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L'alfabeto della televisione

C'era una volta la telerissa. Oggi c'è la telerissa politica

pubblicato da Malaparte in: Personaggi L'angolo di Malaparte L'alfabeto della televisione


T come Telerissa. Telerissa è un termine che non è ancora entrato di diritto nel novero dei neologismi - neologismo, dal 1996, parrebbe essere diventato invece un termine relativo a una recente nomina RAI: trattasi di minzolinismo, tecnica giornalistica della quale discuteremo in futuro -, eppure tutti sanno di cosa si parla, quando si parla di telerissa (a onor del vero, su un dizionario non troverete ancora né l’uno né l’altro termine).

La telerissa è, in qualche modo, un genere a sé che si insinua prepotentemente nel talk show e poi anche nei reality (perlomeno, nella pare talk dei reality): è un qualcosa cui, fondamentalmente, il pubblico dei programmi di intrattenimento è ormai abituato e assuefatto. Le telerisse non si contano più, e a provare a farne un elenco ci si perderebbe in un’impossibile operazione di classificazione. In ordine di tempo, ne ricordiamo nell’ultima edizione del Grande Fratello (per esempio, Gianluca contro Ferdi), alla Talpa (Karina contro Melissa, per dirne una); ma a andare a ritroso, potremmo ricordare uno storico Zequila versus Pappalardo, una straordinaria telerissa al femminile Aida Yespica contro Entonella Elia, le innumerevoli liti in cui è coinvolto Vittorio Sgarbi (rimane epocale quella contro Mike Bongiorno) e via dicendo.

La telerissa è diventata talmente simile a una prassi da essere addirittura scimmiottata e inscenata - è il caso, recentissimo, di Victoria Cabello e Ambra a Victor Victoria. Ma da un po’ di tempo a questa parte, le cose stanno cambiando: la telerissa è debordata dal semplice talk e dall’entertainment-reality e sta invadendo con veemenza l’approfondimento politico. I toni dello scontro - dicitura quantomai cara ai commentatori e alle parti in causa - si alzano troppo spesso e quasi sempre poco dopo l’inizio dell’approfondimento, con il risultato che lo spettatore a casa non capisce di cosa si stia parlando e si trova a gustarsi semplicemente, banalmente, con impotenza, una specie di Celebrities’ Death Match, ma combattuto da persone in carne e ossa. Persone che dovrebbero occuparsi di giornalismo, di politica, e che dovrebbero consentire allo spettatore di capire.

La telerissa politica, altro genere che ormai invade i palinsesti, è quanto di più squalificante e indecoroso si possa immaginare. Sia da un punto di vista televisivo sia da un punto di vista meramente politico, appunto. Il linguaggio della politica si è svilito al punto da essersi abbassato al livello di un reality show. Forse alle prossime elezioni si potrebbe introdurre il televoto: il quadro, a quel punto sarebbe completo (dopo il salto, un video con una summa delle più celebri telerisse italiche).

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Pilot della tv sperimentale: promossi o bocciati?

pubblicato da Lord Lucas in: Generi Reti I sondaggi di TvBlog L'alfabeto della televisione Format

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Il numero zero, per definizione dell’Enciclopedia della televisione, è:

“la prima puntata di una serie o puntata di prova di una produzione, utilizzata per testare il gradimento del pubblico e per decidere la più opportuna collocazione del programma nel palinsesto. La produzione del numero zero (in gergo anche pilot) tutela inoltre i diritti dell’autore della trasmissione, a cui, proprio in virtù del numero zero, viene riconosciuta la paternità dell’idea originale. Nel 1996 è stato organizzato il primo Festival del Numero zero, occasione di incontro e di scambio di idee tra gli operatori del settore”.

Le vacanze natalizie appena concluse si sono rivelate un terreno fertile per la sperimentazione di format stranieri. Mai come nelle ultime settimane abbiamo visto in palinsesto un così gran numero di puntate pilota. E’ avvenuto, insomma, lo sdoganamento del testing a telecamere spente, che vede il pubblico sempre più sovrano nel decretare il successo di un prodotto. Una sola serata ne decide le sorti, senza alcuna possibilità di appello. Prima di lasciarvi a un articolo speciale, in cui ripercorriamo dati d’ascolto e valutazioni sulle singole trasmissioni, lasciamo a voi decidere quali promuovere e quali bocciare (se non volete farvi condizionare potete non proseguire la lettura).

