L’intervista ad Alberto Stasi portata a segno da Matrix è indubbiamente l’esclusiva più degna di questo nome dell’ultimo decennio televisivo. Eppure, il telespettatore - ieri sera - è stato vittima di un effetto di straniamento misto ad un rapimento estetico totale.
La forza della parola, di un primo piano alle mani che tremano, di una dichiarazione che lascia il segno ha messo per un attimo in un angolo i pregiudizi sulla giustizia-spettacolo, lasciando spazio a un interesse spasmodico per quanto trasmesso.
E il merito, se ci concedete questo termine con tutto il “terrore” del caso, sta nel pauroso impatto mediatico provocato ieri sera dal fidanzato di Chiara Poggi, assolto dall’accusa di omicidio il 17 dicembre 2009.
Il caso Garlasco (puntualmente trattato da Crimeblog) ha tenuto banco nelle cronache giudiziarie e sui mass media per ben due anni, trasformando un efferato crimine nel giallo più discusso dagli italiani. Ieri sera va dato atto a Matrix, che gridava all’innocenza del ragazzo come puro dovere di cronaca (questo resta infatti l’esito della sentenza emessa a Vigevano), di aver dato voce ad Alberto Stasi.
Un ragazzo, come preannunciato dalle agenzia di stampa, che è un vero fiume in piena, facendo del suo silenzio stampa adottato finora una filosofia di vita più che una strategia. Stasi ha dichiarato che non pubblicizzare le emozioni non significa non averne e lui è uno che ha preferito meditare, costruendosi intorno uno scudo che lo ha etichettato come “glaciale”, anziché sbraitare contro “i torti” e “le ingiustizie”, parole da lui ripetutamente usate.
Continua a leggere: Matrix - Alberto Stasi e la paura della "normalità"

La notizia parrebbe di quelle importanti: il Grande Fratello chiude i battenti in Gran Bretagna: la prossima stagione, l’undicesima (il reality è in onda dal 2000 su Channel4), prevista per la prossima estate, sarà anche l’ultima.
Ecco le dichiarazioni (via BBC News) del direttore del canale, Kevin Lygo:
(the show) had reached a natural end point on Channel 4 and it’s time to move on.
Il punto di non ritorno naturale è, ovviamente, quello degli ascolti, in continua decrescita: dagli 8 milioni della stagione 2002 siamo passati ai 2 milioni di spettatori a puntata nell’ultima stagione e la scelta naturale è quella di fare a meno del papà di tutti i reality show, anche se a Channel 4 fanno tutti a gara per sottolineare quanto sia stato importante il programma, che sfida abbia rappresentato, quanto sia stato fonte di creatività e sperimentazione. L’ultima stagione, ovviamente, non sarà una stagione qualsiasi.
Continua a leggere: Il Grande Fratello chiude i battenti in Gran Bretagna (o almeno su Channel 4)

Veronica Pivetti è destinata a essere volto di fiction buoniste di RaiUno, questo ci sembra di capire dalle sue dichiarazioni raccolte nel corso di una pausa di lavorazione delle sei puntate de La ladra.
Trattasi di una fiction da prime time, appunto, in cui la Pivetti interpreta Eva Marsiglia - nome verosimilissimo - che, se di giorno manda avanti un ristorante, di notte si trasforma, per l’appunto, in una ladra. Ma poteva essere una ladra cattiva? Certo che no. Una ladra che ruba ai ricchi per dare ai poveri, una specie di Occhi di Gatto (per non citar il consueto Robin Hood. Del resto, le somigianze - ristorante, protagonista femminile - con il cartone animato ci sono. Ci sarà anche un ispettore che indaga e si innamorerà di lei? non facciamo fatica a ipotizzarlo).
Tant’è, ecco cosa dichiara la Pivetti:
E’ una commedia divertente che esplora un genere nuovo per la tv. Siamo a metà strada tra I soliti ignoti, L’armata Brancaleone e Ocean’s Eleven.
Già. A metà strada fra quei tre filmetti lì. Già. Del resto, cosa pensate che possa dire, della sua stessa fiction? Che in Italia non ci sono idee originali, per esempio. Ecco. Potrebbe anche dirlo, via. Se no, lo diciamo noi.

Oggi mi concederete un volo pindarico - un editoriale di mezza settimana, lo chiameremo -, visto che di questi tempi, in televisione, se ne fanno tanti. Maria, forte dei successi che miete senza troppo sforzo, per esempio, si propone per fare un anti-Sanremo. Oppure i Grammy Awards Italy. Oppure per resuscitare il Festivalbar. Oppure, comunque, per essere Re Mida Degli Ascolti.
