martedì 13 maggio 2008

lunedì 12 maggio 2008

Leopoldo Damerini: "House flop su Canale 5? E' un'eutanasia da palinsesto, ma fa il suo gioco"

pubblicato da Lord Lucas in: Telefilm e Serie Tv Interviste I Nuovi Mestieri del Video

leopoldo dameriniLeopoldo Damerini è uno di quei pochi addetti ai lavori al riparo dalla nomea di “ingessato”. E dire che, con un ruolo di responsabilità nella direzione dell’ufficio stampa di Striscia e un passato di comunicazione nella Italia 1 di Gori e Freccero, avrebbe di che “tirarsela”. Lui, invece, in tenuta sportiva e senza troppi fronzoli, preferisce vivere in prima persona (o se preferite da blogger) il Telefilm Festival, evento nato nel 2003 con l’idea di sfatare i formalismi da red carpet. Bastano un paio di jeans, tanta passione, spirito giovanile dentro e fuori e il divertimento è assicurato. Non a caso, è forse l’unico evento in cui il sottoscritto ama levarsi la maschera per gettarsi nella mischia (della serie che altrove non mi si vede molto in giro).

Per fare un bilancio di quest’edizione, meno celebrativa delle precedenti e prodiga di spunti critici, ho fatto quattro chiacchiere con lo stesso Damerini, che ci ha amichevolmente concesso un’intervista. Dopo aver presentato mercoledì in Cattolica, con Aldo Grasso e Linus, il libro “La vita è un telefilm” scritto con Chiara Poli (raccoglie oltre 2000 citazioni tratte da più di 250 serie diverse), si è dedicato a capofitto alla sua creazione-evento.

Dei telefilm in programma quest’anno, quali ti hanno convinto di più come addetto ai lavori e quali ami personalmente ma ritieni più deboli?

Quelli che preferisco a pari merito sono Arab Labor e Secret Diary. Il primo perché è di una comicità moderna e comunque reale, tratta un tema che difficilmente si vede sul mercato, ovvero l’integrazione. Il secondo secondo me è un passo in più rispetto a Sex & The City, con una sessualità molto più disinibita, raccontata con un’arma vincente che è quella dell’ironia. Sulla generalista punterei su Gossip Girl, ma con tutte le riserve del caso. Resta una bella scommessa: per certi versi è già un fenomeno con una serie di forum nati in rete, per altri è già fruibile e dunque un rischio. La grande affluenza che abbiamo riscontrato nell’incontro con gli attori la dice lunga sul fatto che abbia già i suoi seguaci.

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martedì 08 maggio 2007

Gianni Ippoliti: l'orgoglio di stare nelle retrovie

pubblicato da Lord Lucas in: Personaggi Uomini Carta Stampata I Nuovi Mestieri del Video

gianni ippolitiGianni Ippoliti è una di quelle identità misteriose e indefinite dello scenario televisivo. Lui c’è, comunque vada, ma senza mai un’utilità ben precisa. Più che una scelta, la sua è la reazione obbligata di chi non può fare altrimenti. Eppure, ne vorrebbe e ne potrebbe fare di cose visto che l’intelligenza e la preparazione in materia televisiva non gli mancano.
E’ così che, intervistato dall’ottimo Andrea Scarpa su Vanity Fair, ribadisce di non voler lamentarsi, perchè comunque si è divertito per almeno dieci anni facendo la tv come voleva lui. Ora le cose sono cambiate e, anzichè essere titolare di uno show tutto suo, si limita a curare una rubrica di rassegna stampa televisiva all’interno di Mattina in famiglia:

“Grazie a Guardì lavoro. Ho trovato l’unico spazio dove, in Rai, posso fare le mie piccole cose. Tranne la mattina, i telegiornali e lo sport, in azienda si è appaltato tutto. La Rai è già stata privatizzata. Bisogna prendere atto che è finita un’epoca e niente è come prima. In tv, oggi, dominano i format. Qualcuno deve produrli, ovviamente all’esterno dell’azienda, così girano molti più soldi e più potere. Pare che la Rai abbia undicimila dipendenti che non fanno praticamente nulla”.

