
Fabrizio Summonte non ci sta: l’ennesima incursione del disturbatore più famoso della tv, Gabriele Paolini, viene “punita” in diretta dal giornalista del Tg5 nell’edizione delle 13 terminata poco fa. Il tutto dura pochissimi secondi, ma si riesce ad intravedere Summonte che rifila una testata a Paolini e quest’ultimo che urla, prima che il collegamento si interrompa.
Succede questo: il Tg5 decide di fare una sorta di edizione tutta incentrata sulla crisi economica. In diretta da Palazzo Chigi c’è Summonte, che tenta un primo collegamento ma si trova Paolini alle spalle. La linea torna allo studio e viene mandato un servizio, al termine del quale la conduttrice prova a ridare la linea all’inviato: l’inquadratura è strettissima sul suo volto, ma niente da fare, riecco il disturbatore. A questo punto Summonte reagisce, il collegamento viene stoppato ma per un paio di secondi si vede l’aggressione (giustificatissima), come potete vedere anche dalla gallery.
Non è la prima volta che un giornalista reagisce alle provocazioni di Paolini. Negli anni, parecchi inviati hanno cercato di allontanarlo in malo modo, anche con qualche spinta, ma ad essere rimasta nella storia della tv è la reazione di Paolo Frajese che, durante un’edizione del Tg1, si è girato di scatto e gli ha rifilato un calcio davvero memorabile. E anche la reazione di Summonte, di solito “pacifico”, non passerà certo inosservata.
Fabrizio Summonte testata a Gabriele Paolini al Tg5




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TgCom 24, il canale all news di Mediaset, costerà il sacrificio delle sedi decentrate di Tg5, Tg4 e Studio Aperto. In una riunione alla quale hanno partecipato la Direzione Generale Informazione, la Direzione del Personale e l’Assemblea dei CdR delle Testate del Gruppo Mediaset si è deciso di chiudere tutte le sedi distaccate per far confluire i giornalisti nel nuovo progetto.
Apre un nuovo canale all news e la prassi avrebbe voluto che ci fossero nuove assunzioni, ma “la situazione congiunturale” non lo permette, per questo Mediaset ha deciso di togliere qualcosa ai suoi tre Tg per recuperare lì le risorse umane necessarie:
in considerazione dell’ormai prossimo lancio sussiste l’esigenza di potenziare gli organici della testata News Mediaset. La situazione congiunturale e le prospettive di crescita aziendale nell’immediato futuro non consentono di soddisfare tale necessita’ attraverso il ricorso ad assunzioni di nuovi giornalisti
Tutte le attività del Tg4, del Tg5 e di Studio Aperto saranno accentrate nelle sedi principali e i giornalisti delle sedi distaccate (ad esempio quella di Milano) ”passeranno alla testata ”News Mediaset”, con garanzia di tutela dell’esperienza e professionalità maturate nella testata di provenienza, in coerenza con quanto gia’ previsto dal Protocollo di Intesa dell’8 febbraio 2010”. Ora si attende la ratifica (o meno) di questa decisione da parte dei tre Cdr coinvolti. TgCom 24 lo giudicheremo soltanto quando andrà in onda (entro il mese prossimo, secondo i piani), certo anche da questo dettaglio non sembra essere un progetto nel quale Mediaset abbia una reale intenzione di investire.
Il Tg5 perde uno dei suoi giornalisti più noti, Andrea Pesciarelli, notista politico e caporedattore del telegiornale che per anni aveva lavorato anche in Rai. Pesciarelli è scomparso a causa di un incidente stradale avvenuto la notte scorsa all’1.30 circa a Roma, anche se le dinamiche non sono ancora del tutto chiare.
Secondo una prima ricostruzione, il giornalista sarebbe finito da solo contro un albero mentre a bordo del suo scooter percorreva Lungotevere delle Armi, ma non ci sono testimoni. Il presidente del Senato Schifani ha espresso in queste ultime ore il proprio cordoglio, lodandone la professionalità, l’umanità e la simpatia. Pesciarelli lascia
Vi proponiamo un video tratto da Scorie. Nulla di celebrativo - a quello penserà sicuramente l’edizione del Tg5 che sta per andare in onda -, ma un simpatico fuori onda del giornalista durante un convegno del PdL di qualche anno fa. Perché nulla vieta, in questi momenti tragici, di ricordare una persona con un sorriso.

Clemente Mimun, direttore del Tg5 dal 2007 (reduce dalla direzione del Tg1 dal 2002 al 2006) e Augusto Minzolini, direttore dal 2009 del Tg1 (dopo aver lavorato per il quotidiano La Stampa) raccontano “come nascono i loro telegiornali”.
Lo fanno rispondendo a una serie domande, dal perché il tg di Mentana cresce negli ascolti al quanto è lecito per un Direttore essere schierato, rivolte da Cinzia Marongiu del Tv Sorrisi e Canzoni. Vi proponiamo uno stralcio delle loro risposte più significative (che potrebbero farvi riflettere più di altre):
Che cosa o chi porterebbe via all’altro tg?
Mimun: “Claudio Fico, vicedirettore mio amico da sempre, e Maurizio Cirilli, capo della segreteria. Due grandi uomini di macchina più utili dei volti”.
Minzolini: “Tony Capuozzo, perché mi è sempre piaciuto il suo modo di fare inchieste. E mi piace il modo con cui Pamparana affronta le tematiche giudiziarie. E il piglio della Galeazzi”.
La più grande soddisfazione da quando guida il suo tg?

