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Post Televisione

Vogliamo davvero una tv di qualità? O preferiamo la Tosca... in Fattoria?

pubblicato da Lord Lucas in: Rai 1 Rai 3 Fabio Fazio Che Tempo Che Fa Post Televisione RAI Mediaset

katia ricciarelli

    Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, 13, 23
    Ita est nimirum: hac mercede corruptae orbem terrarum devicere aquilae. ista patrocinia quaerimus vitiis (…)
    Una cosa è certa, comunque: corrotte da questa ricompensa le nostre aquile hanno sottomesso il mondo. Queste sono le giustificazioni che cerchiamo per i nostri vizi.

Già nell’Antica Roma la logica della vittoria era il solo alibi per giustificare le mollezze della civiltà. Questa categoria, in termini televisivi, si traduce con il significato di trash che, dopo aver perso una sua specificità lessicale, allude ormai per sottrazione a tutto ciò che non è di qualità. L”equazione tv trash=ascolti mainstream è, dunque, diventata una costante, salvo beate eccezioni al confine tra i due poli, in un limbo di innocuo disimpegno (vedi Soliti Ignoti).

Come la storia ci insegna, per qualsiasi ragionamento filologico occorre studiare le fonti. Nel nostro caso i dati Auditel, al di là di chi li ritiene poco obiettivi, sono un dato ancora troppo indicativo per poter essere trascurato. Come appena riportato da una nota di agenzia Adnkronos, la Tosca di Lucio Dalla (già reduce dai tonfi del suo recente varietà su SkyUno e dal fallimentare sabato sera di Raiuno con la Ferilli, datato 2002) ha fatto registrare uno degli ascolti più bassi riportati dalla Rai da quando esiste l’Auditel, ovvero il 1986: 5,90% di share con 1.320.000 telespettatori (e la grande fuga dello stesso pubblico colto). A batterla ieri sera qualsiasi altra rete, da una replica di Fenomenal di Teo Mammucari (che ha riportato ascolti degni di una prima tv) a Law and Order.

E dire che l’opera, tanto invocata in tv, non ha mai avuto trascorsi felici. Il ‘Macbeth’ di Verdi, diretto da Riccardo Muti e andato in onda in prima serata il 16 dicembre 1997 sulla Raiuno diretta da Giovanni Tantillo, fece segnare una media d’ascolto, dalle 19.54 alle 24.20, di 1.186.000 telespettatori con il 5,51% di share. Sempre l’Adnkronos ricorda che in quella sera RaiUno fu battuta persino da Tmc che, trasmettendo il film ‘La settima alba’, ottenne 1.272.000 telespettatori nella fascia con il 4,84% di share. Il direttore di Raiuno dell’epoca si difese definendo “schizofrenico chi chiede cultura al servizio pubblico e poi quando la si realizza protesta”. Ma confrontiamo altri dati.

Ieri sera l’Italia nel pallone - uno dei veri esempi di massificazione culturale contemporanea che annichilisce la plebe come l’intellighenzia - ha fatto toccare alla Rai punte di 10 milioni per un’amichevole della Nazionale. La stessa Nazionale, però, ha tributato al Gioco dei Mondiali di Fabio Fazio, in onda mercoledì scorso con uno speciale di Che tempo che fa, appena 1.899.000 (8,09%). Fazio non poteva godere della comicità da record di Luciana Littizzetto, che fa il botto nelle puntate domenicali, ma aveva come ospiti “solo” la figlia di Nelson Mandela (uno che ha “solo” lottato contro l’apartheid), oltre al mitico calciatore Franco Baresi e allo stesso Marcello Lippi in collegamento. Insomma, quando ai calciofili li fai ragionare questi sono i risultati.

