
E’ passata una settimana dal naufragio della Costa Concordia, una delle tragedie che ha maggiormente catturato l’attenzione dei media negli ultimi anni, nonostante un epilogo fortunatamente meno pesante di quanto avrebbe potuto essere. Ogni trasmissione della tv generalista, che solitamente tratti o meno temi di cronaca, ha voluto dare il proprio “contributo” alla vicenda, cavalcando l’interesse degli spettatori e non rendendosi (forse) conto di aver iniziato un vero e proprio gioco al massacro.
Ospitate e interviste più o meno interessanti si sono susseguite per quasi 24 ore al giorno, tutte con un comune intento: raccontare l’orrore di quanto accaduto. Una parte dei naufraghi è diventata protagonista inconsapevole di un reality che rischia di compromettere ulteriormente una psiche già provata: da persone comuni, i sopravvissuti sono diventati dei piccoli divi con tutti i riflettori puntati addosso, cercati e coccolati da giornali e tv, che li sfrutteranno finché avranno bisogno di loro per fare ascolti e vendere qualche copia in più.
A fronte di molti naufraghi che hanno saputo rimanere coi piedi per terra, ce n’è già sicuramente più d’uno che è caduto nel tranello televisivo, credendo nell’amicizia e nell’affetto mostrato dal conduttore di turno. Anziché tornare alla realtà di tutti i giorni e iniziare il duro processo dell’elaborazione della tragedia, si è lasciato catapultare in una dimensione parallela che non fa altro che rimandare la partenza delle varie fasi che portano all’accettazione e al superamento.
Ma una volta finita l’attenzione dei media, ci sarà un’ulteriore processo da elaborare, quello della fine della propria “importanza”, come capita - o capitava nelle prime edizioni - ai protagonisti del Grande Fratello, vip momentanei che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati faccia a faccia col disinteresse mediatico.
La tv sta quindi facendo del male ai superstiti, ma non solo a loro. Nelle varie trasmissioni, accanto a qualche raro esperto del settore, abbiamo visto i soliti tuttologi improvvisarsi esperti lupi di mare, quando nella realtà potrebbero non essere mai saliti nemmeno su un traghetto. Credendosi portavoce di un sentimento popolare, non hanno fatto altro che puntare il dito contro una presunta scarsa sicurezza, contro equipaggi inadatti, addirittura contro navi eccessivamente grandi, a detta loro.
Continua a leggere: Concordia: ecco quanto la tv sta facendo male ai naufraghi (e all'economia)

Chi si aspetta di leggere una recensione di MasterChef, rimarrà deluso. Della bontà del programma, su queste pagine, si è già parlato in tutte le salse; con queste righe vorrei invece raccontarvi, dal punto di vista strettamente personale, l’esperienza particolare vissuta nelle 12 puntate andate in onda, che hanno visto per la prima volta TvBlog coinvolto in un esperimento di vera interazione con i concorrenti di un talent-show, che hanno partecipato in qualità di commentatori ai live delle puntate e hanno risposto alle curiosità dei lettori.
Partiamo da lontano: perché MasterChef e non un altro reality o talent show? I motivi sono piuttosto semplici. Va detto innanzitutto che sono stata una delle poche persone, tra gli “addetti ai lavori”, a credere da subito nelle potenzialità del programma e a darne attenzione attraverso queste pagine, coinvolgendo anche altre penne della redazione. Senza pressioni esterne, ma per un semplice gusto personale che mi ha spinto ad “affezionarmi” - se così si può dire - alla trasmissione fin dalla puntata dei provini.
Lo stesso mio entusiasmo era palpabile anche negli inizialmente pochi lettori che avevano deciso di seguire con noi il talent di Cielo, che si sono però moltiplicati nel giro di un paio di puntate, diventando un gruppetto numeroso ma comunque “tranquillo”. Da qui l’idea di offrire qualcosa di diverso: una vera interazione. MasterChef aveva tutte le carte in regola per poterlo fare: l’interesse alto dei lettori, ma non esagerato al punto di rendere caotiche queste pagine; dei concorrenti che non si atteggiavano a vippetti arrivati, grazie ad un’attenzione mediatica non ancora così forte nei loro confronti.