Nella giornata di ieri nei telegiornali nazionali è improvvisamente tornata protagonista l’emergenza immigrazione sull’isola di Lampedusa. La rivolta dei migranti trattenuti nel centro di identificazione, dato alle fiamme, gli scontri nelle strade, l’esasperazione degli abitanti costretti a vivere una situazione insostenibile. Hanno generato scalpore, in particolare, delle immagini che ritraevano una carica della polizia sugli immigrati che, per sfuggire ed evitare di rimanere schiacciati, erano costretti a saltare giù da un muretto alto tre metri mentre volavano manganellate e colpi proibiti.
Ci sarebbe da aprire un lungo discorso sui metodi di gestione dell’ordine pubblico da parte della Polizia in quella circostanza (come in altre), ma non credo sia questa la sede più adatta. Ad ogni modo televisivamente si trattava di una sequenza significativa e di grande effetto. Il merito di queste riprese è da ascrivere agli operatori di Sky che erano presenti nell’isola e che sono stati aggrediti dagli abitanti che vivono con crescente insofferenza la presenza il centro d’identificazione almeno quanto quella dei giornalisti che raccontando la situazione sono ritenuti responsabili del danno d’immagine a Lampedusa, con conseguenze sull’afflusso dei turisti.
Il problema nasce dal fatto che le stesse immagini sono state mandate in onda anche da gran parte dei Tg Mediaset, Tg5 in testa, il tutto senza che la fonte venisse indicata. Una pessima abitudine, oltre i limiti della correttezza, che dalle parti di Sky non hanno. A titolo d’esempio basta vedere la scritta riportata chiaramente in sovrimpressione quando su SkySport24 vengono trasmesse le sintesi delle partite della nazionale italiana di calcio, un’esclusiva della Rai.
Scontri a Lampedusa: le immagini di Sky usate dai Tg Mediaset





Partiamo da un presupposto: l’approfondimento Tg5 Numeri in chiaro avrebbe dovuto, per dovere, per ruolo, per tutto quel che possiamo immaginare, essere uno spazio aggiuntivo rispetto a un analogo spazio di approfondimento in Rai. Voto 10 e lode, dunque, per quanto riguarda l’iniziativa sulla carta.
Ma poi lo si guarda, questo Tg5 Numeri in chiaro. E ci sono una serie di considerazioni da fare.
Numeri in chiaro senza semplicità
Primo: se si vuole parlare di numeri in chiaro, bisogna dare al telespettatore quel che si promette dal titolo. Ovvero: linguaggio semplice, termini abusati e dati per scontati spiegati per filo e per segno. Facciamo un esempio? Cosa sono le agenzie di rating, per dirne una. Insomma, la sensazione iniziale è, per un profano, che questi Numeri in chiaro rimangano, invece, dei numeri per un’elite già capace di capire da sé.
Il che rende inefficace l’idea.
Il coraggio di raccontare
Secondo: se si ha il coraggio di affrontare un tema simile con un approfondimento di mezz’ora, bisogna avere il coraggio di raccontare anche altro. Per esempio, bisogna raccontare quali sono i rischi dell’affidarsi alle agenzie di rating per la valutazione di un debito pubblico. Cosa significhi, a lungo termine, l’acquisto da parte della Bce di titoli di stato italiani, quale ruolo avrà la Bce per il nostro Paese e via dicendo. Ma è chiaro che Canale5 non possa farlo.
L’informazione che somiglia a uno spot filogovernativo
Infine, c’è la sensazione che ad un certo punto il contenitore diventi un mezzo per abituare gli italiani agli sforzi che verranno chiesti nell’eventuale manovra anticipata, e anche uno spot al Governo, visto che si chiarisce, in vari servizi, che l’Europa ci chiede sacrifici e si esaltano, in qualche modo, le decisioni del Governo. Con un piccolo spazio anche per i commenti delle opposizioni, secondo la solita regola del “panino”, che quindi rende qualsiasi commento fuori dal coro inutile. Al punto che uno dei servizi finisce così, parlando della crisi:
Bersani sembra non accorgersene, preso dal suo antiberlusconismo.