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Decidi Tu con Alba Parietti: gli albori del sit show

pubblicato da Lord Lucas in: Varietà Amarcord TeleVintage L'alfabeto della televisione

sit-show decidi tu suonare stella stupido hotel buona la prima

Sulla storia del sit-show, genere ibrido e dalla dignità identitaria piuttosto recente, regna molta confusione. Perciò, cercheremo di fare chiarezza (e mente locale) sull’argomento, a partire dai falsi miti che lo riguardano e dalla classificazione dei suoi esponenti più o meno degni di nota.
Partiamo dall’esperimento più recente, quello che ha riscosso più successo e ha portato il sit-show alla ribalta, ovvero Buona la prima con Ale e Franz .
Tratto da un format cult in Germania (Schiller Strasse) e in Francia (Totale Impro), il nuovo programma di Fatma Ruffini è riuscito a conquistare anche il pubblico italiano con una formula totalmente innovativa e basata sull’arte dell’improvvisazione, in cui mattatori assoluti sono Ale & Franz.
A metà tra la sitcom e lo show, con due comici che recitano senza un canovaccio ben preciso al cospetto di una platea teatrale, Buona la prima è il testimone più lampante della commistione di generi in chiave metanarrativa.
Ma, ancor prima di Buona la prima, c’è stato il primo vero apripista, questa volta Rai, che si è arrogato per la prima volta l’appellativo di sit-show (senza onorarne le promettenti aspettative iniziali).
Trattasi di Suonare Stella, programma tv chiamato a coniugare la commedia brillante con la migliore tradizione del varietà.
Al centro di questo show within the show, piuttosto sui generis a dir la verità, era una vecchia pensione trasformata in un moderno bed and breakfast.
La gestione del locale, dove si intrecciano le storie dei vari avventori, alternate a momenti spettacolari, numeri comici e pezzi cantati, era affidata a Tiffany Stella (Tosca D’Aquino) che, per evadere dalle incombenze del lavoro, immagina di essere una grande star del cinema, una diva come Marilyn Monroe.
A rendere più frizzante (sulla carta) il clima di questo strano appartamento il fratello di Tiffany (Max Tortora), un ladro maldestro e pasticcione (Nino Frassica), un attempato attore di teatro (Elio Pandolfi), due gemelle poco somiglianti (Daniela Morozzi e Maurizio Ferrini), uno stilista di moda (Arturo Brachetti) e molti altri.
Ambizioni avveniristiche a parte, l’atmosfera che si respirava era quella di Grand Hotel, il comic show degli anni ‘80 allestito dall’allegra brigata di Massimo Boldi, a sua volta rispolverata nel 2003 con lo show flop Stupido Hotel (un numero zero molto criticato per aver scoppiazzato anacronisticamente e piuttosto barbaramente Drive In, oltre che per aver invitato il discusso arbitro Moreno).

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P come Presentatore (C come conduttore)

pubblicato da Lord Lucas in: Personaggi Pippo Baudo Michele Santoro - Le news L'alfabeto della televisione

baudo telegattiChe differenza c’è tra presentatore e conduttore? Ve lo dice L’alfabeto della televisione, la nuova rubrica di Tvblog volta a scandagliare i meandri del lessico catodico.
A stuzzicare la curiosità del sottoscritto è il consueto utilizzo dei due sostantivi come sinonimi, rivelatosi improprio nel caso del Campionato del bravo presentatore realizzato da Kataweb (che ha eletto come vincitore il noto giornalista e divulgatore Piero Angela).
Ebbene, l’aver aperto il concorso a dei personaggi non propriamente ’spettacolari’ ha fatto sì che si creasse una sorta di equivoco linguistico, risolvibile con la sostituzione del termine presentatore con quello di conduttore. Bastava consultare la Garzantina di Aldo Grasso per sciogliere ogni dubbio:

Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Lorella Cuccarini sono conduttori in quella modalità peculiare del varietà televisivo che è la figura del presentatore. Ma anche Maurizio Costanzo, Michele Santoro e Gianni Minoli possono essere definiti conduttori pur essendo le loro trasmissioni di attualità giornalistica. Il conduttore, in definitiva, è colui che è in grado di dare un taglio personale al proprio programma in modo da diventarne l’attrazione principale, per cui si dice ‘ieri ho visto Santoro’ e non ‘ieri ho visto Samarcanda’.

Dunque, se si fosse trattato del Campionato del bravo Conduttore, teoricamente parlando, il conduttore di Super Quark avrebbe avuto tutti i numeri giusti per partecipare (e per trionfare).

P come Phonak - Amadeus

pubblicato da Malaparte in: L'alfabeto della televisione

Amadeus con l'auricolare Visto il buon interesse suscitato da questa sorta di glossario sperimentale e visti i commenti dei lettori, pare il caso di fare uno spin off del post P come Phonak. Molti hanno rilevato come sia evidente l’auricolare di Amadeus nel gioco 1 contro 100. Verissimo. Il suo non è un phonak come quello invisibile di cui abbiamo parlato, ma è un auricolare a vista. Stessa tecnologia, ma in questo caso dichiarata in maniera palese.
I phonak invisibili, invece, vengono utilizzati laddove la messa in scena richieda un immaginario in cui la tecnologia utilizzata non debba essere evidente (ad esempio, una chiacchierata al bar, una cena…), e si accompagnano a microfoni a scomparsa: sono caratteristici dei programmi che non hanno uno studio propriamente detto. Quanto sia visibile l’auricolare di Amadeus, potete verificarlo voi stessi nel filmato che segue e nell’immagine.

A onor del vero, va detto che in un programma come 1 contro 100 dotare il conduttore di un’auricolare è pressoché essenziale, a meno che non si pretenda, per esempio, che lo stesso possa conoscere a memoria i nomi di tutti i concorrenti.

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