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#WIDG - Gian Paolo Tagliavia: «Niente Auditel per MTV. Ma non è una scelta ideologica: sul 15-34 lo strumento ha dei problemi»

pubblicato da Malaparte in: Auditel MTV Internet vs Tv WIDG

Gian Paolo Tagliavia Quando sento telefonicamente Gian Paolo Tagliavia, a.d. di MTV Italia, scopro, con una certa soddisfazione, che “conosce” WIDG - La Tv che vorrei, la settimana dedicata alla qualità in televisione promossa da TvBlog, CineTivu, Reality&Show e Televisionando:

«Ho seguito con grande interesse il dibattito su TvBlog e sulla galassia di blog che avete messo insieme», mi dice.

E’ venuto naturale chiedere un suo intervento visto che, come sapranno i nostri lettori, MTV campa tranquillamente senza essere monitorata dall’Auditel, e infatti il dato dei suoi ascolti non è pubblico:

«La prima considerazione che mi viene da fare, data la nostra storia (MTV Italia compirà 15 anni il 1° settembre 2012, ndr) è che noi non abbiamo una posizione ideologicamente contraria ad Auditel: sarebbe paradossale, visto che invece nel network abbiamo Comedy Central e Nickelodeon i cui dati invece sono pubblici. E l’Auditel è importante, non c’è dubbio: condivido molto il discorso di Carlo Freccero e trovo che la sua frase “in tv, prima delle 10, è inutile mettersi a lavorare” sia perfetta. Ma nel nostro caso, la scelta è una questione tecnica: il target elettivo di MTV è il target 15-34. Rispetto a questo target, l’Auditel ha dei problemi e noi da tempo manifestiamo perplessità in merito e suggerimenti per migliorarlo».

«Niente ideologia, dunque. Né paura di essere schiavi dello strumento».

«Anzi, abbiamo lavorato per portare avanti una riflessione in comitato tecnico per migliorarlo: di sicuro, in generale, lo strumento è perfettibile, ma sui 15-34 mostra la corda, perché sono sottocampionati. Poi c’è la rotazione del panel: se uno dei capisaldi della sicurezza del dato è il fatto che ci sia una forte collaborazione con le famiglie, la rotazione col capofamiglia più giovane è molto più rapida. Questo, per noi, è un problema. Così come è un problema il fatto che ci siano i secondi e terzi televisori di mezzo: magari gli adolescenti seguono MTV su quelli (e come dimostrato dalla nostra intervista e da molte altre testimonianze, non è affatto detto che ogni televisore di casa sia collegato a un meter, ndR)».

«Insomma, noi siamo una televisione commerciale: per me la quantità è importante. Non potrei fare l’editore, altrimenti. E per questo, siccome riteniamo di essere penalizzati dalla sottocampionatura del nostro target di riferimento, abbiamo investito molto nella ricerca per conoscere i gusti del nostro pubblico. E poi, devi lavorare tantissimo sulle altre dimensioni: sul rapporto con il pubblico, sugli eventi sul territorio, sul lato social, sui programmi on demand».

«Alcuni dei nostri lettori di TvBlog», faccio notare a Tagliavia, «lamentano la deriva di MTV con troppi reality americani».

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#WIDG - Antonio Di Bella: «Per l’Auditel considerazione, non adorazione. Scegliere la priorità delle notizie per fare ascolto è un’aberrazione, soprattutto se si lavora per la Rai»

pubblicato da Hit in: Auditel Rai 3 Internet vs Tv Analisi Auditel WIDG

Il direttore di Rai3 Antonio Di Bella dice la sua in esclusiva a TvBlog sull'auditel

Nell’ambito di WIDG - La tv che vorrei, oggi parla anche il direttore di RaiTre, Antonio Di Bella. Il suo contributo si aggiunge a quelli di Mario Maffucci, Paolo Bonolis, Gianni Boncompagni, Carlo Freccero, Renzo Arbore e Pippo Baudo

    Io & l’Auditel - Antonio Di Bella

    Per gran parte della mia vita professionale sono stato giornalista tv. Da direttore del Tg3 (otto anni) ho sempre impaginato il giornale senza pensare all’Auditel. Scegliere la priorità delle notizie del giorno pensando a come “acchiappare” spettatori è ,a mio parere, un’aberrazione, specialmente se si lavora nel servizio pubblico.

    WIDG - La tv che vorrei Rimane viva, nella mia formazione americana, la memoria della scritta che campeggia in prima pagina sul New York Times: ”All the news that’s fit to print” .

    Detto questo bisogna però aggiungere che un’informazione d’elite, lontanissima dal gusto del pubblico, non ha senso. E in questa direzione gli indici di ascolto sono da tenere in considerazione.

    Per i Tg e ancora di più per i programmi. Considerazione però, non adorazione.

    La storia della tv italiana è fatta da programmi che non sempre hanno fatto record di ascolti ma hanno inciso profondamente nel costume e lasciato un segno nelle coscienze.

    Bisognerebbe, credo, tornare a dare peso all’indice di gradimento.

    Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni non è solo un programma-mito, ma l’obiettivo programmatico della tv di domani.

    Antonio Di Bella
    Direttore Raitre

Foto apertura | © TM News

#WIDG - Io & L’Auditel – Mario Maffucci: «Capire chi guarda un programma per porsi seriamente la questione della qualità. Rating vs. share».

pubblicato da Hit in: Auditel Internet vs Tv Analisi Auditel WIDG

Mario Maffucci Anche oggi, come tutte le mattine di questa settimana di vita di WIDG - La tv che vorrei, propone un contributo (ma aumenteranno nel corso della giornata, a dimostrazione del fatto che l’iniziativa abbia avuto un notevole successo anche fra gli addetti ai lavori) che riguarda il rapporto di personaggi del mondo della tv con l’Auditel.

