Chi ha avuto l’occasione di apprezzare lo scorso autunno su La7 -in seconda serata il sabato sera: non proprio una di quella collocazioni attira pubblico- la prima stagione di “Dirt”, il telefilm che ha segnato il ritorno di Courtney Cox Arquette, sarà dispiaciuto quanto il sottoscritto nel venire a sapere che Fx ha deciso di sospendere la serie, dopo due stagioni e 20 episodi.
A dichiararlo la stessa interprete protagonista, che domenica, durate un evento benefico a favore dei bambini malati di Aids, ha mostrato una serenità non indifferente, nonostante la chiusura dello show che, oltre a vederla protagonista sul set, la coinvolgeva anche come produttrice, insieme al marito David Arquette.
“E’ stata semplicemente cancellata”, ha detto, aggiungendo però di avere in cantiere altri progetti per la loro casa di produzione, la Coquette Productions: “Stiamo sviluppando molte idee in questo momento. Produrremo molto altro ancora, di certo”.
La seconda stagione di “Dirt”, che si è conclusa lo scorso 13 aprile con una media poco al di sopra del milione di telespettatori, non era nata sotto i migliori auspici. Lo sciopero degli sceneggiatori aveva portato infatti ad una riduzione del numero di episodi, che da 13 sono diventati 7. La potremo vedere in Italia in autunno -ci auguriamo in una collocazione più felice-, mentre sul satellite la prima stagione è stata trasmessa da FoxLife.
[Via TvGuide]
Che “Heroes” sia stato il fenomeno televisivo dell’anno non si può mettere in dubbio, nonostante i bassi ascolti riscontrati su Italia1. Ma la sua popolarità nel mondo se l’è guadagnata, più che attraverso la messa in onda, grazie al download degli episodi da internet.
Fenomeno crescente, il peer-to-peer ha infatti permesso a numerosi fan di una serie di sapere a pochi giorni di distanza dalla messa in onda nel paese d’origine gli sviluppi dei propri personaggi del cuore, senza aspettare la collocazione in palinsesto delle reti, che spesso spazientiscono i telespettatori invece che soddisfarli.
A questa tendenza, la BigChampagne, società specializzata nella rilevazione dell’audience nel circuito del peer-to-peer, ha dedicato una classifica (pubblicata da Wired), al primo posto della quale c’è, appunto, la serie creata da Tim Kring.
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Una volta che si è accorta che sarebbe stato impossibile sfuggire alle grinfie dei paparazzi, alla ricerca di scoop e di sconvolgenti verità da sbattere in prima pagina per accontentare milioni di lettori affamati di privacy, Courteney Cox Arquette ha deciso di esorcizzare la situazione nella quale si trovavano personaggi famosi come lei e suo marito, l’attore David Arquette, producendo assieme a Matthew Carnahan (che ne è anche il creatore) la serie “Dirt”, in onda da domani sera in seconda serata su La7.
Se in America, dove la serie va in onda sul canale FX (lo stesso di “The shield” e “Nip/tuck” , per intenderci), il tema è sempre stato attuale e il telefilm ha colpito sia per certi atteggiamenti della protagonista Lucy Spiller (la Cox) sia per i temi trattai (droga, omosessualità, ricatti e “guerre” senza esclusione di colpi tra magazine, scatenando le polemiche del Parents Television Council, una sorte di Moige americano), da noi sicuramente le vicende e i personaggi coinvolti ci ricorderanno senz’altro i recenti casi agglomerati sotto il nome di Vallettopoli.
Però, mentre Corona ci appare come un fotografo che vuol fare bene il suo lavoro e come obbiettivo principale ha il guadagno personale, Lucy Spiller (di cui Notuno ci aveva già parlato) mostra un ambiguità caratteriale: da un lato, spietata direttrice di due settimanali di gossip (Dirt e Now), alle prese sia con la ricerca continua di nuovi scoop e nuovi personaggi da incastrare nelle pagine dei suoi giornali sia con i tagli alle spese voluti dal suo editore (Brent Barrow , alias Jeffrey Nordling, prossimamente in “24″), che la minaccia di sostituirla con l’altrettanto agguerrita direttrice Tina Harrod (che appare nell’ultimo episodio grazie a Jennifer Aniston, con una scena di cui ormai sappiamo tutto). L’altro lato di Lucy appare nelle scene girate nel suo appartamento, in cui viene mostrata la debolezza di una donna sola che deve essere forte e mai abbassare la testa, ma che appena si addormenta sogna il padre suicida e che deve fare i conti coi rimproveri del fratello Leo (Will McCormack, Jason La Penna ne “I Soprano”)
A fare notizia in queste ultime settimane è stato il presunto bacio lesbo dato in Dirt, il nuovo telefilm del network FX, da Courteney Cox all’amica ed ex compagna di lavoro Jennifer Aniston. I tabloid americani hanno parlato inizialmente di un vero e proprio bacio alla francese, ma entrambe hanno smentito affermando che si tratta di un semplice bacio a fior di labbra e che già questo ha procurato loro non poco imbarazzo.
