
Tutta colpa di Santoro. Il conduttore di Servizio Pubblico ha lanciato la provocazione candidandosi per la poltrona di Direttore Generale della Rai e chiedendo un confronto trasparente sui curriculum degli aspiranti alla carica di massimo dirigente della tv pubblica; poteva il Codacons perdere l’occasione per mettersi in mostra proponendo il suo leader, Carlo Rienzi? Ovviamente no, anche se sfuggono le competenze rispetto alla tv dell’avvocato presidente dell’associazione dei consumatori da lui fondata.
Si vede che Monti, proponendo presunti tecnici alla Direzione generale e al Cda, vuole dare anche la Rai alle banche e a Confindustria, con la scusa di sottrarre l’azienda alla lottizzazione politica e al Parlamento, ma si tratta di una grande bestialità oltre che di una affermazione ignorante: infatti se la legge prevede la “lottizzazione” è proprio perché la Rai, rivolgendosi a tutti, deve avere la voce di tutti, di sinistra come di destra o di centro. Dare la tv di Stato in mano a rivoluzionari dai pingui contratti come vorrebbe Santoro, o a tecnici come auspica Monti, non significa rendere la Rai indipendente, ma trasferirla dal padrone Parlamento al ben più pericoloso padrone “partito dei faziosi o dei banchieri”.
In tempi di crisi agitare il fantasma tecnocratico funziona e fa guadagnare facili consensi. Fra l’altro il Codacons dice di “apprezzare” la politica di Lorenza Lei per le sue battaglie sulla “produzione interna dei programmi” e il “taglio dei cachet dei supervip” (?), ma ritiene che il governo debba tenere conto “dell’utenza” nel momento in cui deve cambiare i vertici della tv pubblica. Per questa ragione il Codacons chiede di poter partecipare alle assemblee dei soci dei prossimi giorni minacciando di impugnare il bilancio Rai viceversa e ha inviato, proprio sul modello Santoro - Freccero, il proprio curriculum a Mario Monti per essere valutato come nuovo Dg.
Immancabile la tirata populista contro gli inaccettabili “sprechi” da combattere con “il reintegro effettivo al lavoro di decine di giornalisti e dirigenti che prendono lo stipendio senza fare nulla, oltre che il totale rinnovamento dei canali Rainews e Isoradio o la loro chiusura immediata”. L’Italia è anche questo.
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Alla fine Punto su di te, al debutto mercoledì 9 e 16 maggio su RaiUno, è un programma da cui si sono defilati in molti. Prima Pupo, che ha sentito puzza di clone dei Raccomandati (seppur declinato nel campanilismo paesano). Poi Massimo Lopez, inizialmente dato come partner di Elisa Isoardi, e Geppi Cucciari. L’unica rimasta al timone, non fosse altro per portarsi a casa un’altra prima serata, è Paola Perego che ha trovato la sua spalla ufficiale in Teo Teocoli (fonte Sorrisi).
Teo Teocoli è un grande comico dello spettacolo italiano, ma anche un personaggio controverso, che ha fatto la storia dei flop televisivi con i suoi comportamenti spigolosi. Se non fosse per il suo sodalizio prima con la Gialappa’s Band (e Gene Gnocchi) a Mai dire Gol e poi con Fabio Fazio a Quelli che il calcio e Sanremo, la sua carriera sarebbe costellata solo da trasmissioni fallimentari, oltre che candidature presto declinate.
Teocoli ritorna ciclicamente in tv, probabilmente per fatturare come tutti, e puntualmente si fa il suo nome per qualsiasi programma. Ad esempio, prima che fosse ufficializzata la sua presenza a Punto su di te, doveva fare il giurato di Tale e Quale show con Carlo Conti. Ma caso vuole che l’ultimo vistoso rumor “di telemercato” che lo riguarda risalga al 2010, quando si faceva il suo improbabile nome sempre al fianco di Paola Perego, nella seconda edizione de La pupa e il secchione data in arrivo su Canale5.
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Bentornati nella nostra, spero ormai consueta, rubrica di servizio, in cui tutti insieme uniamo le nostre menti per capire la televisione e magari aiutarla a migliorare e migliorarsi.
Nello specifico, oggi diamo una mano alla Rai. Uno dei tanti problemi che l’affligge (e non c’è che l’imbarazzo della scelta) è quello dell’evasione del canone. Ancora non si è riusciti ad arrestarla in nessun modo e a nulla valgono gli spot che periodicamente richiamano i telespettatori al proprio dovere.