Nel frattempo, segnaliamo che l’iniziativa di WIDG - La tv che vorrei è approdata anche sul Fatto Quotidiano, che ha dedicato ampio spazio alla piattaforma e all’iniziativa di domani, 4 marzo, col blocco simbolico, per un giorno, della pubblicazione degli ascolti.

Abbiamo già proposto gli interventi di Paolo Bonolis, Gianni Boncompagni, Carlo Freccero, Renzo Arbore e Pippo Baudo.

Oggi tocca a Mario Maffucci: una carriera in Rai, dal 1968 al 2000. Nel 1998 è stato vicedirettore di Rai1. Ha fatto il varietà della rete ammiraglia del servizio pubblico negli anni ‘80 e ‘90. Ecco il suo contributo.

    Io & l’Auditel - Mario Maffucci

    Dal Meter si passò all’Auditel. Quando si inaugurò la stagione (dicembre ’86) sembrò che un “Moloch” si fosse impadronito del consenso dei telespettatori. Oggi è malconcio e non è sempre credibile, come un dittatore nelle sue ultime ore. Eppure con una liturgia stanca chi investe nella pubblicità televisiva fa ancora riferimento a Lui e alle sue regole. E qui ci si domanda: come fa il mondo industriale a non considerare inadeguato tutto il sistema? Si risponde:”…stiamo lavorando per adeguare il misuratore al nuovo scenario…”

    WIDG - La tv che vorrei Nel mio sito guardo sconsolato la “Top Ten” dei favolosi risultati che hanno creato la mia “leggenda” (più ci si allontana da quegli anni) e mi dico… “Mario, è un mondo che non c’è più”. Eppure per essere iscritti in quelle tavole si sono scatenate guerre stellari (“…ho visto cose che voi umani…”): si è creduto che comprando gli “dei” più influenti si sarebbe messo in ginocchio il “competitor”; si è investito sulla cineteca di 100 anni di cinema americano, budget che gli uomini di Hollywood hanno intascato volentieri, ritenendoli però insensati; si è dotato lo show di risorse che potevano sembrare illimitate (mi interrogo ancora oggi sul costo reale del Fantastico di Celentano), tanto l’astronave dei “costi industriali” non era stata ancora avvistata nei radar di una gestione ordinaria. Vincemmo e contenemmo la rabbiosa offensiva commerciale di Gengis Khan; in questo scontro, per lui durissimo (per noi si trattava di non cedere la centralità della RAI come servizio pubblico), forse capì che se l’obiettivo era quello di sfondare, non gli rimaneva che “scendere in campo” per manipolare i meccanismi e le regole del Business (to do Tv is to make money). Ci ha provato in tutte le maniere, e comunque non c’è riuscito.

    Ma fu vera gloria la nostra? Solo in parte. Che invidia e che divertimento per programmi come quelli di Arbore, di “Drive In” e per alcune scelte di Freccero: registravano numeri inferiori, ma interpretavano un gusto e una sensibilità tutta di tendenza. Una volta il grande ascolto era trasversale, oggi il risultato, tranne che negli Eventi come quello di Fiorello, segnala soprattutto un target, una tipologia prevalente. Chi sono i 2,3,4,5 milioni di spettatori che hanno seguito?

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#WIDG - Il digest del quinto giorno

pubblicato da Malaparte in: Internet vs Tv WIDG

WIDG

Anche oggi Widg - La Tv che vorrei ha regalato ai lettori di questa inusuale piattaforma condivisa fra ben 27 blog e forum una produzione davvero significativa, sul tema della tv di qualità, che culminerà domenica 4 marzo con la giornata di sospensione della pubblicazione dei dati Auditel, ripresa anche da alcune agenzie, fra cui l’Ansa (nell’immagine).

Su TvBlog abbiamo proposto la classifica del gradimento delle fiction italiane basandoci su Facebook, e ospitato un intervento di Paolo Bonolis, nell’ambito della rubrica Io & l’Auditel.

I colleghi di TvGlobo, invece, hanno proposto un’intervista a Marco Travaglio, che abbiamo ripreso anche noi. Il giornalista non ha risparmiato dure critiche all’Auditel e alla televisione in generale:

«Mentre il pubblico è sempre stato molto diverso e prima veniva più o meno soddisfatto da varie offerte (c’erano canali giovanili, per anziani, laici o cattolici), adesso invece è tutto uguale. Basti pensare che grandi inventori di TV come Freccero o Boncompagni sono stati messi ai margini mentre le reti dominanti sono dirette da personaggi la cui competenza in materia televisiva sfugge. O sono giornalisti riciclati o politici trombati o oscuri funzionari di cui non si è mai visto un curriculum». [continua]

Mondoreality ha intervistato Fabio Pastrello (uno degli autori del Grande Fratello 12). Interessante la sua posizione sui reality e sul futuro della televisione:

«Il reality è il genere più criticato e, nonostante quello che si dice, uno dei più visti. Il reality è stato la rivoluzione della tv degli ultimi 20 anni. Oggi la rivoluzione non sta più nel genere ma nell’evoluzione dei media. Facebook, Twitter, YouTube, lo streaming, hanno già rivoluzionato la fruizione televisiva… I giovani non guardano più solo la tv, ma fruiscono i contenuti su una multipiattaforma di media. E allora cosa si deve fare? Creare programmi multipiattaforma, per esempio differenziando i contenuti dello stesso format a seconda del media di fruizione, in modo che uno rimandi all’altro come una sorta di scatola cinese…. Ma questo è un discorso complesso, sul quale produttori ed editori ragionano da tempo, e oggi si sta correndo velocemente ai ripari». [continua]

