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L'angolo di Malaparte

Enzo Iacchetti e la verità in tv

pubblicato da Malaparte in: Personaggi Uomini L'angolo di Malaparte


Dichiara, Enzo Iacchetti, ospite al Giffoni Film Festival (mai come quest’anno ricco di vip), che la tv non contiene verità. Che è un elettrodomestico e come tale va usato. E rincara la dose contro quei genitori che la utilizzano come strumento educativo per i propri figli (o forse, più prosaicamente, per parcheggiarli davanti a una baby sitter non troppo costosa, dico io).

E da un certo punto di vista, fa bene, Iacchetti, a dire certe cose. Fa bene, anche se si tratta di ovvietà: a volte è necessario che qualcuno ripeta le ovvietà al popolo-bue, in primis per questioni di coscienza, in secondo luogo perché magari qualcuno ci sbatte il naso, contro quelle ovvietà, e per la prima volta le considera e le capisce.

Ecco perché riportare anche qui le dichiarazioni del buon Iacchetti. Cui però manca almeno un lato abbondante, per quadrare il famigerato cerchio. Il lato del produttore. Come si fa, a usare la tv come un elettrodomestico, se chi la fa te la spaccia per verità? Come farà, il popolo-bue di cui sopra - che non sarà per forza bue per colpa, giusto? - a essere così distaccato da saper discernere fra il vero e il trash? Come farà, se l’hanno detto in tv resta, nella cultura pop - e la tv cos’è, se non pop? - sinonimo di è vero? Come farà, se il sistema stesso lo vuole bue? E mi fermo qui.

Non vorrei sembrare troppo rivoluzionario o dire troppe ovvietà.

Giusy Ferreri e i programmi musicali. E l'Auditel

pubblicato da Malaparte in: Notizie L'angolo di Malaparte Talent show X Factor



E’ un po’ strano, ne converrete, vedere Ligabue, Coldplay - bel disco, fra l’altro, se mi è concesso l’excursus - e Jovanotti galleggiare lì, cercare quel primo posto che è saldamente in mano a Giusy Ferreri che, per la seconda settimana consecutiva, domina la classifica Fimi degli album più venduti, così come quella dei download (per tutte le classifiche, Soundsblog).

E’ strano pensare che in un’Italia con l’industria discografica in crisi - ma chi non lo è - Giusy Ferreri venda 70mila copie. E’ strano, perché Giusy arriva da un talent show, un programma musicale, uno di quei programmi di cui si dice che non tirano perché la musica non tira. Già.

Come se potessimo ignorare che fra poco esce anche l’album di Roberta Bonanno (direttamente da Amici), come se potessimo ignorare il fatto che a giudicar dagli ascolti questo benedetto X Factor lo vedevano in pochi (qui l’analisi auditel).

Ma allora i casi sono due. O quei pochi sono un target commerciale potentissimo, almeno per quanto riguarda la musica. Che fare, dunque? Insistere con i programmi musicali (accadrà)? Rivedere l’Auditel (dovrebbe accadere)? O che altro.

E, già che ne parliamo, che fine ha fatto il Qualitel?

Gigi e Anna - Le contraddizioni all'italiana

pubblicato da Malaparte in: Personaggi L'angolo di Malaparte Rai 1

Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo Meravigliosamente nazional-popolare, questa scelta di RaiUno di far condurre un lungo un percorso di musica e intrattenimento che alterna momenti di spettacolo e di racconto arricchito da aneddoti personali e divertenti (sic) alla premiata coppia Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo.

Continua, il comunicato ufficale della RAI, in questo modo:

In ognuna delle due puntate ci saranno ospiti famosi e amici dei conduttori che si esibiranno insieme a loro in uno scenario da grande evento musicale.


Si potrebbe aver qualcosa da obiettare sul termine conduttori, me lo concederete. Ma vorrei parlar d’altro.

Vorrei parlar di questa nostra Italietta mediatica, che va a un passo diverso da quello dell’Italia politica, che va a un passo ancor più diverso da quello dell’Italia reale. E fra un passaggio e l’altro, ci sono ipocrisie di vario genere, da leggere come meglio credete. Mi spiego?

