
Tempi duri, cari telemaniaci, tempi durissimi, lasciatevelo dire e ditecelo anche voi (e ditecelo anche su Facebook, dove è nato il grande gruppo TvBlog), quanto siano duri, questi moderni tempi da telemaniaci disillusi.
La tv non graffia più, fatte salve poche eccezioni. Non graffia e non si fa graffiare, tutta tesa com’è a proteggersi dalle critiche e dalle parole di chi prova a criticare, sui blog, sui giornali, ovunque; di chi prova a cambiare - per quanto si possa - lo status quo. Ma lo status quo, per definizione, si cambia solo con le rivoluzioni. E la rivoluzione non va d’accordo con la pubblicità, ma neanche con le convinzioni dei dirigenti.
Prendo a prestito, per questo editoriale che potrà sembrare a qualcuno catastrofista e che invece vorrebbe essere, come al solito, propositivo, quel che si legge sul blog della SACT (Scrittori Associati di Cinema e Televisione - questo, invece, il sito ufficiale) a proposito delle recenti dichiarazioni di Fedele Confalonieri. E ne approfitto per invitare tutti gli addetti ai lavori a partecipare, qui, alle nostre conversazioni sulla televisione. Perché rimango convinto del fatto che sia bello e utile a tutti mettersi in gioco, mettersi in discussione e soprattutto rimettersi ai giudizi di chi la tv la guarda e ha diritto e dovere di criticarla. Ma dicevo del blog della SACT. Ecco.
Per chi non è informato, Confalonieri ha commentato la crisi di Mediaset e in particolare quella della fiction italiana. Partendo dal flop di Crimini Bianchi, Confalonieri sostiene che la serie Taodue sarebbe andata male perché troppo ansiongena. Confalonieri prosegue e afferma che in un momento di crisi come questo “la gente ha bisogno di favole”. E come esempio cita Frank Capra e “La vita è meravigliosa”. Quindi, tradotto in soldoni, da oggi in poi cari colleghi scriveremo tutti delle belle favole.
Ma, con le sue affermazioni, Confalonieri presta il fianco ad una serie di osservazioni…
La lettura che fa ci sembra riduttiva e semplicistica, addirittura estemporanea e non ragionata a fondo. La crisi di Mediaset nasce molto prima della crisi dei mercati finanziari. E’ chiaro come il sole che una parte di pubblico si sta spostando su Sky. Ed è un pubblico preziosissimo per una tv commerciale perchè è quello pagante, che è disposto a spendere e quindi perfetto bersaglio dei pubblicitari. Non è un caso che sia proprio Mediaset a risentire di più dell’ingresso sul mercato di Sky.Ma se la lettura è semplicistica, la soluzione è ancora più naif. Ok, ammettiamo che Confalonieri abbia ragione. La gente ORA vuole vedere le favole. Mediaset ORA commissionerà la realizzazione di favole. Ma, tra l’ORA e la messa in onda di questi eventuali nuovi progetti , passerà almeno un anno e mezzo. E in un anno e mezzo può succedere di tutto.
Per spiegarci meglio, ci mettiamo subito al lavoro raccontando una bella favola. La storia di una crisi economica che viene miracolosamente superata in un anno e mezzo. I mercati risalgono, c’è un nuovo impulso economico. E tutti vissero felici e contenti… E quando arriveranno, le nuove favole Mediaset saranno già vecchie e superate.
Eccoli, gli scrittori associati, che hanno una visione delle cose chiara e lucida, come spesso accade.
Ma nel frattempo c’è chi decide che abbiamo bisogno delle favole, di essere rassicurati e coccolati.
E allora noi miseri spettatori schiacciati dalla tv dei tempi moderni, noi con quel minimo di senso critico che ci è rimasto migriamo verso altri lidi, altre piattaforme, altri media. Perché non rimane nient’altro da fare, se non si può criticare, se non si può graffiare, se non si può non essere coccolati.
panterarosa
20 ott 2008 - 09:36 - #1Caro Malaparte, le dichiarazioni di Confalonieri si commentano da sole: sono di una superficialità allucinante e fanno il paio con quelle scriteriate di Donelli.
allucination
20 ott 2008 - 09:40 - #2In parole povere… vedremo tipo Carabinieri 27, Anna e i cinque 46, I Cesaroni 103 (seguiranno tutte le generazioni).
erodio1976
20 ott 2008 - 09:55 - #3Che analisi del cavolo quella di Confalonieri.