Su LaNostraTv, Andrea Materia (autore di Social King) parla proprio del futuro della tv (ma anche del presente di quella italiana), con un interessante sguardo sul web:

in Italia siamo sempre tre-quattro anni indietro rispetto ala realtà americana. Ora negli USA, rispetto agli importanti investimenti … C’è Hulu, che è una joint-venture formata da FOX, NBC e da ABCDisney, oppure Netflix, “il gigante” del home-video che ha costretto alla bancarotta Blockbuster… E ancora Yahoo, AOL… Questi soggetti solo negli ultimi 12 mesi hanno iniziato ad investire milioni di dollari per la produzione di contenuti originali. Google ne ha messi circa 150 per la creazione di 96 canali originali su Youtube. Quindi se solo da 12-18 mesi assistiamo a un’autentica costruzione di un mercato dei web-contenuti professionali a Hollywood e dintorni, per tenere il passo, noi abbiamo bisogno di iniziare a tastare le acque con progetti pilota ed iniziative per poi riuscire ad arrivare, nel giro di due-tre anni, ad avere un ecosistema che funzioni [continua]

CineTivu ha proposto un’intervista a Lorenzo Campagnari, attualmente autore di Quelli che…. Il quale ha parlato dei trucchi per “aggirare” l’Auditel. Roba che non ha niente a che vedere con la qualità:

Pur non essendo Pippo Baudo, non posso non considerare l’assurdità dei meccanismi generati dall’Auditel. E’ un indagine statistica che immagino seria e rigorosa ma tutti sappiamo che esistono molti trucchi per aggirarla: scorporare i programmi, beccare i neri delle altre reti, andare in onda fino all’alba o scegliere il giorno giusto perché la controprogrammazione è azzerata. Tutti stratagemmi che hanno poco a che fare con la qualità del prodotto.[continua]

Antonio Genna ha intervistato Alessandro Grieco, direttore di Comedy Central:

«Auditel è senza’altro uno strumento obsoleto e incapace di quantificare il consumo del pubblico oggi. La televisione degli anni 1980 e 90 è cresciuta e si è modellata parallelamente a questo sistema di rilevazione, nel bene e nel male, ma oggi l’intero sistema è profondamente mutato. Il consumo dei prodotti TV è più complesso e stratificato. Auditel non ha saputo adeguarsi al cambiamento, soprattutto tecnologico, che i media oggi offrono». [continua]

Chimachimera è dello stesso avviso e lo spiega con una bella metafora:

«Forse non ce ne rendiamo ben conto, ma utilizzare l’auditel, nel 2012, è come scrivere ancora con la penna d’oca». [continua]

CaroTelevip ha parlato della cannibalizzazione fra Piazzapulita e Servizio Pubblico (in onda lo stesso giorno, il giovedì, alla stessa ora, in prima serata, e ieri addirittura sullo stesso tema, il No Tav):

Cari Michele Santoro e Corrado Formigli, ieri sera più di ogni altro giovedì è emerso in tutta la sua evidenza che continuare a sovrapporre la messa in onda di Piazzapulita e Servizio Pubblico è un vero e proprio spreco di lavoro per voi e un togliere ai telespettatori la possibilità di vedere entrambe le vostre trasmissioni. Non potete non rendervi conto che fare due trasmissioni identiche come quelle di ieri sera sul tema della Tav in Val di Susa, è semplicemente assurdo. La copertina iniziale quasi identica con le immagini degli scontri tra No Tav e forze dell’ordine. Lo stesso omaggio musicale a Lucio Dalla con le stesse parole di Futura (a Piazzapulita sulle immagini di chiusura della copertina e a Servizio Pubblico ad inizio trasmissione). Alessandro Sortino e Sandro Ruotolo in collegamento con i manifestanti No Tav in Val di Susa. [continua]

PubblicoDelirio propone l’uso di Twitter come misurazione dell’”indice di gradimento” dei personaggi televisivi (e, perché no, anche degli show) sul web, avendo creato anche l’Osservatorio Social Vip:

Stesso discorso ovviamente vale per gli account Twitter dei programmi televisivi. Quando sarà diventata prassi comune, sarà possibile tracciare periodicamente grafici di comparazione come quello sopra, segnalando così le trasmissioni più popolari. Lo studio del sentiment delle menzioni, ma soprattutto il loro contenuto, dovrebbe fungere già ora da panel privilegiato – perchè spontaneo e senza filtri – per valutare con costanza gradimento dei telespettatori e qualità dei programmi. E chissà, forse anche per selezionare quei suggerimenti che permetteranno poco alla volta di migliorare i programmi.
Allora si che potremo dire: eccola, è questa la TV che vorrei!
[continua]

Oggi è toccato a Reality&Show fare un blobbone dei commenti più interessanti e divertenti lasciati dai lettori di WIDG (anche su Facebook e su Twitter):

Stefano Chiarazzo: “Twitter come indice di gradimento dei personaggi e programmi televisivi”.
Luigi Gaudiano: “A proposito di qualità in tv, a #forum una contendente si lamenta perchè ‘non si vuol far ficcare le dita nel sedere’”.

[continua]

E ancora, una riflessione di LaNostraTv sulla musica in televisione.

Un contributo di UnDueTre dove si tenta una disamina di The Show Must Go Off, senza tanti giri di parole:

«Annunciato come uno degli eventi televisivi dell’anno, rapportato alle aspettative della rete che ha deciso di ospitarlo, il nuovo programma di Serena Dandini ‘The show must go off‘, in onda il sabato sera su La7, rischia di essere inserito nel libro nero dei flop della stagione». [continua]

E poi, sempre UnDueTre, propone una riflessione surreale dal titolo #WIDG – La preghiera di Zia Assunta: “Napolitano nostro, liberaci dalla politica, dalle smutandate e da… Maria De Filippi”.

Su Maria De Filippi interviene anche TvGlobo, che la definisce “l’intoccabile”.