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Repliche estive in RAI - L'annoso problema interessa anche il Codacons

pubblicato da Malaparte in: Notizie L'angolo di Malaparte RAI

Che una rete commerciale sommerga il povero spettatore di repliche estive, ci può anche stare. Che lo faccia la RAI, un po’ meno, ed è un tema che ci tocca affrontare praticamente ogni estate. Per tre mesi tre, la RAI chiude i battenti salvo poche eccezioni - una su tutte? Ma sì, ovvio, i famigerati premi estivi.

Le osservazioni in merito rischiano di diventare simili ai commenti da bar dopo l’ennesima prestazione negativa dell’Italia calcistica, tanto sono ovvie. E’ ovvio pensare che la RAI d’estate dovrebbe dare spazio a nuovi format, alla sperimentazione, alle alternative a quella che si connota come televisione tradizionale.

E per farlo non basta aggiungere in calce a ogni titolo un’Estate qualsiasi. Quest’anno, è vero, ci eravamo dimenticati di dirlo, di sottolineare, per esempio, l’ennesima replica della saga della principessa Sissi - nemmeno lo so, se l’abbiano già trasmessa. Se non l’hanno fatto, lo faranno presto -. Ma al posto nostro, ci ha pensato il Codacons che, dopo aver fatto notare come quest’anno le indesiderate repliche esitve di telefilm triti e ritriti siano state addirittura anticipate, ha minacciato azioni legali.

Tramite il Presidente Marco Donzelli, il Codacons chiede che la RAI

non mandi in soffitta l’attualità e alterni almeno film a telefilm


Come dargli torto?

Petruccioli, la RAI, Primo Piano e il direttore unico del Tg

pubblicato da Malaparte in: TG / Informazione Notizie L'angolo di Malaparte RAI

Claudio Petruccioli Ai margini delle polemiche per lo spostamento - inaudito, a giudizio dello scrivente - di Primo Piano, Claudio Petruccioli, direttore della RAI, propone un direttore unico per i telegiornali RAI.

L’ipotesi - criticata addirittura dal centrodestra - ha del fantascientifico. Si cita a esempio il caso della BBC, come se l’universo televisivo britannico potesse essere anche solo lontanamente paragonabile al nostro.

Non ci vuole molto per comprendere che unicità ha significato opposto a pluralismo, e che oggi come non mai ci sia bisogno di pluralismo per un’informazione quanto più possibile corretta e completa (aggettivi questi difficilmente ascrivibili all’informazione tradizionale in generale. Questo sempre a giudizio dello scrivente, e di fior di studiosi del campo che non tenterò né di citare né di analizzare).

L’intervento di Petruccioli, che pure si dice disposto a rivedere in qualche modo il palinsesto che prevede lo slittamento dell’approfondimento di RaiTre, appare dunque, in un’ottica che ritenga il pluralismo quale forma essenziale di comunicazione e informazione, anche in un mezzo popolare come la televisione, quantomeno inopportuno.

Salvo invece in pieno, e la sottoscrivo, la sua analisi dell’attuale organizzazione dei palinsesti RAI:

l’offerta Rai e’ afflitta da una grave deviazione: il cannibalismo. I nostri programmi si mangiano l’un l’altro, perche’ vanno in onda allo stesso orario. Il danno e la beffa. E’ arrivato il momento di curare questo male.

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La tv è la tv, un libro è un libro. Analisi sul caso Travaglio

pubblicato da Malaparte in: L'angolo di Malaparte

Non c’è dubbio: secondo i nostri lettori - le percentuali sono le stesse: siamo sull’80%, diciamo - era giusto mandare in onda il monologo di Beppe Grillo e non è giusto sanzionare Che tempo che fa per l’intervento di Travaglio.

E personalmente, mi sento di condividere questa opinione. In particolare, mi rammarico del fatto che la televisione, ancora una volta, sia evidentemente il mezzo più penetrante, più pop, più necessario da controllare. Non azzardo inoltrarmi in considerazioni sociologiche, ma di merito: la domanda nasce spontanea. Perché le parole di Travaglio su RaiTre hanno scatenato tutto questo polverone, e le stesse parole stampate su un libro no (Travaglio, da Fazio, presentava il suo Se li conosci li eviti scritto a quattro mani con Peter Gomez. Si presume, dunque, che si fosse tutti consapevoli di quali sarebbero stati gli argomenti dell’intervento. A patto, ovvio, di aver letto il libro)?