Non si danno pace a comprendere che hanno prodotto delle fiction non gradite dal pubblico perche’ magari quest’anno ce ne sono 4/5 in ambito ospedaliero…
Il dottor House l’anno scorso ha mostrato quanto si era tirata la corda sul genere. Ma purtroppo, quelle fiction erano state gia’ ordinate e hanno fatto TUTTE una brutta fine. Si meravigliano di fare poco con il Ballo che altro non e’ che una sbiadita copia di Amici, si meravigliano di Fantasia che pur lodevole nelle intenzioni, aveva alla base un’idea gia’ sfruttata e gia’ respinta anni addietro proprio in Mediaset (Ciao Gente, Il Gatto e la Volpe). I quiz preserali non funzionano piu’ ma non si fa nulla per diversificare l’offerta… Insomma sti flop se li meritano tutti. Rischiate cari tanto di flop ne collezionate ugualmente.
Dorinne85
20 ott 2008 - 10:03 - #4Crimini Bianchi fallisce perchè è ansiogena, ma l’intevista a Saviano è seguitissima in seconda serata. Cosa ha raccontato lo scrittore, favolette? Se proprio Confalonieri fa queste analisi allucinanti, non mi stupisco che la televisione stia degenerando di giorno in giorno.
ITAL
20 ott 2008 - 10:09 - #5Partiamo con un dato di fatto … sulle reti Mediaset … funziona di solito … soprattutto l’intrattenimento leggero : fiction un pò impegnate, programmi giornalistici in pt … ma anche in seconda serata … non hanno solitamente grossi riscontri !
Però Confalonieri sbaglia a pensare … che i telespettatori … vogliano evadere … senza riflettere …e la dimostrazione è che molti programmi d’informazione in pt funzionano ( su Rai ma anche sulla piccola virtuosa LA 7 ) o anche eventi come l’intervista a Saviano …
Solo che spesso … è una questione di tempi … cioe saper essere tempestivi … essere pronti a riconoscere gli umori e i cambiamenti del pubblico … + maturo a volte di quanti certi personaggi e strateghi della ns. tv possano immaginare e pensare …
Per quanto riguarda il disastro nelle … fiction … forse va impostato un modello produttivo diverso … provando
con vari Pilot , un nuovo prodotto, una novità …insomma saggiare il pubblico prima di avventurarsi in ore ed ore di girato … senza immaginare il consenso o meno del pubblico …
In fondo … sarebbero anche risorse risparmiate … e da usare altrimenti …
jaki82
20 ott 2008 - 10:22 - #6Si potrebbe provare ad attrarre il pubblico dei bambini rimettendo nel pomeriggio di canale 5 e nl’access di Italia Uno i cartoni animati degli anni Ottanta. A parer mio, Mediaset, puntando su un pubblico giovane, potrebbe fidelizzarlo negli anni a venire, un pò com’era avvenuto in passato. Qualcuno potrebbe obbiettare che questi cartoni sono un pò vecchi, ma trasmettono valori positivi e sigle ben composte . Sono quindi belle storie, che guarderebbero forse anche i ventenni-trentenni. Poi, si sa, che in questo periodo, in assenza di idee nuove vince il filone nostalgia.
Eliminerei i reality, che forse a molti hanno stancato. Non ci si può basare sull’Auditel, che ha un campione molto ristretto…
passavo di qua
20 ott 2008 - 10:24 - #7Lo dico da sceneggiatore, non prenderei sul serio quello che proviene dalla sact. Si tratta di un’associazione corporativistica, con soci di serie A, con diritto di voto, e soci di serie B, senza (giuro, è proprio così!), il cui obiettivo è affibbiare una patente a chi deve scrivere in tv e chi no, ovviamente sotto la loro supervisione.