Televisionando propone, oltre all’annunciazione del blocco degli ascolti per un giorno, Una tv senza Auditel è possibile, anche un nuovo capitolo sulle rilevazioni degli ascolti all’estero. Questa volta tocca alla Spagna.

Tutto da leggere il contributo di Isa&Chia, che oggi propone la Isa Version sul tema “La tv che vorrei”. Che dovrebbe far riflettere tutti coloro che si affannano a dire “No, il nostro programma non è trash”.

«La Tv che vorrei, si fa presto a dirlo! Allora partiamo da un punto base: i like trash. Si,il trash mi piace, mi rilassa ed è proprio una cura per il mio cervello provato da tante ore di studio,lavoro e responsabilità varie. Lo so che farebbe tanto radical chic dire che vorrei una tv tutta Fazio e Saviano ma la verità è che a me le liti tra Tina Cipollari e Rosy del pubblico di Uomini e donne fanno morire dal ridere e che proprio mi rilassa piazzarmi davanti all’Isola dei famosi per vedere se dopo Antonella Elia qualcun altro tirerà i capelli ad Aida Yespica. Il trash non è il male, i reality non sono il male. Ciò che è sbagliato è il modo di impostare il tutto». [continua]

Infine, CineTivu spiega ancora, nel dettaglio, qualche caratteristica di blogger e analisti dell’analisi qualitativa (ne parleremo più approfonditamente).

Partecipano a WIDG anche: Chic o Choc - Chissenefrega - Digital Sat - Gossiplandia - InsideTv - LaBuonaTivu - Mag Series - MatteoBlog - TelefilmCult - TeleRacconto - Tuttofamedia - TvBlog.Girlpower - TvZoom - VicoDelleNews - Webl0g

#WIDG - Io & l'Auditel - Paolo Bonolis: "Con l’Auditel ho raggiunto la pace dei (con)sensi"

pubblicato da Hit in: Auditel Internet vs Tv Analisi Auditel WIDG

Paolo Bonolis

Nell’ambito di WIDG - La tv che vorrei, la piattaforma orizzontale che, per una settimana, raccoglie i contributi di ben 27 fra blog e forum che si occupano di televisione, TvBlog ospita la rubrica Io & l’Auditel, con i pareri di personalità di spicco della televisione italiana. Dopo Pippo Baudo, Carlo Freccero, Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, oggi tocca al golden boy dei conduttori televisivi italiani, Paolo Bonolis

    Io & l’Auditel - Paolo Bonolis

    Premesso che con l’Auditel ho raggiunto la pace dei (con)sensi, penso che sia un metro di valutazione commerciale e di conseguenza per un azienda che commissiona un lavoro sul quale investe del denaro, l’Auditel è un riscontro che poi gli permette di commercializzare il tal prodotto. L’Auditel è quindi un dato commerciale estremamente importante, forse anche l’unico possibile, che non è solamente “quanti telespettatori fai” ma ti permette di capirne la tipologia, la frammentazione, ti offre anche un analisi minuto per minuto del tal programma. Permette quindi sia una valutazione commerciale che una valutazione autorale sui contenuti e di valutare gli ingredienti che hai messo nel programma, l’ordine in cui li hai messi in scena e capire se nell’economia futura della trasmissione sia il caso di riproporli. L’auditel è quindi uno dei tanti reagenti che servono per realizzare un prodotto televisivo.

    WIDG - La tv che vorrei Come ho detto all’inizio, io ho raggiunto da tempo la pace dei consensi, nel senso che io vedo la trasmissione come è fatta in funzione di ciò che ti passa per la testa, in funzione di quello che è il tuo intento di racconto. L’Auditel è una conseguenza, non può essere la determinante del racconto, cioè se io ho una storia da raccontare, provo a raccontarla pensando di conoscere parzialmente i meccanismi della televisione, ma non distorcendola in funzione del “risultato d’ascolto”. Questa misurazione degli ascolti ti può permettere di realizzare degli accorgimenti, delle piccole aggiustature, però non deve stravolgere il contenuto di ciò che vuoi raccontare, né il meccanismo che vuoi adoperare per raccontare la tal storia. Purtroppo nella televisione si fa il contrario cioè: quanto vogliamo fare di ascolto, tanto? Allora mettiamo determinati tipi di sapori. Io non sono d’accordo su questo, non credo che devo fare per forza ascolto, io devo fare un programma, che troverà chi lo apprezzerà e troverà chi non lo apprezzerà e questo rientra nella logica di qualunque proposta tu possa fare.

    Se l’Auditel non determina nella salute mentale di chi lavora nella televisione, né la narrazione, né il pensiero, né l’idea che si vuole portare con il linguaggio televisivo, allora non diventa assolutamente un aspetto - per cosi dire - cupo del prodotto realizzato. Diventa cupo quando non è, appunto, solo uno degli elementi con i quali si lavora, ma diventa l’elemento determinante per il quale lavorare.

    Io personalmente non faccio della televisione una logica commerciale, quella spetta all’azienda che te la commissiona, faccio una trasmissione che propongo ad un azienda televisiva, la quale mi dice - vai a noi l’idea va bene, prova a farla- e io la confeziono in base a quello che credo sia nascosto nel DNA dell’idea che ho in mente senza pensare agli ascolti. Molto spesso l’Auditel poi alla fine rende contenti tutti, talvolta rende contenti taluni e non tal’altri e talvolta non accontenta nessuno. Da quel risultato non ti puoi esimere: l’Auditel c’è e va rispettato per quello che è. Un po’ come il risultato di una partita di calcio, puoi sicuramente giocare bene ma se perdi sempre 2-0 evidentemente c’è qualcosa che non va. Quando leggo quei numeri la prendo per quello che è, tanto so che quei dati valgono per tutti.