Così l’esperimento è iniziato - il primo a partecipare è stato Alessandro De Sio, l’ultima Imma Gargiulo - e si è rivelato da subito positivo, sia perché particolarmente apprezzato, sia perché molti dei concorrenti che TvBlog ha ospitato col passare delle settimane si sono realmente messi in gioco. Sì, molti, non tutti, ma anche questo va visto in positivo: i lettori che hanno interagito e che hanno posto loro delle domande, hanno potuto capire realmente di che pasta erano fatti gli aspiranti chef e quanto il “ritratto televisivo” corrispondesse effettivamente alla realtà.
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Benedetta Parodi si è ritagliata il proprio spazio su La7 con I Menù di Benedetta. Col passare dei giorni gli ascolti sono cresciuti e oramai si è formato un gruppetto di aficionados abbastanza stabile (all’incirca 400mila spettatori a puntata nelle ultime settimane), con qualche picco nei recenti giorni di festa. Il programma continua a risultare godibile, sebbene abbia confermato l’impressione iniziale: la durata eccessiva lo penalizza, rendendolo troppo statico e meno vivace di quanto potrebbe essere se durasse un po’ meno.
La Parodi è una padrona di casa perfetta, educata ma molto ironica - spesso con se stessa, che non guasta di certo -, ma gli intermezzi “decorativi”, a volte troppo difficili da realizzare ed altre volte assolutamente kitsch, non fanno che allungare inutilmente il brodo. Il punto di forza del programma invece è senza dubbio la presenza degli ospiti, coi quali Benedetta interagisce in modo molto divertente, sebbene siano lì semplicemente a fare una marchetta al proprio libro, film o programma.
Ci sono stati alcuni ospiti che però hanno colpito più di altri: i familiari della Parodi, che lei, contrariamente ad altre sue colleghe, non ha mai “nascosto”. Il marito e collega Fabio Caressa è stato ospite della consorte nelle prime settimane di programma - era già stato da lei a Cotto e mangiato -, mentre di recente, in occasione della festa di Halloween, Benedetta si è portata in studio i tre figli, con i quali ha cucinato un divertente menù “dell’orrore”.
Benedetta Parodi, Fabio Caressa e i figli a I Menù di Benedetta
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Con la messa in onda di Domenica In, ieri, è ripresa la sfida dei contenitori domenicali, che mai come quest’anno, almeno sulle due ammiraglie, hanno lasciato da parte l’intrattenimento più leggero per dare spazio al talk vero e proprio. Ore di chiacchiere sugli argomenti più disparati, con ospiti di diversa provenienza ed estrazione sociale (e culturale) che si sono lanciati in racconti ed opinioni sui massimi sistemi.
L’assenza di Quelli che il calcio - unica vera novità della stagione da poco iniziata - a causa dello stop del campionato, ha costretto gli spettatori a scegliere non tra tipi di programmi diversi, ma semplicemente tra argomenti diversi, fatto salvo chi, “controcorrente”, ha deciso di lanciarsi nella visione di Alle falde del Kilimangiaro. Dove comunque le chiacchiere non mancano, sia chiaro, ma sono intervallate dalla visione di servizi interessanti e ben realizzati.
Guardateli, i talk della domenica: tutti uguali a se stessi, tutti monopolizzati da parole su parole che nulla aggiungono a quanto già detto nei giorni feriali. Sì, perché la settimana televisiva non è più “quella di una volta”. Ora si conversa dalla mattina alla sera e su tutte le reti, nei salotti mattutini, in quelli pomeridiani, fino alla prima e alla seconda serata, anche quando i programmi dovrebbero riguardare tutt’altro. E gli argomenti, gira che ti rigira, sono sempre gli stessi, sviscerati fino al midollo.