Degna di nota anche la loro proposta, per il contratto di lavoro, di dividere gli sceneggiatori in junior (pagati di meno) e senior da cui dovrebbero dipendere.
Secondo il loro sistema Orson Welles poteva fare giusto l’apprendista, altro che girare “Quarto Potere”!
zia Assunta
20 ott 2008 - 11:01 - #8Ecco chi comanda il più grande e unico gruppo televisivo privato italiano………si commenta da solo.
Inoltre come ripeto da settimane questa crisi non è che danneggi più di tanto Mediaset tanto veri concorrenti (a causa di leggi incommentabili) sul mercato pubblicitario non ne ha.
daniele cesarano
20 ott 2008 - 11:22 - #9La rete è un luogo aperto dove ognuno può scrivere, ma ognuno può anche verificare…per cui invito chiunque sia interessato ad andare sul sito della sact, www.sact.it, per verificare le parole di passavo di qua.
Farsi un’idea da soli è sempre la cosa migliore…
Daniele Cesarano
presidente della SACT
ITAL
20 ott 2008 - 11:29 - #10Zia Assunta
ma gli investitori pubblicitari … non sono enti di beneficenza …
Picchiatello
20 ott 2008 - 11:47 - #11Beh leggendo quanto riportato da Malaparte ( e le sue fonti) non sono ne dell’idea di Confalonieri ne dell’idea del blog diel sact.
Confalonieri ( ed i suoi manager) sbaglia nel non prendersi certe responsabilità se una sit o programma floppa e’ perche’ loro hanno preso determinate decisioni di portarlo in programmazione dopo una lunga a volta lunghissima gestazione, e’ ora di finirla nel prendersi tutti i meriti dei successi e dare agli altri le colpe degli insuccessi; d’altro canto gli sceneggiatori assieme agli autori non mi sembra che ultimamente brillino per nuove idee nei teleschermi italiani. Chi avrà gia’ visto ad esempio i nuovi casi di NCIS ( la serie 6 formidabile) si sarà gia’ fatto un metro di come producono gli americani, abbene questo serial verrà messo in onda in chiaro nel nostro paese forse tra un anno e lo sarà con molto ascolto, cio’ di da un esempio: se una produzione e’ un w.c. rimarra’ sempre un w.c. al di la del tempo per metterla nell’etere.
Salvo il “vero” discorso di Malaparte sono tempi duri ci saranno sempre meno soldi ( pubblicità) ed il lavoro nel campo sarà sempre piu’ precario.
JamesFord
20 ott 2008 - 12:07 - #12a me la cosa che rattrista è che tutti gli sceneggiatori (membri di Sact o no) non si mettono minimamente in discussione. Sempre a difendere il loro lavoro. Concordo con chi dice che andrebbero sperimentate cose nuove (e che Condfalonieri dica baggianate), ma è molto difficile pensare sia fattibile quando nemmeno gli sceneggiatori si levano a dire “è vero, ci fanno fare robe mediocri” (vedi alla voce Crimini biachi, era un prodotto vergognoso, ripetitivo, nè legal nè crime nè ospedaliero nè genere nuovo..). MI perdoni signor Cesarano, ma invece di fare a chi ha ragione tra lei e “passavodiqua” io mi preoccuperei di interrogarmi su quanto sottovalutate il povero spettatore da anni…e prima o poi la corda, tirandola, si spezza. auguri, tanto voi il fosso l’avete scavalcato oramai.
Illuminato
20 ott 2008 - 12:19 - #13@ Picchiatello e JamesFord:
Se nemmeno le dichiarazioni di Confalonieri vi aprono gli occhi su come si fa tv in Italia vi meritate la tv che va in onda.
