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Il Tubo Canonico

D'Annunzio, le ferie, una TV.

pubblicato da Nick in: Varie Il Tubo Canonico
Il Tubo Canonico - di Nick

[Posted by Nick]

Si avvicinano le ferie - brevi - in un agosto bizzoso e stanco. Sono pochi i turisti sulle spiaggie, poche le emozioni televisive, arriva Ferragosto (giro di boa dell’anno lavorativo) all’improvviso: praticamente a tradimento. Ricomincerà, subito dopo, il lento avvicinamento alla routine invernale e alle “novità” televisive della prossima stagione.

Come Malaparte, collega e complice di scorribande nell’etere, personalmente mi ritrovo sospeso nel giudicare le enfatiche premesse ai palinsesti che verranno. Tante sono le rivoluzioni annunciate e molte le assenze ingiustificate: l’uggioso pomeriggio suggerisce di parafrasare D’Annunzio per esporre i tanti motivi di perplessità sull’attuale situazione mediatica, in modo sconclusionato e sparso.

I lettori non me ne vorranno: domani cominciano le ferie, ognuno sente la necessità di sfogarsi come può…

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Marzullo va alla guerra

pubblicato da Nick in: Rai 1 Il Tubo Canonico
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XXsecolo

[Posted by Nick]

Da romantico appassionato di storia contemporanea, è con un certo brivido che qualche settimana fa sono venuto a conoscenza della trasmissione - dal titolo lievemente pretenzioso - Ventesimo Secolo, diffusa da RaiUno ogni mercoledì sera alle ore 22:30.
Due settimane fa mi sono posizionato fantozzianamente con vestagliona di flanella e Peroni ghiacciata - risparmio la libertà del gesto successivo - in fremente attesa della messa in onda. Come nel peggior coito interrotto, però, quando sono comparsi in video gli autori della stessa, Gianni Bisiach e Gigi Marzullo, gli ardori si sono dissolti, improvvisamente, in maniera assolutamente nociva per il mio fisico ormai stantìo.

Il documentario è stata una carrellata di immagini fulminee, su anni ed eventi troppo complessi per essere liquidati in modo didascalico e puramente divulgativo. Decisamente più adatto ad un pubblico meramente curioso che realmente competente. Irritante, inoltre, il feticismo (non riesco ormai a definirlo in altro modo) di Bisiach per la famiglia Kennedy, comprensibile per JFK ma superfluo per Ted, alla quale l’Autore riconduce qualsiasi nota di costume o di politica dei primi anni Sessanta, in modo che il contenitore possieda un retrogusto speculativo e popolare: quasi una Domenica del Corriere animata, ingiallita dal tempo.

Che il parruccone di mezzasera passasse improvvisamente dalle domande sui sogni e la vita poste a sconosciute starlettes agli interrogativi sulla Guerra Fredda mi sembrava, sinceramente, un azzardo. Ma la presenza del redivivo Bisiach, quello dei videobignami mattutini e del commento con tono monocorde da Settimana Incom, purtroppo mi ha confermato ancora una volta che il punto di riferimento in TV, per quello che riguarda l’approfondimento storico, rimangono i documentari LUCE curati da Nicola Caracciolo e trasmessi saltuariamente da RaiTre.

Vedere per credere.