Eppure, Ippoliti dice di avere un sacco di idee da parte, visto che ha riempito l’armadio di cassette con decine di numeri zero:

“Se io ho una buona idea che si potrebbe addirittura produrre in Rai, a basso costo, non interesserà mai nessuno proprio per il discorso di cui sopra. Quel sistema ormai è legge. Meno male che ho avuto la fortuna di aver fatto Tv con i direttori veri, quelli che la sapevano fare sul serio. Quelli come Angelo Guglielmi di Raitre o Roberto Giovalli di Italia1. Li chiamavi, ci parlavi e, se il progetto piaceva, si faceva”.

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giovedì 19 aprile 2007

Le indulgenze a Matrix: Paolini fa voto di sobrietà

pubblicato da Lord Lucas in: TG / Informazione Personaggi Uomini Canale5 I Nuovi Mestieri del Video Post Televisione

gabriele paolini matrixE’ incredibile come in tv ci si possa ricredere su chiunque e omologare il difforme repertorio umano che passa sul monitor.
Prendete Gabriele Paolini, l’indomabile e impetuoso disturbatore catodico che ha sempre fatto tremare qualsiasi giornalista ne abbia subito l’agguato.
Questa sera è in versione ‘presenzialista di ufficio’ dell’ennesima puntata di Matrix dedicata ai guastatori, quella decisiva che vede direttamente chiamati in causa i protagonisti di un nuovo mestiere del video.
Ebbene, nelle vesti di ospite di rito, appositamente invitato dal padrone di casa, Paolini è un agnellino che ha perso la lingua biforcuta. Parla in modo composto, si esprime in un italiano forbito, fa voto di penitenza assicurando che d’ora in poi eviterà forme di dissenso così brutali e troverà modi più blandi per esprimere la sua opinione.
Insomma, niente più irruzioni televisive ma incursioni sorrette dall’auspicio di approdo alla casta degli opinionisti legalizzati.
Il suo ruolo rischia di diventare pienamente integrato nel sistema, rischiando quasi di farci rimpiangere l’impeto senza filtri delle scorribande che l’hanno reso popolare, nel bene o nel male. E il pensiero, in questi casi, corre subito al valore strumentale di tutto ciò che in televisione nasce come rottura e diventa funzionale allo spettacolo.
Prendete il caso di Pino Pagano, il disoccupato allo stremo finanziario che minacciò di buttarsi dalla balconata del Teatro Ariston.
Questa sera è giunta la conferma dal diretto interessato, presente a sua volta in collegamento, che il suicidio da lui inscenato a Sanremo era assolutamente costruito, istigato da un lauto cachet di cui Baudo non sapeva nulla e che ha intaccato negli anni a venire la sua stessa reputazione.
Nell’era dei reality, in cui ogni finzione è possibile, siamo fin troppo smaliziati dinanzi a a certi outing. Ma, negli anni ‘90 della beata ingenuità, quale telespettatore avrebbe mai messo in dubbio la verità di ciò che appariva sulla scena?
Non sarà questo un segno della post-televisione, il disvelamento di ogni illusorietà?

sabato 14 aprile 2007

Disturba e diventerai famoso

pubblicato da Lord Lucas in: TG / Informazione Carta Stampata Canale5 I Nuovi Mestieri del Video Di cosa parliamo quando parliamo di televisione