Non si fa riferimento alla sola cronaca nera, in voga come non mai, ma alla totalità dei “dibattiti” nei vari programmi, che se non parlano di diete, parlano di gossip; se non parlano di problemi intimi o familiari, parlano di reality. Oppure celebrano questo o quel personaggio del momento, sempre e comunque attraverso tante, inutili, chiacchiere.
Continua a leggere: I talk-show della domenica e l'esigenza del ritorno al varietà

Se dovessimo valutare Il Contratto - Gente di talento solo in base agli ascolti, non potremmo che parlare di flop: 289.000 spettatori e l’1,18% di share sono pochi anche per una rete “minore” come La7, se paragonati alla media della prima serata del canale del gruppo Telecom. Stiamo comunque parlando di un format originale, di una novità su cui si è investito parecchio sia in termini economici che pubblicitari. Eppure l’argomento non ha attirato il pubblico.
L’analisi Auditel della prima serata di ieri parla chiaro: Il Contratto non è stato visto nemmeno dai cosiddetti “curiosi”. Dopo Otto e mezzo di Lilli Gruber, la curva degli spettatori di La7 sprofonda negli abissi del disinteresse generale, quasi fosse stata trasmessa la decima replica de L’Ispettore Barnaby. Invece c’era una prima tv che, tutto sommato, qualche spunto l’ha offerto, anche se la realizzazione dell’idea ha peccato sia per lungaggine che per mosceria.
Il tentativo di trasformare in un talent la ricerca di un lavoro era infatti particolare, accattivante. In un periodo di crisi in cui l’avere un posto fisso è da preferire ad una vincita al lotto - per usare la frase di uno dei candidati -, regalare un contratto di lavoro anziché il solito premio in denaro, avrebbe dovuto stimolare l’attenzione degli spettatori. Offrire poi qualche consiglio utile ai tanti disoccupati, sarebbe stata la “ciliegina sulla torta”.
Il Contratto - Gente di talento su La7




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Il Grande Fratello 11 sarà probabilmente ricordato come “l’edizione delle bestemmie”. I concorrenti puniti per aver pronunciato il nome di Dio invano - o variazioni sul tema - ormai non si contano più (l’ultimo soltanto due giorni fa). Quotidiani, siti e opinionisti vari hanno criticato duramente sia gli inquilini della casa più spiata d’Italia, che la produzione del reality per la scelta di ragazzi ignoranti, beceri, arroganti; altri invece si sono schierati dalla parte dei “bestemmiatori”, sostenendo che è il momento di smetterla con questa bieca censura.
Ma in quest’edizione sta succedendo davvero qualcosa di nuovo, di mai accaduto prima? Vi rispondiamo subito: no. Non sono cambiati i concorrenti, sono cambiati gli spettatori. Fin dalla prima edizione del Grande Fratello, inquilini che imprecavano in modo più o meno vistoso ce n’erano sempre stati. Salvo casi eclatanti di bestemmie pronunciate in diretta tv nel corso della puntata settimanale, le bestemmie non venivano punite per il semplice motivo che non venivano colte e/o segnalate.
Nel corso degli anni, aiutato dalla tecnologia, il pubblico dei reality si è fortemente “evoluto” - lasciamo a voi decidere se in positivo, o in negativo -, trasformandosi da spettatore passivo ad utente attivo dei programmi televisivi. Ed ecco allora la caccia alla tetta di fuori, al trucco sbavato, al bacio rubato e, appunto, alla bestemmia.
Continua a leggere: Grande Fratello e bestemmie. Cambiano i concorrenti o gli spettatori?