    Un esempio recente che mi riguarda sul fatto che il dato Auditel va letto non solo nel suo totale ma anche nel dettaglio è su “Avanti un altro” che è stato un prodotto televisivo che ha portato un grosso risultato a Mediaset che mancava da tantissimo tempo nel preserale, l’ha portata a “vincere” anche spesso su una corazzata del calibro dell’Eredità, ma soprattutto ha portato un target privilegiato commercialmente parlando per Canale5 su valori decisamente alti. Ecco quindi che l’Auditel in alcuni casi ti paga con risultati eccezionali, come anche nell’ultima edizione di Darwin, che pur essendo alla sesta serie in 14 anni ha portato a casa in alcuni casi anche il 32% di share. Il Senso della Vita invece è un tipo di prodotto che in seconda serata portava a casa un risultato che andava dal 24% in su, in prima serata invece faceva dal 14 al 16% di share. Questo perché è un prodotto che per quell’orario ha dato già tutto quello che poteva dare in termini di numero di ascoltatori, però magari ti dava un tipo di target particolarmente privilegiato, che credo un’azienda come Mediaset debba ogni tanto ricercare attraverso i suoi programmi.

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#WIDG - Il digest del quarto giorno

pubblicato da Malaparte in: Internet vs Tv WIDG

WIDG - La tv che vorrei Anche oggi WIDG - La Tv che vorrei si è arricchita di una produzione varia e variegata sul tema della qualità in televisione. Su TvBlog abbiamo proposto un contributo al fulmicotone con un Gianni Boncompagni che paragona l’Auditel all’oroscopo e che poi propone, ironicamente, un Auditel con pene comminate ad autori di programmi brutti.

Fra i contributi che, personalmente, ho gradito di più - non me ne voglia nessuno - c’è quello di Chissenefrega. Che si è inventato un Blob delle opinioni e delle proposte dei suoi lettori, tutto da leggere:

«Vorrei programmi sensati, che possano dare valore aggiunto. Smettiamola con la ricerca del gossip ad ogni costo.
la TV che voglio deve essere totalmente on demand, con infiniti argomenti da cui pescare e quindi ce l’ho già: Internet.
vorrei una tv non urlata, non razzista/omofoba/machista, con personaggi meritevoli , capaci e non raccomandati/bellocci inutili
vorrei programmi originali di intrattenimento come i varietà degli anni 90, abolizione di format copia-incolla, più musica che non sia solo per pre-adolescenti [continua]».

CineTivu ha pubblicato la terza analisi qualitativa, che abbiamo commentato.

TvGlobo ha intervistato Giulia Innocenzi che, fra le altre cose, parla della qualità in televisione dal punto di vista dell’informazione:

«Per quanto riguarda l’informazione il programma televisivo deve essere a servizio dei cittadini, deve ricercare al massimo la verità e deve dare voce ai disagi che ci sono nel Paese. Il peccato di molta informazione che c’è in TV è l’autoreferenzialità e questo non è servizio ai cittadini. Raccontare la questione in corso, cercare di trovare la verità porgerla ai cittadini e permettere loro di farsi un’opinione. Questo è un programma di qualità». [continua]

Mondoreality intervista l’autore televisivo Peppi Nocera, il quale ha parlato anche del trash (distinguendolo dalla tv-spazzatura. In merito, scopro che quasi sei anni fa, proprio su TvBlog, coinvolgevamo una serie di tv-blogger che si “fronteggiavano” nella definizione del trash.):

«A me piace da pazzi il trash ma in Italia, in confronto alla Spagna per esempio dove c’è una televisione davvero trash, trattasi di spazzatura mesta e prevedibile tranne che in alcuni casi… Faccio due esempi: certe facce della D’Urso potrebbero essere riconducibili ad un gusto trash ma non mi fanno mai ridere, l’altra sera invece a “Chi l’ha visto?” la Sciarelli che decantava i siti trans dove si collegava Parolisi erano un trash inconsapevole davvero esilarante». [continua]

Curiosa intervista di UnDueTre a Su Ri Chung, “opinionista sportivo” di Quelli che il calcio, che parla anche di tv.

TvZoom propone un’intervista a Natasha Stefanenko. Che promuove i talent show:

«Alcuni talent show sono il futuro della televisione, la fanno entrare direttamente nelle case, offrendo delle opportunità concrete a chi ha talenti da mostrare. Quella è la tv del futuro. Non mi piace invece la dimensione del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi (che però, confesso, un po’ mi diverte), perché i protagonisti hanno poco da dire [continua

TeleRacconto si chiede se sia giusto chiudere i programmi che fanno un basso ascolto.

Televisionando ci ricorda come funziona l’Auditel. E poi fa il punto su Mediamat, il “cugino” transalpino dell’Auditel.

Chimachimera scrive un pezzo dal titolo Neoclassicismo da reality e ascolti ad ogni costo”, che si chiude così:

«Questa esigenza degli ascolti ad ogni costo, non sta facendo perdere di vista, non dico tanto il livello qualitativo, ma addirittura il lume della realtà? E’ tanto ostico comprendere che, essendo cambiati i tempi, le condizioni, in parte il pubblico e il resto del cast di un programma, la resurrezione del passato non serve proprio a nulla? E’ solo un basso principio di imitazione, anzi, perdonatemi l’irrispettoso paragone, una sorta di neoclassicismo da reality».

Originale anche il contributo di CaroTelevip, che scrive una letterina alla d.g. della Rai per invitarla a riprogrammare l’intervallo:

«Caro direttore generale della Rai Lorenza Lei, la Rai è mamma di molte cose televisive tra cui l’indice di gradimento tv: un vecchio cavallo di battaglia di viale Mazzini prima che iniziasse la dittatura degli ascolti quantificati in numeri. Negli ultimi anni la Rai ha cercato, senza grande successo, di ridare voce al concetto di analisi qualitativa da affiancare all’analisi quantitativa sulla tv. Ti farà piacere sapere che qualcosa, in rete, si muove. Questa è la pagina facebook dell’iniziativa WIDG (Web Indice di Gradimento) promossa e condotta da numerosi blog che si occupano di tv [continua.