Clemente Mimun, il direttore del Tg5, avrebbe avuto un ictus e sarebbe stato ricoverato nello stesso ospedale di Roma dove venne operato d’urgenza Lamberto Sposini.
L’unica fonte per questa notizia - che sarebbe addirittura piuttosto vecchia e che ci segala un lettore - è, al momento, il sito Wall Street Italia (sito indipendente di economia, finanza, politica e news con sede negli Stati Uniti), che scrive:
Il direttore del TG5 Clemente Mimun, colpito diversi giorni fa da un ictus, è stato ricoverato nello stesso ospedale di Roma dove fu assistito Lamberto Sposini per la stessa identica patologia, anche se e’ difficile comprendere tanto clamore all’epoca per Sposini e silenzio assoluto per Mimun. Da due giorni Mediaset ha ufficializzato indirettamente le difficolta’ al vertice del telegiornale nave ammiraglia del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi, nominando Mario De Scalzi, già vicedirettore del Tg2, nuovo vicedirettore del TG5.
Naturalmente, quando è stato nominato De Scalzi - l’annuncio venne commentato da un comunicato stampa firmato dallo stesso Mimun, in cui si leggeva è la conferma della volontà di Mediaset di rafforzare al massimo il nostro telegiornale anche attraverso una squadra guidata da un gruppo dirigente coeso, di grande qualità e in grado di far fronte alle nuove sfide nel settore dell’informazione - non si poteva immaginare che dietro potesse esserci anche un simile mistero. Eppure, Wall Street Italia è certa che le cose stiano così e scrive anche che la notizia sarebbe stata in qualche modo occultata.
E le condizioni di Mimun farebbero comunque ben sperare, visto che il direttore del Tg5 sarebbe in sé e partecipe delle questioni lavorative. Il sito d’informazione prosegue:
secondo alcune voci di ambienti Fininvest provenienti da Milano il direttore del TG5 sarebbe in questo momento in stretta osservazione in una clinica di Israele. Sotto le cure degli israeliani, il decorso post-operatorio seguito all’ emorragia cerebrale e’ stato buono al punto che la paresi di parte del viso e’ andata via via migliorando. Cosi’ Mimun, che di carattere e forza di volonta’ e’ ben fornito, da qualche giorno e’ nettamente migliorato e riesce perfino a partecipare alle riunioni di redazione del TG5, via telefono, senza peraltro aver annunciato ufficialmente - si dice in ambienti Fininvest - di non essere in Italia.
Se la notizia di Wall Street Italia fosse vera, ci sarebbe da chiersi perché non sia stata ripresa da nessun mezzo d’informazione fino ad ora. Diversamente, è lecito attendersi una smentita da Mediaset.

In questi minuti sta andando in onda, in contemporanea su Canale 5 e su Sky Tg 24 (Canale Eventi 504), l’audizione in Commissione Media, Cultura e Sport alla Camera dei Comuni di Londra di Rupert Murdoch, del figlio James e di Rebekah Brooks. Il tema sarà naturalmente lo scandalo tabloid, quello impropriamente definito “scandalo intercettazioni”, che ha travolto il popolarissimo News of the World costretto a chiudere dall’ondata d’indignazione seguita alle indagini e agli arresti effettuati da Scotland Yard.
L’abitudine di reperire illegalmente informazioni accedendo da remoto alle segreterie telefoniche di personaggi famosi o di persone dei loro entourage (è sufficiente scoprire un codice numerico per farlo) si è rivelata un’autentica catastrofe per il giornale di Murdoch. Dopo anni di scoop sensazionali e sensazionalistici il News of the World è stato travolto da uno scandalo che coinvolge anche il primo ministro Cameron che aveva affidato il ruolo di portavoce all’ex direttore del tabloid Andy Coulson. Ieri è stato trovato morto Sean Hoare, la prima “gola profonda” dello scandalo, e si allunga la lista di persone influenti coinvolte che hanno deciso di dimettersi.
Sky Tg 24 non poteva certamente esimersi, pur trovandosi nella paradossale posizione di dover dare pubblicità ai serissimi guai del suo editore. Appare curioso che il Tg5, anche se in un periodo estivo con i palinsesti zeppi di repliche, decida di realizzare uno speciale per una notizia di respiro “internazionale” che ha poco di italiano se si esclude il fatto che il tycoon Murdoch opera nel nostro paese attraverso Sky Italia in diretta concorrenza con Mediaset. Sarò maligno, ma questa improvvisa voglia di coprire in diretta l’evento mi sembra parte di un tentativo (comunque legittimo) di contribuire a demolire l’immagine di un rivale.
Come ci segnalano la decisione di mandare in onda lo Speciale ha anche determinato un cambiamento significativo ed inusuale nel palinsesto con una seconda puntata, non prevista, di Centovetrine (programma fortissimo negli ascolti del primo pomeriggio). Questa puntata andrà in onda in replica domani così da mantenere il sincronismo con la replica odierna prevista su La5 e con l’episodio clou finale prima della pausa estiva del 5 agosto.

Giorgio Napolitano va a votare al Referendum (che raggiunge, alle 19, il 30% di affluenza) alle 11 di questa mattina. Del suo voto non c’è traccia nelle edizioni di Tg2 delle 13, Tg1 delle 13.30 e 17, Tg5 delle 20.
Il Tg5 ne parla nell’edizione delle 13. Tg1 e Tg2 rimediano nell’edizione serale.
Non è una cosa da poco: chiunque segua da vicino la comunicazione e l’informazione politica sa bene che tutti i tg dedicano sempre almeno uno spazio al voto delle principali personalità dello Stato. E in questo caso, non mandare in onda le immagini di Napolitano alle urne è difficilmente giustificabile con una semplice dimenticanza.