
Per molti saranno anche un problema quei dati d’ascolto, ma La7 - quando non eccede - sa fare, grazie a Enrico Mentana la cronaca da all news e l’approfondimento non urlato da testata giornalistica. Non c’è alcun dubbio che le vicende che hanno travolto la Lega Nord in quest’ultima settimana siano il fatto politico più importante degli ultimi mesi: dalle dimissioni di Umberto Bossi (già riciclato come Presidente della Lega Nord) a quelle del figlio Renzo Bossi dal Consiglio regionale della Lombardia.
Così, anche Ballarò si era attrezzato per un live da Bergamo, ma La7, come al solito, ha rivoluzionato il proprio palinsesto per seguire l’evento in maniera compiuta e puntuale.
Mentana ospita Maurizio Belpietro e Marco Travaglio per commentare la manifestazione di Bergamo, le dichiarazioni di Maroni e Bossi ma anche la simbologia cara a quella base della Lega Nord che oggi chiede pulizia - anche in diretta tv - ai suoi vertici. Il cappio, per esempio: un grande classico, fin dai tempi di mani pulite; gli slogan populisti; le scope e i toni di sempre; ma anche i ricaschi politici presenti e futuri.

Monica Gasparini debutta al Tg4 serale, che quindi diventa ufficialmente lo spin-off di Studio Aperto. Tanti i servizi proposti e c’è il tempo in studio giusto per lanciarli, con una scaletta che spazia dall’ennesima esclusiva su Schettino alle cifre di Pasqua, passando per il MotoGp e Adele. Per non parlare della menzione di una grande editorialista di Repubblica, Miriam Mafai, appena venuta a mancare.
Non che si rimpiangano i comizi di Emilio Fede (di cui sopravvive solo la conduzione in piedi), ma c’è una riflessione da fare: l’informazione Mediaset si avvia verso una totale mancanza di riconoscibilità delle singole testate. La duplice direzione del Tg4 e di Studio Aperto nelle mani di Giovanni Toti, che sinora si è sempre distinto per piattezza editoriale e scarsa disponibilità al rischio, si traduce in un allarme anonimato. Se a ciò aggiungiamo il presidio di Tgcom24 a reti unificate, il concept dell’all news andrà pian piano fagocitando anziché arricchendo i profili dei singoli notiziari.
Vista la massimizzazione delle risorse interne e l’impossibilità di nuove assunzioni, a Mediaset vediamo ormai i soliti giornalisti storici zampettare da un Tg all’altro, senza più alcun adeguamento al contesto. Così la Gasparini fa l’en plein e arriva a rinforzare il Tg4 dopo l’esordio a Studio Aperto e la promozione al Tg5. Pur professionalissima, si limita a fare il suo mestiere di giornalista, che è quello di dare le notizie. Peccato che questo possa “bastare” nel caso di notiziari dalla tradizione e fidelizzazione consolidata, su cui il pubblico si sintonizza a prescindere.
Monica Gasparini debutta al Tg4




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Terra, forse l’unico programma di informazione Mediaset degno di questo nome e di credibilità, potrebbe presto chiudere. O, in alternativa, avviarsi a un ridimensionamento “in stile e argomenti, pur mantenendo la testata”.
Lo annuncia la giornalista Alessandra Comazzi nella rubrica Cose di Tele, sul quotidiano La Stampa di oggi:
“Pare sia il segreto di Pulcinella. Non lo sapevo, e quando ho sentito la notizia, mi sono giornalisticamente dispiaciuta. Non si dice che i programmi debbano andare avanti in eterno, ma quando sono buoni e seguiti, fiore all’occhiello produttivo, esempi di giornalismo sul campo, e pure premiati, è un peccato che scompaiano. Speriamo di no”.