Di Che tempo che fa è indicativo un altro aspetto. Guardando un po’ gli ascolti dei vari speciali in prima serata, riportati in ordine cronologico, De Andrè batte Saviano (in versione Gomorra), che a sua volta batte Bocelli. Saviano “senza Gomorra”, invece, è fanalino di coda…

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Gli psicologi in tv: profetici come Alessandro Meluzzi o In Treatment come Paul Weston?

pubblicato da Lord Lucas in: Reality Show Telefilm e Serie Tv Personaggi Uomini La Talpa Post Televisione Di cosa parliamo quando parliamo di televisione

meluzzi paul weston

Ai reality fa male il dibattito parasociologico: titola così un articolo recentemente pubblicato da Roberto Levi su Il Giornale. Che, oltre all’ l’effetto boomerang della vittoria di Luxuria all’Isola, ha previsto una sorte analoga anche per La Talpa:

“Ormai anche i reality hanno il loro post partita che prolunga il gioco oltre i suoi limiti… Per la vittoria di Karina si attendono ora altri parallelismi arditi e analisi altrettanto spinte sul crinale di un opinionismo permanente che non si ferma davanti a nulla e anzi avanza impavido, incurante di trasformare un semplice gioco in un concentrato di segni pregnanti. Magari adesso ci verranno a dire che la vittoria di Karina ha connotati e significati shakesperiani (fragilità, il tuo nome è femmina), che è il trionfo della vulnerabilità rispetto alla pragmatica spregiudicatezza di altri concorrenti, oppure verremo invitati a celebrare, in Karina, il successo di una donna che ha saputo sconfiggere innanzitutto le proprie debolezze. Mutando l’ordine dei fattori psicologici il risultato non cambia, l’importante è far debordare il reality oltra la sua dimensione ludica… che viene valicata ogni stagione per spirito di enfatizzazione utile a darle un simulacro di sostanza, una parvenza di peso specifico e un ulteriore rimbalzo mediatico”

Non gli si può dar torto, specie se a Cesare Lanza che definisce Karina un incrocio tra Dostojevski e Eduardo De Filippo si aggiunge lo psicologo che fa diagnosi in diretta tv. E’ accaduto quest’oggi - e molte altre domeniche - a Questa Domenica, dove Alessandro Meluzzi si è ritagliato un ruolo di perfetto opinionista vate dalle verità rivelate. Si è finalmente realizzato l’incontro tanto atteso, ovvero quello con la sua aspirante paziente Karina Cascella. Qualche settimana fa lui aveva smentito la fondatezza dei suoi attacchi di panico, ritenendo più appropriata per lei la sindrome da nevrosi isterica. Quest’oggi ha meglio motivato, appunto, la sua diagnosi:

“Quando dissi che lei non soffriva di attacchi di panico non intendevo negare il fatto che lei abbia di crisi di ansia. Dico solo che non si può dire che lei non è un attrice perfetta, perché non si può essere attori se non si è agitati da qualcosa che ti prende e che va oltre di te. Quello che distingue un vero attore da un finto attore è di essere animato da un daimon, da qualcosa che viene da dentro”.

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Renzo Arbore e Pap'occhio: meno diseducativo di Amici e X Factor?

pubblicato da Lord Lucas in: Movie TV Bloggin' Carta Stampata Amarcord Satellite, amore mio Post Televisione Di cosa parliamo quando parliamo di televisione Sky Italia

renzo arboreChi non ricorda L’Altra Domenica? Lo storico varietà datato 1976, nato da una costola del programma radiofonico Alto gradimento, è stato riesumato in occasione del Bellaria Film Festival di Rimini, con uno speciale intitolato La tv dell’altro mondo. Ma la vera sorpresa è arrivata domenica sera, quando RaiSat Extra ha programmato in coda al documentario in questione il film Pap’occhio di Renzo Arbore.

Il motivo dello stupore sta nel fatto che, dopo ben 28 anni, è caduto il tabù su un film fortemente discusso, persino sequestrato per vilipendio. Si trattava, infatti, del primo esempio di dichiarata satira italiana contro la Chiesa. Così Renzo Arbore, che ha diretto e interpretato il film con gran parte dei compagni dell’Altra Domenica, ha commentato su Repubblica l’inaspettata scelta satellitare:

“La messa in onda è stata decisa proditoriamente da quelli di RaiSat Extra, a mia insaputa. Hanno fatto questo blitz e non so nemmeno io come siano riusciti a trasmetterlo: m’è arrivato un bigliettino mentre mi trovavo sul palco al Festival di Bellaria, ero un po’ incredulo ma l’ho annunciato. Mi ha fatto molto piacere: l’ho rivisto a casa mia con un gruppo di amici tra cui Vincenzo Mollica e Roberto D’Agostino che mi hanno confessato di averlo capito più ora che allora. Credo che fosse un film avanti sui tempi, il pubblico non era abituato a quel tipo di ironia, a quello sberleffo anche se bonario. Uscì in anni in cui non si poteva neanche pronunciare la parola Papa senza incorrere in censure, figuriamoci farci un film presentandolo come un uomo prima che come un pontefice”.