E venne il giorno in cui la TV scappò

pubblicato da Nick in: Il Tubo Canonico
Il Tubo Canonico - di Nick

londra

Se una accusa feroce e spietata poteva essere mossa alla televisione dei nostri tempi era l’ubiquità, l’intromissione forzata - cinica, ma allo stesso tempo morbosamente necessaria - nelle nostre vite con una profusione incessabile ed ipnotica di immagini e notizie.
Dall’agonia di Giovanni Paolo II agli incombenti marosi dello tsunami asiatico, dalla ricostruzione minuziosa dei fatti avvenuti in una baita valdostana ai disperati gesti degli impiegati intrappolati nelle Torri Gemelle in fiamme, le telecamere (e con loro i nostri occhi e le nostre coscienze) sono state sempre presenti per testimoniare e documentare, per investire le nostre intimità con fiumi irrefrenabili di zoom, replay, ipotesi e scoop, spesso rubati con teleobiettivi ai quali non potevamo (o volevamo) sottrarci, se non privando di attività elettrica il fulcro della nostra giornata interattiva: quella scatola ultrapiatta e arrogante che ci guarda immobile dal salotto.
Bastava rimanere lì seduti, immobili e sconvolti, per ricevere le frustate morali di una decapitazione o di una rivendicazione, di un omicidio e di una speculazione, inaugurando quella che da molti è stata ribattezzata “l’era dell’informazione passiva”, take-away, da asporto, consegnata al nostro domicilio già cotta e masticata… solo da digerire.

Gli attentati londinesi del 7 luglio scorso, invece, hanno stravolto ogni aspettativa e ogni routine televisiva imponendo quello che Furio Colombo, dalle colonne dell’ultimo numero di Diario, definisce “embedded London“, la Londra proibita e sottratta al voyouerismo sensazionalista, alle speculazioni universali, al furto di immagini ingrandite a dismisura, allo scontato teatrino delle parole attorno al nulla. Per la prima volta la realtà si è voltata dall’altra parte, si è coperta il capo adombrandosi di dolore e dignità, ci ha sospinto lontano con ferma delicatezza. Certo, i teleobiettivi si sono affannati nel strappare qualche fotogramma sfocato e mosso alla disperazione dei soccorsi e allo smarrimento dell’evento, ma la televisione vivida, aggressiva e invasiva che conosciamo quotidianamente era lontana anni luce dall’alienante isolamento di quella lunga mattinata.

Un’occasione per fermarci a riflettere, abbassare il volume e cercare dentro di noi quelle risposte che troppo stesso riceviamo impropriamente dalla saccente scatola di plastica.

Il luogo comune del dolore

pubblicato da Nick in: TG / Informazione Il Tubo Canonico
Il Tubo Canonico - di Nick

cordoglio Non c’è strage, carneficina, attentato, esplosione, ecatombe occidentale che non preveda, il giorno successivo, la fotografia o la zoomata sull’uomo o la donna comune (meglio se con ragazzino in braccio) che - un pò imbarazzato, un pò commosso e molto fiero di dare bella mostra di sé al mondo insensibile - si inginocchia ad aggiungere un fiore, un biglietto o un peluche alla massa di fiori, biglietti o peluches già posti in loco da altri e a loro volta ripresi, zoomati, fotografati.

Questo luogo comune delle tragedie collettive, è un ulteriore tassello grottesco del baraccone che si scatena nel momento in cui l’attenzione morbosa dei media viene calamitata dalla “solita” routine: l’impiegato ferito (sempre quello), la donna che piange, il bimbo atterrito nelle braccia del padre. E, l’indomani, la prostrazione nel campo dei fiori. Vedere i siti delle testate più importanti per credere: gli elementi si ripetono in modo inquietante e ridondante. Una specie di globalizzazione - televisiva e fotografica - del rito.
Si tratti di una bomba, di un’onda anomala, di una principessa deceduta dentro ad un tunnel, di una curva dello stadio: l’omino o la donnina inginocchiati - con fiore in mano, colti nell’istante della posa da una prospettiva rasoterra - non mancano mai.

Uno dei tanti modi per esorcizzare le nostre paure e manifestare quel cordoglio peloso, da esportazione.
Pronti a recarci a donare un fiore, ma refrattari a qualsiasi presa di coscienza politica.

13 luglio 1985

pubblicato da Nick in: Amarcord Il Tubo Canonico Eventi
Il Tubo Canonico - di Nick

E così domani ritorna quel sogno.