Che dirle? Può permetterselo, signori miei, perché - checcé ne dica Pier Silvio, che non teme la concorrenza di SKY - Maria è la ragione del 90% dei successi recenti di Mediaset. Ma fanno voli pindarici anche gli altri, sia chiaro: li fa il nuovo Presidente RAI Garimberti, che afferma di non aver mai visto un reality show. Male, dico io. Male, perché a farla, la tv, pensano di essere capaci tutti. Ma per farla bisogna conoscerla. Non si vogliono certo mettere in dubbio le doti di Garimberti, sia chiaro. Ma ignorare l’esistente non è un buon modo per cominciare: dovrà recuperare, se vorrà essere un Presidente credibile, visto che il reality è ormai - da tempo, mica da ieri - parte integrante della tv contemporanea. Visto che i reality trionfano.
Il che non significa che il reality show sia il bene supremo. Ma neanche il male. Il male sono, ahimé, proprio i voli pindarici di cui sopra, il prendersi troppo sul serio, atteggiamento di cui sembra vittima - per passare dall’altra parte - anche quel Fiorello che imperversa da mesi prima ancora che il suo show sia iniziato.
Chi salvo, mi chiederete voi? Salvo Fazio e la sua squadra, e lo sapete bene. Grazie al lavoro di anni culminato con lo speciale di ieri. Ma quella è tv di servizio, oltreché spettacolo. Quella è cultura, e mi si potrebbe opporre l’obiezione scontata: la cultura è alta, la tv è pop.
Con questo post, diamo il benvenuto a una nuova penna su TvBlog, Stefano Havana, che nella blogosfera è noto per essere una delle anime del blog Noantri. Buona lettura a voi, buon lavoro a lui che, sono certo, apprezzerete in particolare per la qualità della scrittura. E perché susciterà senza dubbio più d’una discussione. Cosa che non guasta mai. Malaparte.
Le verità sono due e neanche tanto nascoste. La prima: X Factor è l’unico talent show italiano per cui valga la pena di piazzarsi davanti alla Tv. La seconda: giammai bisognerebbe prima, durante o dopo la visione di “X Factor” scegliere di seguire anche American Idol, il più famoso tra i famosi spettacoli analoghi statunitensi. Il motivo è presto detto: il peggiore dei concorrenti di “American Idol” vale dieci volte il migliore dei concorrenti di “X Factor” e la tal cosa non fa benissimo alla salute del robusto patriottismo italian-canoro che vorrebbe i nostri beniamini capaci di tenere testa ai pari grado d’oltreoceano.
Giusy Ferreri, per fare un nome soltanto, avesse partecipato ad “American Idol”, anziché ad “X Factor”, si sarebbe probabilmente limitata alle presentazioni, se non peggio, prima di essere fatta fuori dai severissimi giudici dell’edizione a stelle e strisce (tra cui figura anche quel Simon Cowell, ideatore proprio del format che sta dietro “X Factor”).

Ci sono interviste che meritano di essere riesumate e confrontate per denunciare un brutto male dei nostri tempi: la malelingua.
Nella stessa sezione commenti di Tvblog se ne leggono tante, di ingiurie, dirette sul personale a personaggi che andrebbero meglio tutelati e rispettati. Anche al sottoscritto vengono attribuiti diversi attacchi per la presunta cattiveria riscontrabile in alcuni post, ma anche qui occorre fare le dovute distinzioni.
Nella stampa televisiva il pepe, l’esposizione in prima linea, la stroncatura hanno un senso se miranti a stigmatizzare vizi e mancanze di determinati programmi o vip in un’ottica specificamente professionale e critica.
Che ben vengano, dunque, gli strali polemici della De Filippi, in qualità di donna di televisione, contro l’ipocrisia dei contenitori domenicali, ma non diventi un abuso l’accanimento gratuito nei confronti di certi personaggi, da parte del pubblico come di alcuni “colleghi” dello spettacolo (per cui sparlare di Amici e dintorni è diventato un diktat autocelebrativo e sempre più radical chic).
A proposito di recriminazioni e snobismi che imperversano nel panorama mediatico, c’è un altro abuso sempre più intollerabile: sputare sul piatto da cui si è mangiato.
Prendete Marco Leonardi, il nuovo Maradona cinematografico che riscuote plausi e consensi a go a go. In una recente intervista rilasciata a Vanity Fair, che sicuramente ha calcato la mano nella confezione editoriale, non si esime dallo sparare a zero sul suo ingaggio nella fiction Elisa di Rivombrosa:
“Tornare in Italia è stato drammatico dal punto di vista professionale, perchè mi sono presto reso conto che avrei dovuto ricominciare tutto da capo. Per dire, mi hanno offerto di recitare in dieci puntate di Elisa di Rivombrosa, e io ho accettato. Però, dopo aver fatto un film con Banderas e Depp, mi veniva un po’ da ridere”.
Continua a leggere: Senti chi sparla sulla tv (e sul proprio curriculum)
Diego Bianchi, blogger da me pluridecantato in un precedente post, si è meritato un’intervista esclusiva su Vanity Fair. Considerato che il suo è uno dei miei blog preferiti e la rivista in questione… beh lo sapete che è il mio tallone d’Achille, si tratta di un connubio davvero perfetto per tenere alto il buon nome della categoria.
Vanity apre il ritratto dedicatogli con una bella espressione di sintesi:
Zoro (che in romanesco significa coatto) prende in giro quelli del Gf (da molto prima della Gialappa’s). E i suoi video del venerdì, sul web, dilagano.