Quante cose ci sarebbero da dire sul caso di Sarah Scazzi. Un giallo che sembra essere stato partorito da una mente “geniale” e che, televisivamente parlando, ha arricchito cani e porci. Qualcuno si starà augurando che, una volta diminuita l’attenzione degli spettatori sulla morte della piccola Sarah, arrivi un altro dramma simile a monopolizzare l’attenzione del pubblico. Con un paio di gialli del genere l’anno, i vari Bruno Vespa, Alessio Vinci, Barbara D’Urso, Lamberto Sposini (con la bella statuina Mara Venier, disoccupata o quasi) ecc., camperebbero per l’intera stagione televisiva.
Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio, sia chiaro. Su Sarah Scazzi è stato fatto anche del buon giornalismo, con inchieste interessanti e originali, oltre ad interviste che hanno “soddisfatto” il voyeurismo degli spettatori, ma a forza di spremere, si sa, il succo finisce. E a due mesi dalla scomparsa della ragazza, salvo novità eclatanti nei prossimi giorni, tutto ciò che c’era da dire è stato detto; tutto ciò che c’era da mostrare è stato mostrato.
Ma il circo mediatico non si ferma e continuano ad essere decine di ore quelle dedicate ogni giorno dalla tv al giallo di Avetrana. Le interviste riciclate (causa esaurimento degli argomenti) sono all’ordine del giorno. Pur di fare qualche scoop, vengono chiamati a “testimoniare” ex compagni di scuola o amici d’infanzia di vittima e carnefici, che probabilmente non avevano più rapporti con loro da anni e che non sanno dire altro - in un italiano spesso stentato - che “Sono sbalordito. Non ci credo ancora“.
Continua a leggere: Avetrana, caso Scazzi: via le tv da casa Misseri. Ma il sipario non cala ancora

Premessa doverosa: di Alessia Marcuzzi, su queste pagine, si è quasi sempre parlato in modo piuttosto positivo. Da un po’ di tempo però il suo modo di condurre, almeno agli occhi di chi scrive, è diventato così noioso, buonista, monocorde e al contempo bacchettone da rendere la sua presenza un elemento di disturbo nella visione del Grande Fratello. Che la Marcuzzi sia stata in passato una “iena” solo di nome, ma non di fatto, non è certo una novità. Ma quel suo ormai tipico atteggiamento da “volemose bene”, quella parola buona per tutti a prescindere, sono diventati davvero inopportuni. Che sia tutta colpa dell’Activia, che liberandole l’intestino la rende una persona felice ed indulgente?
Chiariamo: il suo atteggiamento al Grande Fratello non è mai stato molto diverso da quanto abbiamo appena detto, ma nelle prime edizioni del reality, quand’era ancora una sorvegliata speciale, poteva esserci da parte sua la volontà di “mantenere il posto”, mostrandosi super partes - per quanto possibile - e un po’ sorella maggiore dei concorrenti. Col passare del tempo però questa esigenza è chiaramente venuta meno, ma la sua conduzione, anziché diventare più grintosa e pungente - ovvia conseguenza di parecchi anni di rodaggio -, ha fatto della stucchevolezza la propria bandiera.
E in quest’edizione ancor più che nelle altre è palese come Alessia non sappia (o non voglia) prendere una posizione - se non nei momenti sbagliati - e non sia in grado di criticare i concorrenti, eliminati e non, quando sarebbe invece necessario. Gli esempi si sprecano, a partire dall’accoglienza trionfale e successiva difesa di George Leonard, forse il personaggio più antipatico e borioso di tutte e dieci le edizioni del Grande Fratello.
Continua a leggere: Alessia Marcuzzi, la regina del buonismo al Grande Fratello

Anche in questa edizione Uomini e donne ha fatto il pieno d’ascolti. Segno che il programma, nella sua formula con tronisti e corteggiatori, continua a convincere il pubblico o segno invece che la fascia pomeridiana offre poco e ci si deve “accontentare”, se si vuole guardare qualcosa in tv? Ciò che sosteniamo da tempo è che il programma abbia perso completamente credibilità e non basta certo un tronista che sta per giungere ad una scelta, ossia Gionatan Giannotti, per riabilitare un’edizione assolutamente carente dal punto di vista dei “contenuti”. Gionatan infatti sceglierà oggi quella che potrà essere “la compagna della sua vita”, come recita furbescamente lo slogan del programma, ma per un trono giunto al termine sono decine quelli che hanno preso tutt’altra direzione, su tutti quello di Federico Mastrostefano, diventato ormai arredamento dello studio di Cinecittà.