Ecco, mi son detto, forse il messaggio non è veicolato adeguatamente. Datosi che, come sottolineavamo la settimana scorsa, le parole sono importanti, proviamo noi a trovare uno slogan efficace per un eventuale nuovo spot.
Io ho buttato giù qualcosa ma, come sempre, altri suggerimenti sono ben accetti.
Politica e antipolitica fra scandali più o meno grandi, regalie al potente di turno (dal corrotto di turno), finanziamenti pubblici che tramutano in lingotti e diamanti. Questo è il clima in un’Italia in recessione affidata “ai tecnici”, eppure non ci sono limiti alle capacità dei nostri rappresentanti di rendersi ridicoli, anche in diretta televisiva. L’ultima, in ordine di tempo, è Ombretta Comelli, in arte Colli, senatrice del Popolo delle Libertà e sottosegretario alle Pari opportunità che ieri era ospite degli studi de L’Infedele di Gad Lerner per commentare il recente pasticcio in cui è rimasto invischiato Roberto Formigoni.
Al governatore della Lombardia sono contestate un paio di vacanze extra-lusso, vacanze per le quali Formigoni è convinto di non dover dare spiegazioni nonostante siano state (almeno documentalmente) “offerte” da personaggi coinvolti in inchieste sul crack di fondazioni che gestiscono nosocomi lombardi. La Colli però non ci sta e cerca di minimizzare con un “Suvvia, alzi la mano chi non è mai stato in barca a fare una vacanza!”. Lerner capisce di poterla stuzzicare e dice “questo è un autogol”, ma nessuna faziosità (in questo caso), la frittata è fatta.

Un tempo la tv era una specie di totem-divinità: immaginatevi quella scatola parlante con immagini in movimento, posseduta da pochi, esposta in spazi sociali presso i quali i telespettatori si accalcavano per ascoltare Il Verbo.
Poi le cose sono cambiate: la tv è diventata un elettrodomestico diffusissimo, spesso tenuta accesa come sottofondo di altre attività, i canali sono aumentati, il verbo si è diffuso. Nonostante ciò - fino a non molto tempo fa, a dire il vero -, la fruizione della televisione non era poi tanto diversa da quella del monolite primigenio da osservare e ascoltare estasiati. Di verità e falsificazione si è già detto spesso e molto, e non è il caso di aggiungere altre argomentazioni, anche se ieri sera, scanalando mi sono imbattuto in Nina che su Fox diceva a una scolaresca che, occhio, i film porno sono cinema, quindi le performance di attori e attrici porno appartengono alla categoria della finzione. Occhioni spalancati della scolaresca. E già. Potenza dell’effetto real(ity), vero?
Ma andiamo oltre: la fruizione passiva favorisce (o favoriva) il ruolo di “guru” della tv. «L’ha detto la televisione», però, è diventato un modo sempre meno attendibile di difendere le proprie argomentazioni. Cos’è cambiato? E’ cambiato, signori miei, il modo di fruire i media. Il cambiamento era lì, sotto gli occhi di tutti. E’ passato attraverso i blog e i commenti, i liveblogging e poi i social network, e anche se l’accesso all’informazione libera è una leggenda e ci si autoghettizza nelle proprie nicchie d’accordo (quelle in cui i nostri amici-sui-social sono d’accordo con noi), è successo che, ad un certo punto, una fetta di pubblico ha iniziato a fruire attivamente della tv. E attivamente non vuol dire “applaudire” col televoto o commentare tutti positivamente allineati e coperti come chiede l’ex monolite televisivo; non vuol dire lasciare sbrodolosi apprezzamenti su forum o siti ufficiali presuntamente liberi, no. Vuol dire che dentro al commento attivo c’è gente che si accorge delle cose che non vanno, un pubblico a volte anche preparato che critica, pretende, dice la sua.
Continua a leggere: Attivo e Passivo. La boria dei televip - Tv vs Social
Quante volte avete sognato di scendere in campo con i giocatori della vostra squadra preferita? E magari accompagnati dall’allenatore in persona, non sarebbe fantastico? Beh, è arrivato per voi il momento di trasformare un sogno in realtà: Nivea For Men ha appena lanciato un gioco interattivo con in palio dei premi incredibili.