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Tv on demand - BBC iplayer

pubblicato da Malaparte in: Internet vs Tv Post Televisione

iplayer

E’ una fissazione del sottoscritto, la destrutturazione del flusso dei palinsesti, la possibilità di vedere i propri programmi preferiti in qualunque momento e non in giorni e orari prestabiliti. E’ una caratteristica di quella che qualcuno definirebbe la tv più vista al mondo: YouTube. Ed è una questione con la quale anche i grandi network dovranno, prima o poi, fare i conti.

La BBC deve aver pensato che è meglio prima: iPlayer è abbondantemente uscito dalla fase beta e proprio ieri ha inaugurato un servizio di comune accordo con il canale via cavo Virgin Media. E’ l’interazione internet-tv al contrario. Qualsiasi utente Virgin Media può vedere i contenuti BBC iPlayer, fino a ieri disponibili solo online, premendo un semplice tasto sul telecomando e accedendo al menù, che appare identico a quello che si vede online (nell’immagine). Il risultato è una tv che assomiglia sempre di più a un computer, ulteriore passo verso la naturale integrazione dei due media.

iPlayer è un servizio che permette agli spettatori di vedere online i programmi BBC, in qualunque momento (ma fino a sette giorni dopo la messa in onda). Alcuni show, inoltre, possonoo essere salvati sugli hard disk dei computer. Sono file video a scadenza, che durano trenta giorni. Fatte salve queste restrizioni, si tratta di un servizio assolutamente innovativo, che in Italia, per ora, ci sognamo.

Il 7 marzo scorso è stata rilasciata una versione beta per iPhone e per iPod touch, e il 9 aprile la versione per la Wii. Tecnicamente, i contenuti sono riservati a utenti britannici. La limitazione può essere facilmente aggirata utilizzando un proxy UK.

Ancora 2 minuti. E il tempo in tv si ferma

pubblicato da Lord Lucas in: Varietà TV Bloggin' Eventi Maria De Filippi Fiorello Post Televisione Di cosa parliamo quando parliamo di televisione

TvBlog Awards 2008

fiorello bongiornoSfora che (non) ti passa: un vizio cronico nei palinsesti televisivi rischia di tradursi in un morbo incurabile. Prendete Fiorello, il sensitivo dell’etere per cui lo spazio e il tempo non esistono. I suoi 2 minuti sono un concetto paraculo e del tutto arbitrario, frutto di una visione dello spettacolo suprema, avulsa da qualsiasi paletto umano. Balla e canta in una cornice parallela, avvolto da un bianco amniotico.

Ferma le lancette come solo il Padreterno avrebbe l’ardire di fare. E’ il Dio sceso in terra tra i comuni mortali del piccolo schermo, pronto con un sol cenno ad annullarli tutti, da una veneranda Orsomando alla Supersimo privata di ogni potere. Baldini è l’arcangelo Gabriele, messaggero biblico pronto a dargli man forte come nella tradizione ecclesiastica.

Il pubblico italiano contempla il suo nuovo Messia, dopotutto si chiama Rosario e la preghiera ci sta tutta. Dinanzi a tali apparizioni epifaniche tutti gli altri restano I Soliti Ignoti, suscettibili di sparizioni inattese volute da una volontà imperscrutabile. C’è Milly Carlucci che pecca di tracotanza pretendendo tutta l’ammiraglia per sé a partire alle 20.55 - un vero miracolo dei piani celesti - per poi mettersi contro Tv7 che dice basta agli sforamenti della prima serata e minaccia di non andare più in onda. Dopotutto, quest’andazzo va avanti da Ballando e continua con Uomo e Gentiluomo, programma così orripilante da peccare di sbrodolamento blasfemo.