Ciò a cui i tabloid non hanno dato rilievo però è che in Dirt i baci omosessuali abbondano. Se uno tra Monica e Rachael di Friends può incuriosire in modo particolare per l’importanza delle due attrici, gli altri protagonisti del telefilm coinvolti in relazioni con persone dello stesso sesso non sono da meno: una è la bella Carly Pope, da noi conosciuta per il ruolo di Sam McPherson in Popular (attualmente in replica su Mtv), che in Dirt interpreta Garbo, una spacciatrice che intreccia una relazione “pericolosa” con la star del cinema Julia Mallory (Laura Allen, la Lily Moore Tyler di 4400). L’altro è addirittura il bellissimo, anche se un po’ invecchiato, Grant Show, che non potete non ricordare per il ruolo di Jake Hanson in Melrose Place. Show, che in Dirt interpreta l’attore Jack Dawson, sposato con prole, è in realtà gay e inizia una storia con Leo Spiller (Will McCormack, visto in alcuni episodi dei Soprano) che finirà su tutti i magazine scandalistici.
Se le relazioni omosessuali non mancano, in Dirt non manca nemmeno la qualità. E’ un telefilm particolare, sicuramente non adatto ad un vasto pubblico, ma brillante, cinico quanto basta, avvincente.
Un pilot un po’ noioso e confuso a causa della necessità di far conoscere allo spettatore i vari protagonisti, può non far apprezzare la serie quanto merita, ma già la seconda puntata dà una migliore visione d’insieme. Le successive entrano nel vivo e mostrano quanto il telefilm sia gradevole, innovativo, intelligente.
Courteney Cox è splendida e perfetta nel ruolo di Lucy Spiller, spietata giornalista e direttrice di magazine, ma il personaggio che spicca su tutti è Don Conkey, un paparazzo schizofrenico interpretato meravigliosamente da Ian Hart.
Dopo aver interpretato per 10 anni e 237 episodi uno dei personaggi principali di una delle serie tv di maggior successo di sempre è difficile “riciclarsi”. La sovrapposizione fra l’attore e il personaggio è totale. Per me, e non penso di essere l’unico, Courteney Cox resterà sempre Monica di Friends.
Il successo legato ad una lunga serialità rischia di diventare così una tara per qualunque attore, ma Courteney ha deciso di rimettersi in gioco scegliendo l’unico modo utile per uscire dell’empasse: fare qualcosa di completamente diverso.
Il nuovo personaggio della Cox è Lucy Spiller, feroce direttrice editoriale di una testata scandalistica il cui nome, che è anche il titolo alla serie, dice tutto: “Dirt“, traducibile letteralmente con “sporcizia“. Dirt è la nuova scommessa di FX, il network americano che ha prodotto alcune fra le serie tv più originali degli ultimi anni, The Shield e Nip/Tuck su tutte.
La trama è in pieno stile FX: tutto il cinismo, i disvalori, l’anti-buonismo, le immagini forti e le ambientazioni cupe che caratterizzano la produzione drammatica del network si ritrovano in Dirt.
Lucy Spiller è una donna completamente assorbita dalla propria carriera, disposta a qualsiasi bassezza e ricatto pur di riuscire ad ottenere gli “scatti” più compromettenti sulle star di Hollywood da sbattere in prima pagina per assecondare il morboso voyerismo dei lettori. Un personaggio complesso e tormentato che gestisce con difficoltà la propria femminilità e soffoca i suoi sensi di colpa. Gibson Horne, il più stretto collaboratore di Lucy, il suo fotografo migliore quello a cui vengono affidati gli scoop più importanti, è affetto da una forma “trattabile” di schizofrenia ed è vittima di continue visioni allucinate che alterano la sua percezione della realtà. L’unica ancora fra Gibson e il mondo reale sembra essere la stessa Lucy, che nonostante questo non si fa scrupoli ad usare la sua influenza per costringerlo ad eseguire compiti che qualsiasi altro paparazzo rifiuterebbe. Per Courteney è decisamente un bello “stacco” rispetto alla fragilità di Monica Geller e alla spensierata comicità di Friends.