Avevamo commentato positivamente l’intenzione di Maria De Filippi e del suo entourage di modificare parzialmente il regolamento del programma, abbassando i toni della trasmissione - da sempre particolarmente accesi - e mostrando uno spettacolo qualitativamente migliore, con tronisti non per forza alla ricerca della popolarità ad ogni costo e con troni più brevi e meno “trascinati”. E’ bastato poco però per capire che la strada stava riprendendo la direzione di un tempo e che ai tronisti (e ai corteggiatori) di trovare un partner frega poco, ma l’importante continua ad essere l’avere un po’ di visibilità per una futura carriera televisiva. E anche i toni sono tornati ad essere gli stessi, ma d’altra parte non ci si poteva aspettare altro da un gruppo di opinionisti sempre uguale da anni.
Se da una parte quindi non possiamo più sperare che i “troni” prendano pieghe diverse, dall’altra continuiamo ad augurarci che Maria De Filippi decida una volta per tutte di cambiare la formula della trasmissione. Che non significa fare qualche leggera modifica che si perderà per strada dopo una decina di puntate al massimo, ma piuttosto rivoluzionare totalmente lo schema del programma, tornando, per esempio, alla formula originale di Uomini e donne, quella più talk show che affronta temi importanti e meno reality tamarro come da parecchi anni a questa parte. Con cervelli pensanti al posto di fisici prestanti, soprattutto.
Continua a leggere: Uomini e donne: l'ennesima stagione dei troni flop. Urge una riflessione

La prima delle tre puntate sperimentali di Cupido è appena terminata e non possiamo esimerci dal dare un giudizio a quanto visto. Non si può negare che il programma a tratti sia risultato molto piacevole e divertente, ma nel contempo colpisce l’esagerazione delle storie proposte - o meglio, di alcune delle prove a cui viene sottoposta la coppia che si sta formando - e l’eccessiva lunghezza delle stesse. Oltre ad un imbarazzo per lo spettatore che parte dal primo incontro tra cacciatore e preda e termina solo dopo che la “mano” di Federica Panicucci e del suo team viene svelata, per altro davanti a centinaia di persone.
Il termine “imbarazzo” non va però interpretato necessariamente in modo negativo, ma anzi potrebbe trattarsi di una qualità del programma, di una capacità degli autori di far immedesimare totalmente lo spettatore nella preda che subisce le candid camera, ignara del fatto che non è il fato a sconvolgergli l’esistenza, ma è tutto studiato a tavolino per fare in modo che si interessi alla persona che si dichiara innamorata di lei. Incontri “fortuiti”, scenate che trasformano da negativa in positiva l’opinione per l’altro, situazioni che mettono a dura prova nervi e gelosia diventano il pane quotidiano.
Come nel caso visto questa sera, quello del 26enne Marco che nutre un totale disinteresse nei confronti della segretaria d’azienda Alba - considerata anzi una palla al piede ed un bonsai per la statura non proprio da gigante -, mentre la ragazza si è innamorata di lui il primo giorno in cui l’ha incontrato. L’unico tentativo fatto per conquistarlo è stato quello di regalargli un cd nel quale tatticamente era inserito un bigliettino col numero di telefono, snobbato però dal ragazzo. L’ultima chance è stata quella di rivolgersi al programma e se da una parte il tentativo di conquista è faticosamente riuscito - l’happy end non poteva certo mancare -, dall’altra vien da chiedersi quanto la preda fosse al corrente di ciò che stava succedendo.
Continua a leggere: Cupido: l'imbarazzo fatto programma, ma con qualche momento divertente