Poi prosegue ricordando i contenuti dell’ultima puntata di lunedì scorso, come sempre a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato:
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Presadiretta, il programma d’approfondimento ed inchieste di Riccardo Iacona, torna in diretta su RaiTre questa sera per una puntata speciale. Il tema al centro dell’inchiesta e delle interviste che verranno mostrate ai telespettatori è la Libia, il paese dal quale gran parte di quei barconi di disperati migranti partono verso l’Italia e sul cui terreno si è consumata una guerra civile (con la fattiva collaborazione della Nato) che ha deposto lo stravagante dittatore fino a qualche mese fa amato dall’occidente, Muammar Gheddafi.
Iacona intervisterà tre dei 9 migranti sopravvissuti sui 69 che si erano imbarcati in direzione dell’Italia ed erano stati letteralmente lasciati alla deriva dalle autorità del nostro paese, ma anche da quelle di Malta, dalla stessa Libia e dalla Nato. Si tornerà sul tema dei respingimenti che sono recentemente valsi una condanna all’Italia da parte del Consigli d’Europa in quanto ritenuti “crimine contro l’umanità”. Per la prima volta verranno mostrate le immagini di uno di questi respingimenti, immagini “vietate” all’informazione tradizionale che non ama mostrare i nostri militari impegnati a rimandare indietro bastimenti di disperati.
Presadiretta ha anche realizzato un esclusivo reportage inviando in Libia i tre giornalisti Manolo Luppichini, Alessio Genovese e Gabriele Del Grande. Si tratta di un documento inedito che apre uno spiraglio sul conflitto che si è consumato a poche centinaia di km dalle nostre coste e che fino ad ora abbiamo osservato soltanto attraverso le riprese delle asettiche agenzie internazionali mandate in loop e alternate con quelle di repertorio di caccia Nato che si alzavano in volo (anche) dalle nostre basi. Ora qual è la situazione in Libia? Riccardo Iacona cercherà di raccontarlo.
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Ai mille volti di Fabrizio Corona se ne aggiungerà da lunedì prossimo un altro, quello di conduttore di un “people show” su una rete minore che ha deciso (furbescamente) di dargli spazio nel suo prime time. Il programma si chiamerà “Libertà di parola” e andrà in onda su Canale Italia, ricevibile sul digitale terrestre e su tutte le altre piattaforme esistenti. La trasmissione è un’idea di Ermanno Corbella, in passato regista di talk su Mediaset come Matrix e Moby Dick.
La formula, già nel leggere il comunicato, è ad altissimo rischio “rissa televisiva”: 50 uomini e 50 donne, di ogni estrazione sociale e provenienti da tutta Italia che si confrontano su temi d’attualità con la moderazione di Fabrizio Corona. Potenzialmente esplosivo. Con i suoi consueti toni da duro populista Corona si presenta così:
Io sono frutto della società che rappresento, in questo programma però vorrei essere quello che combatte le cose che non vanno e raccontare i problemi degli italiani. Nella mia vita ho fatto di tutto, mancava solo il conduttore lavoriamo a questo progetto da un anno e crediamo tutti nelle stese cose, la libertà di parola e i valori. Noi vogliamo sbaragliare le regole, dire la verità, senza seguire nessuno schieramento, vogliamo dare alla gente comune la possibilità di esprimere la propria opinione.
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Eccovi il video con il saluto di Emilio Fede al Tg4.
Emilio Fede si dimostra “fedele” anche nell’ultimo saluto. Dopo aver sbraitato via agenzia negli ultimi giorni ogni genere di cattiveria, minacciando “chi ha complottato” contro di lui e dicendosi pronto a rivelare particolari scottanti sulla vita dei cospiratori che lo avrebbero incastrato con la storia dei 2.5 milioni di euro portati in una valigetta a Lugano, il suo editoriale è una delusione, ma non una sorpresa.
Recuperando il suo consueto stile torna ossequioso nei confronti della sua azienda, Mediaset, e decide di non turbare il reparto geriatrico che compone i telespettatori del Tg4 salutandoli con gli occhi lucidi come se non nulla fosse accaduto. Nessuna cospirazione, niente riferimento a “transessuali” e “storie d’amore sbagliate” da raccontare in diretta tv per colpire quanti avevano ordito la trama che lo espropria del suo telegiornale.