Ha dunque meno considerazione, il libro? Lo stesso interrogativo è posto, in maniera molto più articolata del mio, da Dario Fo che scrive:

Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s’è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi…. Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un’eco insopportabile…


E’ questo? E’ l’eco insopportabile che ha la tv e che non hanno i libri a fare la differenza? Vi lascio con questa domanda, che spera di trovar risposta. O meglio, risposte.

Il Bivio - Ipnosi regressiva a Fabrizio Corona in prime time

pubblicato da Malaparte in: Notizie L'angolo di Malaparte Italia1

Fabrizio Corona Sì. Per il sottoscritto la notizia non è tanto il fatto - televisivamente pur degno di una qualche nota, sia chiaro - che Il bivio (già abbondantemente criticato dalla nostra Debora) finisca, domani, giovedì 8 maggio, in prima serata su Italia1. Sono cose che capitano.

La notizia non è nemmeno il fatto che Il bivio dedichi una puntata a Fabrizio Corona, e nemmeno il fatto che questo evento capiti - ma guardate un po’ - a una settimana esatta dall’inizio del processo che lo vede imputato, e che si aprirà a Milano proprio il 15 maggio. Il processo per vallettopoli, ricordate?

E mi voglio rovinare, la notizia non sono nemmeno le testimonianze, la prima fidanzatina Valentina Tommasoni, i dottor Chisotti e il dottor Musso che tenteranno di sottoporre Fabrizio all’ipnosi regressiva (cit. da TgCom, che si concede quel confidenziale Fabrizio).

No. La notizia è che tutto questo accadrà insieme: Fabrizio Corona avrà una puntata di un programma televisivo tutta per sé, una puntata di un programma che ricostruirà la sua biografia, e tutto questo avverrà n prima serata, e con tanto di ipnosi regressiva, a una settimana dall’inizio di un processo. Ah, ovviamente dimenticavo: c’è la proposta finale da parte di un personaggio misterioso, che verosimilmente tenterà di redimerlo.

Ecco, messa giù così è quasi una notizia, di quelle che ti lasciano quasi senza fiato, se consideri i pezzi del puzzle tutti insieme. Una notizia di raro e inverosimile squallore.

Il Grande Fratello, Mario Ferretti la liturgia e il futuro di un non-evento

pubblicato da Malaparte in: L'angolo di Malaparte

Mario Ferretti vince il Grande Fratello 8 Abbiamo speso le dovute parole su Mario Ferretti, il vincitore più atipico delle otto edizioni otto di italico Grande Fratello. E lui ha già (parzialmente) disatteso tutte le speranze del sottoscritto, sconfessando il suo disamore per la tv e dichiarando che se capitasse un’occasione in tv ce provo. Se poi mi accorgo che non sò tagliato, saluto e me ne vado, ok?

Pazienza. Non sarà tagliato, saluterà e se ne andrà. Ora però, ci si trova a fare i conti con i naturali bilanci, le analisi.

Il confronto fra le finali delle varie edizioni del reality che ci propone Hit in calce alla sua analisi rende evidente che il G.F., pur mantenendosi sopra la media di rete in termini di ascolti, è un programma in forte e costante calo di popolarità. Fisiologioco, ma anche non trascurabile

La finale di ieri, scandita da una scaletta che i fan più accaniti o i lettori più attenti potevano prevedere - non nei dettagli, sia chiaro, ma nei meccanismi - aprioristicamente, sembrava, in qualche modo, un canto del cigno.

Il Grande Fratello è diventato, come tutti i programmi che sopravvivono a loro stessi negli anni, una liturgia, una messa cantata: quali che siano i meccanismi nuovi, le innovazioni scenografiche, le scelte autoriali, ci sono dei passi ben precisi da seguire. Nulla di male, si potrebbe obiettare: è nella natura dell’essere format. Vero, ma l’essenza stessa di questo format e il genere rendono il prodotto finale sempre più scontato, sempre meno naif - e questo l’abbiamo già detto più volte - e quindi, fatalmente, sempre più noioso.