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L'allenatore nel pallone involgarito dalla tv

pubblicato da Lord Lucas in: Movie Personaggi Post Televisione Di cosa parliamo quando parliamo di televisione

TvBlog Awards 2008

Milo Coretti e Giorgio AlfieriPerdonateci la parentesi cinematografica, ma ci preme aprirla e chiudere senza rischiare di andare fuori tema. La promozione di film, infatti, è diventato un ingrediente obbligato dei contenitori televisivi, in cui vediamo usurati attori di ogni tipo in un incessante tour pubblicitario. L’allenatore nel pallone 2 pare il caso più emblematico e chi ha assistito a una conferenza stampa con Lino Banfi presente, come il sottoscritto, l’avrà visto decisamente provato.

Un artista della vecchia scuola come lui, abituato a far parlare la pellicola quando la marketta non esisteva, detiene un record di presenzialismo settimanale faticoso per chiunque, figurati per un professionista che inizia ad avere una certa età. Oltre ai botteghini cinematografici, lo vediamo ospite a Matrix, Guida al campionato, Controcampo, Domenica In, Quelli che il calcio, costretto a recitare lo stesso copione nonostante sia un genio dell’improvvisazione.

E tutto questo ci fa passare la voglia di vedere un film, il piacere di andare a cinema senza preconcetti, la fiducia in un sequel che rischia di incrinarsi di fronte a una dequalificante parata catodica, fatta di attorucoli che ostentano una parte come se si trattasse dell’Oscar. Prendete Milo Coretti, che ci ha ammorbato a Buona Domenica con la storia dell’attore emergente, che ha avuto la grande occasione e non ci deluderà. Nell’Allenatore del Pallone 2 compare solo in due scene (non due scene in particolare, caro Milo, sono due e basta), biascicando romano e dandosi un po’ di arie con il compare Giorgio Alfieri. Nulla che possa definirlo lontanamente vicino al recitare, mentre va raccontando in giro di aver avuto i complimenti per i suoi tempi comici.

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Che ne è stato della Bbc di una volta?

pubblicato da Lord Lucas in: Carta Stampata Post Televisione Di cosa parliamo quando parliamo di televisione

bbc articolo repubblica the guardianLa televisione che nasce come servizio culturale, erogato potenzialmente a tutti i cittadini e articolato in radio e tv, gestite entrambe dalla stessa impresa pubblica, ha un classico emblema di riferimento: la Bbc.
Nelle parole di sir John Reith, il suo primo storico direttore, era ben chiaro l’intento della British Broadcasting Corporation: educare, informare e intrattenere, in rigoroso ordine di importanza.
Questa formula, nota come triade reithiana, ha avuto larga importanza nella storia del piccolo schermo, laddove educare significava prolungare presso gli adulti l’istruzione scolastica, informare equivaleva al dare le notizie anche ai cittadini esclusi dalla lettura dai giornali e dalla politica, intrattenere (to entertain) comprendeva non solo il divertimento fine a se stesso, ma il coinvolgimento emotivo mediato dal cuore (in una priorità marginale rispetto al perseguimento degli obiettivi precedenti).
Come riporta Wikipedia,

la BBC è sempre stata ritenuta, anche fuori dalla sua patria, uno dei più autorevoli operatori radiotelevisivi del mondo, anche in ragione delle tradizionalmente rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici che l’hanno resa un punto di riferimento per la categoria.
Nonostante sia attualmente gestita da un consiglio nominato dalla Regina su consulenza dei ministri del governo britannico, la BBC risulta del tutto libera da influenze politiche e commerciali.

Eppure, il marchio di autorevolezza di cui si è sempre fregiata ha incominciato ad appannarsi. Cinquantanove spettatori su cento si fidano meno della Bbc che in passato, secondo un sondaggio realizzato da The Guardian e ripreso oggi da Repubblica. La fiducia crolla fra gli ultra65enni, con il 67% di delusi. Tre inglesi su quattro sono ormai rassegnati perché credono che molte cose in tv siano “drammatizzate, anche se sembrano reali”.
Insomma, qui si sta mettendo in dubbio la reputazione di uno degli operatori più cari del mondo, visto che il canone costa 135 sterline e 50 pence, cioè più di 200 euro. Tra l’altro per il 58% dei cittadini ormai non c’è più differenza tra la Bbc e i canali di Sky.