Lo definiscono responsabile dei contenuti editoriali di un sito Internet (chiamarlo per nome - Excite - non si può per conflitto di interessi?), motivando la ragione per cui ha deciso di occuparsi, volente o nolente, del Grande Fratello:
“Anche se non si vuole, del Gf si parla ovunque. Un giorno mi ha contattato Marco Liorni per invitiarmi in trasmissione dove, per qualche puntata, ho fatto la parte dello spettatore intelligente. Quando mi sono accorto che stavo diventando famoso - i fan mi facevano le foto col telefonino - me ne sono andato”.
Continua a leggere: Zoro intervistato da Vanity Fair: so' soddisfazioni
Digitando su Google il nome di Alessandro Rostagno, probabilmente vi imbatterete in un post del mio passato da blogger free-lance. Il personaggio mi ha sempre incuriosito parecchio, ma quando ne ho parlato per la prima volta era ancora agli esordi nel mondo della televisione, facendo del giornalismo scritto la sua professione principale. Di questi tempi, invece, lo vediamo comparire in ogni dove dell’etere catodico (da Buona Domenica a Gf Mania), trasformando la sua nobile vocazione originaria alla militanza critica in un battutismo di maniera appiattito dall’insopprimibilità del clichè.
Come avevo già avuto modo di sottolineare, Rostagno è l’emblema più eloquente del giornalismo visivo contemporaneo (quello che, oltre a farsi leggere, ha bisogno di farsi vedere).
Non soltanto perchè le sue apparizioni in tv si fanno sempre più frequenti, ma perchè il suo stile così sferzante e pungente si preannuncia marchio di fabbrica di un nuovo modo di “fare notizia” nella post-televisione.
I tempi della comunicazione odierna sono mutati e ad aver intuito il potere dirompente del presenzialismo televisivo rispetto a quello cartaceo è, più di tutti, il nostro Rostagno, ormai assimilabile a una vera e propria macchina da guerra catodica. A decretarne il successo incondizionato, nonchè il plauso di addetti ai lavori e più vetusti colleghi, la sua ormai riconosciuta nomea di “maestro della sintesi”.
Eppure, non gli bastavano una qualità di scrittura decisamente fuori dal comune sostenuta da una preparazione culturale inappuntabile. Rostagno ha deciso di scendere in campo e di mettere in commercio il proprio talento affinchè fosse mediaticamente vendibile, fonte di visibilità oltre che di credibilità (il che ricorda molto la perdita dell’aureola di ascendenza baudelairiana e la mercificazione dell’artista decadente). Non a caso, ha scelto di farsi rappresentare dall’agente più rappresentativo del sistema: Lele Mora. E qui si apre un capitolo altrettanto controverso.
Continua a leggere: Alessandro Rostagno, quando il critico perde l'aureola
Quest’oggi, per rimanere in tema di Grande Fratello, voglio proporvi uno spunto curioso, da rileggere nell’ottica della ricezione internauta. In giorni di web-cronache concorrenziali e reality bloggin’ compulsivo, c’è un personaggio della rete che ha deciso di uscire allo scoperto e fare una cosa un po’ diversa.
Il suo nome è Zoro, alias Diego Bianchi, e lavora per Excite, uno dei portali più quotati della rete (a me piace definirlo la versione al maschile della Lupini di Kataweb e tra l’altro ho scoperto che sono grandi amici).
L’identità in rete di Zoro, che ha un blog tutto suo di carattere opinionistico, è stata indissolubilmente legata, per diverso tempo, a quella del Gf, che documentava per ragioni professionali.
Lavoro a parte, non ha mai rinunciato all’interesse e alla riflessione su un fenomeno che apre multiformi scenari critici (mi piace ricordare un’espressione di Platinette, che dovrebbe nobilitare tutti noi blogger militanti nel garbage, secondo cui il reality avrà un senso finchè rimarrà un’isola felice per allenare la critica).
Il valore aggiunto di Zoro sta nella sua singolare esperienza da insider: lui è entrato nel tunnel della blog-celebrità arrivando a un passo dalla porta rossa. Insomma, si è trovato catapultato nel sistema intervendo per un paio di puntate della scorsa edizione come opinionista all’addiaccio (nella speranza che la calca acritica delle tifoserie non obnubilasse la qualità superiore dei suoi interventi).
Quando l’ho incontrato a Piùblog, nel dicembre scorso, mi è sembrato disorientato e disilluso dal grande salto che, anzichè arricchirlo, aveva finito per inaridirlo.
Quest’anno, per la prima volta, dice di non aver trovato posto nella conferenza stampa. Dunque, non gli restava che voltare pagina e cancellare il Grande Fratello dalla sua vita da blogger.
E invece no. Ci consegna una video-cronaca sui generis, che a una prima impressione potrebbe risultarvi snob o rosicona. Ma, se la guardate con più attenzione, vi stupirà.
Continua a leggere: Zoro, il blogger che entra ed esce dal Gf