Un pomeriggio di luglio, un sabato assolato, l’esame di terza media appena sostenuto. Le partite di basket nel campo della parrocchia sotto casa, gli amici, la passione acerba per la musica (una New Wave ormai imborghesitasi in gruppi come i Duran Duran, gli Spandau Ballett o gli Wham!), la percezione che quella diretta da Wembley - trasmessa sulla “terza rete rai” - sarebbe stata lunga e (si diceva) memorabile.
Avevo quattordici anni, poco tempo a disposizione da dedicare al rock e molto ai “giochi elettronici” (così si chiamavano i primi videogames) o alla spiaggia, un videoregistratore SABA e l’incoscienza di lasciarlo spento, quel giorno.

Me ne sono pentito amaramente e lungamente per circa diciannove anni, dopo. Una rivelazione tardiva: la passione per la musica leggera scoppiata a 17 anni, un basso elettrico e tante leggende sorte attorno a quel concerto. Aver potuto dire ai miei amichetti: “io l’ho visto” (poco importava che avessi registrato solo la parte notturna per gustarmi l’esibizione - pessima - dei Duran: involontariamente avevo permesso ai miei genitori di assistere al memorabile duetto fra Tina e Mick, ormai alle prime luci dell’alba).
“Dopo” è stata la ricerca spasmodica nei mercatini, sul web e nelle aste di un DVD, un VHS, un CD, un vinile… qualsiasi cosa che testimoniasse quel pezzo di storia che mi aveva solo sfiorato. E finalmente la pubblicazione ufficiale, una memoria digitale perfetta e immutabile, senza però quel caldo dell’estate 1985, i miei quattordici anni di bonaria ignoranza, le stecche dei Duran né il microfono muto di uno stupefatto McCartney, un silenzio sostenuto da “Let it Be” cantata in coro da tutto il pianeta, l’allora incomprensibile pelle d’oca di mio padre.
Poco importava delle cifre (astronomiche, ripensandoci oggi) che donammo, la mia famiglia, i parenti e tutti i nostri amici incollati al televisore, in quell’afoso sabato di luglio nel quale l’Unione Sovietica era così vicina e simile a noi. La magia di un sogno ci aveva scosso; la televisione e la musica diventavano assieme, di colpo, uno strumento per insinuarsi con prepotente emozione nella coscienza collettiva. Bob Geldof aveva, ha tuttora, ragione. Lasciamo da parte la politica e cominciamo a ragionare col cuore.

Svegliamoci tutti: domani il sogno di LiveAID, anzi LiveEight , torna a rivivere.

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TV: facciamo due conti

pubblicato da Nick in: Il Tubo Canonico
Il Tubo Canonico - di Nick

Compiti delle vacanze: quanto costa guardare la TV? Ed inoltre: qual’è il prodotto con miglior rapporto qualità/prezzo?

Facciamo un ragionamento puramente matematico, basato sulle emittenti nazionali analogiche e satellitari.

Mediaset: 3 canali commerciali e gratuiti (introiti unicamente pubblicitari). La scelta dei palinsesti è modellata su base commerciale, finalizzata alla migliore vendita degli spazi.
RAI: 3 canali pubblici e a pagamento (99,60 Euro/anno, pari a 33,20 Euro/anno per canale). Nonostante il sostanzioso sovvenzionamento degli abbonati, le interruzioni pubblicitarie sono molto frequenti (quasi come sulle emittenti commerciali). La programmazione, contravvenendo al principio di pieno “servizio pubblico”, tiene in grande considerazione i dati auditel e la miglior segmentazione commerciale delle fascie orarie, finalizzata alla valorizzazione economica degli spazi disponibili.
SKY: 72 canali satellitari a pagamento (es. “MondoSky + Sport + Cinema” - 504 Euro/anno, pari a 7 Euro/anno per canale). Non esistono interruzioni pubblicitarie, la segmentazione dell’offerta avviene in modo filologico (esistono 58 canali tematici che trasmettono 24 ore su 24), la programmazione rispetta gli orari in modo maniacale, esistono diversi servizi digitali abbinati (giochi, interattività, agenda televisiva, juke-box audio diviso in generi).