Reality&Show ci ricorda che con l’Auditel si può barare:

«La mia ex compagna - ha raccontato Taranto al giornale - apparteneva a una famiglia Auditel. Siccome ero andato a vivere con lei mi premurai di avvisare la società che ero un attore e quindi che mi sembrava perlomeno poco corretto poter disporre di un simile strumento in casa. Mi risposero che non c’era problema, che tutte le emittenti erano informate e che andava bene così. Avevo un ruolo in Un posto al sole. Appena raccontai pubblicamente dei malfunzionamenti dell’Auditel mi ritrovai improvvisamente fuori dalla serie. Il mio personaggio fu fatto partire per la Svizzera e non tornò mai più. O meglio tornò ma in un’altra soap, Cuori rubati» [continua].

Infine, ancora TvGlobo parla della “farsa” senza fine dell’avvocato Canzona e dei falsi superstiti della Concordia.

WIDG, la tv che vorrei è su Facebook, su Twitter con l’hashtag #WIDG, su Storify.

Partecipano anche: Antonio Genna, Chic o Choc, Digital-Sat, Gossiplandia, InsideTv, Isa&Chia, LaBuonaTivu, Mag-Series, Matteoblog, Pubblico Delirio, TelefilmCult, TuttoFaMedia, TvBlog.Girlpower, VicoDelleNews, Webl0g.

#WIDG - Gianni Boncompagni: "L’Auditel è una bufala, equivale a credere all’oroscopo"

pubblicato da Hit in: Auditel Internet vs Tv Analisi Auditel WIDG

Gianni Boncompagni

Nell’ambito di WIDG - La Tv che vorrei, iniziativa che vede alla produzione di contenuti ben 27 fra blog e forum televisivi sul tema della qualità in televisione, TvBlog ospita in esclusiva i pareri di 7 personalità di spicco sull’Auditel: sotto la lente di ingrandimento, e senza filtri, ecco il loro rapporto con questo giudice inappellabile che ogni mattina alle 10 emette le sue sentenze. Dopo Pippo Baudo, Renzo Arbore e Carlo Freccero, la quarta puntata di questa rubrica dal titolo Io & l’Auditel. Dissacratore e dissacrante, ecco Gianni Boncompagni

    Io e L’Auditel - Gianni Boncompagni

    Lo seguo, leggo i dati che vengono pubblicati su TvBlog, ma io non credo all’Auditel. Per me l’Auditel è una bufala. Credere all’Auditel è come credere all’oroscopo. Conosco persone, anche serie, che credono all’oroscopo, francamente rimango allibito. Ha forse un piccolo fondamento di verità, ma è fatta malissimo, invecchiata, si vede subito che non va e sento che non è vera. In realtà non ho un termine di paragone per capire se un programma è stato visto oppure no. Certamente alcuni programmi, tipo l’ultimo di Fiorello, si capiva che era molto visto, perché appunto ne parlavano tutti, ma non certamente per i dati che sfornava Auditel il martedì mattino successivo alla messa in onda.

    WIDG - La tv che vorrei L’Auditel per come è ora è certamente una convenzione fra i soggetti interessati che si trascina da anni, che non si rinnova, è una specie di trust fra i pubblicitari e le reti televisive. Auditel è una classica cosa fatta all’italiana e come tutte le cose fatte all’italiana è fatta male. Fare l’Auditel bene è difficilissimo, complicato, costa caro, quasi impossibile riformarla. Alcuni programmi poi andrebbero comunque chiusi, indipendentemente dagli ascolti, per esempio quel programma condotto da Facchinetti (Star Academy, ndr) che trovo detestabile, andava chiuso comunque anche senza Auditel, un programma da arresti domiciliari.

    Il mio sogno sarebbe una specie di Auditel che emette delle pene. Quando c’è un programma brutto gli autori e i presentatori vengono arrestati. Mi vengono in mente per esempio, oltre a Star Academy anche Kalispera e quel programma in cui facevano cantare Joe Coker a dei tenori(Mettiamoci all’opera,ndr).
    L’Auditel fatto bene, temo che sia difficile da fare sia tecnicamente, visto il moltiplicarsi delle reti televisive, che psicologicamente per il campione e poi anche difficile economicamente, comunque ogni mattina continuerò a leggerlo… dopo l’oroscopo.

    Gianni Boncompagni

Foto TMNews

#WIDG - Il terzo digest

pubblicato da Malaparte in: Internet vs Tv WIDG

WIDG WIDG - La tv che vorrei anche nella sua terza giornata di vita ha prodotto una serie di contenuti decisamente interessanti. Su TvBlog abbiamo aperto le danze con un bell’intervento di Carlo Freccero sull’Auditel (e molto altro), ripreso, fra l’altro, da Digital-Sat. Ma i contributi sono stati tanti. Vediamoli nel dettaglio, in un ampio digest della giornata.