Nemmeno questa volta, ora che è stato brutalmente estromesso, Fede ha permesso alla realtà dei fatti di entrare nelle case dei suoi telespettatori. La degna conclusione di una carriera di un giornalista sempre pronto a farsi volere bene da chi conta, anche nel momento del commiato. Non c’è da essere sorpresi e nemmeno delusi, questo era e questo è.

La prossima “Carta dei doveri e degli obblighi degli operatori del servizio pubblico“, che sarà presto approvata dal Cda Rai, conterrà una norma in grado di tagliare le gambe a tutto quel (poco) giornalismo d’inchiesta della tv di Stato. Vista l’attuale situazione dei palinsesti Rai non è facile definire questo codicillo una “norma anti Report” o se preferite “anti Presadiretta“. In sostanza la nuova “Carta dei doveri” conterrà il divieto esplicito per i giornalisti Rai di registrare audio o video senza la preventiva autorizzazione dei diretti interessati .
Tutto nasce dalla denuncia dell’ex ministro Renato Brunetta che qualche settimana fa si era indignato perché un giornalista di Report l’avrebbe chiamato al telefono registrando il contenuto della conversazione. L’esponente del Pdl aveva diffuso un comunicato nel quale si domandava:
è lecito legalmente e deontologicamente, chiamare al cellulare una persona, per giunta un parlamentare, da parte di un giornalista del servizio pubblico, e registrare la telefonata senza avvertirlo, senza chiedergli l’autorizzazione? È questa la correttezza nell’acquisizione delle informazioni cui ogni buon giornalista dovrebbe attenersi?
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Rossella Urru è stata liberata. La cooperante italiana rapita lo scorso 22 ottobre nel sud dell’Algeria, stando ad alcune fonti, sarebbe stata rilasciata ieri sera a Damako, nel sud dell’Algeria. La Urru sarebbe stata liberata insieme ad un poliziotto, in cambio della scarcerazione in Mauritania di un terrorista Tuareg.
Tempestiva la copertura da parte delle reti all-news Rai News e Tgcom24. Se la prima ha comunicato la notizia del rilascio (con tanto di comunicazione secondo la quale la Farnesina era ancora in attesa della conferma) con un sottopancia durante la manifestazione della Cgil a Roma, il secondo canale offre una copertura maggiore, anticipando la conferma della liberazione da parte della Questura di Oristano.
La liberazione della Urru è stata quindi trattata con diversa enfasi dai due canali: per Rai News c’è stato un video diffuso più volte in cui le immagini della ragazza sono scorse insieme alla parola “libera”, mentre per Tgcom24 c’è stato prima un collegamento con Luca Rigoni, poi una rapida rassegna stampa web (in cui è stato citato lo stesso sito di Tgcom) ed infine anche la visione dei tweet pubblicati dai personaggi famosi subito dopo l’arrivo della notizia.

Proprio oggi, dopo la storica e per certi versi clamorosa sentenza Eternit che ha condannato Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne a 16 anni di reclusione per disastro doloso, ci chiedevamo come mai la Rai (e la tv generalista) fosse completamente assente da una diretta se si esclude la rete All News, Rai News (e da parte Mediaset, Tgcom24). A sopperire a tale mancanza ci pensa questa sera Rai 3 alle 22:40 che, tramite il suo direttore Antonio Di Bella da twitter, segnala proprio la messa in onda di uno speciale sul tema.
In seguito alla sentenza di Casale Carlo Lucarelli proporrà un programma sui morti per amianto. Il servizio pubblico dunque si sveglia su un argomento che è senza dubbio importante poichè si tratta del più rilevante processo al mondo sulla sicurezza nel lavoro. Condannati dopo la sentenza emessa oggi a Torino i due manager della società Eternit AG che hanno proseguito a produrre materiali pericolosi senza informare i dipendenti del fatto che gli stessi fossero cancerogeni.
Lucarelli cercherà di ricostruire quello che è successo da allora fino alla proclamazione della condanna di oggi. Un modo per saperne di più e per scoprire qualcosa di cui colpevolmente l’informazione si è poco occupata. Su Raitre alle 22:40.