disturbatori inbucati matrix alessandro cocco gabriele paolini leone di lerniaSu La Repubblica di qualche giorno si intitolava così un’interessante retrospettiva sulla nuova figura del guastatore di professione.
L’autore dell’articolo Vittorio Zucconi ha incentrato la sua disamina sugli antagonismi politici imperversanti negli Stati Uniti, dove il disturbatore ha un nome ben preciso: heckler.
Ovvero chiunque tenda un agguato in manifestazioni pubbliche con contestazioni plateali, frecciate velenose, brusche interruzioni, all’insegna del contradditorio perentorio e della voce fuori campo che dal buio della sala o dall’anonimato della folla è alla ricerca dei suoi cinque minuti di celebrità.
Lo heckling, espressione ottocentesca che viene dall’industria tessile dello juta a Dundee in Scozia dove nelle filande un operaio leggeva ad alta voce i comunicati del padrone accompagnato dagli sberleffi dei compagni, è diventata a sua volta industria, rete di professionisti, forma di arte minore destinata a spostarsi dal piano istituzionale delle conferenze al territorio selvaggio della rete, dove l’aculeo velenoso e l’attacco ad personam costituiscono una routine sempre più allarmante.
Se il blog è di questi tempi terra fertile per trolls e seccature di ogni genere, la televisione non è da meno e rivendica per prima il primato dell’incursione di ufficio.
E’ da questo presupposto che Matrix, nel consueto appuntamento metatelevisivo del venerdì che ne costituisce l’intuizione più azzeccata in termini identitari, ha incentrato il proprio mirino di inchiesta su inbucati e guastafeste del tubo catodico.
Protagonisti incontrastati della storia dei disturbatori catodici, i sempreverdi e sempre diversi Alessandro Cocco e Gabriele Paolini.

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sabato 24 febbraio 2007

Autori, geni creativi o manovalanza intellettuale?

pubblicato da Lord Lucas in: Personaggi Carta Stampata I Nuovi Mestieri del Video Post Televisione

federico mocciaAlla luce di una simpatica provocazione ricevuta via commenti, non posso non segnalarvi un interessante articolo pubblicato su Panorama di questa settimana. Protagoniste le menti catodiche, che reggono le fila della macchina televisiva con il loro cruciale apporto “autorale”.
Chi inventa i programmi della tv è nella borsa valori dell’Auditel, che vede il rialzo delle proprie azioni se i programmi di cui cura la produzione sono graditi al pubblico.
Peccato che non sempre il genio creativo venga valorizzato e spesso e volentieri si tramuti in manovalanza intellettuale…
Il minimo garantito (quasi una paga sindacale) parte da 1.000 euro a puntata per autori bravi ma senza ascendente televisivo. Sale a 4-6 mila euro se hanno un passato di prestigio. Nel caso di una grande prima serata su una rete ammiraglia e di una comprovata reputazione alle spalle, il compenso arriva fino a 10 o 15 mila euro a puntata, cifre lorde a cui vanno aggiunti i proventi della Siae.
In occasione di eventi speciali e del Festival di Sanremo le trattative sono riservate e i cachet più consistenti.
In programmi sovraffollati di firme i compensi si mantengono su livelli medio-bassi, come a Domenica in con i suoi 13 autori.
Ogni artista reclama il proprio e i produttori si contendono i migliori sulla piazza (dopotutto, è lo showbusiness, bellezza).
Due sono considerati, attualmente, i più appetibili sul mercato: Giampiero Solari, nuovo astro della scuderia Bibi Ballandi, autore di Panariello e Fiorello, e il deus ex machina della domenica televisiva Cesare Lanza, che scrive anche i testi per Il Senso della vita e rappresenta da anni proprietà semi-esclusiva di Paolo Bonolis (sono diversi i conduttori che creano una personale équipe pronta a seguirli nelle loro trasmigrazioni televisive, mentre altri come Pippo Baudo e Simona Ventura impongono per contratto di avere diretta voce in capitolo sui propri testi).
Il contenitore domenicale è un esempio di forte sodalizio tra conduttori e autori. Pippo Baudo si fida ciecamente dello storico Ugo Porcelli, la giovane Lorena Bianchetti di Marco Zavattini e Massimo Giletti di Fabio Buttarelli.
Ma non sono solo i presentatori ad aver bisogno di un supporto autorale.
Carlo Taranto della Gialappa’s band precisa:

“Tutti i nostri comici lavorano in coppia con autori di riferimento, compresi Caterina Guzzanti e il mago Forest. Noi tre della Gialappa’s, con Walter Fontana ed Enzo Santin siamo il gruppo storico e i supervisori di tutte le battute”.