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APPUNTI SULLA POST TELEVISIONE (21)- NON MI HANNO INVITATO A OTTO E MEZZO, HANNO FATTO BENE

pubblicato da Italo Moscati in: La7 Italo Moscati Post Televisione

otto e mezzo la7Hanno fatto bene a non invitarmi a “Otto e mezzo” in cui, sul piccolo schermo della 7, si è parlato di cinema. Spiritoso Pierangelo Buttafuoco quando, sul finire della leggera e godibile trasmissione (soprattutto grazie a Tinto Brass che Buttafuoco ha sempre chiamato “maestro” con ironia devota) ha detto pari pari: togliamo le sovvenzioni al cinema ma per carità non togliamole al teatro. Forse lo spettatore non ha capito il riferimento e l’uso della magica espressione contemporanea “conflitto d’interessi”.Glielo spiego.
L’autore delle “Uova del serpente”- inizio di romanzo fantastico, il resto in calando- alludeva al recentissimo fatto che lui Pierangelo è stato nominato presidente dal Teatro Stabile di Catania, teatro in questi ultimi anni presieduto da un uomo della tv, catanese, Pippo Baudo, e comunque luogo dove hanno lavorato grandi attori come Turi Ferro, direttori come Giusti, autori come Fava (il padre di Claudio). Ecco la spiegazione. Ecco la realtà. Tutti buoni a criticare i soldi dello stato dati agli altri ma preoccupati di non riceverli per onorare gli incarichi e accettati.
Ottimi gli ospiti. Un mastino dell’economia: Tino Oldani che si è messo a fare i conti in tasca allo stato e al cinema per sovvenzioni che hanno generata catastrofi. Conosco Oldani, abbiamo lavorato insieme all’Europeo. Sa quel che dice. Un critico di qualità: Mariarosa Mancuso che scrive sul “Foglio”, ci vediamo a Cannes e a Venezia, ed è una delle poche persone che hanno posizioni molto autonomia nei giudizi e poi ha risp0nde al carico di lavoro che gli impone l’aguzzino Giuliano Ferrara con sintetica, illuminante concisione. Sui giudizi posso non sempre concordare, ma leggerla mi dà piacere. Un attore elegante e dolcissimo, bravo: Giulio Scarpati che passa dal teatro al cinema e alla tv senza farsi imprigionare. Lo avevano chiamato a difendere le posizioni del Manifesto dei Cento Autori- Bernardo Bertolucci in testa- in cui si reclama una maggiore attenzione dello stato e del governo per il cinema e le sue necessità. Si è difeso bene dagli attacchi di Oldani e Mancuso, ma poi Buttafuoco gli ha dato un assist fantastico dichiarando con candore il suo “conflitto d’interessi”, ossia i soldi sono buoni vengono a te, un pò meno buoni se vanno agli altri.

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APPUNTI SULLA POST TELEVISIONE (20) - E SE CHIAMASSIMO TUTTI UN' AUTOAMBULANZA?