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L'appeal televisivo dell'exit poll

pubblicato da Malaparte in: L'angolo di Malaparte

Non so voi, ma il sottoscritto, alla fine, per questioni di praticità, ha preferito alle varie maratone televisive sulle Elezioni Politiche 2008 - inclusa quella che almeno ci provava, a mescolare un po’ di intrattenimento con l’informazione, quella consigliata di La7 - prima quella di SkyTg24 e poi un banale aggiorna su alcuni siti e blog di informazione.

La tv - questi i miei due cent - esce abbondantemente sconfitta dalla fame di notizie che invade, come accade da qualche anno a questa parte, tutti i palinsesti dal minuto immediatamente successivo alla chiusura delle urne, con questo tremendo quanto inutile strumento chiamato exit poll. L’appeal televisivo dell’exit poll è, teoricamente, straordinario: voglio catturare da subito i telespettatori, quindi cerco di dar loro notizie immediate.

Il problema è che ogni volta bisogna spiegare cos’è un exit-poll - roba che neanche le spiegazioni defilippiche dei meccanismi di un nuovo gioco riescono a eguagliare -, poi bisogna spiegare le forchette (memorabile, nello zapping elettorale, la battuta di un rubicondo e lieto Fede Emilio: Con tutte ste forchette sembra di ’sta a tavola), indi bisogna precisare che si tratta di previsioni che potrebbero essere anche sbagliate.

Poi, si aspetta e bisogna riempire almeno un’ora e mezza, forse due, in attesa delle prime proiezioni (a quel punto, si dovrebbe spiegare al telespettatore cosa sono le proiezioni, ma sono già arrivati i primi commenti, non c’è tempo per farlo e quindi tanti saluti all’informazione). E in quel vuoto interminabile - che terminerà, come la storia insegna, con gli exit poll puntualmente sconfessati, sbagliati, inutili - che si fa? Si commenta il niente e si ripetono all’infinito i risultati, anzi no, le forchette di previsioni potenzialmente sbagliate, come se fossero novità. Perché il telespettatore che ti sei catturato, alla fine dovrai tenerlo. Quando arrivano, finalmente, le proiezioni (su dati concreti, ovvero su voti effettivamente scrutinati), bisogna quasi rullare i tamburi per svegliarlo, questo spettatore dormiente.

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T come telepredicatore - Adriano Celentano telefona a Domenica In

pubblicato da Malaparte in: L'angolo di Malaparte

Adriano Celentano Telepredicatore è un termine che si merita persino una definizione sul De Mauro - Paravia, in riferimento a una realtà decisamente lontana da quella italiana: i telepredicatori sono negli Stati Uniti d’America.

Tranne quando in televisione ci va - in qualsiasi modo gli salti in mente - Adriano Celentano, italico telepredicatore per eccellenza.

Il molleggiato oggi ha fatto un intervento a sorpresa - le ragioni del corsivo mi sembrano ovvie - a Domenica In, scagliandosi contro l’Ordine dei Medici. Ora. Il merito può anche essere condivisibile. Celentano, infatti, interviene nello spazio de L’Arena, quello condotto da Massimo Giletti, per esprimere la propria solidarietà nei confronti di una donna, ospite del programma, che è stata violentata da un medico

mentre era sotto l’effetto dell’anestesia, medico che nonostante una prima condanna resta iscritto all’Ordine professionale.


Solidarietà sacrosanta, ci mancherebbe altro. Quello che lascia perplessi è questo uso del mezzo televisivo concesso a pochi per esprimere opinioni su questo o quell’argomento. Opinioni non richieste, per quanto, appunto, condivisibili. A che titolo, Celentano debba dissertare su argomenti del genere ci sfugge (tanto più che poi esagera, affermando che la concorrente medico del Grande Fratello, Lina Carcuro, dovrebbe essere radiata dall’ordine per il solo fatto di aver partecipato al reality). Ma alla fine, la tv italiana è fatta così: pochi fatti, tante opinioni.