Maricolo
20 ott 2008 - 12:26 - #14Ma ereditare il modello americano no? Dove non si commissionano 22 episodi se non prima si è misurato il grado di gradimento del pubblico. Certe volte mi chiedo se ci sia qualcuno con un briciolo di cervello in Italia.
gugly
20 ott 2008 - 12:27 - #15Il commento di Confalonieri sembra una difesa in corner tanto per…quando è stata ideata, sceneggiata, prodotta e confezionata a nessuno è apparsa ansiogena?
stangata
20 ott 2008 - 12:40 - #16gli sceneggiatori non solo si mettono in discussione (in privato, certo. Pensate che uno possa dichiarare quando un prodotto è in onda che non gli piace?), ma sono stremati dalle discussioni che affrontano tutti i giorni per impedire che il pubblico veda sempre le stesse cose e alla fine, sì, ogni tanto cedono. L’auditel su cui quotidianamente fate scommesse e vi divertite è un alfabeto che è diventato per loro un diktat. Lo so che gli investitori pubblicitari non sono enti di beneficenza, ma non dovrebbero esserlo neanche gli spettatori. Hanno il telecomando e pagano il canone. Usino entrambi i poteri. Un mercato bloccato danneggia tutti.
JamesFord
20 ott 2008 - 12:54 - #17@illuminato: non mi pare di aver difeso la tv italiana, anzi ho chiamato in causa anche gli sceneggiatori. Per me la tv italiana non si merita nemmeno il titolo di “tv” e non mi va giù che la colpa sia data solo a chi comanda. La professionalità, se si vuole , si trova il modo di difenderla.
stangata
20 ott 2008 - 13:08 - #18e iinfatti, James Ford, potresti vedere di molto peggio!
robgav
20 ott 2008 - 13:16 - #19La cosa che mi stupisce non è il fatto che Mediaset perda spettatori, ma come abbia fatto a perderne così pochi.
Due considerazioni: la prima è che il duopolio ha aiutato Rai e Mediaset, ma ha abbassato il loro livello di competitività.
Esempio: Love Bugs 3. Aveva ascolti molto bassi, poi si è ripreso fino ad arrivare al 9%, meritandosi (credo) la chanche di fare Love Bugs 4. Come mai si è ripreso? Perché in contemporanea su Rai 2 c’era soiree che faceva il 3%. Un certo numero di spettatori si è spostato su Italia 1. Insomma, un flop ancora peggiore ha salvato Love Bugs 3 dal flop vero e proprio.
La seconda considerazione è sulla perdita di competitività. Non è che ha contagiato pure gli sceneggiatori? Esiste la “prova provata”? Qual è la produzione da prendere a modello in cui gli autori, liberi dalla morsa di Fedele Confalonieri, hanno scritto una serie (anche low budget) competitiva con la scrittura di quelle statunitensi?
Se esiste, fatemelo sapere così me la guardo.
eeee
20 ott 2008 - 13:19 - #20ci vuole del coraggio a difendere gli sceneggiatori…la tv fa schifo e tutti si adeguano perchè in italia ( senza lettera maiuscola…non saremo mica uno stato serio?!) il merito non solo non viene premiato, ma anzi viene deriso!! la televisione italiana è l’espressione di quanto siamo mediocri in tutto..
eeee
20 ott 2008 - 13:21 - #21vedere di peggio???? ma neanche nel terzo mondo si potrebbe fare di peggio…
stangata
20 ott 2008 - 14:14 - #22robgav, fai un salto su sky, ormai ci sono anche serie italiane. eeee, non mettere limiti alla provvidenza, il peggio è in arrivo, e quanto a difendere gli sceneggiatori… ma lo sai come funziona la macchina produttiva o pensi davvero che al momento sia lo sceneggiatore ad avere completo potere su una storia?
zia Assunta
20 ott 2008 - 14:14 - #23Due considerazioni: la prima è che il duopolio ha aiutato Rai e Mediaset, ma ha abbassato il loro livello di competitività.
QUOTO
eeee
20 ott 2008 - 14:32 - #24nessuno ha il potere completo su niente….e tutti quanti a difendere il prorpio orticello scaricando le colpe su altri…così nessuno si sente in dovere di fare niente di decente… il peggio è già arrivato e mi spiace che siate tutti troppo occupati a crearvi alibi per vederlo
robgav
20 ott 2008 - 14:49 - #25Stangata, ci sarà pure qualche esempio positivo.
il cassinista
20 ott 2008 - 15:22 - #26Mi permetto di aggiungere un ulteriore elemento di discussione: l’orario del prime time.