pubblicato da Italo Moscati in: Italo Moscati Post Televisione

gustavo selvaIl fatto è noto. Per raggiungere in tempo una diretta della 7, Telecom, il senatore Gustavo Selva-impedito nei movimenti dal blocco del traffico causato dal suo amico Bush- non ha chiamato un taxi ma un’autoambulanza, e si è fatto portare a destinazione (sede della 7, via Novaro a Roma, ex palazzina della Rai e della Lazio).
Sia lodato Selva che qualche lustro fa veniva chiamato Radio Belva per i suoi corsivi bava alla bocca su uno dei canali solo audio della ben amata Rai. Anche una Belva sta male-il morbo del presenzialismo- e nel suo caso un’autombulanza fa servizio di stato e di tv. Atto di sensibile solidarietà per malati e gli afflitti. Il Dovere del Presenzialista docet. Ma per fortuna tutti gli altri, compresi i suoi compagni di partito, gli hanno dato addosso. Davvero? Fino a quando?
La Belva ha presentato le dimissioni- pentito? non pare- e confida nell’omertà dei colleghi sempre prodighi di moralismi verso gli italiani che non pagano le tasse ,tranne che verso se stessi, e quindi nella collaborazione della “corporazione” degli eletti (che eletti direttamente dai cittadini non sono poichè sono i selezionati sicuri dai partiti veri loro elettori, specie dopo il “porcellum” del più spiritoso dei leghisti, il sublime Calderoli, cornificato sul piano del gusto e dalla stile dalla ex moglie, soubrette tv pare).
Questa faccenda dell’autambulanza va vista nel contesto della situazione etica del paese. Etica televisiva, s’intende. Quel che conta non è il taxi o l’autoambulanza che porta dove ti porta il cuore o dove verrà incassata la superpensione parlamentare. ma quel che hai da dire, il servizio che devi rendere al paese che pende dalle grandi labbra delle televisioni. La Belva era essenziale alla diretta come lo sono tutti gli animali dell’ Arca di Noè della politica che salgono a bordo del video solo perchè’ sono indispensabili. Le loro opinioni hanno il profume del vangelo. Aiuto.

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APPUNTI SULLA POST TELEVISIONE (18)- ROMAN, PICCININI, QUESTA E' TV...

pubblicato da Italo Moscati in: Italo Moscati Post Televisione

Chiedo scusa. Mi intrometto. Sapete come sono i pomeriggi delle televisioni non solo generaliste delle domeniche. Noiosi. Chiudo una pagina di lavoro al computer, accendo il televisore, vado su Italia1, un canale che complessivamente mi piace, è vivace. Mi imbatto in una scenetta inclusa nel tg. Mostra il regista polacco Roman Polanski che partecipa ad un incontro stampa , con altri grandi maestri che sono stati convocati a Cannes per celebrare i 60 anni del Festival. Vedo dietro di lui il nostro Nanni Moretti. Ad un certo punto Roman, autore che amo molto, dopo avere ascoltato le domande dei giornalisti, si alza e dice: “Meglio andare a mangiare”. Ce l’ha, e lo dice, con le domande e i giornalisti.
Chi come me frequenta i festival sa che gli incontri stampa sono spesso dolorosamente lancinanti nel bla bla, non ne esce nulla, solo aria fritta. Ci voleva che Roman, persona certamente sensibile, desse un segno di protesta e abbia preferito qualche ristorante sulla Croisette all’aria fritta del Palazzo del Cinema, tutto chiacchiere e cinema sparlato. Peccato che non si sia unito a lui l’amico Moretti che, anni fa, ai microfoni di Piazza Navona a Roma, davanti ai potenti della sinistra, se ne uscì con una frase che fece male: “Con questi qui, con queste facce non vinceremo mai”. Le facce sono quelle da bunker, sono ormai dovunque, ne ho parlato negli Appunti 17. Vai a vedere.
Mi stacco dal televisore, riprendo a lavorare, poi torno. Ho dimenticato di dire prima che nel tg con l’alzata di Roman hanno mandato in onda un brillante servizio in cui compaiono altre incazzature celebri, ad esempio quella di Trapattoni contro un giocatore tedesco, in tedesco perfettamente maccheronico, di nome Strunz, credo; incazzatura bissata sempre in tedesco, un pò meno maccheronico, in Austria.
Quando riaccendo la tv, sempre su Italia 1, Sandro Piccinini mostra un filmato a tradimento sulle panchine di Empoli e Reggina, con Cagni che - a lettura labiale - esprime giudizi taglienti, si fa per dire, a destra e a manca. Non entro nel merito sportivo. Anche in questo caso, come in quello di Polanski, mi interessa la reazione in diretta.
Conclusione. Oggi che non vanno gli spettacoli confezionati, reality compresi, forse bisogna cambiare la frequenza o meglio la caccia in tv, quella che sembra più attenta e pronta anche tecnicamente. Cose da “you tube” che stanno tra la clamorosa “Corrida” e le Paperissime di qualità l’animale uomo si esalta nelle reazioni, nelle emozioni dirette. Copioni rapidi ed efficaci che costano solo la spesa delle macchine, niente Siae, niente contratti ad personam.
Ci pensino le facce da bunker che progettano (?) il futuro.
ITALO MOSCATI