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giovedì 28 dicembre 2006

I "Bambini" della Piazza: Daniele e Monia

pubblicato da Lord Lucas in: Personaggi Uomini Donne RaiDue I Nuovi Mestieri del Video

piazza grande raidue monia anzini daniele abbafati vallettiSe devo pensare a due figuranti della tv che mi fanno tanta tenerezza per gli anni di stoica gavetta alle spalle, non posso che fare due nomi: Daniele Abbafati e Monia Anzini. Da anni il loro posto è lì, sotto l’egida paternalistica di Michele Guardì. Li vediamo eternamente assolvere al ruolo di valletti pseudo-muti, senza un attimo di cedimento o un segno di ripensamento.
In fondo, diranno i più, è un mestiere come tanti, e da cui in molti hanno iniziato per procacciarsi un po’ di visibilità (prendete Raul Bova e i suoi primi passi a Scommettiamo Che?).
Eppure, per i due ragazzi acqua e sapone in questione, non tira mai aria di promozione nè quantomeno di una professione più consona all’età che avanza.
Si dà il caso, infatti, che lo storico regista di Raidue, che ha in appalto la tv mattutina sette giorni su sette, li tratti come degli eterni bambini, vezzeggiandoli in quanto sue creature ma al contempo bastonandoli al primo sgarro.
La loro presenza in video è costantemente all’insegna del terrore e basta spostarsi di qualche millimetro dall’obiettivo o dimenticarsi il compito a casa funzionale al gioco di turno per sorbirsi una ramanzina in diretta.

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sabato 25 novembre 2006

L'ipocrisia di Pulsatilla in tv

pubblicato da Lord Lucas in: Talk Show Personaggi TV Bloggin' Opinionisti I Nuovi Mestieri del Video

pulsatilla la ballata delle prugne seccheEcco, Pulsatilla incarna ideologicamente (se mai la sua fosse un’ideologia e non una mentalità usa e getta) tutto ciò che non ho mai potuto soffrire: il qualunquismo anti-televisivo.
Premetto che mi interesso a lei, più che per i suoi enfatizzati meriti editoriali, da quando ha ipocritamente dichiarato di non vedere la tv semplicemente perchè non ce l’ha.
Pulsatilla è una blogger frustrata come tante e ambiziosa come poche (in fondo le è capitato il classico fattore c) che ha scelto un bizzarro pseudonimo derivante da una strana pianta, carina fuori e velenosa dentro, un po’ come la sua anima pungente e a al contempo tintillante.
I presupposti per fare di questa ragazza un fenomeno sociale c’erano tutti. Perciò, un bel giorno, dopo mesi di fervido postare a perdere che la vedevano sfogare in rete elucubrazioni sparse e nevrastenie dell’ultima ora, ha ricevuto la grande occasione di una vita (da blogger, si intende): pubblicare un libro.
Nel suo caso, infatti, la casa editrice Castelvecchi, da sempre vicina a nuove tendenze e fenomeni editoriali fuori dai canoni, l’ha contattata direttamente online per fare del suo blog il motivo ispiratore di una strampalata autobiografia.
Chi può biasimarla, di certo il sottoscritto non ha alcuna invidia per Valeria Di Napoli, questo il suo vero nome, che ha accettato l’offerta come avrebbe fatto chiunque di noi, senza alcuna esitazione.
La vera ipocrisia, semmai, sta nel tour promozional-televisivo con cui Pulsatilla incombe sullo schermo a lei sconosciuto, infiltrandosi con un’ingenuità aberrante nella combriccola di Buon Pomeriggio o nel parterre ultra-chic de Le Invasioni Barbariche. Senza dimenticare l’ultima apparizione a La Grande Notte, in cui al suo primo intervento ci ha rimediato una figura barbina.

