o merchandise. Spesso i nomi dei benefattori sono riportati all’apertura di alcuni programmi come segno di ringraziamento. Non e’ previsto un canone. Per quanto riguarda la produzione di programmi, una stazione puo’ finanziare un progetto per avviarlo, ma poi e’ il produttore a dover cercare altre potenziali fonti di finanziamento, prima delle quali e’ proprio la CPB. Sono circa 356 le stazioni televisive americane definibili “pubbliche”, di cui 176 sono collegate a PBS, 89 sono tv comunitarie, 59 sono riconducibili a college e universita’ e 28 sono controllate da altre autorita’ municipali od educative.
Uno dei programmi di maggior successo della PBS e’ il celebre Sesame Street, in onda da molti anni e prodotto dalla societa’ Sesame Workshop, una media company che si occupa della gestione del brand, della pubblicazione di libri e di tutto il licensing correlato a questo titolo. Sesame Street, trasmissione destinata ai bambini con molti popolarissimi pupazzi e personaggi e’ un ottimo esempio di strategia di autofinanziamento di un prodotto destinato alla messa in onda su una rete pubblica. La restante programmazione di PBS comprende, tra gli altri, documentari di approfondimento che trattano argomenti eterogenei come la scienza, la tecnologia, la cultura, la medicina e la salute, la natura, la storia, la geografia, la società, l’arte e il teatro.
Per quanto riguarda la pubblicita‘ vi sono restrizioni molto severe emanate dalla Federal Comunication Community che predispone le normative in materia di tv pubblica. Alcune delle regole prevedono ad esempio:
- l’impossibilita’ di produrre e girare comunicati commerciali nelle strutture di broadcasting pubbliche;
- no annunci commerciali che riguardano la gestione del risparmio (banche, assicurazioni ecc.) o che contengano esplicita dichiarazione di un prezzo;
- no annunci che contengono una “call to action” (”Fermati al nostro punti vendita”, “usa il nostro prodotto al prossimo cambio-olio della tua auto” sono espressioni bandite);
- nessun annuncio contenente un invito a comprare, vendere, noleggiare.
Tutti gli annunci che esulano da queste regole e dopo esplicita approvazione della FCC possono passare in onda, senza peraltro mai interrompere un programma ma solo tra un titolo e l’altro. Capite bene quindi che non si tratta di comunicazione commerciale.
La PBS non trasmette news (troppo costose da produrre) ma comunque e’ anche qui al centro di controversie riguardanti l’influenza politica sulla programmazione (nemmeno poi tanto pericolosa, a quanto pare) dal momento che le cariche dirigenziali di CPB sono decise a livello governativo, con larga influenza anche da parte del Presidente degli Stati Uniti.
Nella scorsa puntata abbiamo parlato di: Media Company.
Nella prossima puntata, giovedi’ 4 dicembre: Programmazione: intrattenimento di prima serata.
alc0r
02 dic 2008 - 14:50 - #1Ottimo post come sempre!
In Italia la Rai dovrebbe ispirarsi a questo modello.
Controvento
02 dic 2008 - 15:09 - #2Magari anche la nostra tv pubblica fosse così, quasi solo cultura e niente canone!!
zia Assunta
02 dic 2008 - 15:34 - #3Avevo letto che quest’anno PBS farà una serie fantasy, come si spiega?
E’ vero che trasmise Baywatch che fu un flop su NBC na continuò su PBS con il successo mondiale che tutti sappiamo.
Antonio C.
02 dic 2008 - 17:35 - #4quindi è vero che fanno maratone televisive per richiedere fondi come nella puntata dei simpson (quella dove homer , alla fine, per sfuggire alla Pbs finisce a fare il missionario in africa)?
corbetz
02 dic 2008 - 19:35 - #5@ zia Assunta: e’ probabile che sul network di PBS possa esserci una serie fantasy. Il punto e’ che non sara’ prodotta direttamente da PBS, ma verra’ acquistata da PBS per la messa in onda. Non e’ che gli show sono del tutto banditi dal network, solo che sono molto rari!
@ Antonio C.: si, e’ vero! Lacrimevole, vero?! :D
corbetz
02 dic 2008 - 19:39 - #6@ zia Assunta, dimenticavo scusa: Baywatch ando’ per una stagione su NBC ma fu cancellata a causa degli alti costi di produzioni e i bassi ascolti. Tenuta in vita da Hasseloff e i produttori esecutivi della serie ebbe successo in SYNDICATION ma non su PBS.
zia Assunta
02 dic 2008 - 22:26 - #7ovvero Corbetz? Ebbe successo sulle reti locali in parole povere?
Anche Sex and the City versione “clean” è andato in onda su PBS?
zia Assunta
02 dic 2008 - 22:27 - #8Grazie per le risposte naturalmente.
corbetz
03 dic 2008 - 00:51 - #9@ Zia Assunta: trovi una spiegazione sul sistema in syndication qui: http://www.tvblog.it/post/11593/guida-alla-tv-usa-10-syndication-e-vendita-di-programmi In pratica ha avuto successo non grazie alla messa in onda su un canale specifico (”reti locali” non e’ proprio la definizione esatta).
Le repliche “ripulite” di S&TC sono invece andate in onda, dopo le prime su HBO, su TBS e pure in syndication.
Su PBS non e’ andato in onda praticamente nulla di “interessante”.
zia Assunta
03 dic 2008 - 10:18 - #10Grazie.
Antonio C.
04 dic 2008 - 11:40 - #11ahahahah come se Del noce si mettesse a fare una maratona per raccogliere fondi per la rai….Scherzi a parte vorrei vederli in faccia 1 ad 1 i “benefattori”