Due persone potranno infatti vincere 2 biglietti ciascuna per assistere ad una partita di campionato del Milan dalla tribuna rossa dello stadio di S. Siro e all’allenamento pre-partita, e fare un walk about sia in campo sia negli spogliatoi. E non solo, ad altri 10 fortunati verrà data la possibilità di passare una giornata in compagnia di un amico presso il centro sportivo di Milanello (VA), per scoprire come si svolge una sessione di allenamento del Milan.
Partecipare è semplice: seguite le istruzioni che vi verranno date nel video e vi ritroverete in un campo da calcio virtuale dove l’allenatore del Milan vi chiederà di tirare un rigore. Se il risultato sarà soddisfacente, il vostro nome verrà inserito nella lista dalla quale saranno estratti i vincitori. Quando sarete davanti al portiere non dimenticatevi però che la fortuna aiuta gli audaci! Ci sono infatti dei finali a sorpresa: per vederli, scoprite sulla tastiera le sei mosse segrete.
Iniziativa realizzata in collaborazione con Nivea For Men.

Era il 1992 quando Paolo Rossi portava in scena uno dei programmi comici e satirici più rivoluzionari della storia della televisione, “Su la testa”.
A vent’anni di distanza l’irriverente guascone torna finalmente in tv su Sky Uno, dopo una lunga assenza dal piccolo schermo, con un nuovo programma comico che consentirà tra l’altro di capire come la comicità e il suo ruolo siano cambiati negli ultimi due decenni.
Nei panni di un clown un pò “sinistrato”, all’interno di in un circo tra il favolistico e il futurista, Paolo Rossi farà le sue “Confessioni di un cabarettista di m.” sottotitolo “Esercizi spirituali di rifondazione umoristica”. Monologhi comici e poetici, diretti a provocare il pubblico parlando non del presente, ma del passato e del futuro.
Il programma vede riunirsi anche la coppia artistica formata da Paolo Rossi e Giampiero Solari, che ha realizzato i principali spettacoli teatrali di Rossi tra il 1988 e il 2000 (La Commedia da due lire, Operaccia Romantica, Il Circo di Paolo Rossi, Rebelais) e ha fatto parte del gruppo autorale di “Su la testa”.
“Confessioni di un cabarettista di m. - Esercizi spirituali di rifondazione umoristica” è una produzione Sky Uno realizzata in collaborazione con La Corte Ospitale.
Il programma, in onda il 24 e 31 maggio e il 7 giugno alle 21.10 in esclusiva su Sky Uno (canale 109), è ideato da Paolo Rossi e Giampiero Solari, scritto da Paolo Rossi e Giampiero Solari con Stefano Dongetti, Alessandro Mizzi, Riccardo Piferi e Emanuele Dell’Aquila. La regia è di Luigi Antonini.
Sì, le parole sono importanti, lo diceva pure Nanni Moretti in Palombella Rossa. E vale anche per la tv, e, nello specifico, ancor di più per i talk show. A cominciare dal titolo.
Ora, appurato che non si tratta di un pesce d’Aprile e che Fabrizio Corona conduce effettivamente un talk show (o people show? Ah, le etichette!), ritengo che il titolo dello stesso, “Libertà di parola”, non renda giustizia al programma e al suo protagonista. Mi permetto quindi di proporre alcune varianti.
Al solito, a voi la scelta (sono accetti anche suggerimenti).
Angela Rafanelli deve molto al programma Le vite degli altri, in cui si calava nei panni più problematici per raccontare vicende e mestieri di tutti i giorni. A Le Iene, in cui ormai è di casa, conferma di avere una sensibilità fuori dal normale, oltre che un grandissimo coraggio nelle situazioni più rischiose.
Questa sera l’abbiamo vista alle prese con un tema televisivamente morboso e inquietante, ma che lei è riuscita ad affrontare con lucida credibilità: la pedofilia. La trasmissione di Italia1 ha sventato un altro terribile caso, quello di un settantenne che circuiva le minorenni, lanciando loro sigarette e ricaricandone i cellulari nella speranza, in cambio, di farci sesso.
Così la Rafanelli si è finta una quindicenne, prima al telefono - ricevendo una serie di proposte indecenti - e poi di persona con tanto di parrucca e jeans aderenti. Il vecchio le ha prima offerto merendine e sigarette e poi ha iniziato a eccitarsi, fantasticando proprio sul trovarsi di fronte una “ragazzina”.
Le Iene, strategie di un pedofilo




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