Si sente un sacco di gente (me compreso) che si addormenta davanti alla televisione e non riesce a vedere la fine dei film.
Ma è possibile che le 20.30 non possano tornare a segnare l’inizio dei film/prime time, cosicché uno si possa vedere uno spettacolo fino alla fine senza dover fare le ore piccole?
Come i palinsesti vengono modificati in funzione degli spettatori (per esempio il venerdì/sabato hanno come target un pubblico anziano o giovanisssimo perchè molti escono) perchè non si cambia questa brutta abitudine?
Magari abolendo - o ridimensionando molto - l’access prime time?
L’esistenza dei quiz preserali (e di striscia) e il conseguente termine della prima serata alle 23.00/23.30 mi porta ad accendere il televisone più raramente di prima.
Credo che la Tv ne guadagnerebbe (in qualità e in spettatori).
robgav
20 ott 2008 - 15:26 - #27Mi permetto di aggiungere un ulteriore elemento di discussione: l’orario del prime time.
Quoto totalmente, il PT dovrebbe chiudersi alle 22.30 massimo, sennò che PT è? Tra l’altro adesso le interruzioni pubblicitarie durano 7 minuti!!!
JamesFord
20 ott 2008 - 15:39 - #28ovviamente quoto eee, ma stangata volevo dirti una cosa: conosco bene il ciclo produttivo e uno dei suoi problemi è che gli sceneggiatori italiani che scrivono sono sempre i soliti 10 che ovviamente prendono anche 4 o 5 lavori insieme pur di non dire di no e farsi il nome e scrivono non con la mano sinistra ma col piede sinistro. Non solo manca il coraggio da parte di chi comanda a scegliere nuove penne, ma anche da chi scrive a dire qualche “no” per il bene del prodotto cui lavorerebbero senza il tempo nè il modo consoni. Ora nn ce l ho con gli sceneggiatori sia chiaro, ma nemmeno mi sembra onesto farli passare per delle vittime tutti in blocco. A volte per fare un grande passo avanti bisogna farne uno indietro, dice qualcuno che si chiama Clint Eastwood, ma in italia (scritto piccolo, confermo) si pensa solo al proprio orto.
Picchiatello
20 ott 2008 - 16:03 - #29@Illuminato Confalonieri
Sei pregato di argomentare meglio e con maggior spazio di due righe le tue affermazioni…
@robgav
l’orario del PT penso sia collegato a doppio filo al numero di spettatori potenzialmente collegabili in quel tempo e all’incapacità delle reti nel far decollare spettacoli in orari diversi a quello.
Necessariamente le pubblicità di raccolgono in quello spazio , in effetti dubito che un congruo numero spettatori resista fino alle 22.30 e’ una comodità per le reti nel prendere piu’ soldi dagli inserzionisti, ma questi ultimi stanno cominciando ad imparare che uno spot alle 22.30 ( se non per adulti) ha molte poche possibilità.
stangata
20 ott 2008 - 21:03 - #30Su questo ti dò ragione, James Ford. Bisogna dire qualche no e avere più coraggio. Ti assicuro che c’è qualcuno che lo fa. Ma sono pochi. C’è soprattutto un circuito di paura. Le produzioni hanno paura di non mantenere la propria quota/spartizione ore con i network, i network hanno paura dell’auditel e cercano format rassicuranti all’estero, i format esteri fanno paura perché sono troppo esteri e devono diventare italiani, troppo italiani fa paura perché finisce che è sempre la stessa pappa, (quindi, sceneggiatori che aggiustate i format, mettete molta pappa italiana standard e un po’ di novità), gli sceneggiatori che adattano i format hanno paura di perdere il lavoro ma anche di vomitare l’anima e abdicare a se stessi, lo spettatore ha paura di annoiarsi, ma anche di essere libero di spegnere la tv. Tutti abbiamo paura. Forse tutti dovremmo dire qualche no. Così, se non altro per vedere che non muore nessuno.