TvGlobo ha intervistato Duccio Forzano, regista dei Sanremo 2010 e 2011, di Che tempo che fa e Vieni via con me, ma anche di Scherzi a parte. Forzano ha detto, fra l’altro:

Penso che la nostra televisione, in generale sia buona. C’è un sottobosco di bravi registi, autori, direttori della fotografia e produttori che se avranno la forza di resistere porteranno nuova linfa al nostro piccolo schermo. Bisognerebbe che chi oggi risiede ai piani alti e ha il potere di decidere cosa metter in onda abbia più fiducia nei creativi che fin troppo spesso devono piegarsi al volere di meccanismi inviolabili. [continua]

Su Mondoreality, Davide Minnella, che ha lavorato per L’isola dei famosi (quinta edizione), La talpa (la terza stagione) e Un, due, tre stalla, in una lunga intervista ha parlato di reality e qualità. Interessante il suo punto di vista sulla diretta:

E’ inevitabile che sia anacronistica. Perché è affascinante guardare un reality show? Semplicemente perché assisto ad un montaggio alternato di un’ azione che vede protagonisti due o più concorrenti (la parte live) e poi mi godo il commento a quell’azione attraverso il confessionale. E’ una formula che funziona: vedo l’azione tra due persone e la interrompo con il commento a quell’azione. E ciò ti dà ritmo. [continua]

TvZoom propone un’intervista ad Andrea Pinketts:

«Quando rientro a casa però, mi capita di guardare la programmazione televisiva notturna. Mi imbatto nelle repliche di un sacco di trasmissioni di cucina, ormai hanno invaso tutti i canali. Ecco, un mistero interessante sarebbe capire come possa risultare invitante la ricetta delle melanzane alla parmigiana alle cinque di mattina [continua]».

Antonio Genna ha intervistato Giorgio Buscaglia, responsabile della programmazione Cinema e Fiction di Rai 2. Fra gli spunti offerti, si torna a parlare di Auditel:

Penso che il campione vada ampliato, rivoluzionato e ringiovanito.
Ho avuto modo di scoprire casualmente che una famiglia (vicini di casa) era una famiglia Auditel, e pensandoci bene non mi sembrava una famiglia così rappresentativa. Se vogliamo parlare dell’ invecchiamento del pubblico della generalista questo è un processo irreversibile, dunque oggi si guarda più al target che al pubblico in generale cercando d’intercettare quel pubblico “giovane” che è ancora disposto a seguire la tv nel modo tradizionale. [continua]

CineTivu ha proposto qualche dato sulla composizione del panel della nostra analisi qualitativa, che abbiamo commentato qui. C’è un buon commento anche di Inside Tv.

Ancora a TvGlobo, Massimo Giletti ha detto, senza mezzi termini:

Purtroppo, qualità e ascolti non sono sempre direttamente proporzionali. Se un programma fa grandi numeri non significa che sia un programma di qualità. Prendiamo a esempio l’Isola dei famosi e il Grande Fratello: hanno portato a casa numeri importanti ma questo non vuol dire che siano prodotti di qualità. [continua]

Continua a leggere: #WIDG - Il terzo digest

#WIDG - Niente sperimentazione in tv per blogger e analisti. Ma si guarda di tutto. E la critica?

pubblicato da Malaparte in: Internet vs Tv WIDG

Guardare la tv

WIDG - La tv che vorrei continua anche oggi la sua produzione prolifica su 27 blog e forum a tema televisivo e l’analisi qualitativa, in attesa dei risultati che riguardano l’accoppiata La vita in diretta - Pomeriggio Cinque, produce un po’ di dati a proposito del panel di blogger e analisti. I risultati sono stati pubblicati, come di consueto, su CineTivu. Potremmo riassumerlo così, l’esito, con una frase un po’ cattiva: «il web critica tutto, ma poi guarda comunque tutto» (è una generalizzazione, naturalmente, per semplificare).

WIDG - La tv che vorrei Visto che si fa un gran parlare di sperimentazione, è significativo notare che per il 38,7% del campione non si sperimenta in televisione. Per il 18,7% c’è sperimentazione; c’è anche «chi riconosce come sperimentatori solo Sky (22,0%) e La7 (10,7%). Rai e Mediaset devono accontentarsi dell’1,3% a testa delle preferenze, superati anche dal DTT (8,0%)».

Il che farebbe pensare a un grande desiderio di novità, da parte del campione. Che però, in realtà, si guarda quasi tutto quel che passa il convento. Però con una prevalenza abbastanza coerente per il DTT e con discreta fidelizzazione per i canali satellitari (chi guarda il satellite, insomma, si guarda i programmi del satellite per la maggiore):

Al nostro panel è stato chiesto di indicare tutti i canali che guardano e di sceglierne uno come “canale più visto”. Ebbene: la maggior parte dei giudici guarda il DTT (68,7%), poi Raiuno (68,0%), Italia1 (65,3%), Raidue (62,7%), La7 (60%), Raitre (59,3%) e Canale 5 (50%). Tra coloro che hanno un canale più visto in prevalenza, Canale 5 svetta con il 37,33% delle prevalenze, seguito dai canali satellitari (15,44%), da Raiuno e La7 (12%) e dal DTT (11,33%).

Ora. Questo potrebbe far pensare che i generi preferiti (non qualitativamente: stiamo parlando semplicemente di visione) non siano quelli della generalista. E invece, vediamo l’esito delle risposte:

Tra le tipologie di programmi guardati (potevano indicarne più di una e una prevalente): il 77,3% del panel sceglie i telegiornali, il 63% quelli di informazione, il 60% il varietà, il 58,7% i musicali e i film, il 58% i game show, il 56,7% i talent, il 56% i reality e il 55,3% quelli di attualità/infotainment. Curiosità: c’è sostanziale pareggio tra televendite/pubblicità (12%) e programmi teatrali (11,3%). Anche in questo caso è stato chiesto ad analisti e blogger di indicare quali fra i programmi guardati vedono in prevalenza: in questo caso il 20% risponde Fiction straniere, il 18% i talent e il 17,33% il Varietà.

Provochiamo?