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mercoledì 15 novembre 2006

Ode a chi rifugge dalla vetrina

pubblicato da Lord Lucas in: Talk Show Personaggi TV Bloggin' I Nuovi Mestieri del Video Post Televisione

emanuela falcettiUn mondo in vetrina. Il messaggio che la televisione ci trasmette ogni giorno di più. Una lusinga, quella dell’esibizione pubblica, che contagia proprio tutti e nelle più disparate forme. Se non ci sei non esisti.
Un must, quello in questione, che è diventato oggigiorno appannaggio di una nuova categoria, pronta a destreggiarsi tra saranno famosi e starlet da strapazzo per promuovere la propria identità mediatica: quella di opinion maker.
Che è molto più dell’opinionista a basso costo o del duellante ingaggiato per rissa. L’opinion maker è colui che attraverso la visibilità della propria immagine si propone una missione ben precisa: quella di condizionare con le proprie idee o comportamenti l’opinione pubblica.
Pensate all’ultimo Ring di Buona Domenica, falsamente sottrattosi al giro dei soliti trash-noti per puntare sulla qualità di un parterre selezionato. A comporlo per la quasi totalità, se omettiamo quella buontempona di Iva Zanicchi prestatasi per simpatia, un’elite di presunti addetti ai lavori chiamati a illuminare la buona coscienza del telespettatore. C’è chi lo fa con amor di battuta, rischiando talvolta di spacciarsi per un comico mancato. Chi ricorre al miele della filosofia e, dopo anni di incoercibile fedeltà al servizio pubblico, svende la propria dialettica al banchetto domenicale della tv commerciale (roba da rivoltare le viscere).
Chi fa l’interlocutrice concettuale a mo’ della compagna di studio del pomeridiano prandiale, ostentando un’indiscussa militanza giornalistica via via offuscata dall’inflazione.
Ognuno di questi nobili esperti della parola, tolto dal contesto di autoreferenzialità in cui sguazza in tv, avrebbe spirito critico e credibilità da vendere. L’appeal intellettuale che è in grado di rivendicare meriterebbe sacrosanto rispetto. E invece basta inchinarsi alla padrona (di casa) di turno (che peraltro minaccia l’esilio dallo studio in caso di critiche rivoltele) per rinunciare al pungolo del contradditorio, sollevando più che condivisibili perplessità in un pubblico affatto acritico.

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domenica 27 agosto 2006

Ho vinto qualche cosa?

pubblicato da Lord Lucas in: Varie Carta Stampata I Nuovi Mestieri del Video

gioco a quiz reti localiDi tanto in tanto, un blog televisivo dovrebbe anche occuparsi di “servizio pubblico”, guidando i lettori nei meandri della tv che spesso e volentieri passa in sordina.
E’ quello che proviamo a fare oggi, segnalandovi un articolo davvero interessante pubblicato su Il Giornale.
Premetto che quel che vi sto per segnalare “non è una truffa”, ma un’iniziativa del tutto lecita che richiede soltanto un minimo di buonsenso.
Vi siete mai imbattuti, quest’estate come nelle altre passate, nei telequiz delle reti locali, che promettono lauti premi in cambio della risposta a giochini demenziali?
A quanto pare, è un costume diffuso e inevitabile, visto il disarmo dei palinsesti vacanzieri e la necessità dei canali regionali di riempire la programmazione vendendo spazi a costi abbordabili, tanto per rientrare nelle spese mensili.
Un giornalista del quotidiano sù menzionato, chiedendosi come mai nessuno riuscisse a indovinare chi canta Non ho l’età o quale misteriosa parolina si celasse dietro il labiale in video, ha ritenuto che “rimetterci” 15 euro, piuttosto che una perdita di soldi, potesse rivelarsi un buon investimento per un’inchiesta giornalistica.
Confidando in cuor suo che non ci fosse nessun trucco, ma solo del marketing strategico per sfruttare la voglia di telequiz degli italiani. Ma rimanendo già perplesso dal “vietato ai minorenni”, nonchè dalle mise delle presentatrici chiamate a intrattenere l’avventore di turno tra una telefonata e l’altra.
Esitazioni a parte, ecco a quale conclusione è giunto: digitando il numero della diretta, a rispondere non è una centralinista, ma una voce registrata che si sente a singhiozzo, dalla quale si evince di essersi imbattuti in una manifestazione a premi con vendita di loghi e suonerie. Aspettando in linea cinque secondi, si dichiara di aderire all’iniziativa, ottenendo il diritto di chiamare a un numero verde per scegliere 15 loghi e suonerie da farsi inviare gratis (o meglio, alla modica cifra di 15 euro della telefonata).

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