Facendo i classici ‘due conti’, la RAI appare come l’offerta in assoluto meno vantaggiosa. D’accordo, 504 Euro/anno per l’offerta media Sky non sono pochi… ma alla luce dei calcoli paghiamo di più un etto di Commissario Rex che un chilo di History Channel.

In memoria di Alessio Galletti.

pubblicato da Nick in: Sport Il Tubo Canonico

Alessio GallettiIeri pomeriggio mi sembrava di aver udito alla radio, in modo distratto, che un ciclista italiano fosse morto durante una gara.
In serata, ho atteso la trasmissione di un programma sportivo qualsiasi per saperne di più: mi sono imbattuto, dopo la mezzanotte, in Studio Sport di Italia1. Comincia la scaletta: sono convinto che la notizia venga diffusa immediatamente.
Calcio. L’inter vince la Coppa Italia dopo 23 anni. Calcio. Intervista a Roberto Mancini. Calcio. Rissa in campo dopo Parma-Bologna. Calcio. “Tre rigori negati al Parma, uno clamoroso”. Calcio. “Esiste un complotto nazionale contro il Parma”. Calcio. Cominciano i play-off in serie B: ecco le pretendenti alla promozione. Calcio. Prime indiscrezioni di mercato: la Roma si muove già e Moggi pensa a Cassano. Calcio e chiudo.
“Bene” - penso - “se dopo mezz’ora ancora non hanno parlato di quella terribile notizia, dando tanto spazio a sciocchezze e indiscrezioni, evidentemente avevo capito male”.

Ciclismo. “Alessio Galletti, pisano, 37 anni, è stato colpito da malore a 15 km dal traguardo della Subida a Naranco. Inutile la corsa in ospedale. Il drammatico racconto degli altri corridori. Lascia la moglie, incinta, e un altro figlio di nove mesi”.

Ecco il rispetto che abbiamo per la vita umana e per i “gregari” di uno sport che non sia il calcio. Zero. Spengo la TV amareggiato. Addormentandomi penso alla moglie di Galletti, ai suoi figli e alla agghiacciante realtà: una terribile notizia relegata a margine di una telefonata di Moggi.

Mezzanotte, l'ora dei programmi (veri)

pubblicato da Nick in: Rai 2 Rai 3 Il Tubo Canonico

Sono giovane padre di famiglia, cittadino italiano di religione cristiana, libero professionista e - soprattutto - pago regolarmente le tasse e il canone Rai. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché, ogni Santa Notte che Dio manda in terra, devo rubare ore preziose al sonno (incrinando, di conseguenza, la lucidità mentale della mattinata successiva) per seguire quei programmi ‘decenti’ che il tanto celebrato Servizio Pubblico continua a celare nella cantina della mezzanotte.
Ieri sera, dopo essermi ‘gustato’ l’atteso documentario settimanale RaiEdu di Minoli (dedicato alle vergognose vicissitudini giudiziarie vissute da Enzo Tortora più di 20 anni fa), alle 00:20 ho cambiato canale per ritrovarmi faccia a faccia con uno straordinario reportage da Sarajevo di Adriano Sofri, realizzato nel 1992. Devo confessare che il lunedì è giornata professionalmente molto intensa e, quindi, dopo pochi minuti ho desistito - maledicendo sonno e Rai - e mi sono addormentato sulle parole ricche e pastose registrate nel carcere di Pisa.
Continuo a chiedermi, indomito, quale sia il senso di responsabilità di una TV di Stato che “relega” (il termine mi sembra purtroppo adeguato) la cultura, l’informazione e l’attualità ‘vera’ nel serraglio della notte profonda, mortificando nel contempo gli abbonati e la divulgazione di qualità.