[Foto di Evert F. Baumgardner dal National Archives and Records Administration]

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#WIDG - La produzione del secondo giorno

pubblicato da Malaparte in: Notizie Internet vs Tv WIDG

Seconda giornata di WIDG - La tv che vorrei e seconda giornata di produzioni a tema, che vado segnalandovi, a partire dal contributo che ci ha concesso Renzo Arbore, ripreso anche da TmNews e altre agenzie. Ma come sapete, non siamo soli, in questo ambizioso progetto di discussione: ci sono ben 27 realtà online che collaborano a questa piattaforma online che si occupa di qualità in tv. E così, ecco il secondo digest che raccoglie tutta la produzione del 28 febbraio 2012, davvero varia e variegata. Se vi foste persi quella di ieri, la trovate qui: #WIDG - La produzione del primo giorno

RealityShow.blogosfere.it ha proposto un’intervista a Walter Pancini, che ha difeso a oltranza l’Auditel:

La nostra rilevazione rappresenta il migliore dei mondi possibili. Bisogna anche sottolineare che non vi sono dogmi di fede. Esistono modi diligenti di operare e modi non diligenti. Noi operiamo nel modo più diligente possibile a livello non solo italiano ma secondo la best practice internazionale. [continua]

Chissenefrega ha lanciato una bella provocazione: Migliorare la tv o migliorare lo spettatore? E si gusta anche le risposte sulla “tv che vorrebbero” i suoi lettori, una bella community:

emerge fondamentalmente il pensiero che una tv improvvisata e in mano a professionisti scadenti non è una buona tv (eggraziealcavolo, dirà qualcuno). Si nota una certa nostalgia per le grandi trasmissioni del passato e la voglia molto moderna (ma forse proprio per questo non adatta a tutti) di crearsi dei palinsesti personalizzati grazie ai contenuti che si trovano su internet e che provengono perlopiù dall’estero (e anche perlopiù illegalmente, ma qui si potrebbe aprire un nuovo ed infinito dibattito) [continua]

 

Mondoreality ha intervistato Giona Peduzzi, autore di Italia’s Got Talent e Uomini e donne:

«Secondo me l’equivoco che si fa spesso quando si parla di qualità televisiva è pensare a qualità come cultura. Io diffido ci chi parla di qualità a proposito della televisione perché è come se si pensasse la televisione per quello che non è. La televisione non è un libro, non è un museo, una libreria, una biblioteca. La televisione è un mezzo che ti intrattiene quando stai a casa e non hai voglia di fare tutto il resto; o non hai gli strumenti culturali, economici, sociali per farlo. […] Mi piacerebbe che la televisione avesse il tempo e la possibilità di reinventarsi un po’ di più e invece purtroppo per tanti motivi è sempre molto simile a se. Questo cambierei, poi per il resto penso di essere un privilegiato e di fare uno dei lavori più belli del mondo [continua].

E poi, sempre Mondoreality , ha intervistato Giancarlo De Andreis, autore di Ballando con le stelle:

«La vostra iniziativa è lodevole perché aiuta tutti noi a riflettere su alcuni dati […] ci sono trasmissioni che meriterebbero una valutazione diversa […] Ho visto, per esempio, degli scampoli di Sostiene Bollani e devo dire che un ottimo modo di fare tv di qualità nel tentativo di rendere qualcosa di nicchia più popolare. Masterchef ed X Factor su Sky non avranno tanti ascolti ma sono fatti benissimo. Anche lo stesso Got Talent è confenzionato in maniera ineccepibile. Molto meglio in registrata sicuramente. Considerando che Ballando, invece, va in diretta la considero una macchina organizzatissima. Si vede quando dietro ad un programma c’è un lavoro tecnico… poi, puo’ piacere o meno. [continua]»

Tvzoom ha proposto un’intervista a Simona Ercolani. Un’autrice capace di sfornare Sfide ma anche flop come uMan:

«Quando sono capo progetto decido io, per il resto dipende dai programmi: ci sono quelli d’autore e quelli per la tv commerciale dove vieni chiamato come un killer, per fare un prodotto che abbia determinati canoni. Quando fai la tv industriale è l’editore che conta [continua]»

UnDueTre ha intervistato Edoardo Raspelli:

«Prima di noi rete 4 faceva uno share ridicolo con filmetti o altro, e noi, anno dopo anno, abbiamo aumentato il numero di spettatori assoluti e la percentuale di ascolto, cioè lo share. Questo, anche se non può interessare, è uno dei motivi di sopravvivenza e di successo di una televisione, soprattutto per quella commerciale. [continua]

Mag Series si chiede che mondo sarebbe senza l’Auditel.

CineTivu ha pubblicato i risultati del secondo appuntamento con l’analisi qualitativa di WIDG - La Tv che vorrei, ripresa da Chic o Choc, da Digital Sat e da RealityShow. Il commento di TvBlog ve l’abbiamo offerto qui.

Chimachimera fa qualche considerazione sulla stagione del Grande Fratello. Interessante questo punto di vista: «il grande fratello, ha sbagliato nel non seguire l’evoluzione dei suoi primi spettatori e crescere con loro, nel rispetto anche dello status del programma che si era proposto all’inizio».

Gossiplandia ha aderito oggi, con un contributo sulla “tv che vorremmo. Meno trash. Meno cronaca nera. E poi più normalità: una caratteristica spesso ignorata. Ma se c’è chi la indica come un qualcosa da recuperare, probabilmente, la tv è davvero scollegata dalla normalità e dalla realtà.

Su IsaeChia c’è la versione di Chia: «Vorrei una tv coraggiosa. Una tv che se ne frega di questi benedetti numeri, e che si dimostra innanzitutto coerente nelle proprie scelte e rispettosa dei telespettatori [continua]».

Matteoblog propone riflessioni sul cambiamento del preserale.

TvTeleRacconto sceglie, come esempio di qualità, Quelli che il calcio.

Partecipano a WIDG - La tv che vorrei anche Webl0g, VicoloDelleNews, TvGlobo, TvBlog.Girlpower, Tuttofamedia, Televisionando, TelefilmCult, PubblicoDelirio, LaBuonaTivu, LaNostraTv, Antonio Genna e Accademia dei Telefilm.